Archivio

IL SILENZIO DEGLI ALTRI [mercoledì 3 giugno]

2026-06-03T21:38:00+02:002 Giugno 2026|Archivio|

 

Proiezioni

Mercoledì 3 giugno: ore 21:00

Titolo originale: Sorda
Nazione: Spagna
Anno: 2025
Genere: Drammatico
Durata: 1 ora 39 min
Regia: Eva Libertad
Cast: Álvaro Cervantes, Elena Irureta, Joaquín Notario, Miriam Garlo
Produzione: Nexus Creafilms, A Contracorriente Films, Distinto Films
Distribuzione: Lucky Red

Il film ha ottenuto 7 candidature e vinto 3 premi Goya,

 

 

 

 

 

Trama

Ángela, una donna sorda, aspetta un bambino dal suo compagno udente, Héctor. L’arrivo del bambino provoca una crisi nella loro relazione, costringendo Ángela ad affrontare le sfide di crescere sua figlia in un mondo che non è fatto per lei…

Trailer

 

Recensione

Il silenzio degli altri (Sorda) è un film spagnolo scritto e diretto da Eva Libertad. Presentato alla 75ª edizione del Festival di Berlino, nella sezione Panorama, il film ha ottenuto numerosi premi di prestigio e riconoscimenti, tra i tanti, il Premio del Pubblico LUX, il premio per il Miglior Film al Málaga Spanish Film Festival e con il riconoscimento italiano anche al Bari International Film Festival, dove ha vinto il Premio Meridiana per il Miglior Film.

Prima di parlare della pellicola, una curiosità: il film è la versione lungometraggio dell’omonimo cortometraggio Sorda del 2021, diretto sempre da Eva Libertad e interpretato dalla stessa attrice protagonista, Miriam Garlo. Una pellicola che ha avuto altrettanti riconoscimenti ai festival del cinema e che ha agevolato gli interessi verso Sorda del 2026.

Il silenzio degli altri è un’opera cinematografica pregevole e capace di emozionare; una perla del cinema spagnolo e un piccolo tesoro del cinema internazionale. È un film in cui si percepisce chiaramente che sono stati messi anima e cuore per raccontare qualcosa di vero, intimo e vissuto. La pellicola non si limita a sensibilizzare sul tema della sordità, ma va oltre, raccontando le difficoltà dell’amare, del crescere e del sentirsi parte di un mondo che spesso non si ferma mai davvero per ascoltare gli altri. È un film sulla vita stessa, sul bisogno di essere capiti, amati e riconosciuti, dagli altri ma anche da noi stessi.

È una pellicola che ritrae la vita nella sua forma più autentica , dove tutti, chi più e chi meno, vorremmo esserne protagonisti e, in fondo, lo siamo. Ma tra sentirci protagonisti ed essere percepiti come tali dagli altri, e soprattutto da noi stessi, passa “l’abisso”. Il film racconta la voglia di vivere la vita al pieno della sua essenza, delle sue opportunità e delle nostre capacità al di là di una condizione limitate come può essere la sordità.

Il film parla a chi vive la sordità, ma anche a chi porta con sé altri disagi o, pur non avendone, si è sentito almeno una volta diverso. Parla a quelle persone che cercano di trarre il massimo dai rapporti umani e di imparare a convivere con la complessità e la varietà dell’animo umano.

Molti non udenti, come gli amici della protagonista, hanno costruito la propria vita accanto ad altri non udenti e il film questo lo mostra più volte. Ángela, invece, sceglie di esporsi al mondo degli udenti, vivendo la propria diversità senza nasconderla. Un gesto che nel 2026 può sembrare normale, ma che in realtà non è ancora scontato: si parla molto di inclusione e diversità, ma chi le vive davvero alla luce del sole resta ancora una minoranza.

Il silenzio degli altri riesce dove molte pellicole hanno fallito: é capace di farci immedesimare in entrambi i protagonisti con naturalezza, nonostante la complessità delle emozioni dietro i momenti delicati del vissuto quotidiano; e lo fa senza mai senza mai stancare, ma soprattutto è un film che riesce a commuovere.

Il film racconta la storia di Ángela, interpretata da Miriam Garlo, una donna non udente, e Héctor, interpretato da Álvaro Cervantes, un uomo udente. I due hanno vissuto per tre anni un amore profondo e totalizzante, ma la nascita della loro bambina, Ona, cambia inevitabilmente gli equilibri della coppia. L’amore non finisce, ma è costretto a evolversi.

Ángela, che con Héctor sembrava aver trovato il suo posto nel mondo, si ritrova improvvisamente a sentirsi di nuovo sola. Sua figlia sente, mentre lei no. Questo fa nascere in lei una paura profonda: quella di non riuscire a comunicare davvero con Ona, di non essere capita e di perdere quel centro emotivo che Héctor rappresentava per lei.

Uno degli aspetti più determinati per la riuscita del film è proprio la sua credibilità, dovuta al fatto che Eva Libertad dirige la sorella Miriam Garlo, attrice non udente, e questo è quello che rende il racconto ancora più vero e consapevole. Miriam porta in scena una parte di sé stessa e riesce a trasmettere ogni minima sfumatura del sentirsi diversa, osservata, a volte anche più sola degli altri. Lo fa nei piccoli momenti quotidiani, così come nelle scene più intense, come quella del parto.

Álvaro Cervantes è altrettanto naturale e convincente. Il suo Héctor mostra perfettamente l’amore che prova per Ángela e per Ona, ma anche la difficoltà di dover cambiare. Dopo la nascita della figlia, non può più dedicare tutto il suo mondo ad Ángela: non potrà più comunicare solo con lei in un modo “tutto loro” per assecondare ogni momento la sua condizione , poiché ora c’è Ona che e’ udente. Non la ama di meno Ángela, ma il suo amore deve allargarsi e questo porta a meno attenzione ai certi dettagli che prima Héctor non sottovalutava mai. Altrettanto azzeccato e ben diretto è il parterre di attori secondari, che sebben facciano da sfondo alla pellicola, sono essenziali a non perdere la credibilità della trama principale e dei suoi protagonisti.

Il cuore del film che delinea gli eventi sta nel conflitto interiore di Ángela, che aveva trovato in Héctor la sua pace, il suo amore, il suo rifugio. Ma con Ona riaffiorano ferite antiche: il rapporto con i genitori, il bisogno di sentirsi normale, l’imbarazzo per gli apparecchi uditivi, la sensazione di essere una sorda in un mondo di udenti. Ángela non ha mai visto i suoi genitori cosi gentili e sereni e all’apparenza più felice con la loro nipote che con loro figlia di un tempo. Probabilmente quando Ángela nacque, erano nuovi alla sua malattia e Ángela sebbene molto piccola lo percepiva, però il loro merito è stato di averle insegnato a non vergognarsi degli altri, e quindi di se stessa.

Il film non giudica Ángela, e questa è una delle sue qualità migliori, mostrandola fragile, spaventata, a tratti ingiusta, ma sempre profondamente umana. Possiamo vederlo nel gesto delle cuffie antirumore messe alla bambina che è uno dei momenti più potenti del film. È un gesto semplice, ma pieno di significato. Da una parte c’è l’egoismo, dall’altra l’innocenza; da una parte la paura, dall’altra il desiderio disperato di avvicinare la figlia al proprio mondo, di poter “parlare” con lei. Il finale non cerca una complessità artificiale. Arriva diretto, semplice, e si racchiude in un piccolo gesto, in una scena in cui ci sono speranza, amore e leggerezza.

Il silenzio degli altri è un film credibile perché nasce da qualcosa di vero in grado di sensibilizzare sul tema della sordità e diversità in generale ma non solo, é capace di far sentire compresi chi nella vita almeno una volta compreso non si è mai sentito del tutto. È commovente perché non forza mai l’emozione, ma la costruisce attraverso i silenzi pensierosi, gli sguardi, i dialoghi semplici ed efficaci, le fragilità e le contraddizioni dei suoi personaggi.

Luciano Juergen Dell’Anna – www.popcornepodcast.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50

BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00
_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ ACCOMPAGNATORI PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

PORTATORI DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

STAR WARS – THE MANDALORIAN AND GROGU [dal 23 maggio]

2026-06-08T19:32:28+02:001 Giugno 2026|Archivio|

 

Proiezioni

Venerdì 5 giugno: ore 21:00
Domenica 7 giugno: ore 18:30

Titolo originale: Star Wars – The Mandalorian and Grogu
Nazione: USA
Anno: 2026
Genere: Fantascienza, Azione, Avventura, Fantasy
Durata: 2 ora 12 min
Regia: Jon Favreau
Cast: Pedro Pascal, Martin Scorsese (voce), Sigourney Weaver, Jeremy Allen White
Produzione: Lucasfilm
Distribuzione: Walt Disney

 

 

 

 

 

 

Trama

Il Mandaloriano e Grogu intraprendono la loro missione più avvincente in “Star Wars: Il Mandaloriano e Grogu” di Lucasfilm, una nuovissima avventura di Star Wars in uscita esclusivamente al cinema il 22 maggio 2026. Il malvagio Impero è caduto e i signori della guerra imperiali sono sparsi per la galassia. La neonata Nuova Repubblica lavora per proteggere tutto ciò per cui la Ribellione ha combattuto e si è assicurata l’aiuto del leggendario cacciatore di taglie mandaloriano Din Djarin (Pedro Pascal) e del suo giovane apprendista Grogu…

Trailer

 

Recensione

Chicche per i fan, un adorabile Grogu e un trionfo di marionette animatronic. Un’opera che funziona.

Il mandaloriano Din Djarin è al lavoro per la Nuova Repubblica e dà la caccia agli uomini dell’Impero rifugiatisi sull’orlo più esterno della Galassia. Al suo fianco c’è il piccolo Grogu, il bambino appartenente alla stessa specie dell’anziano Yoda e già capace di usare la forza ma non ancora di parlare. Dopo una prima missione andata rocambolescamente a buon fine, ma senza aver riportato un prigioniero da interrogare, al mandaloriano viene affidato un incarico insidioso: aiutare due gemelli Hutt a recuperare il figlio di Jabba, ostaggio su un pianeta dove i gladiatori si battono nelle arene. Se riuscirà nell’impresa, al mandolariano saranno rivelati il nascondiglio e la vera identità di un pericoloso latitante dell’impero, ma ci si può davvero fidare dei malavitosi Hutt?

Star Wars – The Mandalorian and Grogu è come un lungo episodio della prima stagione della serie The Mandalorian, dove invece la brevità era un punto di forza. Ci sono però molte chicche per i fan e Grogu rimane una delle creature più adorabili dello schermo, grande o piccolo che sia.

È sua infatti la sezione più magica del film, quella in cui non ci sono umani nei paraggi e Grogu se la deve cavare da solo tra le creature della palude, in un trionfo di marionette animatronic. Gli effetti speciali vecchia scuola, al posto della più moderna computer grafica, sono da sempre l’arma vincente di “baby Yoda” e qui vengono magnificati con molte altre creature tutte più o meno realizzate in modo analogico. Persino alcuni grandi droidi, che il mandaloriano dovrà inevitabilmente combattere, sono realizzati con questa tecnica dal sapore d’altri tempi. Se questa sorta di versione Star Wars di Dark Crystal è deliziosa, non è però l’unico punto di forza del film. È come se Jon Favreau fosse conscio dei limiti narrativi del progetto e abbia fatto del suo meglio per inserire molti altri momenti memorabili.

Così anche se l’intreccio, steso sulla durata di un lungometraggio, diventa più prevedibile che appassionante, c’è sempre qualcosa a tenere vivo l’interesse. Che sia un nuovo arrangiamento con sintetizzatori del celebre tema musicale della serie, firmato ancora una volta da Ludwig Göransson, o il piccolo ruolo della mitica Sigourney Weaver.

Inoltre c’è un Hutt come non ne abbiamo mai visti, una quantità di mostri da far invidia a un manuale di Dungeons & Dragons (tra l’altro ripresi della mitica partita a scacchi olografici di Guerre Stellari), e pure un assassino quasi memorabile come Cad Bane, il misterioso Embo apparso per la prima volta nella serie animata Star Wars: The Clone Wars. E non è un caso: a scrivere la sceneggiatura ha collaborato anche Dave Filoni, che da The Clone Wars è arrivato a capo dello sviluppo dell’intero franchise. Il personaggio di Embo nella serie animata aveva proprio la voce di Filoni, che qui invece partecipa con un cameo in carne e ossa nel ruolo di uno dei piloti di X-Wing.

Due creature hanno poi voci molto celebri: Rotta the Hutt quella di Jeremy Allen-White, il cuoco palestrato di The Bear e recentemente protagonista di Springsteen – Liberami dal nulla, mentre il leggendario regista Martin Scorsese che fa da voice actor per una sorta di venditore di kebab con quattro braccia e simile a un primate.Se non bastasse la loro partecipazione a invogliare a vedere il film in lingua originale, ci si metta che chi ha visto la serie in versione inglese semplicemente non riconoscerà il mandaloriano, dato che il suo volto è quasi sempre coperto da un elmo e quindi è caratterizzato soprattutto dalla voce. Alla domanda se Mandalorian and Grogu possa essere il punto di ripartenza della saga di Star Wars la risposta sarà necessariamente un no, ma non importa. Il film è soprattutto un omaggio e un coronamento alla serie Tv che, nella prima stagione in particolare, è stata una delle cose migliori del franchise in tempi recenti.

Andrea Fornasierowww.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50

BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00
_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ ACCOMPAGNATORI PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

PORTATORI DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

IL DIAVOLO VESTE PRADA 2 [da mercoledì 29 aprile]

2026-05-25T20:41:30+02:0019 Maggio 2026|Archivio|

 

Proiezioni

Mercoledì 20 maggio: ore 21:00
Venerdì 22 maggio: ore 21:00
Sabato 23 maggio: ore 21:00
Domenica 24 maggio: ore 18:30

 

 

 

Titolo originale: The Devil Wears Prada 2
Nazione: USA
Anno: 2026
Genere: Commedia
Durata: 119 min
Regia: David Frankel
Cast: Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci, Tracie Thoms, Tibor Feldman, Kenneth Branagh, Justin Theroux, Simone Ashley, Lucy Liu
Produzione: Wendy Finerman Productions, Sunswept Entertainment
Distribuzione: 20th Century Studios

 

 

 

 

 

Trama

Sequel de Il Diavolo veste Prada:

Andrea Sachs ritorna a Runway dopo venti anni, mentre Miranda Priestly, la direttrice infernale della rivista, cerca di ambientarsi nel panorama dei social media e del fast fashion. Insieme decidono di contattare un’altra ex assistente della donna, Emily Charlton, ora a capo di un’importante azienda di lusso, necessaria per la sopravvivenza di Runway.

Trailer

 

Recensione

Un sequel che ci dà quello che aspettavamo. C’è meno ferocia ma il cast si conferma di primo piano.

Sono passati vent’anni da quando Miranda Priestley faceva il bello e il cattivo tempo come direttrice della rivista di moda Runway, e il mondo dell’editoria cartacea è completamente cambiato: la concorrenza Internet è spietata, i budget sono risicati e Miranda è costretta a chinare la testa di fronte agli investitori e agli stilisti dalle cui pubblicità dipende il destino del magazine, soprattutto dopo che Miranda ha lodato pubblicamente una casa di fast fashion che sfrutta il lavoro minorile. Per riparare al danno di immagine il proprietario di Runway, Irv, convoca Andy Sachs, l’ex stagista di Miranda che è diventata un’ottima giornalista, ma ha anche appena perso il lavoro per i tagli all’editoria.

Andy torna dunque a Runway come caporedattrice attualità e ritrova l’adorabile Nigel, il braccio destro di Miranda sempre intento a guardare le spalle alla direttrice. Emily invece, ex collega e amica-nemica di Andy, è diventata direttrice di Dior, e si accompagna a una sorta di Jeff Bezos bruttarello ma ricco sfondato.

Dopo il successo planetario di Il diavolo veste Prada questo sequel si assicura di dare al pubblico, soprattutto femminile, ciò che si aspetta.

Abbiamo lo stesso cast, capitanato da Meryl Streep, Anne Hathaway, Stanley Tucci e Emily Blunt, la New York iconica dove è sempre bel tempo, gli outfit di stralusso, gli appartamenti con cabina armadio e vista sui grattacieli, i camei di molte star della moda – per l’Italia ci sono Dolce e Gabbana, Donatella Versace e Brunello Cucinelli e la Milano Fashion Week appare lusinghiera della couture nazionale, anche se la cena di gala a Santa Maria delle Grazie fa accapponare la pelle – nonché della cultura pop: una per tutti l’autoironica Lady Gaga.

Il copione rispetta i canoni del film precedente, anche perché il regista è sempre David Frankel e la sceneggiatrice sempre Aline Brosh McKenna: dunque dialoghi frizzanti aggiornati alla contemporaneità e alla competitività di un ambiente senza scrupoli. Il problema è proprio che nel frattempo il mondo è cambiato, e nonostante il mercato del lusso sia l’unico che tiene, ci fa meno simpatia e ci appare meno accessibile, anche solo come sogno. Il diavolo veste Prada 2 affronta il tema del crollo del giornalismo ma non propone soluzioni alternative al valzer di poltrone, di fatto accettando come inevitabile il tramonto della carta stampata e l’approfondimento che comportava.

Miranda ha perso la crudeltà che mostrava nel primo film e appare come una tigre senza zanne, dimenticando che “i cattivi sono sempre i più interessanti”, ma questo dà spazio al suo lato fragile e ad alcune riflessioni sul potere al femminile. Meryl Streep si conferma un mostro di bravura recitativa nel trasmettere con un’alzata di sopracciglia un cambiamento di umore, ma agli spettatori mancherà la sua antica efferatezza. La sua mancanza di peli sulla lingua si sposta paradossalmente su Nigel, che definisce Andy “una bimba che cerca conferme” e che “oltre al feedback vuole anche un leccalecca”, e Tucci è ancora una volta maestro nel tratteggiare il suo personaggio rassegnato a farsi da parte e a soffocare le proprie aspirazioni: è lui il più elegante del film, nella sua “quiet luxury”.

Anne Hathaway è ancora una Andy credibile nella versione più adulta ed esperta, e si fa simbolo della capacità, oggi assai utile, di non darsi per vinta, inventando soluzioni inaspettate. Ma sia lei che Miranda hanno sacrificato al lavoro le vite private, e anche il nuovo interesse amoroso di Andy appare narrativamente molto più inutile del Nate del primo film, per non parlare di Kenneth Branagh che appare qui superfluo nel ruolo di ganimede di Miranda. Anche il rapporto fra Andy ed Emily funziona meno bene che nel film originale e trova una risoluzione posticcia senza il coraggio di mostrare che la sorellanza può anche soccombere all’ambizione (tanto la vera amicizia qui è rappresentata da Lily).

Intorno a loro i licenziamenti e le chiusure di testate che sono il pane quotidiano dei media contemporanei, ed è lì che il film trova il suo cuore drammatico, nella guerra fra polli di Renzo e nei tentativi di sfilare sui cadaveri di chi non vuole fare le nozze con i fichi secchi. I rapporti di potere si ribaltano, i nuovi barbari comandano, i figli dei grandi imprenditori giocano al ribasso sulla pelle dei sottoposti, il senso del bello è scomparso (se per senso del bello intendiamo i capi di moda e i layout delle riviste patinate) e tutto è “ridimensionato e accorpato”, i Millennial sgomitano, gli articoli sono diventati “contenuti” e se non “girano” sui social non valgono niente, Miranda deve appendersi il cappotto da sola, viaggiare in economy e rispettare il politically correct, l’Ozempic impazza, l’ageismo impera e l’intelligenza artificiale è alle porte, pronta a “succhiare l’anima a tutto”.

Anche Il diavolo veste Prada 2 è più “vendor” che “visionario”, riposa su un format di successo e sulla bravura di un cast di primo piano, ma avrebbe potuto essere più “abominevole” e radicale nelle sue soluzioni, come di fatto era stato il film precedente. Il “glitter” degli abiti prende lo spazio del “grit” della trama che invece, visti i tempi, poteva diventare più sarcasticamente feroce, alla Piombo rovente per intenderci. Ma il pubblico si accontenterà facilmente della dimensione “eye candy” (l’abuso di anglicismi è intenzionale), e fioccherà a riempire le sale.

Paola Casella – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50

BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00
_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ ACCOMPAGNATORI PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

PORTATORI DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

NOI E LA GRANDE AMBIZIONE [giovedì 16 aprile]

2026-04-20T13:11:30+02:003 Aprile 2026|Archivio|

Proiezione

Giovedì 16 aprile: ore 21:00

Titolo originale: Noi e la grande ambizione
Nazione: Italia
Anno: 2025
Genere: Documentario
Durata: 1 h 10 min
Regia: Andrea Segre
Produzione: Vivo Film, Lucky Red, Rai Cinema
Distribuzione: ZaLab View 

 

 

 

 

 

 

Durante la distribuzione in Italia di “Berlinguer. La Grande Ambizione”, moltissimi giovani hanno riempito le sale in modo inatteso e significativo. Abbiamo voluto capire perché e ci siamo fermati in diverse città a parlare con loro, nelle sale cinematografiche, nelle università e nei luoghi di impegno civile e politico.

Noi e la grande ambizione è frutto di questo viaggio nel rapporto tra vita e politica, tra individuo e società, tra paura e sogno nella generazione dei venti e trentenni di oggi.

Il film documentario, unendo incontri e dialoghi a immagini di backstage e di scene inedite del film, è un’occasione di ascolto e di riflessione su una fase storica di grande crisi della partecipazione democratica, dove può esser lo sguardo vivo, ma anche a volte disilluso, dei più giovani ad offrire un’occasione di rielaborazione, di speranza e di coraggio.

Un ritratto di una generazione che troppo spesso rappresentiamo come indifferente, frammentata, confusa, ma che invece dimostra nel film un’intelligenza sociale, politica ed esistenziale che ci ha profondamente coinvolti.

Ne parleremo con:

Andrea Segre, il regista sarà presente da remoto;
Cose Nuove, associazione politica apartitica di Castel Maggiore (BO);
Paola Coppini, assessora presso il comune di Borgo S. Lorenzo (FI);
– modera Andrea Pagani, scrittore.

Nell’ambito della RASSEGNA “Ti chiamerò futuro”.

Trailer

Recensione

Andrea Segre ritorna sui suoi passi unendo incontri e dialoghi a immagini di backstage.

Durante la distribuzione in Italia di Berlinguer – La Grande Ambizione, c’è stato un pubblico giovanile che ha seguito il film di Andrea Segre anche nei dibatti dopo la proiezione. Vista la partecipazione, i realizzatori hanno deciso di creare dei momenti di confronto con loro nelle sale cinematografiche, nelle università e nei luoghi di impegno civile e politico. Noi e la grande ambizione è frutto di questo viaggio nel rapporto tra vita e politica, tra individuo e società, tra paura e sogno nella generazione dei venti e trentenni di oggi.

C’è dietro un’interessante idea di ascolto dei giovani su temi politici che il cinema recente, anche documentario, ha portato avanti in maniera sporadica (recentemente Futura di Pietro Marcello, Francesco Munzi e Alice Rohrwacher).

Andrea Segre ritorna sui suoi passi unendo incontri e dialoghi a immagini di backstage e di scene inedite del film. Certo deve essere sempre doloroso per un autore rinunciare a sequenze tagliate al montaggio ma questo documentario non vuole restituire solo quel tipo di esperienza, anche se il monologo inedito di Berlinguer in cui Elio Germano dice che «non basta per essere felice avere una automobile», ma c’è bisogno di valori reali, racconta molto bene alcune idee profonde, quasi di fede ideologica, del Partito Comunista che in quegli anni anticipava le idee di decrescita felice osteggiando, per esempio, l’avvento della tv a colori (discorso non presente nel film).
Vediamo dunque il regista Andrea Segre, il protagonista Elio Germano, la produttrice Marta Donzelli e il consulente storico Giulio Marcon via via incontrare, a partire dal 20 ottobre 2024, studenti e pubblico dalla scalinata di Lettere alla Sapienza di Roma al cinema Dante di Venezia, all’Ariston di Palermo, al Modernissimo di Napoli, al Flora di Firenze, all’Anteo di Milano fino all’Arena Nuova Sacher di Nanni Moretti che modera un incontro e traccheggia a una domanda di Segre su chi votava quando c’era Berlinguer, rispondendo, alla fine, che nel ’72 «non votavo, si era maggiorenni a 21 anni».

Certo l’aria che si respira è prevalentemente di che bello «quando c’era lui», inteso ovviamente come Enrico Berlinguer (a volte pronunciato con l’accento sulla prima ‘e’), mentre oggi sembriamo vagare in una specie di deserto dei Tartari politico contrassegnato dalla disaffezione giovanile. Così, dalle testimonianze gloriose nel pubblico di chi aveva la tessera della Fgci firmata proprio da Berlinguer, di chi faceva le notti di guardia alla Festa dell’Unità e di chi «sono una vedova, dopo che è morto ho smesso», si passa a momenti di incontro creati ad hoc con i ‘giovani’, qualsiasi età questa parola rappresenti, con la macchina da presa che scruta e osserva le loro facce corrucciate e molto pensanti. E qui il documentario inizia a restituire un’atmosfera da assemblea di istituto in cui ci si allontana dalla grande ambizione, intesa come il film di finzione di Segre e i suoi orizzonti politici, e si iniziano a mettere sul tavolo temi disparati dalla lotta alla cittadinanza delle persone migranti a considerazioni sul fatto che siamo figli del neoliberismo.

D’altro canto Elio Germano, all’inizio del film sulla scalinata di Lettere alla Sapienza, aveva dato la linea dicendo che «siamo stati allevati a essere clienti» mentre invece oggi si influirebbe di più «partecipando a un’assemblea di condominio che non scrivendo 75 post al giorno». Ancora una volta, ma almeno coerentemente, le nuove tecnologie sono viste come un rischio e non come opportunità. Ma anche questo non è il fulcro narrativo del documentario che invece disvela la sua grande ambizione di voler cogliere un nuovo fermento politico giovanile mostrando, sul finale, le manifestazioni con le bandiere della Palestina. Così dalla «nostalgia ereditaria», come riassume in maniera mirabile un giovane intervistato, delle grandi piazze gremite del passato (ma il dietro le quinte rivela come nel film siano state ovviamente riempite con – ohibò! – gli effetti digitali), il passo a quelle nuove dovrebbe essere breve.

Pedro Armocida – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,00

BIGLIETTO RIDOTTO € 5,00
solo Under 25

IL CASO 137 [da venerdì 17 aprile ore 21:00]

2026-04-27T07:10:29+02:002 Aprile 2026|Archivio|

 

Proiezioni

Mercoledì 22 aprile: ore 21:00
Venerdì 24 aprile: ore 21:00
Sabato 25 aprile: ore 18:30
Domenica 26 aprile: ore 18:30

Titolo originale: Dossier 137
Nazione: Francia
Anno: 2025
Genere: Thriller
Durata: 1 ora 56 min
Regia: Dominik Moll
Cast: Léa Drucker, Jonathan Turnbull, Solan Machado Graner, Sandra Colombo, Guslagie Malanga
Produzione: Haut et Court, France 2
Distribuzione:  Teodora Film

 

 

 

 

 

Il film ha ottenuto 1 candidatura agli European Film Awards, 4 candidature e vinto un premio ai Cesar, 6 candidature e vinto 3 Lumiere Awards

 

Trama

Guillaume ha vent’anni e insieme alla madre, la sorella e il ragazzo della sorella parte dalla provincia francese per partecipare ad una manifestazione dei gilet gialli a Parigi.

Il gruppetto famigliare, partito come per una scampagnata, non fa pare della protesta più strutturata e aggressiva, ma Guillaume si beccherà comunque un colpo di pistola in testa da un poliziotto antisommossa.

Il caso, cui viene assegnato il numero di protocollo 137, arriva sulla scrivania di Stephanie, una poliziotta adibita a investigare l’uso della violenza, da parte delle forze dell’ordine, “non necessaria e proporzionata”. E lei conducendo le indagini con diligente meticolosità, nella crescente disapprovazione dei suoi colleghi e persino del suo ex marito, anche lui poliziotto. Riuscirà a ristabilire la verità e a fare giustizia?

 

Trailer

Recensione

La polarizzazione tra polizia e società civile in un film che mantiene la purezza narrativa rifiutando ogni faziosità.

Guillaume ha vent’anni e insieme alla madre, la sorella e il ragazzo della sorella parte dalla provincia francese per partecipare ad una manifestazione dei gilet gialli a Parigi. Il gruppetto famigliare, partito come per una scampagnata, non fa pare della protesta più strutturata e aggressiva, ma Guillaume si beccherà comunque un colpo di pistola in testa da un poliziotto antisommossa. Il caso, cui viene assegnato il numero di protocollo 137, arriva sulla scrivania di Stephanie, una poliziotta adibita a investigare l’uso della violenza, da parte delle forze dell’ordine, “non necessaria e proporzionata”. E lei conducendo le indagini con diligente meticolosità, nella crescente disapprovazione dei suoi colleghi e persino del suo ex marito, anche lui poliziotto. Riuscirà a ristabilire la verità e a fare giustizia?

Dossier 137 è una disamina della polarizzazione fra polizia e società civile che esamina le ragioni di tutti e racconta in modo originale il rapporto di sfiducia che si è instaurato fra i cittadini e le forze dell’ordine.

La regia di Dominik Moll, già autore di La notte del 12 che raccontava un altro complicato caso di polizia, è asciutta e rigorosa, e mette in contrapposizione le opposte visioni senza sensazionalismi e senza scene madri, mostrando la quotidianità di certe dinamiche di sopraffazione.

Al centro di un film che si potrebbe definire “di genere” c’è una monumentale Léa Drucker che interpreta il ruolo di Stephanie in sottrazione, facendoci percepire sotto la quieta superficie della sua compostezza adulta la rabbia che le monta dentro davanti all’ingiustizia istituzionalizzata, così come la tristezza di fronte alla convinzione della gente che All Cops Are Bastards.

Il suo rapporto con i genitori e il figlio aggiunge complessità al suo personaggio di persona responsabile che non ama le decisioni draconiane e studia le zone grigie dell’esistenza – ma questo non le impedisce di stabilire con chiarezza quale sia la cosa giusta da fare.

Lo sguardo morale di questa storia ricorda quello di Giurato Numero 2 di Clint Eastwood e di Sulla mia pelle di Alessio Cremonini, e c’è un’attenzione particolare a non spettacolarizzare la violenza e a non cavalcare l’indignazione fine a se stessa. Fra i “cattivi” ci sono anche i sindacati, gli avvocati e i dirigenti di polizia che si attaccano ai cavilli e alle tecnicità per assicurare l’impunità ai colpevoli.

I poliziotti ritengono di essere in guerra e di dover difendere la Repubblica, e sono stanchi di essere presi a insulti e sassate. I manifestanti combattono contro ingiustizie sociali sempre più grandi e sono stanchi di essere colpiti e presi in custodia anche quando protestano in modo pacifico, magari assistendo all’impunità nei confronti dei poliziotti che agiscono al di fuori della legge. Moll mette in scena questa contrapposizione mantenendo una purezza narrativa che rifiuta le faziosità e i manicheismi di comodo.

Stephanie “non ha sentimenti personali” nel fare il suo lavoro, ma rivendica la propria umanità e il dovere di conoscere (e rivelare) la verità, senza farsi fermare dalle appartenenze di categoria. Ma il mondo preferisce trascorrere il tempo sul web a guardare i video di gattini invece che affrontare la complessità del presente, che vede contrapposte quelle parti sociali che potrebbero battersi insieme per l’equità salariale e la difesa della comune decenza. Intorno a loro c’è la Parigi di oggi, fra lotte intestine e ferite recenti ancora molto aperte, come l’attacco terroristico al Bataclan.

Paola Casella – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50

BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00
_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ ACCOMPAGNATORI PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

PORTATORI DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

LO STRANIERO [da sabato 4 aprile – ore 21:00]

2026-04-14T21:26:18+02:001 Aprile 2026|Archivio|

 

Proiezioni

Mercoledì 8 aprile: ore 21:00
Sabato 11 aprile: ore 21:00
Domenica 12 aprile: ore 18:30
Domenica 12  aprile: ore 21:00
proiezione in lingua originale con sottotitoli italiani

Titolo originale: L’Étranger
Nazione: Francia
Anno: 2025
Genere: Drammatico
Durata: 120 min
Regia: François Ozon
Cast: Benjamin Voisin, Rebecca Marder, Pierre Lottin, Denis Lavant, Swann Arlaud, Christophe Malavoy, Nicolas Vaude
Produzione: FOZ, France 2 Cinéma, Gaumont
Distribuzione:  BiM Distribuzione

 

 

 

 

 

Trama

Presentato in concorso all’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il film è l’adattamento cinematografico dell’omonimo capolavoro di Albert Camus, una delle opere più potenti e controverse della letteratura del Novecento.

Algeri, 1938. Meursault, un giovane sulla trentina, modesto impiegato, seppellisce sua madre senza manifestare la minima emozione. L’indomani inizia una relazione con Marie, una collega d’ufficio, poi riprende la solita vita di tutti i giorni. Ma il suo vicino di casa, Raymond Sintès, altera il suo tran tran quotidiano trascinandolo in loschi affari che culminano in un evento drammatico su una spiaggia, sotto il sole a picco…

Il film ha ottenuto 1 candidatura agli European Film Awards, 4 candidature e vinto un premio ai Cesar, 6 candidature e vinto 3 Lumiere Awards

Trailer

Recensione

Ozon indovina il giusto equilibrio tra la fedeltà al testo di Camus e la necessità di personalizzarlo.

Algeri, 1938. Meursault, un impiegato trentenne, riceve la notizia della morte della madre e prende un paio di giorni di congedo dal lavoro. Dopo aver partecipato al funerale senza manifestare emozione alcuna, va al mare, dove incontra un’amica, la dattilografa Marie, con la quale inizia una relazione. Durante un pranzo sulla spiaggia, organizzato dal vicino di casa Raymond Sintès, in un giorno di solleone, i due uomini si confrontano con i ragazzi arabi che li hanno seguiti, in lite con Sintès. Poco più tardi, allontanatosi dal gruppo con una pistola in tasca, Meursault sparerà cinque colpi.

Romanzo tra i più noti, venduti, misteriosi della letteratura francese del Novecento, “Lo Straniero” sembra per certi versi respingere il cinema, con quel protagonista senza obiettivo e la mancanza quasi assoluta di eventi, eppure (o forse proprio per questo) ha catturato da sempre l’interesse di grandi registi (Bergman avrebbe voluto trasporlo ma non l’ha fatto, Visconti l’ha sbagliato).

Cimentandosi nell’impresa a più di ottant’anni dalla pubblicazione del libro, Ozon realizza un film che racconta l’indifferenza senza lasciare indifferenti, muovendosi molto bene tra la fedeltà al romanzo e i necessari spazi di libertà e personalizzazione, peccando solo brevemente, nell’ultima parte, della tentazione di dire troppo, che può restringere il potere evocativo di un’opera.

Nel bianco e nero più che mai appropriato, scelto dal regista per raccontare tanto l’opacità che l’estremo contrasto della visione del protagonista, Benjamin Voisin è l’interprete bressoniano di un essere umano che attraversa l’esperienza della vita senza stare al gioco e dunque senza esserne affetto, capace di godere del piacere momentaneo del vino o di una bella ragazza (Rebecca Marder, che vivifica, al contrario, un ruolo quasi inesistente sulla carta) ma non di trovare senso nel legame o nel sentimento, qualunque esso sia. Oggi si parlerebbe di depressione, andando alla ricerca di un trauma, ma il film non tradisce Camus fornendo attenuanti psicologiche: allude ma non conferma, mescolando desiderio represso, luci e ombre in una manciata di secondi (un colpo di calore, una tensione erotica non gestita, la necessità di sperimentare un’emozione, anche terribile: tutto spiega ma niente spiega) e restituendo attraverso il linguaggio del cinema il sentimento destabilizzante dell’ambiguità.

Regista sofisticato, Ozon cesella anche una forte dimensione politica all’interno del film, affidandola alle immagini di apertura e di chiusura, e infila la sua ironia sottile nelle splendide sequenze della veglia della madre, nell’obitorio dell’ospizio, e del processo, in cui Meursault è, come sempre, sincero fino in fondo; straniero alle leggi dell’umana società, e dunque mostruoso.

Marianna Cappi – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50

BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00
_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ ACCOMPAGNATORI PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

PORTATORI DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

DOSO/LA SCUOLA DELLA CURA [giovedì 23 aprile]

2026-04-23T22:52:16+02:001 Aprile 2026|Archivio, Rassegne|

Proiezione

Giovedì 23 aprile: ore 21:00

Titolo originale: DOSO
Nazione: Italia
Anno: 2026
Genere: Cortometraggio
Durata: 13 min
Regia: Michele Gaggiano

Leo è un giovane solitario che lavora come addetto alle pulizie notturne, trascinando la sua vita in una routine monotona tra strade deserte e sacchi di rifiuti. Una notte scopre un volantino che lo conduce in un misterioso gioco di istruzioni. Una busta anonima, un dispositivo enigmatico e un indirizzo lo spingono a scendere in strada alle luci dell’alba. Arrivato a destinazione trova una strana stanza spoglia dove lo accoglie la voce di un AI, pronta a metterlo davanti a una scelta capace di stravolgere la sua vita.

Titolo originale: LA SCUOLA DELLA CURA
Nazione: Italia
Anno: 2026
Genere: Documentario
Durata: 7 min
Regia: Michele Gaggiano

Le voci di insegnanti, studenti e studentesse, mettono in discussione il sistema scolastico per comprendere le esigenze di un presente consapevole e stanco di sopportare.

Ne parleremo con
Eleonora Orsi, docente di scuola secondaria di 2° grado;
Pietro Casadio, docente di scuola secondaria di 2° grado;
la dott.ssa Emanuela Cenni, psicologa e psicoterapeuta.

Nell’ambito della RASSEGNA “Ti chiamerò futuro”.

 

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,00

BIGLIETTO RIDOTTO € 5,00
solo Under 25

A CENA CON IL DITTATORE [da venerdì 10 aprile]

2026-04-27T07:11:21+02:001 Aprile 2026|Archivio|

 

Proiezioni

Sabato 25 aprile: ore 16:30 – 21:00
Domenica 26 aprile: ore 16:30
Domenica 26  aprile: ore 21:00
proiezione in lingua originale con sottotitoli italiani


 

Titolo originale: La cena
Nazione: Spagna, Francia
Anno: 2025
Genere: Commedia, Drammatico, storico
Durata: 106 min
Regia: Manuel Gómez Pereira
Cast: Mario Casas, Alberto San Juan, Asier Etxeandia, Oscar Lasarte, Martín Páez
Produzione: La Terraza Films, Turanga Films, Sideral Cinema, Entre Medina y Genaro AIE, Halley Production
Distribuzione:  Officine UBU

 

 

 

 

 

Trama

1939. Due settimane dopo la fine della Guerra Civile il generale Franco ordina di celebrare una cena all’Hotel Palace. Ma l’hotel, riconvertito in ospedale da campo, non è pronto per questo.

E parte dello staff è antifranquista…

Il film ha ottenuto 8 candidature e vinto 2 Goya

Trailer

Recensione

Un film dal deciso affondo politico. Un cinema vecchia scuola che è sempre un piacere da guardare.

Madrid, 1939. La Guerra Civile è finita da appena due settimane e il Generale Franco vuole organizzare una cena celebrativa presso il lussuoso Hotel Palace, simbolo della vittoria del nuovo regime. Per la preparazione dell’evento vengono incaricati il giovane tenente Santiago Medina e il maître dell’albergo Genaro Palazon. Manca però il personale; i cuochi migliori infatti sono repubblicani e stanno per essere fucilati. Genaro così ne ottiene il temporaneo rilascio per poter garantire un banchetto impeccabile. Tra loro c’è anche Ángel che può così ricongiungersi alla donna che ama, María, che aspetta un figlio da lui.

Quando il cuoco Antón si rifiuta di cucinare per il Generale, viene ucciso senza pietà dal falangista Alonso, uomo violento e senza scrupoli. Al suo posto viene chiamata Juana, un’esperta cuoca che fa parte della CNT (Confederación Nacional del Trabajo). I preparativi sembrano procedere senza intoppi. Ma in realtà la cena sta diventando per i cuochi la grande occasione per mettere in pratica un piano di fuga.

È quasi sicuramente una pura coincidenza; il titolo originale di A cena con il dittatore, La cena, è lo stesso di un film di Ettore Scola del 1998 con cui condivide l’unità di luogo, tempo e azione tranne nella parte finale.

Anche se il regista Manuel Gómez Pereira non l’ha direttamente citato, elenca comunque alcune figure di riferimento della ‘commedia all’italiana’ soffermandosi, tra gli altri, su due attori (Vittorio Gassman e Alberto Sordi) e un regista (Dino Risi). I primi due sono protagonisti di una celebre commedia antibellica come La grande guerra, il cineasta ha diretto invece Una vita difficile (sempre con Sordi protagonista) dove l’affresco storico della parte iniziale potrebbe aver rappresentato più di uno spunto.

Al tempo stesso A cena con il dittatore guarda all’eleganza della commedia classica statunitense, in particolare il ‘cinema d’interni’ di Lubitsch e soprattutto a Vogliamo vivere!, da cui sembra riprendere la rappresentazione tragica in chiave di commedia. Nel film ci sono infatti delle scene forti come quella in cui sta per avvenire la fucilazione o quella in cui il falangista Alonso spara in testa a un cuoco perché si rifiutava di servire Franco ad altri momenti invece più divertenti.

Basato sull’opera teatrale “La cena de los generales” di José Luis Alonso De Santos, A cena con il dittatore è soprattutto un film di attori dove emergono soprattutto Alberto San Juan nel ruolo di Genaro e Mario Casas in quello di Medina. La ricostruzione d’epoca è elegante e stavolta costituisce una cornice più efficace, nel cinema del regista, di spaccati sociali in chiave di commedia come, per esempio, Reinas – Il matrimonio che mancava.

Forse nella parte finale non c’è quella tensione da thriller d’azione che era stato comunque accennata. Ma il merito principale di A cena con il dittatore è quello di dialogare spesso con la sua origine teatrale senza rimanerne imprigionato. In più l’affondo politico nella Storia della Spagna è più deciso di quanto appare. Per questo i modelli cinematografici – spesso presenti nel cinema di Manuel Gómez Pereira come, per esempio, in Tra le gambe dove ci sono riferimenti ad Alfred Hitchcock e Saul Bass – non sono fini a se stessi ma diventano il punto di partenza per un’ulteriore variazione di un gioco di equivoci e malintesi mostrati attraverso un umorismo raffinato. Certo, un cinema vecchia scuola ma che nel caso di film come A cena con il dittatore è sempre un piacere da guardare.

Simone Emiliani – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50

BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00
_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ ACCOMPAGNATORI PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

PORTATORI DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

NOUVELLE VAGUE [mercoledì 11 marzo]

2026-03-12T21:09:41+01:002 Marzo 2026|Archivio|

 

Proiezioni

Mercoledì 11 marzo: ore 21:00

Titolo originale: Nouvelle Vague
Nazione: Francia
Anno: 2025
Genere: Commedia, Biografico, Drammatico
Durata: 1 h 46 min
Regia: Richard Linklater
Cast: Guillaume Marbeck, Zoey Deutch, Aubry Dullin, Alix Bénézech, Côme Thieulin
Produzione: ARP Sélection
Distribuzione:  Lucky Red

 

 

 

 

 

 

Trama

Parigi, 1959. Rimasto indietro rispetto ai suoi colleghi dei Cahiers du cinéma Truffaut, Chabrol, Rivette e Rohmer, ognuno dei quali ha almeno un film alle spalle, il ventinovenne critico Jean-Luc Godard si butta a capofitto nel suo esordio da regista, Fino all’ultimo respiro.

Trailer

Recensione

Il racconto appassionato e appassionante della realizzazione di Fino all’ultimo respiro, film-simbolo della nouvelle vague.

1959. La nouvelle vague impazza a Parigi e i primi film girati dai suoi esponenti François Truffaut e Claude Chabrol raccolgono un plauso unanime. Manca solo a Jean-Luc Godard di passare dietro la macchina da presa, ma si convince a farlo e trova l’aiuto del produttore Beauregarde. Ne nascerà Fino all’ultimo respiro, film-simbolo della nouvelle vague, destinato a cambiare per sempre la storia del cinema.

Chi pensa che Richard Linklater sia solo un regista texano con un penchant per il romanticismo avrà modo di ricredersi con questo appassionato omaggio a un momento-chiave della storia del cinema.

La cinefilia di Linklater, onnivora e maniacale, è d’altronde stata la spinta primigenia del suo debutto da regista indipendente, e il nostro se ne ricorda nel ritratto di un altro esordio, quello prototipale e indimenticabile di Godard con Fino all’ultimo respiro, delizia di ogni film buff degno di questo nome. Girando per la prima volta in francese e con un cast quasi interamente transalpino, Linklater si dimostra a suo agio nel vestire i panni del narratore asettico, interessato innanzitutto a intrattenere, con garbo e humour, senza mai pontificare.

La ricostruzione dell’atmosfera di quegli anni è meticolosa e irripetibile, rispettosa della materia trattata ma umile nell’approccio, senza voler inseguire discorsi concettuali o sperimentalismi, come sarebbe potuto avvenire nelle mani di uno dei molti emuli di Godard, che del maestro hanno ereditato solo l’egocentrismo. Linklater passa in rassegna i volti noti e meno noti di quel mondo – Claude Chabrol, François Truffaut, Jacques Rivette, Robert Bresson, Agnès Varda, fino a Rossellini, Bresson e Melville – affidandone il ruolo ad attori poco conosciuti e talentuosi, che insistono sulla mimesi interpretativa senza mai eccedere.

Il volto più noto è quello di Zooey Deutch, che rende bene le contraddizioni di Jean Seberg e prova a uscire dall’idea che abbiamo di lei, alimentata dal suo tragico epilogo. Qualche semplificazione è inevitabile, così come qualche ripetizione ad uso e consumo di un target che potrebbe conoscere poco o nulla della storia raccontata – la trimurti Godard-Truffaut-Chabrol enunciata pedissequamente a ogni occasione, i giochi di parole su dégolas – ma è un piccolo compromesso, necessario per poter gestire l’equilibrio tra alto e basso e rivolgersi ai non iniziati.

La sceneggiatura ribadisce più volte come immaginare senza vedere alimenti il desiderio e il mistero e infatti Linklater costruisce un film intero sul fuoricampo, su ciò che non si è visto, e che presumibilmente è avvenuto, sul set di All’ultimo respiro. Tra una scena e l’altra, in momenti strappati alla quotidianità, che restituiscono a Godard e Truffaut una natura umana e non agiografica, quella di due amici sinceri, seppur non immuni da gelosie e invidie.

Linklater si limita a raccontare una storia esemplare nel più naturale dei modi possibili, senza inseguire cerebralismi o sperimentazioni, cercando di cogliere quella leggerezza di spirito che era propria della nouvelle vague originaria, assai più del “manzonismo degli stenterelli” che si è protratto fino ai giorni nostri. Ma il far sembrare questa operazione più semplice di ciò che non sia è indice della grandezza del narratore, anziché di suoi presunti limiti.

Emanuele Sacchiwww.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50

BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00
_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ ACCOMPAGNATORI PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

PORTATORI DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

IL BENE COMUNE [da venerdì 13 marzo]

2026-03-31T20:06:21+02:001 Marzo 2026|Archivio|

 

Proiezioni

Mercoledì 25 marzo: ore 21:00
Sabato 28 marzo: ore 21:00
Domenica 29 marzo: ore 18:30

Titolo originale: Il bene comune
Nazione: Italia
Anno: 2026
Genere: Commedia
Durata: 1 h 43 min
Regia: Rocco Papaleo
Cast: Claudia Pandolfi, Rocco Papaleo, Teresa Saponangelo, Vanessa Scalera, Andrea Fuorto
Produzione: Picomedia, Less Is More Produzioni
Distribuzione:  PiperFilm

 

 

 

Trama

Un’escursione fuori dall’ordinario, destinata a cambiare per sempre i partecipanti.

Biagio (Rocco Papaleo) è una guida che accetta l’insolito incarico di accompagnare quattro detenute in una gita-premio nel Parco Nazionale del Pollino. Sono Samanta (Claudia Pandolfi), bella e spregiudicata, Gudrun (Teresa Saponangelo), Italo-norvegese, Fiammetta (Livia Ferri), ex promessa della musica indipendente e Anny (Rosanna Sparapano), una brillante hacker. Con loro c’è anche Raffaella (Vanessa Scalera) un’attrice in crisi, in cerca di una nuova occasione.

Quella che dovrebbe essere una semplice uscita nella natura si trasforma ben presto in un viaggio molto più profondo. Meta simbolica del cammino è il maestoso Pino Loricato, albero secolare che domina il massiccio del Pollino e incarna la resilienza. Ma il vero percorso è interiore, tra salite faticose e paesaggi aspri e magnifici, emergono frammenti di vite segnate da errori, ferite e desideri inascoltati. La natura diventa spazio di confronto e possibilità. Parlare, raccontarsi, perfino cantare insieme, permette alle protagoniste di sciogliere tensioni e riscoprire un senso di appartenenza.

In quell’ambiente duro e solidale, le differenze si intrecciano e qualcosa comincia a cambiare. Il semplice atto di raccontarsi può essere il primo passo verso una trasformazione più grande, personale ma anche condivisa. Finché un evento improvviso rimette tutto in discussione, ricordando che ogni conquista è fragile…

Trailer

Recensione

A un passo dal musical, una favola che conferma il cinema originale di Rocco Papaleo.

Biagio Riccio è un sognatore nato in un piccolo paese che dopo una breve carriera militare (terminata quando lui ha insistito per fare la “cosa giusta”) è diventato una guida turistica, specializzandosi nel suo territorio natale, a metà fra la Lucania e la Calabria. Un giorno riceve la telefonata di Raffaella Cursaro, un’attrice di non troppo successo che gestisce un laboratorio teatrale presso una casa di accoglienza. Il laboratorio invita le detenute a immaginarsi come alberi, e Raffaella ha pensato di portarle a vedere da vicino il Pino Loricato, una pianta centenaria che riesce a sopravvivere in condizioni estreme ed è per questo considerato un simbolo di resilienza.

A seguire Biagio e suo nipote Luciano, un ventenne che ha rinunciato all’università e nell’attesa di capire cosa vorrà fare della sua vita si allena nella corsa, sono quattro donne: Samanta, finita nei guai per raccogliere i soldi necessari a sfuggire al marito violento; Fiammetta, cantautrice che si è vendicata di una manager fedifraga; Anny, ingegnere informatica improvvisatasi hacker; e Gurdun, infermiera improvvisatasi rapinatrice.

Il bene comune è il quinto film da regista di Rocco Papaleo, e prosegue lungo il tracciato insolito della sua visione artistica, che ha molto a che fare con il suo talento musicale.

Non solo nei suoi film c’è spesso un/a musicista (Max Gazzè, Giorgia, e ora la cantautrice Livia Ferri, che qui ha il ruolo di Fammetta), ma il ritmo della narrazione è quello dell’improvvisazione jazz, accompagnato tanto dalle belle musiche di Michele Braga quanto da singoli brani scritti dallo stesso Papaleo per l’occasione e arrangiati da Braga (più un inedito di Livia Ferri). Il film è a un passo dal musical (e forse avrebbe dovuto diventarlo al 100%) e si sviluppa in modo ondivago e smarginato, qualche volta perdendo il filo della narrazione in una serie di divagazioni e flashback che sembrano variazioni sul tema musicale portante, altre riacchiappandolo al volo (e per un pelo).

Il tono da favola eccede nella rappresentazione di una casa di accoglienza che sembra un resort per vacanze e in un gruppo di figure eccentriche tutte convenientemente giustificate nelle loro trasgressioni legali, ma il cinema di Papaleo si riconferma “un modo di stare al mondo” originale e sui generis, e ha come al solito un piacevole swing tutto suo.

Il regista sa anche circondarsi di un cast di razza: Vanessa Scalera è Raffaella, e le detenute sono interpretate da Claudia Pandolfi (Samanta), Teresa Saponangelo (Gudrun) e Rosanna Sparapano (Anny), oltre alla già citata Ferri. Anche Andrea Fuorti nei panni del nipote Luciano è una presenza a fuoco. La sceneggiatura è di Papaleo e del sodale Walter Lupo che ha firmato tutti i suoi copioni, da Basilicata Coast to Coast in poi.

Paola Casella – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50

BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00
_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ ACCOMPAGNATORI PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

PORTATORI DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

Go to Top