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L’ESTRANEA [da venerdì 9 ottobre]

2026-10-13T22:20:21+02:0013 Ottobre 2026|Film in sala|

 

Proiezioni

Mercoledì 14 ottobre: ore 21:00
Venerdì 16 ottobre: ore 21:00
Sabato 17 ottobre: ore 21:00
Domenica 18 ottobre: ore 18:30 – 21,00

Titolo originale: L’estranea
Nazione: Italia
Genere: Thriller, drammatico, orrore
Durata: 1 ora 55 min
Regia: Paolo Strippoli
Cast: Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini, Valeria Bruni Tedeschi, Andrea Genovese
Produzione: Propaganda Italia, Rai Cinema, Kazak Productions, Tarantula, Dinamo Film, Shelter Prod, BeTV, Orange, Proximus
Distribuzione: 01 Distribution

 

 

 

 

 

 

Trama

Durante un forte temporale, Anna (Jasmine Trinca) si presenta senza preavviso a casa della figlia Alice (Romana Maggiora Vergano) per rivelarle che l’intera storia della loro famiglia si regge su una bugia.

Anna sostiene di aver stretto un patto con una misteriosa Estranea (Valeria Bruni Tedeschi) per salvare la gamba di Alice, dopo un incidente avvenuto vent’anni prima. Un patto che ha scatenato un effetto domino, causando negli anni avvenimenti terribili.

L’unica che può sistemare tutto è la stessa Alice. Ma a quale prezzo?

Trailer

 

Recensione

Strippoli trasforma l’horror in un perturbante dramma familiare.

Bari, 1999. Anna, Walter e i figli Alice e Tobia sono “quello che gli altri vorrebbero diventare”, ovvero una famiglia ricca, felice e di successo. Walter è titolare della sartoria Colonna, ereditata dal nonno e trasformata nel negozio di Bari centro da dove passa tutta l’alta borghesia cittadina per rifornirsi delle uniformi consone al proprio status sociale; Tobia è una giovanissima promessa del calcio; Alice è stata appena scelta per una pubblicità della Barilla; e Anna è moglie e madre modello, se non fosse per quel sogno irrealizzato di diventare un’attrice che sta cercando di realizzare attraverso la figlia, e quella strana abitudine di mangiare rotelle di liquirizia a nastro per placare un’ansia senza nome.

Roma, 2026. Anna si presenta nel modesto appartamento romano di Alice, ora ventenne, in una notte di pioggia scrosciante, e comincia a raccontarle una storia che ha inizio proprio nel lontano 1999, durante la festa a casa Colonna per celebrare l’ultimo Ferragosto del millennio. Ed è la storia degli incontri con un’estranea che le ha proposto patti faustiani e irrinunciabili.

L’estranea comincia con la mano di Anna aggrappata al bracciolo di una poltrona di aereo, con lo sguardo incollato all’immagine di una madre e una figlia stampata sulle istruzioni di salvataggio, mentre il velivolo affronta una turbolenza imprevista.

Le turbolenze, nella vita di Anna, si susseguiranno in un’escalation di gravità sulle quali la donna cerca disperatamente di esercitare quel controllo che le sfugge. “Se chiudi gli occhi il Male è lontano”, recita Anna insieme ai suoi figli ogni volta che c’è un nuovo dolore in arrivo. Ma il Male non è mai così lontano, ti agguanta all’improvviso se solo provi ad abbassare quella guardia rigida che il tuo ruolo e il tuo ambiente ti impongono. E quello che conta supremamente è cosa dirà la gente, che ne sarà di quella reputazione costruita con tanta fatica e silenzioso sacrificio.

Paolo Strippoli, casse 1993, alla sua terza regia dopo l’esordio folgorante di Piove e l’opera seconda La valle dei sorrisi, ha scelto il genere horror per veicolare storie che si addentrano nella crudeltà e perversione dei legami famigliari, e prosegue su questo filone anche in L’estranea, compiendo un ulteriore salto di maturità espressiva. La sua padronanza della tecnica cinematografica è impressionante per un regista appena trentenne, e si nutre di una conoscenza ampia e internazionale del cinema, non solo di genere, evidente in ogni inquadratura: L’estranea rimanda Coraline e al finale di In nome del popolo italiano, Il sacrificio del cervo sacro e La scelta di Sophie, la saga di Saw e le luminosità di Midsommar, il Sud delle apparenze di Reality e di Mine vaganti, Un tranquillo weekend di paura e Rapunzel, le simmetrie di The Master e i vortici di Sicilian Ghost Story.

Quando Walter e Anna si congratulano fra di loro per aver assicurato ai figli un futuro radioso, rendendoli “una generazione felice”, dicendo a se stessi: “Siamo stati bravi”, Strippoli, che di quella generazione fa parte, sa che non c’è nulla di più lontano dalla realtà. Così quando Anna dice ad Alice “Lei è vera”, riferendosi alla presenza inquietante che più volte apparirà lungo il suo percorso di vita imponendole scelte aberranti, Alice non le crede. Chi delle due (figure femminili) ha ragione?

Jasmine Trinca è perfetta nel rendere Anna una figura tragica, suscitando tanta irritazione quanta empatia, ed evita di misurare il rischio misoginia che si annida dietro ogni storia conflittuale di madri e figlie. L’estranea è diviso in quattro capitoli più un epilogo, e il capitolo più breve è dedicato alla Madre, non solo perché è quello conclusivo, ma perché di fatto per Anna non c’è spazio, anche se è apparentemente sempre al centro della scena. La sua irrequietezza è tenuta a freno, ma si intravvede in una sigaretta fumata in chiesa di soppiatto o in una liquirizia srotolata furtivamente.

Accanto a lei Adriano Giannini è un marito del sud tracotante e fragile e Romana Maggiora Vergano un’Alice insicura e determinata (Mariandrea Cesari, che la intrepreta da adolescente, è altrettanto efficace), mentre fra i tre giovani attori che interpretano Tobia nel corso del tempo colpisce soprattutto l’adolescente Andrea Rossini. Ma la parte del leone spetta alla magistrale Valeria Bruni Tedeschi, un’estranea che si fa carico anche della piega ironica del film, che come ogni horror (e melodramma) che scelga (coraggiosamente) di mantenersi frontale ha bisogno di un occasionale comic relief per non prendersi troppo sul serio e per neutralizzare il pericolo di suscitare una comicità involontaria.

L’estranea pesca probabilmente in un vulnus famigliare del regista, che firma anche la sceneggiatura insieme a Salvatore De Chirico, come radice della sua cifra autoriale. Il lavoro sulle immagini (il direttore della fotografia è Cristiano Di Nicola, il montatore Federico Palmerini), ma anche sul sonoro e sul commento musicale (le musiche originali sono di Rob, gli effetti sonori di Marc Bastien), allestisce simmetrie che poi demolisce come costruzioni di Lego, entra nel dolore adolescenziale come in quello femminile da bambino che appoggia la lente al formicaio (come quello del film, dove le formiche si muovono in circolo, come una girella), chiude ombrelli che dovrebbero riparare dalla pioggia (che “a volte sei tu”) e invece non lo fanno – del resto l’acqua è elemento centrale nel cinema di Strippoli – e domanda “chi si prenderà il Male del mondo”, ben sapendo che a volte la vita non ha senso né intenzione di fare danno.

Paola Casella – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50

BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00
_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ ACCOMPAGNATORI PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

PORTATORI DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

ZUSTISSIA [da sabato 17 ottobre]

2026-10-13T22:20:12+02:0011 Ottobre 2026|Film in sala|

 

Proiezioni

Sabato 17 ottobre: ore 18:30
Domenica 18 ottobre: ore 16:15
Mercoledì 21 ottobre: ore 21:00

 

Titolo originale: Zustìssia
Nazione: Italia
Genere: Drammatico
Durata: 1 ora 51 min
Regia: Francesco Piras
Cast: Michele Riondino, Fabrizio Ferracane, Paola Giannini, Jacopo Cullin, Valentino Mannias
Produzione: Palomar Production
Distribuzione: Piper Film

 

 

 

 

 

 

Trama

La storia vera di un’ingiusta odissea carceraria durata più di 30 anni…
Sardegna,1991. Il 27enne Beniamino Zuncheddu viene arrestato con l’accusa di aver sparato a quattro persone, uccidendone tre. La quarta vittima, unica sopravvissuta, identifica Zuncheddu da una serie di fotografie, e il giovane uomo viene condannato all’ergastolo, pur essendosi dichiarato innocente e avendo fornito un alibi confutato da più testimoni. Inizia così un’odissea carceraria durata 33 anni, forse “il più lungo errore giudiziario italiano”. Dal 2016 l’avvocato penalista Mauro Trogu lavorerà per dimostrare l’innocenza di Zuncheddu passando attraverso infinite lungaggini burocratiche, e a poco a poco capirà che la vicenda del suo assistito si colloca all’interno di un quadro più grande di corruzione e vendetta…

Trailer

 

Recensione

Un’odissea carceraria raccontata con essenzialità e rigore…. ti fa uscire dalla sala con un barlume di speranza.

Sardegna,1991. Il 27enne Beniamino Zuncheddu viene arrestato con l’accusa di aver sparato a quattro persone, uccidendone tre. La quarta vittima, unica sopravvissuta, identifica Zuncheddu da una serie di fotografie, e il giovane uomo viene condannato all’ergastolo, pur essendosi dichiarato innocente e avendo fornito un alibi confutato da più testimoni. Inizia così un’odissea carceraria durata 33 anni, forse “il più lungo errore giudiziario italiano”. Dal 2016 l’avvocato penalista Mauro Trogu lavorerà per dimostrare l’innocenza di Zuncheddu passando attraverso infinite lungaggini burocratiche, e a poco a poco capirà che la vicenda del suo assistito si colloca all’interno di un quadro più grande di corruzione e vendetta. Al centro della vicenda ci sono le testimonianze, quelle non credute e quelle false orchestrate da chi si trova ben più in alto di un pastore, perché “le pecore bisogna tenerle d’occhio”.

Zustìssia, tratto dal libro di Mauro Trogu e Beniamino Zuncheddu “Io sono innocente”, segna il debutto alla regia di Francesco Piras, già ottimo direttore della fotografia di Salvatore Mereu, e fa leva sulla solidità del soggetto e della sceneggiatura di Lisa Nur Sultan e Niccolò Gentili, che trasformano in narrazione cinematografica una vicenda complicatissima, uno stillicidio costellato di depistaggi e battute d’arresto.

Piras si prende il suo tempo nel dipanarla visivamente, perché il tempo è il grande protagonista di questa storia(ccia) italiana: quello di Zuncheddu che sembra non contare nulla, e quello strategicamente dilatato di una giustizia che si rifiuta di ammettere i propri errori.

Il regista e gli sceneggiatori esplorano il tema della fiducia che gli italiani possono (o meno) avere nella giustizia, e la consapevolezza che quella giustizia può essere fatta più attraverso la buona volontà e dei singoli che attraverso le istituzioni a lei preposte. Al contrario di Portobello, il film mette dunque al centro le persone che possono scegliere di rendere la giustizia possibile: in questo senso il casting, nel ruolo della procuratrice generale di Cagliari Francesca Nanni, di Philippine Leroy-Beaulieu, il cui padre era marito della figlia di Enzo Tortora, Silvia, appare particolarmente ispirato.

Michele Riondino fa di Mauro Trogu un uomo animato da un profondo senso di equità e compassione, disposto ad andare oltre il proprio incarico professionale, mentre Fabrizio Ferracane dà a Beniamino Zuncheddu una mitezza che non è mai totale rassegnazione: solo contro i poteri forti, non rinuncia a dichiararsi innocente anche di fronte alla possibilità di godere di qualche privilegio carcerario a fronte di un’ammissione di colpevolezza. Completano il cast Geppy Cucciari nel ruolo di una giornalista di Radio Radicale e Francesco Colella in quello di un PM che ha… mangiato la foglia.

Zustìssia è narrato con essenzialità e rigore, le due armi che hanno reso possibile il riscatto di Zuncheddu. Il suo respiro è soffocato finché non può finalmente aprirsi, e Piras alterna visivamente gli spazi di vita del suo protagonista, dai pascoli aperti alla cella della prigione, dal bar dove grazie a Trogu riesce a trovare un impiego e a tornare in contatto con la gente alle aule di tribunale che lo ricacciano continuamente in carcere.

La narrazione segue la strada maestra della semplicità per avvicinare gli spettatori ad una vicenda intricata scomponendola a poco a poco, come fa Trogu, che “mangia l’elefante un morso alla volta” rifiutando di accettare il corso degli eventi perché “una giustizia così fa paura”. E, quando serve, coinvolge i media perché ricorda che “quando c’è il pubblico la corte si comporta con più zelo”. Non mancano dunque i tocchi di amara ironia in questa vicenda di “sequestro di Stato di un innocente” a metà fra Kafka e Sciascia, che tuttavia riesce a farci uscire di sala con un barlume di speranza, più ancora che con un moto di rabbia sacrosanta.

Paola Casella – www.mymovies.it

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DIGGER [mercoledì 7 ottobre]

2026-10-08T07:25:04+02:006 Ottobre 2026|Archivio|

 

Proiezioni

Mercoledì 7 ottobre: ore 21:00

Titolo originale: Digger
Nazione: U.S.A.
Anno: 2026
Genere: Commedia, satira
Durata: 2 ora 8 min
Regia: Alejandro González Iñárritu
Cast: Tom Cruise, Jesse Plemons, Sandra Hüller, Riz Ahmed, Sophie Wilde, Emma D’Arcy, Robert John Burke, Burn Gorman, John Goodman
Produzione: Legendary Pictures, TC Productions, M Productions
Distribuzione: Warner Bros. Italia

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Su richiesta del Presidente degli Stati Uniti, il magnate del petrolio Digger Rockwell deve salvare la Terra da un disastro ambientale causato accidentalmente dalla sua stessa azienda…

Trailer

 

Recensione

Digger, il nuovo film del premio Oscar Alejandro Iñárritu, offre lo sguardo all’incredibile trasformazione di Tom Cruise in quello che si preannuncia come uno dei ruoli più insoliti e ambiziosi della sua carriera.

In Digger, Cruise interpreta Digger Rockwell, un ex magnate petrolifero texano, trasformato in un uomo corpulento, con capelli radi, un marcato accento del Sud degli Stati Uniti e un pesante trucco prostetico che lo rende quasi irriconoscibile. È probabilmente il ruolo meno “tomcruisiano” dai tempi dell’indimenticabile Les Grossman di Tropic Thunder.

La trama segue l’uomo più potente del mondo, convinto di essere l’unico in grado di salvare l’umanità dopo aver provocato lui stesso una devastante catastrofe ecologica globale. Quando il disastro minaccia di distruggere il pianeta, Rockwell viene incaricato di trovare una soluzione impossibile, trasformando la propria ossessione salvifica in una missione disperata.
Il trailer conferma le indiscrezioni circolate negli ultimi mesi e lascia intuire una miscela di satira politica, commedia nera e disaster movie, con un tono che richiama inevitabilmente Il dottor Stranamore di Stanley Kubrick. Le immagini, caratterizzate da una composizione fortemente simmetrica e da un’estetica volutamente eccentrica, ricordano inoltre il cinema di Roy Andersson.

Tra le sorprese spicca anche John Goodman, che interpreta il Presidente degli Stati Uniti, descritto come un comandante in capo che si addormenta nei momenti meno opportuni e affida proprio a Digger il compito di salvare il mondo.
Durante la presentazione del trailer, Tom Cruise ha commentato con una frase destinata a far discutere: “Mi ci sono voluti 40 anni per diventare questo personaggio.” Un’affermazione che sembra già alimentare le prime speculazioni su una possibile corsa agli Oscar per un’interpretazione completamente agli antipodi rispetto ai ruoli action che hanno reso celebre l’attore.
Il film è scritto da Alejandro Iñárritu insieme ai premi Oscar Alexander Dinelaris e Nicolás Giacobone, oltre a Sabina Berman, sulla base di una storia sviluppata dallo stesso regista con la scrittrice messicana.

Dietro la macchina da presa torna anche gran parte della squadra creativa che ha accompagnato Iñárritu nei suoi lavori più celebrati: il tre volte premio Oscar Emmanuel Lubezki firma la fotografia, realizzata interamente in VistaVision (formato cinematografico introdotto negli anni 50, con pellicola in 35 mm a scorrimento orizzontale, da non confondere con l’IMAX in 65 mm, ndr), mentre il trucco su Tom Cruise è affidato all’altro premio Oscar Kazu Hiro.

Secondo le prime impressioni, Digger potrebbe rivelarsi tanto un capolavoro quanto un clamoroso azzardo creativo, ma una cosa appare già certa: sarà uno dei film più discussi della stagione cinematografica autunnale.

Stella Delmattino – ilcineocchio.it

“Non c’è niente di meglio che trovarsi fisicamente e metaforicamente sull’orlo di un precipizio e dire: ‘Facciamolo’”, ha dichiarato Tom Cruise, parlando con un gruppo di giornalisti internazionali durante l’evento stampa di presentazione del trailer ufficiale di Digger. “Mi fido di te, e qualunque cosa faremo, so che sarà un’esperienza incredibile. Uniamoci e facciamolo. Facciamolo tutti insieme.”
“Non ho mai avuto qualcosa che potesse mettermi alla prova in questo modo”, spiega. “E nemmeno Alejandro quando abbiamo iniziato, mai. Quando vedrete questo film, vi renderete conto che è totalmente originale.”

Matteo Regoli – cinema.everyeye.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50

BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00
_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ ACCOMPAGNATORI PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
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a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
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SANTIAGO [mercoledì 30/09]

2026-09-30T21:13:11+02:0026 Settembre 2026|Archivio|

 

Proiezioni


Mercoledì 30 settembre: ore 21:00

Titolo originale: Compostelle
Nazione: Francia
Anno: 2026
Genere: Drammatico, commedia
Durata: 1 ora 42 min
Regia: Yann Samuell
Cast: Alexandra Lamy, Julien Le Berre, Maëlle Vidou, Eric Métayer, Malik Amraoui
Produzione: Eveya Productions, Page Films, Apollo Films, France 3 Cinéma, Auvergne-Rhône-Alpes Cinéma,
Distribuzione: Officine UBU

 

 

 

 

 

 

Trama

Santiago – Un Cammino per Ricominciare, il film diretto da Yann Samuell, vede protagonista della storia Adam (Julien Le Berre), un adolescente allo sbando, intrappolato in una rabbia che non riesce a controllare e in un profondo senso di abbandono.
Quando un giudice gli impone una scelta inaspettata – percorrere 800 chilometri del Cammino di Santiago per riflettere sul proprio futuro – il ragazzo si ritrova costretto a partire. Al suo fianco c’è Fred (Alexandra Lamy), una donna forte, diretta e segnata da un passato che tenta disperatamente di lasciarsi alle spalle. I due non si conoscono e si incontrano grazie a un’associazione che li accompagna in questo insolito pellegrinaggio verso Santiago de Compostela. Lei cerca una forma di guarigione, lui un modo per dare un senso alla propria rabbia.
Lungo il cammino, tra fatica, scontri, silenzi e inattesi momenti di pace, nasce un legame fragile ma autentico. Chilometro dopo chilometro, attraverso gli incontri e le tappe del viaggio, Fred e Adam scoprono una forza interiore che non credevano di possedere. Ma il Cammino, oltre a essere una sfida fisica, diventa soprattutto una prova emotiva e spirituale.
Ma sarà sufficiente per permettere a entrambi di cambiare davvero e raggiungere i propri obiettivi?

Trailer

 

Recensione

Il racconto di un viaggio interiore. Da una prospettiva laica e con due ottimi attori.

Fred è un’insegnante sospesa dal lavoro per aver dato uno schiaffo a una studentessa. Il marito medico le ha chiesto il divorzio e sua figlia Nina è sempre più distante. Grazie a un’amica scopre l’esistenza di un’associazione che si occupa di ragazze e ragazzi con problemi, organizzando anche cammini definiti marce di rottura. Nonostante qualche timore da parte di un dirigente dell’associazione, Fred ottiene l’autorizzazione ad accompagnare il pluridenunciato Adam in un viaggio di tre mesi sul cammino per Santiago scelto dal ragazzo in alternativa alla detenzione. Il rapporto tra i due non si presenta come facile e non lo sarà.

Yann Samuell prende spunto da progetti di reinserimento attivi in Francia per raccontare una vicenda con due protagonisti che sanno come tenersi reciprocamente testa.

Non fatevi suggestionare negativamente dalla musica, decisamente enfatica, che accompagna i titoli di testa. Si tratta di uno dei pochi e veniali peccati di un film il cui regista (che nel corso della carriera ha affrontato generi diversi e ha saputo raccontare le tensioni dei più giovani nel remake de La guerra dei bottoni) ha dichiarato che ogni generazione ha la responsabilità di quella successiva e anche di quella precedente. Se la prima parte dell’affermazione può risultare chiara, la seconda trova una sua spiegazione in questo film. Perché i figli possono confermare, portandone su di sé le tracce, gli errori dei genitori oppure trasformarli con fatica in positività.

In una prospettiva laica il viaggio verso una meta è cammino di introspezione e di conoscenza, occasione di revisione critica, di riflessione sui propri comportamenti. Ed è con questo obiettivo che l’associazione “Seuil” (che significa soglia) opera favorendo il cammino di transizione verso Santiago da parte di giovani che hanno carichi pendenti o comunque situazioni di grave disagio sulle spalle.

È quanto affrontano l’insegnante Fred e il quasi maggiorenne Adam, entrambi con problemi che nel ragazzo si manifestano con aggressività e rifiuto delle regole. Samuel, grazie alle più che efficaci interpretazioni della rodata Alexandra Lamy e del giovane Julien Le Berre, riesce ad offrire, con grande aderenza alla realtà, l’alternarsi di fasi di avvicinamento tra le due personalità con altre in cui ogni possibile tentativo di rapporto sembra destinato già in partenza al fallimento.

Un personaggio che appare attorno a metà film esprime con questa battuta il proprio punto di vista sul ragazzo: “Molti sono compassionevoli per qualche minuto e poi se ne vanno. Adam non ha nessuna compassione ma resta”. Potrebbe cambiare il ‘non ha’ con ‘sembra non avere’. Perché Il ragazzo ha subito troppe frustrazioni gravi per poter ammettere con se stesso di avere bisogno di aiuto mostrando il suo lato debole. Le reazioni di Fred sono quelle dell’insegnante che sa riconoscere queste debolezze ma non sempre riesce a sopportarne l’impatto.

Tutto ciò seguendo il percorso di quel camino che Zalone ha fatto diventare buen per il box office e che qui viene proposto in una luce totalmente diversa; che affronta il versante religioso mettendone in luce l’occasione di crescita personale che può offrire anche a chi vi partecipa con spirito laico non prevenuto. Il rap, Schubert e il canto gregoriano possono convivere.

Giancarlo Zappoli – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50

BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00
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_ MILITARI
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_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
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a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
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DIO RIDE [anteprima – 04/10 ore 16:00]

2026-10-06T21:49:34+02:0022 Settembre 2026|Archivio|

 

ANTEPRIMA NAZIONALE

ore 16:00 saluto in diretta Youtube

Domenica 27 ottobre: ore 16:03

dalle 18:00 alle 18:45 live in diretta da Lucca con Pierfrancesco Favino e Giovanni Veronesi.

 

Titolo originale: Dio ride
Nazione: Italia
Anno: 2026
Genere: Drammatico, commedia
Durata: 1 ora 54 min
Regia: Giovanni Veronesi
Cast: Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi, Carlo Cecchi
Produzione: Indiana Production, PiperFilm, Ogi Film
Distribuzione: Piper Film

 

 

 

 

Il film è stato scelto come film di chiusura, fuori concorso, dell’83ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

 

Trama

Nel cuore del ‘600 c’è un uomo che parla di Dio come nessuno aveva fatto prima di lui: Parla di un Dio vicino agli uomini capace anche di ridere insieme a loro ma questo clamore arriva fino a Roma e l’eco di quella voce ha un suono pericoloso. “Dio ride” è una storia agro dolce per conoscere un personaggio storico che ha vissuto la fede come atto di gioia da condividere…

Trailer

 

Recensione

Il film più ambizioso e riuscito di Giovanni Veronesi.

Nel cuore del ‘600 c’è un uomo che parla di Dio come nessuno aveva fatto prima di lui: è Frate Leopoldo da Casamacchia che racconta il Vangelo con una gioia contagiosa portando, a chi lo ascolta, sollievo e speranza. Il suo messaggio si diffonde di villaggio in villaggio, conquistando il cuore di migliaia di persone che iniziano a seguirlo ovunque. Un clamore che porta il Papa ad affidare il caso al cardinale Maculani, il più autorevole inquisitore del suo tempo. Quello che nasce come un processo si trasforma in un confronto inatteso, destinato a mettere in discussione convinzioni che sembravano incrollabili. Mentre il destino di Leopoldo sembra ormai segnato, quello di Maculani e di chi come lui è stato colto dal dubbio prende direzioni inattese.

È il film più ambizioso e riuscito del regista Giovanni Veronesi con Pierfrancesco Favino in uno dei vertici della sua carriera insieme a Silvio Orlando che, con il personaggio del cardinale Maculani, aggiunge un tassello ai suoi sempre più convincenti ruoli ecclesiastici.

Già dall’incipit risulta chiaro che Giovanni Veronesi, nella lunga sequenza in cui Fra Leopoldo si carica letteralmente sulle spalle il suo priore malato (un commovente Paolo Rossi) per le campagne toscane, abbia lavorato su una regia molto studiata che, oltre all’utilizzo della macchina da presa a spalla che li pedina, è alla ricerca della luce naturale giusta, immergendoci da subito proprio nell’ambiente che tanta importanza avrà nel proseguo del racconto per la sua funzione narrativa.

Infatti Fra Leopoldo che, più che predicare, mette in scena dei racconti orali da attore consumato davanti a un pubblico che inizia a seguirlo sempre più numeroso, lo fa sempre all’aperto. La sua caratteristica di ridurre all’essenza le vicende delle Scritture, con l’aggiunta di una nota ironica che arriva diretta a tutto il suo pubblico che è molto largo, dai bambini agli anziani, lo porta a farsi capire in maniera diretta e naturale.

Questi momenti sono tutti sempre in esterni, in mezzo alla natura appunto, che sia un lago o una radura o lo spazio di una cava dove lui trova riparo in una grotta. La natura, più vicina agli uomini semplici, è volutamente contrapposta alla Chiesa ufficiale con gli spazi non certo angusti ma chiusi dei palazzi sfarzosi in cui si muove il cardinale Maculani, il tribunale della Santa Inquisizione e naturalmente il Papa Innocenzo X interpretato con la solita forza incisiva da Carlo Cecchi nella sua ultima grande apparizione al cinema.

Questa dicotomia rispecchia anche la cesura ideologica tra una Chiesa, quella francescana del frate più vicina alla povera gente (il film si chiude non a caso con una citazione di Papa Francesco: «Si può ridere anche di Dio? Certo, non è una bestemmia questa, come si gioca e si scherza con le persone che amiamo») e quella appunto chiusa nei palazzi e nelle chiese dove la liturgia veniva celebrata in latino. Fra Leopoldo invece parla come gli viene – è pure analfabeta – in una sorta di volgare italiano (Favino in questo è strepitoso perché ha un dono nel rendere in maniera molto originale i diversi parlati) che conquista non solo il suo pubblico (e noi spettatori), ma anche un altro personaggio del film, quello della giovane nobile Isabella (Alma Noce che conferma la sua serietà attoriale) sposata e vessata da un proprietario terriero violento.

La donna trova proprio nell’ascolto di Fra Leopoldo la forza per uscire, fisicamente, prima dalle grandi stanze del suo palazzo, e poi dalla sua condizione di sottomissione. Apparente gracile e indifesa, come l’attrice stessa, Isabella esce fuori come un personaggio forte e proiettato nel futuro, insomma una protofemminista.

La sceneggiatura, scritta a dieci mani, vuole ovviamente inserire la vicenda ambientata nel ‘600 all’interno di tematiche che risuonino anche oggi. Per farlo Veronesi abbandona gli stilemi della sua amata commedia all’italiana e del suo maestro Mario Monicelli per coniugare un racconto che ha il respiro del cinema popolare insieme a una tensione storica, religiosa ma anche civile, che arriva diretta allo spettatore.

Pedro Armocida – www.mymovies.it

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_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

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VENEZIA 2026 – Le pagelle di Anna

2026-09-28T22:22:45+02:0020 Settembre 2026|Approfondimenti|

VENEZIA 83

 

Anche quest’anno Cinema DONFIORENTINI presente alla 83a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con un panel di preziosi collaboratori.

Di seguito il resoconto completo di Anna e le sue pagelle.

“Cari tutti,

con un po’ di ritardo, e anche su gentile richiesta di Irene, con cui ho piacevolmente condiviso alcune visioni,
vi scrivo due righe sulle pellicole viste al Festival, poche comunque rispetto a quelle che avrei voluto , ma mi accontento…
Quando il lavoro me lo permetterà me lo godrò tutto integralmente.
Vado in ordine di visione e attribuisco , come sempre , le mie valutazioni , come fossi a scuola. Molto soggettive…

1: “ The basic of philosophy” (Paul Schrader). Un dilemma tormenta il protagonista ,
stimato professore di filosofia che inaspettatamente si ritrova di fronte il ragazzo ,
ora uomo , cui aveva causato un trauma non ancora rimosso. Nonostante Baruch
Spinoza , che compare in un simpaticissimo cameo ,la domanda resta: Il dolore può
espiare una colpa? E può finire con la morte? Nessuna risposta appaga.
Voto 9

2: “Furies” (Rami Kodeih). Interessante fin dal titolo , che forse vuole citare l’ottima
serie Netflix , è un crime ambientato nel Libano attuale che narra la storia di due
sorelle che, tra povertà ,malavita, corruzione e malaffare devono trovare il denaro
per una costosissima operazione salvavita di una delle due.
Drammatico , adrenalico, a tratti però anche divertente e tenero.
Voto 7

3. “Demetra in esilio” (Maria Giovanna Cicciari). Attualizzazione milanese molto ben riuscita del
mito di Demetra e Persefone . Non si sfugge alla forza del mito né al proprio destino. Suggestivo.
Voto 8

4. “I plant my hand in the garden” (Boris Hadžija, Hoda Taheri). Berlino, i preliminari
del matrimonio tra una rifugiata iraniana incinta e un gay serbo, tra i familiari un filino
disfunzionali e la burocrazia. Simpatico , con piccole sorprese, come quelle che possiamo
trovare scavando con le mani nel nostro giardino. Da vedere fino ai titoli di coda.
Voto 8

5. “Les Indes” (Pauline Julier, Nicolas Chapoulier). Un film che inizia e finisce con le
immagini delle mani di Diego Velasquez che ritraggono l’Infanta di Spagna non può
che essere ammaliante. Il giovane Alejandro deve recapitare il ritratto della
principessa a Luigi XIV , sua futura sposa, attraversando Spagna e Francia tra i
continui piccoli e grandi conflitti che insanguinavano e insanguinano i territori
dominati dalle grandi potenze. Suggestivo.
Voto 8

6. “Gu Shi” (Amie song). Una famiglia si ritrova isolata in un bosco a causa di una
epidemia e rivive un dramma familiare tra creature del bosco , storie raccontate in
loop ,sogni e incubi. Un po’ difficile da seguire.
Voto 5

7. “The Echo Chamber”(Andrea Pallaoro). Dispiace , ma è soporifero. Forse troppe
aspettative , visto il cast… Speriamo non condannino Marinelli a ruoli sempre un pò
così tristi.
Voto 4

8. “Conversation with the sea” (Muayad Alayan). Il dramma palestinese nella vicenda
di un padre che vuole ricostruire la drammatica morte del figlio nonostante i continui
abusi israeliani. Niente di gridato ,ma colpisce al cuore come tutta la vicenda di quel popolo.
Voto 8

9. “Una femme ajourd’hui” (Robert Guediguian). Il regista e il cast spesso presente
nei suoi film non deludono. Il dramma di una brillante giovane in carriera che
subisce una violenza , ma che trasforma il trauma in una rinascita grazie all’umanità
di nuovi incontri e della prospettiva di una vita fondata sulla solidarietà e non sul denaro.
Voto 8

10. “Bunker” (Florian Zeller). Nel titolo è già presente la storia. La coppia Cruz
Bardem ,belli,ricchi ,appagati professionalmente ,con una casa elegante ben
separata dal vicinato, vengono spiazzati dall’improvviso arrivo di un nuovo inqulino
nella casa adiacente , che fa un bel buco nel muro divisorio fra la sua e la loro
proprietà. Come diventiamo per paura dell’altro se, per citare una frase del film,
invece di costruire finestre , scaviamo buchi…
Voto 9

11.”Company” (Casey Afflec). Bella stori , anzi intreccio di storie raccontate, un poco western,
un poco gotica , un po’ horror, un po’splatter. Molto stroncato dalla critica, ma io mi sono divertita.
Voto 7

12.”Un bon petit soldat” ( Stephan Brizè). Alba Rorhwacher era da Coppa
Volpi…Secondo me. Quadro di una grande industria francese al vertice delle risorse
umane ,sottrae tempo vita a se stessa e alla famiglia per l’ “enterprise”. Che non è la
nave spaziale ,ma l’azienda che non dà alternative. O si obbedisce al disegno aziendale
cui le persone non interessano , interessa solo quanto producono ,o si esplode , o si è fuori.
Voto 9

13. “Il fuoco che ti porti dentro”(Edoardo de Angelis). Amo il regista, ma questa
volta ha marcato un po’ troppo il “sopra le righe” napoletano, eccessivamente melodrammatico,
si prende un po’ troppo sul serio .Vedremo come lo accolgono i napoletani.
Voto 5

14. “Dau“.( Ilija Chržanovskij). Leone d’argento più che meritato. 3 ore e 30 di un
bell’incubo espressionista che racconta la storia del fisico Lev Davidovic Landau,
costretto ,suo malgrado , a collaborare agli studi sulla bomba atomica sovietica .
Sembrava di essere dentro “ Arca Russa” o “Il Maestro e Margherita”.
Voto 10

15. “ Scherzetto”( Mario Martone) Delizioso. Il piccolo protagonista ( 5 anni )
accudito dal nonno per una settimana è un grande attore. Il nonno Toni Servillo ,
finalmente un pò fuori dai suoi soliti personaggi.
Voto 10

16. “ What belog to others” (Grzegorz D?bowski).Premio Orizzonti miglior
sceneggiatura. Kasya  è una ladra . Piccoli furti assieme al compagno nei condomini
di Varsavia. Quando si imbatte in un suicida, si impadronisce della sua storia , “
ruba” l’identita’ di una sua ipotetica compagna e riallaccia i rapporti coi familiari del
defunto , riscaldandoli in un certo senso e ricostruendo se stessa. Particolare ,
delicato nonostante la vicenda e lo sfondo.
Voto 8

17. “ Father Joe”(Barthelemy Grossman). Sacerdote pistolero e giustiziere che vuole
ripulire Manhattan dal traffico di droga . La sceneggiatura è di Luc Besson, certi
conflitti a fuoco ricordano Leòn, ma la trama è un po’ insostenibile. E anche le
sparatorie in dolby surround a tutto volume mettono abbastanza alla prova.
Voto 4

18. “Ground Floor”(Gabor Rèisz) . Surreale ,grottesco , tragicomico . Una macchia di
muffa sul muro trascina il protagonista e i condomini del suo palazzo in una
escalation di momenti esilaranti. Il palazzo che cade a pezzi metafora di una società
e un clima che necessiterebbero di una bella manutenzione
Voto 8

19. “ I figli della scimmia” (Tommaso Landucci). Da vedere . Il dramma di una delle
tante coppie che vivono con un figlio gravemente disabile. Scamarcio , il padre ,
interpreta la fragilità , l’umanità e la forza nello stesso tempo di chi si confronta ogni
giorno con questa realtà così impegnativa. Nessun melodramma , film molto autentico.
Voto 8

17. “Rider”(Roan Johnson, Davide Pavanello). Un giovane rider di Milano recapita
cibo ad una festa che ricorda tristemente il clima di “ Terrazza sentimento”. Colpito
da una ragazza , che frequenterà anche fuori da quel marasma di alcol , droga e
sesso , precipita però in una serie di eventi che metteranno alla prova il suo sentimento
per lei e le conseguenze dei suoi ingenui e sprovveduti comportamenti.
Voto 7

18. ”Ritorno a Buenos Aires” (Marco Bechis). Già uscito nelle sale , gran bel film che
racconta ancora una volta la tragedia del popolo cileno ai tempi della dittatura
militare di Pinochet. Giannini giustamente premiato.
Voto 8

19. “Un bon avocat” (Tristan Séguéla). Legal thriller molto avvincente . Il
protagonista , brillantissimo avvocato cocainomane , combatte la sua dipendenza da
droga e alcol e una causa contro una potentissima multinazionale assistito da un
giovane e goffo tirocinante , in corsa contro il tempo. Un ‘occasione reciproca per
dare un senso alla propria esistenza e alla propria vita professionale.
Voto 9

20. “Be brave” (Francesco Carrozzini). Documentario sull’imprenditore Renzo Rosso
, fondatore di Diesel . Biografia interessantissima , ma uso eccessivo dell’A.I.
generativa , diventa quasi stucchevole. Nulla a che vedere col precedente“Franca”,
sulla madre Franca Sozzani, direttrice di Vogue Italia, che avevo apprezzato moltissimo.
Voto 4

21. “Kami nour” (Ali Asgari).E’ possibile essere un medico , occupandosi con
amorevole dedizione ai propri pazienti nell’attuale Iran ,senza cedere ai ricatti e alla
repressione del regime? Forse no, e si può addirittura avere voglia di porre fine alla
propria vita. O c’è ancora un po’di luce? A bit of light il titolo inglese.
Voto 9

22. ”E se venisse anche l’inferno” (Samuele Rossi). Ispirato a fatti realmente
accaduti ha come protagonista un giovane partigiano , Gio , e la sua lotta per la
sopravvivenza durante la Resistenza tra le montagne della Val D’Aosta. Per non dimenticare.
Voto 8

23. “Salon de beleza” (Nathalia Acevedo). Un ex parrucchiere , durante una
pandemia , trasforma il suo salone in un rifugio per malati terminali , prima di
scaricarli in una fossa comune. Ricordi di amori e di bellezza ormai trasformati un un
presente di degrado e morte. Fim cupo e sporco ma con un forte messaggio.
Voto 7

24. “Arrested Memory” (Sabou) Le esilaranti, se non fossero anche drammatiche
peripezie, di un poliziotto colpito da improvvise amnesie dopo un trauma,
e il suo eroismo nel salvare un bambino da una banda di criminali.
Attore protagonista campione di arti marziali.
Voto 7

L’esperienza è ogni volta unica. Grazie al Don Fiorentini che mi consente di viverla e w il cinema!”

TONY- Diario di un giovane cuoco

2026-09-17T19:05:32+02:007 Settembre 2026|Archivio|

 

Proiezioni

Venerdì 11 settembre: ore 21:00
Sabato 12 settembre: ore 21:00
Domenica 13 settembre: ore 16:30 – 18:30
Domenica 13 settembre: ore 21:00
(versione originale sottotitolata in italiano)
Mercoledì 16 settembre: ore 21:00

Titolo originale: Tony
Nazione: USA
Anno: 2026
Genere: Biografico, drammatico, commedia
Durata: 1 ora 46 min
Regia: Matthew Johnson
Cast: Dominic Sessa, Antonio Banderas, Emila Jones
Produzione: A24, Star Thrower Entertainment, Zapruder Films
Distribuzione: I Wonder Pictures

 

 

 

 

Trama

La pellicola è incentrata sulla vita dello chef Anthony Bourdain agli albori della sua carriera e raccontata all’interno della sua autobiografia Kitchen Confidential. Avventure gastronomiche a New York.

La storia è ambientata a cavallo tra la prima e la seconda metà degli anni 70 e segue le vicende di Anthony Bourdain, un giovane ragazzo con forti ambizioni da aspirante scrittore, ma quando troverà un lavoro part-time in un ristorante a Cape Cod, tutto cambierà radicalmente nella sua vita….

Trailer

 

Recensione

Un coming of age ironico e anticonvenzionale. Un’ode stravagante a tutte le persone fuori dal comune.

1975. Tony è uno studente diciannovenne iscritto al Vassar College che sogna di diventare uno scrittore e concorre per una borsa di studio che finanzi lo sviluppo di un suo primo, ipotetico romanzo. È convinto di avere in tasca quella borsa grazie alla sua parlantina, e ci tiene soprattutto a convincere sua madre di non essere il cialtrone che lei crede. È anche innamorato di una compagna di scuola, Nancy, e per farsi bello con lei le assicura di avere già vinto quel riconoscimento.

Quando scopre che invece è andato a un’altra studentessa decide di partire per Provincetown, la cittadina balneare di Cape Cod dove Nancy si è trasferita per l’estate, convinto di poterla conquistare. A Provincetown Tony trova lavoro come lavapiatti presso un fast food di pesce capitanato da Ciro, un individuo latinoamericano bizzarro ma generoso, e popolato da uno staff sui generis fra cui spicca Sal, tanto carismatico quanto collerico e ingestibile. Sarà questa la sua improbabile introduzione al mondo dell’alta cucina che lo renderà celebre nel mondo.

Tony, diretto dal regista indipendente Matt Johnson e scritto da Todd Bartels e Lou Howe, narra gli inizi della vita professionale del celebre cuoco, scrittore e personalità televisiva Anthony Bourdain, attingendo liberamente ad alcuni episodi narrati nel memoir “Kitchen Confidential”.

È il ritratto affettuoso di una personalità complessa e originale, ma anche di un ragazzo minato da una profonda insicurezza, confuso e scombinato, in cerca della propria identità e in balia dei propri desideri scomposti.

Johnson sceglie di uscire dai canoni standard del biopic agiografico e racconta il suo protagonista attraverso una costruzione altrettanto (deliberatamente) sconclusionata e caotica, come se il film stesso fosse in preda allo sturm und drang e alla confusone esistenziale di Tony. Gli altri personaggi del film, in particolare Sal, ma anche i suoi compagni di lavoro e il capo Ciro, sono personalità altrettanto anomale e imprevedibili, e questo rende il racconto divertente e la messa in scena originale e convincente proprio nella sua eccentricità. Tony è un bugiardo compulsivo non tanto perché voglia ingannare il prossimo, quanto perché cerca disperatamente di inventarsi un’identità più interessante della propria e di attribuirsi un talento che teme di non possedere.

A incarnare il giovane Bourdain è uno degli attori giovani più promettenti della scena cinematografica indipendente americana, Dominic Sessa, che abbiamo visto tenere testa a Paul Giamatti in The Holdovers – Lezioni di vita ed esibirsi come mago truffatore in Now You See Me Now You Don’t. Ma il vero mattatore del film è Ciro, il cuoco interpretato da Antonio Banderas con un mix di bonomia e follia che è profondamente nelle corde dell’attore spagnolo. Completano il cast Leo Woodall nei panni del vulcanico Sal, Emilia Jones in quelli di Nancy e il comico e podcaster Stavros Halkias, visto recentemente in Bugonia, nel ruolo dell’aiuto cuoco Stavros.

Tony è più un coming of age che un biopic, nel senso che non è facile, e del resto non è così importante, riconoscere nel protagonista l’Anthony Bourdain curioso e socievole (ma anche supercool) che abbiamo apprezzato attraverso le sue trasmissioni televisive (e la sua storia con Asia Argento), perché la trama funziona lo stesso, anche se illuminare la follia e la fragilità, nonché il desiderio di accettazione, del protagonista da giovane gettano una luce particolare sul suicidio del celebre cuoco, avvenuto nel 2018 a 61 anni. Johnson fa di Bourdain una sorta di Martin Eden, e del suo film un’ode stravagante a tutte le persone fuori dal comune, nonché al bisogno di ognuno di noi di essere visto e riconosciuto nella propria irrinunciabile individualità.

Paola Casella – www.mymovies.it

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BIGLIETTO UNICO € 3,50 (nei giorni Cinema in Festa) 

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HEN – Storia di una gallina [mercoledì 17 giugno]

2026-06-18T09:38:06+02:0010 Giugno 2026|Archivio|

 

Proiezioni

Mercoledì 17 giugno: ore 21:00 (Cinema in Festa: ingresso € 3,50)

Titolo originale: Kota
Nazione: Germania, Grecia, Ungheria
Anno: 2025
Genere: Drammatico, Commedia, Drammatico
Durata: 1 ora 36 min
Regia:György Pálfi
Cast: Yannis Kokiasmenos, Maria Diakopanayotou, Argyris Pantazaras, Machmout Bamerni
Produzione: Pallas Film, View Master Films, Twenty Twenty Vision
Distribuzione: Officine UBU

 

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Vista con gli occhi di una gallina, Hen segue una fuggitiva in un ristorante greco in rovina sul mare, proteggendo le sue uova e osservando la complessità delle vite umane…

Trailer

 

Recensione

Coming of age ma anche thriller, particolarmente riuscito nelle percezioni sonore della gallina.

Hen è l’unico pulcino nero nato in mezzo a tantissimi gialli nato in un allevamento industriale. Si trova dentro un tir e sembra destinata a morte sicura quando riesce a scappare durante una sosta in una stazione di servizio. Neanche il tempo di godersi la libertà che la sua vita è di nuovo in pericolo. Una volpe l’ha avvistata e le sta dando la caccia ma riesce a sventare anche questo attacco. Poi si ritrova in un mercato affollato e in mezzo a una manifestazione fino a quando viene catturata da un cane, Titan, che la porta dal suo padrone Ioannis, proprietario dell’ex-ristorante Panorama che vive lì assieme alla figlia e al fidanzato di lei, un trafficante senza scrupoli. Hen così viene catturata e rinchiusa poi in un pollaio assieme alle altre galline. Ma anche in quella situazione di estrema difficoltà, trova il modo di reagire tentando di nuovo la fuga.

La vita ad altezza di gallina. La libertà, il vagabondaggio, la cattura. Non c’è la disperazione o la ricerca di una possibile felicità dell’asino di EO di Skolimowski. La protagonista di Hen è puro istinto, segnata dalla sua diversità sin dalla nascita ma anche da un’identità che si costruisce e poi si afferma nel corso del film, fino a trovarsi quasi in una posizione di potere nel finale dopo le continue sofferenze, con un percorso e una metamorfosi simile a quella di Malik ne Il profeta di Audiard.

Ma che cos’è Hen. Storia di una gallina? Ha la struttura del coming of age ma anche il respiro di un thriller, che caratterizza tutta la seconda parte del film, forse non controllata del tutto fino in fondo anche se c’è un momento particolarmente riuscito, quello in cui due criminali irrompono nel ristorante e dicono ai clienti di andarsene.
Il cineasta ungherese György Pálfi si era fatto conoscere soprattutto con Taxidermia, presentato vent’anni fa al Festival di Cannes nella sezione Un certain regard. Con quel film Hen. Storia di una gallina condivide la costante presenza della morte. Dallo stile disturbante di Taxidermia, il regista si confronta con una sorta di ‘favola nera’, che si apre con un intenzionale inganno documentarista (l’uovo che esce dalla gallina) per poi passare alle atmosfere più che alle scomposizioni di matrice surrealista, evidente in tutta l’incalzante sequenza nella stazione di servizio dove Hen è sempre sul punto di soccombere ma poi invece trova un incredibile istinto di sopravvivenza.

Il suo sguardo corrisponde spesso con quello del cineasta. A volte è in simbiosi, altre in contrasto. Le sue visioni soggettive possono essere più accentuate dalla scatola o del cane. E il simbolismo a volte troppo scoperto, come nella scena i cui vede il cartoon su un pulcino che esce dall’uovo. Però diventano contagiose soprattutto le sue percezioni sensoriali ed è qui che Hen. Storia di una gallina risulta comunque originale. Si passa dalla paura all’incoscienza e alla ricerca della fiducia nel mondo. Per questo la sua solitudine e quella di Ioannis riescono alla fine a trovare un punto d’incontro. Ma soprattutto si potrebbero sentire i suoni e le parole attraverso il suo udito. Non conosce il senso dei dialoghi ma riesce a capire quello che avviene, soprattutto in tutto il racconto criminale. Nel modo in cui è mostrato il traffico d’immigranti irregolari Pálfi forza un po’ la mano perché si ha l’impressione che voglia trasformare il film in una metafora politica su un Europa che sembra sempre più orientata a chiudere i propri confini. Però sono sempre le percezioni di Hen che possono rendere quelle immagini drammatiche o sfuggenti.

Con una maggiore leggerezza poteva aspirare a Babe. Maialino coraggioso, con cui condivide i temi della tenacia, del pregiudizio e l’empatia. Non sempre serve mostrare tutto ed Hen. Storia di una gallina l’ha capito solo in parte. Perché i momenti più riusciti sono quelli in cui il nostro passo è lo stesso di Hen.

Simone Emiliani – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50

BIGLIETTO UNICO € 3,50 (nei giorni Cinema in Festa) 

BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00 (tranne nei giorni Cinema in Festa)
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TOY STORY 5 [da venerdì 19 giugno]

2026-07-01T08:08:35+02:009 Giugno 2026|Archivio|

 

Proiezioni

Mercoledì 24 giugno: ore 21:00
Venerdì 26 giugno: ore 21:00
Sabato 27 giugno: ore 21:00
Domenica 28 giugno: ore 18:00 – 20:30

Titolo originale: Toy Story 5

Nazione: USA
Anno: 2026
Genere: Animazione, Azione, Avventura
Durata: 1 ora 42 min
Regia: Andrew Stanton, Kenna Harris
Produzione: Pixar Animation Studios, Walt Disney Pictures
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures

 

 

 

 

 

Trama

Da quando lo Sceriffo Woody ha lasciato Bonnie per aiutare i giocattoli abbandonati a ritrovare i loro proprietari, Jessie ha preso il comando nella stanza della bambina insieme a Buzz Lightyear.
Dopo aver ricevuto un tablet di nome Lilypad come regalo, Bonnie ne diventa però succube, accantonando così i giocattoli…

Trailer

 

Recensione

Toy Story 5, le reazioni dopo la premiere sono entusiaste! ‘Il franchise al suo meglio’

Il timore di deludere le aspettative quando si dà vita al nuovo capitolo di un franchise del calibro di Toy Story è ovviamente altissimo (in questo caso, d’altronde, c’è anche il precedente di tante recensioni poco entusiaste del quarto film). Ma come sarà andato, dunque, questo nuovo esame?

Il primo momento della verità è arrivato ieri, giorno della premiere losangelina di Toy Story 5… E le prime reazioni sono state quelle in cui Pixar sperava: “Un nuovo capitolo fantastico per il franchise. Jessie ha finalmente la storia che meritava! È emozionante, divertente, perfetto in ogni modo. Ho amato i nuovi personaggi. Ho riso e pianto per quanto è meraviglioso questo Toy Story 5. La canzone di Taylor Swift è perfetta” si legge nel commento di Jazz Tangcay di Variety.

Drew Taylor di TheWrap, dal canto suo, ha descritto Toy Story 5 come “un successo assoluto e la prova che questo sia il più grande franchise d’animazione di sempre. Sorprendente, pieno di cuore, dinamico e tanto, tanto divertente. Che questi film non finiscano mai”.

“È Toy Story al suo meglio, è la sua storia più importante finora!” si legge nel commento di Shahbaz Siddiqui di The Movie Podcast, mentre il suo collega Daniel Baptista aggiunge: “È esattamente la storia di cui abbiamo bisogno adesso”. Ce n’è abbastanza, insomma, per essere ottimisti! Tom Hanks, intanto, ha spiegato perché ha detto sì a Toy Story 5.

Ivan Marra – cinema.everyeye.it

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