Springsteen – Liberami dal nulla [mercoledì 5 nov. – ore 21:00]

Springsteen – Liberami dal nulla [mercoledì 5 nov. – ore 21:00]

Proiezioni

Mercoledì 5 novembre: ore 21:00

Titolo originale: Deliver Me from Nowhere
Nazione: U.S.A.
Anno: 2025
Genere: Drammatico, biografico, musicale
Durata: 1 h 59 min
Regia: Scott Cooper
Cast: Jeremy Allen White, Matthew Anthony Pellicano, Jon Landau, Mike Batlan, Johnny Cannizzaro, Odessa Young
Produzione: 20th Century Studios, Gotham Group, Bluegrass Films
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures

 

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Il film si ispira a una storia vera. Tratto dal libro “Liberami dal nulla – Bruce Springsteen e Nebraska” di Warren Zanes e prodotto da 20th Century Studios, il film racconta il periodo poco noto al grande pubblico italiano durante il quale, all’inizio degli anni ottanta, il cantautore statunitense Bruce Springsteen si dedicò alla registrazione del suo album acustico Nebraska. Racconta il coraggio di cercare di riacquistare un equilibrio psicologico e di mantenere l’integrità artistica dopo il successo travolgente di critica e pubblico degli album Born to run e The River. La volontà nettà di essere lui, il Boss, a decidere della sua musica e della sua ispirazione, con inevitabili contrasti con la casa discografica…

Trailer

Recensione

Springsteen – Liberami dal nulla è l’anti-biopic rock per eccellenza, lontano da certi film epici e gloriosi

Diretto da Scott Cooper con Jeremy Allen White, al cinema dal 23 ottobre, racconta un capitolo particolare della storia del Boss, la scelta di andare contro le aspettative e di dare alla luce un album oscuro e intimo come Nebraska

“Volevo che la musica fosse come un sogno ad occhi aperti e che il disco fosse commovente come una poesia. Volevo che il sangue fosse percepito come fatale e profetico”. È questo che, nel 1998, parecchi anni dopo la sua uscita, Bruce Springsteen diceva del suo storico album Nebraska del 1982, il suo album più intimo, più personale, più doloroso; una coraggiosa inversione di rotta da un destino che lo voleva già come la più grande rockstar mondiale. Lo sarebbe diventato solo due anni dopo, con Born In The USA. Ma allora aveva bisogno di far uscire quelle canzoni in cui aveva messo tutto se stesso. Quella di Nebraska è una storia bellissima. E la possiamo vivere sul grande schermo grazie a Springsteen – Liberami dal nulla, il film di Scott Cooper con Jeremy Allen White, al cinema dal 23 ottobre.Siamo a Freehold, New Jersey, nel 1957. Bruce Springsteen è ancora un bambino, e vive nel terrore che il padre violento faccia del male a lui e alla madre. Con uno stacco ci troviamo nel 1981, il 14 settembre, sul palco del Riverfront Coliseum di Cincinnati, dove Bruce Springsteen sta cantando un’infuocata versione di Born To Run, alla fine del The River Tour. Non è ancora la rockstar mondiale di Born In The USA, ma è già il “futuro del rock”, come lo aveva definito Jon Landau, critico musicale che è diventato il suo manager ed è sempre accanto a lui. Lo incontra nei camerini, appena finito l’ultimo concerto del tour. E ha con sé le chiavi della sua nuova casa presa in affitto, a Colts Neck, nel New Jersey.

Già dalle prime immagini di Springsteen – Liberami dal nulla, ci troviamo a fare i conti con Jeremy Allen White, l’attore famoso per la serie The Bear, e decidere se stare al patto che sta alla base del cinema. Crederci. Credere che questo ragazzo dai capelli ricci sia Bruce Springsteen. Allen White non somiglia al Boss, né si è cercato di forzare la cosa con qualche trucco. Ma non serve la somiglianza. Quello che conta è che ci sia l’attitudine, la postura sul palco e fuori il look. E la voce, che sembra davvero la sua. E allora sì, ci crediamo che questo ragazzo sia colui che sarebbe diventato il Boss.

Tornare a casa è difficile. Il silenzio può far molto rumore. Springsteen racconta, ancora oggi, che non ha problemi a stare 4 ore su un palco, ma quello che gli fa paura sono le altre 20. E così, mentre tutti lo riconoscono, lui non sa chi è in questo momento della sua vita. Quell’ombra minacciosa di suo padre, sempre presente, in momenti come questo si fa ancora più lunga. Nel frattempo il mondo, cioè la discografia, chiede a Springsteen l’album della consacrazione. Gli chiede 3 nuovi singoli di successo, da mandare in radio. Ma lui, parlando con il fidato Jon Landau, dice. “Noi non siamo così. Stiamo pensando all’album. All’intera storia”. Sentire parole così, nell’epoca che sta vivendo la musica, è commovente.

E così, da solo, in quella casa tra i boschi, Springsteen vede Badlands (da noi conosciuto come La rabbia giovane) di Terrence Malik, la storia di un serial killer. Comincia a studiare la sua vita e a scrivere dei versi, accompagnati da alcuni accordi. E poi ripensa a se stesso, a quando, da bambino, avrebbe potuto diventare violento. E così scatta l’immedesimazione. Quel “He saw her standing on her front lawn” diventa “I saw her standing on her front lawn”. E l’eroe del rock ora sta raccontando la storia di un assassino in prima persona. Sta nascendo Nebraska, la canzone che darà il titolo al suo album. Bruce si è fatto portare a casa un registratore a 4 piste da cui si può registrare della musica in casa. Usa l’Echoplex, una macchina che restituisce un’eco breve. E mixa tutto con un Panasonic boombox, un mixer che, però, si è bagnato e non funziona bene. E così le canzoni sembrano uscire in maniera sbagliata. Sono più lente, più oscure. Sembra musica in arrivo dal passato. A volte, però, sbagliare è giusto. L’idea non era di registrare un disco, ma solo di raccogliere idee. L’intento era di incidere l’album con la band: cosa che avrebbe fatto, ma senza ottenere l’effetto sperato. Il suo disco era già pronto, ma non lo sapeva ancora. “Queste canzoni sono le sole cose che per me hanno un senso. Sono la sola cosa in cui credo”. Chi, oggi, potrebbe dire una cosa simile della sua musica?

“Nebraska suona come un incidente. Come un disco non finito”. “È questo il punto”. È il dialogo tra il numero uno della CBS e Jon Landau, il manager di Bruce che, per primo, non è convinto che quel disco sia la mossa migliore per Springsteen in quel momento. Ma che difende il suo artista. È anche da queste cose che si capisce come Springsteen: Liberami dal nulla sia sì un film su un momento chiave della carriera di un grande artista, ma che sia anche un film sull’arte, sulla musica, e sulla discografia. Perché la “direzione ostinata e contraria” che Bruce Springsteen prende per difendere la sua arte, la forza con cui vuole che a uscire sia un’opera che lo rappresenta davvero oggi è merce molto rara nel mondo della musica. E allora il film di Scott Cooper sembra anche essere una lettera verso l’industria dello show business dove oggi tutto è codificato, preordinato, organizzato, automatizzato. Anche i grandi, oggi, non hanno il coraggio di rompere le regole.

Nebraska, invece, inteso come l’album, sembra essere una lettera all’America. Quella del 1982, quella di Reagan, che risuona tristemente attuale ancora oggi, nell’America di Trump. Bruce Springsteen è stato il cantore dei perdenti, di quelle persone che sembrano attendere una condanna. Lui stesso si è sempre considerato un “loser”, anche quando è diventato uno dei grandi del rock. Per questo la sua empatia con gli ultimi è sempre stata straordinario. In un’America come quella di oggi, in cui il Sogno Americano sembra ormai essere svanito, la voce di Bruce Springsteen suona più che mai attuale. Nebraska sembra essere tornato tra noi per raccontare l’America, ma in fondo tutto il mondo di oggi. Come recita il verso finale della title-track. “Signore, credo che ci sia solo malvagità a questo mondo”.

Springsteen: Liberami dal nulla è un film che rende giustizia alla figura di Bruce Springsteen. Il film di Scott Cooper, soprattutto, rende giustizia a Nebraska. Come quell’album, questo è un film scarno, intimista, senza alcun orpello. Come Springsteen per quel disco non aveva voluto nessun ornamento – solo una chitarra a 12 corde, una struggente armonica, un mandolino, un glockenspiel – così Scott Cooper per il suo film ha scelto uno stile di riprese semplice e lineare: pochi movimenti di macchina e la mdp che non lascia mai il protagonista. Il fatto di girare nei veri luoghi dove è avvenuta questa storia, con molti oggetti di scena d’epoca fornita dallo stesso Springsteen, averlo costantemente sul set, ha fatto la differenza. Ha dato vita a un documentario che non lo è, come ci ha raccontato Scott Cooper a Roma. Come Nebraska, Springsteen: Liberami dal nulla in fondo è un film terribilmente onesto.

Springsteen: Liberami dal nulla è la storia di un uomo che si trova ad un crocevia della sua esistenza. E, a sua volta, il film di Scott Cooper è un crocevia di opere filmiche che arrivano ed entrano nel disco e altre che da qui partono. Le canzoni di Bruce Springsteen sono estremamente cinematografiche, è come se in ognuna di loro ci fosse dentro un film. E alla base della nascita di Nebraska ci sono stati davvero dei film. La rabbia giovane (Badlands) di Terrence Malick, che portò a Springsteen la storia di Charles Starkweather, che divenne il centro della title-track, e La morte corre sul fiume (The Night Of The Hunter), un film che vide da bambino con il padre. Vedendo Springsteen: Liberami dal nulla non solo viene voglia di riascoltare all’infinito Nebraska. Ma anche di andarsi a rivedere questi film. E non solo. Magari anche Crazy Heart, magnifico film di Scott Cooper con Jeff Bridges, che parla di musica, e, ancora una volta, di un uomo in crisi, a un crocevia della sua vita (a fine carriera, mentre quella di Bruce era all’inizio). E ancora, Lupo solitario, l’opera prima di Sean Penn che prende vita proprio da una canzone di questo album, Highway Patrolman. E magari anche i due film su Bob Dylan, Io non sono qui e il recente A Complete Unknown, per riconnettersi a Woody Guthrie, fonte di quella musica folk a cui si sono abbeverati sia il menestrello di Duluth che il Boss.

Springsteen: Liberami dal nulla in fondo è un film semplice. Ma è solo un punto di partenza verso infinite connessioni. Ed è questo che il Boss ha fatto in questi anni di carriera. Creare legami, connessioni tra le persone, tra le persone e la musica, tra musica e altre arti, come il cinema e la letteratura. Vedrete il film di Scott Cooper e poi andrete ad ascoltare dischi, a vedere film, a incontrare i vostri amici che amano Bruce. C’è una frase bellissima che il personaggio di Jon Landau pronuncia a un certo punto. “In this office, in my office, we believe in Bruce Springsteen”. “In questo ufficio, nel mio ufficio, noi crediamo in Bruce Springsteen”. Andate a vedere questo film. Perché oggi, oggi più che mai, non possiamo non credere in Bruce Springsteen.

Maurizio Ermisino www.wired.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50

BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00
_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ ACCOMPAGNATORI PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

PORTATORI DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

2025-11-05T23:34:12+01:0025 Ottobre 2025|Archivio|
Go to Top