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IL GUSTO DELLE COSE [mercoledì 5 giugno – ore 21]

2024-06-05T23:22:16+02:003 Giugno 2024|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 5 giugno: ore 21,00

Titolo originale: La Passion de Dodin Bouffant
Nazione: Francia
Anno: 2023
Genere: Sentimentale
Durata: 2 ora 14 minuti
Regia: Tran Anh Hùng
Cast: Juliette Binoche, Benoît Magimel, Emmanuel Salinger, Patrick d’Assumçao, Galatéa Bellug
Produzione: Curiosa Films, Gaumont, France 2 Cinéma
Distribuzione: Lucky Red

 

 

 

 

 

 

 

 

Premi

Cannes 2023 – migliore regista
Cesar 2024 – migliore attore protagonista

Trama

Francia, 1885. Eugénie, cuoca eccezionale, lavora da 20 anni per il famoso gastronomo Dodin Bouffant. Col tempo, dal rapporto professionale e la reciproca ammirazione nasce un sentimento. Tuttavia, Eugénie è insicura se legarsi a Dodin, così quest’ultimo decide di fare qualcosa che non aveva mai fatto prima: cucinare per lei…

Curiosità

Lo chef Pierre Gagnaire, 14 stelle Michelin, è stato consulente gastronomico per i piatti presenti nel film.

Il personaggio di Dodin è ispirato sia al romanzo La Vie et la Passion de Dodin-Bouffant, gourmet (1924) dello scrittore svizzero Marcel Rouff che alla figura gastronomo francese Jean Anthelme Brillat-Savarin (1755–1826).

Si tratta del primo film in cui l’ex-coppia Binoche-Magimel recita assieme da I figli del secolo (1999).

Trailer

Recensione

UN FILM CHE SEGNA UNA SVOLTA NEL SOTTOGENERE CIBO-CINEMA: NON PIÙ COMPETIZIONE MA CONDIVISIONE DI SAPERE

Sul finire del XIX secolo in Francia Eugenie, cuoca sopraffina, e Dodin-Bouffant, famoso gastronomo, lavorano fianco a fianco da vent’anni. Il loro è un rapporto di reciproca fiducia che progressivamente si è trasformato in una relazione sentimentale. Eugenie però si ritrae dinanzi all’idea che si consolidi in un matrimonio. Lui però non ha intenzione di arrendersi e si muove, per ottenere il risultato desiderato, sul terreno che li accomuna: la cucina.

Il rapporto tra cinema e cibo è ormai di lunga data ma un film come quello diretto da Tran Anh Hung segna decisamente una svolta in quello che è diventato quasi un sottogenere.

Il modello storico di riferimento è, oltre al romanzo di Marcel Rouff “The Life and the Passion of Dodin-Bouffant, Gourmet”, Jean Anthelme Brillat-Savarin che nel 1825 pubblicò “La fisiologia del gusto” mettendo un punto fermo su quanto si dovesse fare o non fare nell’ambito della gastronomia e della presentazione del cibo a tavola. Dai giusti piatti e bicchieri fino agli accostamenti di certi sapori con certi altri, ogni elemento viene codificato e motivato.

Tran Ann Hung ha avuto poi, in fase di preproduzione, la collaborazione dello chef tristellato Pierre Gagnaire. Ne è nato un film che è distante anni luce da tutti i cooking game che la televisione ci propone perché il suo senso profondo non è la competizione ma la condivisione del sapere.

Fin dalle prime inquadrature, e per l’intera durata del film, vegetali, carni e tutto ciò che contribuisce alla riuscita di un piatto (ivi compreso un profluvio di pentole in rame) sono al centro dell’inquadratura e vengono portati sullo schermo grazie ad uno sguardo che è al contempo tecnicamente attento e sensorialmente partecipe.

Non stupisce venire a sapere che sul set, dopo lo stop di una ripresa, gli attori continuassero a mangiare perché anche le papille gustative dello spettatore, oltre che i succhi gastrici, entrano in attività. Si assiste davvero a una sorta di partitura in cui l’armonia degli elementi, dei colori degli stessi (immaginati) sapori si manifesta in tutta la sua delicata ma al contempo potente presenza.

Su questo pentagramma sensoriale si sviluppano le note di un autunno della vita che vede due persone (una delle due preferisce l’estate mentre l’altra finisce con l’amarle tutte) comunicarsi sentimenti attraverso l’attenzione che mettono nella preparazione dei piatti.

Mai, come si diceva, in competizione tra loro ma semmai con il desiderio di procurare all’altro (o ai commensali amici) un piacere particolare. Con, in più, un valore che si aggiunge e che completa il menu del film. Dodin e Eugenie hanno, come interessata collaboratrice, la piccola Pauline motivata dal desiderio di apprendere. Potrebbe diventare la futura Eugenie ma ha bisogno di qualcuno che condivida con lei non solo la passione per la cucina ma anche i segreti del mestiere. Qualcuno che sappia essere una guida che, come recita una massima zen ricca di saggezza, sia un vero maestro che “ti mostra la tua grandezza, non la sua”. Dodin Bouffant potrebbe essere quella persona?

Giancarlo Zappoli- mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI da 4 a 12 anni
_ ADULTI oltre 60 anni
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

KINDS OF KINDNESS [da venerdì 7 giugno – ore 21]

2024-06-12T20:24:57+02:001 Giugno 2024|Film in sala|

Proiezioni

Mercoledì 12 giugno: ore 21,00 CINEMA IN FESTA
Venerdì 14 giugno: ore 21,00
Sabato 15 giugno: ore 21,00

Domenica 16 giugno: ore 21,00
in lingua originale con sottotitoli italiani

 –   FILM VIETATO AI MINORI DI 14 ANNI –

Titolo originale: Kinds of kindness
Nazione: Stati Uniti d’America, Regno Unito, Irlanda
Anno: 2023
Genere: Commedia, drammatico
Durata: 2 ora 44 minuti
Regia: Yorgos Lanthimos
Cast: Emma Stone, Jesse Plemons, Willem Dafoe, Margaret Qualley, Hong Chau, Joe Alwyn, Mamoudou Athie, Hunter Schafer
Produzione: Element Pictures, Film4, TSG Entertainment, Searchlight Picturesosa Films, Gaumont, France 2 Cinéma
Distribuzione: The Walt Disney Company Italia

 

 

 

Premi

Cannes 2024 – migliore attore protagonista

Trama

La pellicola, una favola contemporanea, si basa su una serie di tre racconti e segmenti che seguono situazioni apparentemente diverse:

  • un uomo senza scelta che cerca di prendere il controllo della sua vita;
  • un poliziotto inquieto perché la moglie, scomparsa in mare, è tornata e sembra essere un’altra persona;
  • una donna determinata a trovare qualcuno, e che, sfruttando abilità psichiche, diventa un prodigioso leader spirituale.

Ogni attore interpreterà più personaggi.

Trailer

Recensione

Kinds Of Kindness è la summa del pensiero di Yorgos Lanthimos.
Il nuovo film, presentato a Cannes, con Emma Stone e Willem Dafoe, è un aggregato di tre storie che esplorano l’assurdo della nostra società tramite il paradosso.

C’è un concetto che in maniere diverse e con conseguenze diverse ricorre in molti film di Yorgos Lanthimos: la maniera in cui le nostre società sono organizzate, il set di regole che condividiamo per relazionarci, è totalmente arbitrario. Per questa ragione spesso nei suoi film inventa altre regole, paradossali, che portano agli stessi esiti, cioè che vessano o liberano i personaggi in modi che riconosciamo esistere anche nella nostra di società. In The Lobster per esempio chi non ha trovato un compagno entro una certa età viene emarginato (un po’ come nel nostro mondo) ma letteralmente proprio, viene deportato in un hotel dove ha l’ultima possibilità di trovare un partner, altrimenti è trasformato in un animale. In Dogtooth la famiglia è il cuore delle aberrazioni sociali, perché un padre tiene i figli reclusi e gli ha insegnato un funzionamento sociale completamente diverso. Addirittura in Povere creature! immagina una società diversa, e cosa accadrebbe alle relazioni di una donna con gli altri se venisse educata senza preconcetti e in piena consapevolezza del potere del proprio corpo.

Kinds Of Kindness, il suo nuovo film, contiene tre sperimentazioni su questo concetto, tre storie da circa 50 minuti l’una, in cui in una maniera o nell’altra le regole sono sovvertite. Nella prima il rapporto direttore/impiegato di una grande società è applicato alla vita reale, cioè un dipendente fa anche a casa tutto quello che gli ordina il suo datore di lavoro, fino al paradosso. Nella seconda una donna, naufragata su un’isola deserta, ha vissuto in una società sovvertita e al suo ritorno nel nostro mondo non è più la stessa (conducendo alla pazzia il marito). Nella terza alla ricerca di una guaritrice, un gruppo di persone è disposta a tutto. In tutte e tre c’è l’umorismo che è il marchio di fabbrica di Lanthimos.

Perché è sempre più evidente come a questo regista greco suoni ridicola la maniera in cui aderiamo alle regole sociali, come se non ne vedessimo l’arbitrarietà e le intendessimo come un baluardo della nostra civiltà. Gli fa ridere quando ci adeguiamo ai dettami del mondo come fossero gli unici possibili, come se da questi discendesse la tenuta della società (quando è il contrario: l’organizzazione è frutto di quello che la società nel suo complesso vuole raggiungere), e quindi le prende in giro queste regole, ne fa un’imitazione enfatizzandone alcuni elementi, oppure ne inventa di paradossali di cui anche noi possiamo ridere, proprio come a lui fanno ridere le nostre.

Ma non solo, Lanthimos, proprio con il suo umorismo, non fa che chiedersi come la società ingabbi con le sue regole e che accada a chi ne esce. Quando nel primo segmento di Kinds Of Kindness ’impiegato viene liberato dal suo padrone e può fare quel che vuole, cioè organizzare la sua vita come gli pare, è di colpo perduto, e tutto il suo mondo fatto di una casa, una moglie, un reddito e un lavoro crolla in modi ridicoli e risibili. Quando nel secondo segmento due coppie di amici si vedono per cena a casa di una delle due, la serata finisce a vedere abbracciati sul divano video porno che i 4 hanno girato qualche sera prima. Come fosse normale. Come se fosse accettabile e fosse una delle molte convenzioni del nostro modello di vita. Invece non lo è. Fa ridere per questo, perché è estremo e paradossale, perché sovverte il normale e perché i personaggi trattano queste convenzioni con la normalità con la quale noi trattiamo le nostre.

Ovviamente non c’è solo questo in questo film molto più sperimentale, radicale e autoriale degli altri, che Lanthimos ha girato in inglese. C’è anche l’altro grande tema che anima le sue storie, cioè la sovversione delle dinamiche di potere (le favorite della regina più potenti di lei, donne sessualmente consapevoli più potenti di uomini, ragazzi che mettono in crisi uomini maturi…), l’unico modo per ribaltare le regole sociali. E soprattutto c’è il sesso come elemento liberatore, sesso non per forza convenzionale, non per forza soggetto alle dinamiche standard. Non è un film narrativo Kinds Of Kindness, almeno non nel senso stretto, ma è un film più piacevole di quelli del periodo greco, in cui Jesse Plemons, Willem Dafoe, Margaret Qualley ed Emma Stone recitano in ognuno dei tre segmenti, e in cui trovano maniere sempre interessanti di interpretare la stranezza di Lanthimos e le sue battute, per rendere in qualche modo umani i suoi personaggi disumani. Non sarà mai questo il film di maggiore successo di Lanthimos, né quello più amato, e del resto non è il suo migliore, ma è la dimostrazione di come, dopo due film da Oscar (La favorita e Povere creature!) sia arrivato, proprio lui, ad avere un potere tale ad Hollywood, da sovvertire l’ordine sociale ed economico che vige lì, e fare ciò che per altri è impossibile, ovvero far produrre a un grande studio (la Searchlight, costola della Disney) un film sperimentale, per nulla mainstream, per nulla commerciale, e totalmente d’autore.

Gabriele Niola- wired.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00
CINEMA IN FESTA € 3,50

_ BAMBINI da 4 a 12 anni
_ ADULTI oltre 60 anni
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

ME CONTRO TE operazione spie [domenica 16 giugno]

2024-06-13T16:52:59+02:001 Giugno 2024|Film in sala|

Proiezioni

Domenica 23 giugno: ore 18,00 – 19,30
cinema revolution (biglietto unico € 3,50

Titolo originale: Inside Out 2
Nazione: Italia
Anno: 2024
Genere: Commedia, fantastico
Durata: 1 ora 2 minuti
Regia: Gianluca Leuzzi
Cast: Luí e Sofí
Produzione: Warner Bros. Entertainment Italia, Colorado Film, Me Contro Te Production
Distribuzione: Warner Bros Italia

 

Trama

L’alleanza dei Malefici, formata dal Signor S., Perfidia, Viperiana e Serpe hanno convinto il mondo sul fatto che Luì e Sofì sono dei criminali e i due, per non essere ricercati, si uniscono ad altri personaggi per dimostrare la loro innocenza e riportare l’armonia sul pianeta.

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI da 4 a 12 anni
_ ADULTI oltre 60 anni
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
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INSIDE OUT 2 [da mercoledì 19 giugno – ore 21]

2024-06-13T16:54:35+02:001 Giugno 2024|Prossimamente|

Proiezioni

Mercoledì 19 giugno: ore 21,00
Venerdì 21 giugno: ore 21,00
Sabato 22 giugno: ore 21,00
Domenica 23 giugno: ore 18,00 – 20,30
Mercoledì 26 giugno: ore 21,00
Venerdì 28 giugno: ore 21,00
Sabato 29 giugno: ore 21,00
Domenica 30 giugno: ore 18,00 – 20,30

Titolo originale: Inside Out 2
Nazione: Stati Uniti d’America
Anno: 2024
Genere: Animazione, commedia, fantastico
Durata: 1 ora 40 minuti
Regia: Kelsey Mann
Produzione: Pixar Animation Studios, Walt Disney Pictures
Distribuzione: The Walt Disney Company Italia

 

 

 

Trama

Riley è ormai adolescente, e sta per affrontare le superiori. Gioia, Tristezza, Rabbia, Disgusto e Paura avranno a che fare inoltre con le nuove emozioni della crisi adolescenziale: Ennui, Imbarazzo, Invidia, Ansia e Nostalgia…

Trailer

Recensione

Dopo la descrizione delle scene di Inside Out 2 mostrate al CinemaCon 2024, vi segnaliamo le prime reazioni della stampa internazionale ai primi trenta minuti dell’attesissimo sequel dei Pixar Animation Studios.

Ad esempio, Tessa Smith di Mama’s Geeky è entusiasta dell’ultimo film della Pixar, e lo ha descritto come “il mio film Pixar preferito” e “un sequel PERFETTO:” “Sono al settimo cielo dopo aver visto 30 minuti di ‘Inside Out 2’! È divertente. Il ritmo è impeccabile. L’animazione è straordinaria. La storia mi ha catturato. Estremamente realistico, per chi come me è genitore di un adolescente. Mi è piaciuto moltissimo!” Karama di The Blerd Girl ha fatto riferimento in particolare ai nuovi personaggi del film, definendo Ennui, Depressione e Ansia “esilaranti”, mentre il critico Jeffrey Harris ha amato “tutte le nuove emozioni” e ha anticipato “alcune esilaranti sorprese:” “Ho visto i primi 30 minuti di ‘Inside Out 2’. Adoro tutte le nuove emozioni. Finora sembra sicuramente un degno sequel e ci sono anche alcune sorprese davvero esilaranti.

Infine, Scott Menzel si è spinto ancora più in là con gli elogi, definendo Inside Out 2 “il miglior film Pixar degli ultimi dieci anni”: “‘Inside Out 2’ sembra il miglior film Pixar degli ultimi dieci anni. Il filmato mostrato è stato molto divertente. Maya Hawke nei panni di Ansia ha rubato la scena.”

Matteo Regoli- cinema.everyeye.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI da 4 a 12 anni
_ ADULTI oltre 60 anni
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

ORIGINAL SUNDAY NIGHT [Domenica 16 giugno – ore 21]

2024-06-12T20:26:56+02:0031 Maggio 2024|Film in sala|

Proiezioni

Domenica 16 giugno: ore 21,00
in lingua inglese con sottotitoli italiani

 –   FILM VIETATO AI MINORI DI 14 ANNI –

Titolo originale: Kinds of kindness
Nazione: Stati Uniti d’America, Regno Unito, Irlanda
Anno: 2023
Genere: Commedia, dramatico
Durata: 2 ora 44 minuti
Regia: Yorgos Lanthimos
Cast: Emma Stone, Jesse Plemons, Willem Dafoe, Margaret Qualley, Hong Chau, Joe Alwyn, Mamoudou Athie, Hunter Schafer
Produzione: Element Pictures, Film4, TSG Entertainment, Searchlight Picturesosa Films, Gaumont, France 2 Cinéma
Distribuzione: The Walt Disney Company Italia

 

 

 

 

 

Premi

Cannes 2024 – migliore attore protagonista

Trama

La pellicola, una favola contemporanea, si basa su una serie di tre racconti e segmenti che seguono situazioni apparentemente diverse:

  • un uomo senza scelta che cerca di prendere il controllo della sua vita;
  • un poliziotto inquieto perché la moglie, scomparsa in mare, è tornata e sembra essere un’altra persona;
  • una donna determinata a trovare qualcuno, e che, sfruttando abilità psichiche, diventa un prodigioso leader spirituale.

Ogni attore interpreterà più personaggi.

Trailer

Recensione

Kinds Of Kindness è la summa del pensiero di Yorgos Lanthimos.
Il nuovo film, presentato a Cannes, con Emma Stone e Willem Dafoe, è un aggregato di tre storie che esplorano l’assurdo della nostra società tramite il paradosso.

C’è un concetto che in maniere diverse e con conseguenze diverse ricorre in molti film di Yorgos Lanthimos: la maniera in cui le nostre società sono organizzate, il set di regole che condividiamo per relazionarci, è totalmente arbitrario. Per questa ragione spesso nei suoi film inventa altre regole, paradossali, che portano agli stessi esiti, cioè che vessano o liberano i personaggi in modi che riconosciamo esistere anche nella nostra di società. In The Lobster per esempio chi non ha trovato un compagno entro una certa età viene emarginato (un po’ come nel nostro mondo) ma letteralmente proprio, viene deportato in un hotel dove ha l’ultima possibilità di trovare un partner, altrimenti è trasformato in un animale. In Dogtooth la famiglia è il cuore delle aberrazioni sociali, perché un padre tiene i figli reclusi e gli ha insegnato un funzionamento sociale completamente diverso. Addirittura in Povere creature! immagina una società diversa, e cosa accadrebbe alle relazioni di una donna con gli altri se venisse educata senza preconcetti e in piena consapevolezza del potere del proprio corpo.

Kinds Of Kindness, il suo nuovo film, contiene tre sperimentazioni su questo concetto, tre storie da circa 50 minuti l’una, in cui in una maniera o nell’altra le regole sono sovvertite. Nella prima il rapporto direttore/impiegato di una grande società è applicato alla vita reale, cioè un dipendente fa anche a casa tutto quello che gli ordina il suo datore di lavoro, fino al paradosso. Nella seconda una donna, naufragata su un’isola deserta, ha vissuto in una società sovvertita e al suo ritorno nel nostro mondo non è più la stessa (conducendo alla pazzia il marito). Nella terza alla ricerca di una guaritrice, un gruppo di persone è disposta a tutto. In tutte e tre c’è l’umorismo che è il marchio di fabbrica di Lanthimos.

Perché è sempre più evidente come a questo regista greco suoni ridicola la maniera in cui aderiamo alle regole sociali, come se non ne vedessimo l’arbitrarietà e le intendessimo come un baluardo della nostra civiltà. Gli fa ridere quando ci adeguiamo ai dettami del mondo come fossero gli unici possibili, come se da questi discendesse la tenuta della società (quando è il contrario: l’organizzazione è frutto di quello che la società nel suo complesso vuole raggiungere), e quindi le prende in giro queste regole, ne fa un’imitazione enfatizzandone alcuni elementi, oppure ne inventa di paradossali di cui anche noi possiamo ridere, proprio come a lui fanno ridere le nostre.

Ma non solo, Lanthimos, proprio con il suo umorismo, non fa che chiedersi come la società ingabbi con le sue regole e che accada a chi ne esce. Quando nel primo segmento di Kinds Of Kindness ’impiegato viene liberato dal suo padrone e può fare quel che vuole, cioè organizzare la sua vita come gli pare, è di colpo perduto, e tutto il suo mondo fatto di una casa, una moglie, un reddito e un lavoro crolla in modi ridicoli e risibili. Quando nel secondo segmento due coppie di amici si vedono per cena a casa di una delle due, la serata finisce a vedere abbracciati sul divano video porno che i 4 hanno girato qualche sera prima. Come fosse normale. Come se fosse accettabile e fosse una delle molte convenzioni del nostro modello di vita. Invece non lo è. Fa ridere per questo, perché è estremo e paradossale, perché sovverte il normale e perché i personaggi trattano queste convenzioni con la normalità con la quale noi trattiamo le nostre.

Ovviamente non c’è solo questo in questo film molto più sperimentale, radicale e autoriale degli altri, che Lanthimos ha girato in inglese. C’è anche l’altro grande tema che anima le sue storie, cioè la sovversione delle dinamiche di potere (le favorite della regina più potenti di lei, donne sessualmente consapevoli più potenti di uomini, ragazzi che mettono in crisi uomini maturi…), l’unico modo per ribaltare le regole sociali. E soprattutto c’è il sesso come elemento liberatore, sesso non per forza convenzionale, non per forza soggetto alle dinamiche standard. Non è un film narrativo Kinds Of Kindness, almeno non nel senso stretto, ma è un film più piacevole di quelli del periodo greco, in cui Jesse Plemons, Willem Dafoe, Margaret Qualley ed Emma Stone recitano in ognuno dei tre segmenti, e in cui trovano maniere sempre interessanti di interpretare la stranezza di Lanthimos e le sue battute, per rendere in qualche modo umani i suoi personaggi disumani. Non sarà mai questo il film di maggiore successo di Lanthimos, né quello più amato, e del resto non è il suo migliore, ma è la dimostrazione di come, dopo due film da Oscar (La favorita e Povere creature!) sia arrivato, proprio lui, ad avere un potere tale ad Hollywood, da sovvertire l’ordine sociale ed economico che vige lì, e fare ciò che per altri è impossibile, ovvero far produrre a un grande studio (la Searchlight, costola della Disney) un film sperimentale, per nulla mainstream, per nulla commerciale, e totalmente d’autore.

Gabriele Niola- wired.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00
CINEMA IN FESTA € 3,50

_ BAMBINI da 4 a 12 anni
_ ADULTI oltre 60 anni
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

IL CORAGGIO DI BLANCHE [da venerdì 10 maggio]

2024-05-15T22:22:53+02:0014 Maggio 2024|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 10 maggio: ore 21,00
Sabato 11 maggio: ore 21,00
Domenica 12 maggio: ore 16,30 – 18,30 – 21,00
Domenica 12 maggio: ore 21,00
in lingua originale con sottotitoli italiani
Mercoledì 15 maggio: ore 21,00

Titolo originale: L’amour et les forêts
Nazione: Francia
Anno: 2024
Genere: Drammatico
Durata: 1 ora 45 minuti
Regia: Valérie Donzelli
Cast: Virginie Efira, Melvil Poupaud, Dominique Reymond, Romane Bohringer.
Produzione: Rectangle Productions, France 2 Cinéma, Les Films de Françoise
Distribuzione: Movies Inspired

 

 

 

 

Trama

Quando Blanche incontra Greg pensa di aver trovato l’uomo della vita. Presto però si ritrova coinvolta in una relazione tossica con un uomo possessivo e pericoloso. Il film ha ottenuto 4 candidature e vinto un premio ai Cesar, 1 candidatura a Lumiere Awards.

Trailer

Recensione

UNA CRONACA ROMANTICA CHE VOLGE IN INFERNO CONIUGALE. I SENTIMENTI, SECONDO DONZELLI, SOTTENDONO UNA SENTENZA BELLICOSA.

Blanche Renard vive a un passo dal mare dove attende l’amore, che arriva e ha lo charme di Grégoire Lamoureux (nomen omen), un perfetto sconosciuto che sembra avere tutto quello che cerca. Cresciuta tra una madre affettuosa e una sorella gemella più intraprendente, Blanche sposa Grégoire e lascia la famiglia per il tetto coniugale. Lontana dalla Bretagna e dagli affetti più cari, la sua idea romantica dell’amore si scontra presto con la realtà e un uomo possessivo, che mente e tesse una tela di menzogne e ricatti. Tra cucina e soggiorno, ufficio e camera da letto, la tragedia domestica si consuma. Vessata dal marito, manipolatore nocivo e inquisitore feroce, Blanche precipita in una disperazione profonda. Non resta che decidere se restare o partire, tacere o denunciare.

La coppia è sovente al centro del cinema di Valérie Donzelli (La guerra è dichiarata, Main dans la main) che si spinge lontana dalla sua zona confort, la commedia ludica dagli accenti pop, per avanzare in un territorio mai esplorato. L’Amour et les forêts traccia un percorso a parte nella sua filmografia, lavorando su due universi completamente separati, il lirismo e il realismo noir, che finiscono per convergere violentemente in un melodramma psicologico.

Il film debutta come una favola, quella narrazione fantastica che attraversa tutte le opere di Donzelli. I toni al principio sono leggeri, oscillazioni incantate e slanci di grazia: una casa sul mare, ‘concepita’ da Jacques Demy, e una bolla di sorellanza, due sorelle e una madre, scoppiata da un principe charmant che bussa alla porta. E come in ogni favola che si rispetti, il lupo non tarda a rivelarsi e a volgere il conte de fées in huis closangosciante.

Perché dietro la ‘porta chiusa’ la belva ringhia e la paura si installa, paralizzando ogni piano. Soltanto la protagonista non lo vede arrivare e adesso si difende come può dalla sua ferocia, trova un lavoro e poi un amante per una parentesi incantata ai margini di una foresta e nel pieno di una tempesta, il miraggio di una felicità impossibile, che fuggirà per rientrare ‘incomprensibilmente’ nella tana del lupo. Perché il male dell’eroina viene da più lontano e piomba lo spettatore nella mente di una donna enigmatica e ambigua, affascinata dalla sua stessa caduta. Il profilo è disegnato da Éric Reinhardt, autore del romanzo omonimo, adattato da Valérie Donzelli e Audrey Diwan (La scelta di Anne), che iscrivono la loro protagonista nella linea di Anna Karenina ed Emma Bovary, eroine della rinuncia, condannate dalle loro scelte.

Ma qui le intenzioni degli autori divergono, se per lo scrittore la questione è l’esplorazione del conflitto tra le nostre aspirazioni e quello che ne facciamo, della maniera in cui l’esistenza si mette di traverso nella ricerca di “intensità” e bellezza, la regista propone un esisto radicalmente diverso, cambiando registro, passo e colore. Donzelli capovolge la cronologia e inventa un intervallo di beatitudine coniugale che precipita nell’incubo e lo attraversa fino a liberare la parola della sua eroina in lotta tra 16mm e digitale. ‘La guerra è dichiarata’, una guerra che il film combatte soprattutto contro se stesso, contro una nuova forma che l’autrice fatica a dosare e a governare. I propositi, chiari sulla carta, faticano a definirsi inciampando uno sull’altro. L’amore romantico e quello tossico, raccontati al tempo imperfetto, la gemellarità e la mostruosità, tutto si mescola in un film che si smarrisce tra i colpi di scena (telefonati) dell’impresa. All’incrocio tra melodia di felicità e note dissonanti anche gli attori faticano a trovare il passo e una composizione ‘adeguata’ al dramma.

Marzia Gandolfi – mymovies.it

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NIENTE DA PERDERE [da venerdì 17 maggio]

2024-05-22T21:45:48+02:0014 Maggio 2024|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 17 maggio: ore 21,00
Sabato 18 maggio: ore 21,00
Domenica 19 maggio: ore 18,30
Domenica 19 maggio: ore 21,00
in lingua originale con sottotitoli italiani
Mercoledì 22 maggio: ore 21,00

Titolo originale: Rien À Perdre
Nazione: Francia
Anno: 2023
Genere: Drammatico
Durata: 1 ora 52 minuti
Regia: Delphine Deloget
Cast: Virginie Efira, Arieh Worthalter, India Hair, Félix Lefebvre, Mathieu Demy
Produzione: Curiosa Films in co-produzione con Unité
Distribuzione: Wanted

 

 

 

 

 

Trama

Niente da perdere, film diretto da Delphine Deloget, racconta la storia di un piccola famiglia unita, formata da Sylvie (Virginie Efira), la madre, e dai suoi due figli, Sofiane e Jean-Jacques (Alexis Tonetti e Félix Lefebvre). I tre vivono a Brest, una cittadina portuale nel nord-ovest della Francia.
Una notte, mentre sua madre è a lavoro, Sofiane si ferisce a casa e a seguito dell’incidente viene fatta una denuncia a Sylvie e sua figlia viene inserita in una casa famiglia. Aiutata da un avvocato e supportata dai suoi figli, la madre si batterà per vie legali per riavere l’affidamento di Sofiane, decisa a vincere contro la macchina amministrativa e giudiziaria…

Trailer

Recensione

UN’OTTIMA VIRGINIE EFIRA IN UN’OPERA IMMERSIVA, IMMEDIATA E URGENTE

Sylvie è una madre single con due figli da accudire il cui più piccolo, Sofiane, è piuttosto problematico. La loro vita è caotica e disordinata, e Sylvie, pur affettuosa e partecipe, è anche un po’ approssimativa nella gestione domestica. Un giorno, mentre la madre è al lavoro cercando di mantenere la famiglia, Sofiane si fa male e finisce in ospedale. I servizi sociali lo allontanano da casa per mandarlo in un istituto, e a Sylvie non resta che intraprendere una battaglia nel tentativo di riavere a casa suo figlio. Il contenzioso avviene fra una madre coraggio che però commette svariati errori lungo il suo percorso e una macchina istituzionale (e burocratica) apparentemente indifferente, ma che ha comunque a cuore la tutela dei minori. E il dilemma diventa: conta più il legame affettivo materno o la necessità di proteggere i più giovani?

Niente da perdere è l’opera prima di finzione della giovane regista Delphine Deloget che proviene dal cinema di realtà e a quella realtà non vuole derogare, anche nel raccontare una storia da lei stessa accuratamente sceneggiata.

Tutto succede davanti ai nostri occhi con un’immediatezza e un’urgenza che fanno il paio con quelle di Sylvie, interpretata da un’ottima Virginie Efira. Il lato più interessante del film è che dà voce e corpo alle ragioni di tutti, tanto la madre, le cui distrazioni non tolgono valore al suo impegno e alla sua devozione verso i figli, quanto l’assistente sociale che individua nel suo sbandamento un pericolo per i ragazzi, soprattutto il fragile Sofiane.

Sylvie entra in un labirinto di cui non conosce l’uscita, ma si intestardisce a trovare una soluzione rischiando di peggiorare la situazione. È facile prendere le sue parti rispetto alla fatica e all’abnegazione di crescere da sola due figli in circostanze economiche precarie, ma non si può essere sordi alla necessità di schermare un ragazzino di otto anni da una vita instabile. C’è spazio anche per altri personaggi: il figlio adolescente di Sylvie, Jacques, anche lui colto in mezzo ad una situazione ingarbugliata, e i fratelli della donna, uno dei quali è un ex giocatore d’azzardo e conosce bene il caos in cui ci si può trovare intrappolati.

Niente da perdere è un film immersivo calato in un quadro famigliare ma anche in una realtà socioeconomica e geografica ben definita, con ricadute sia positive che negative sulle persone che la abitano. E ci spinge a ragionare senza pregiudizi sulle trappole in cui rischiamo tutti di cadere, un po’ a causa nostra, un po’ a causa della rigidità delle istituzioni che ci circondano

Paola Casella – mymovies.it

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CHALLENGERS [da mercoledì 24 aprile – ore 21]

2024-05-09T07:42:15+02:006 Maggio 2024|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 1 maggio: ore 16,00 – 18,30 – 21,00
Venerdì 3 maggio: ore 21,00
Sabato 4 maggio: ore 21,00
Domenica 5 maggio: ore 16,00 – 18,30
Domenica 5 maggio: ore 21,00
in lingua originale con sottotitoli italiani
Mercoledì 8 maggio: ore 21,00

Titolo originale: Challengers
Nazione: USA
Anno: 2024
Genere: Drammatico
Durata: 2 ora 11 minuti
Regia: Luca Guadagnino
Cast: Zendaya, Josh O’Connor, Mike Faist
Produzione: Pascal Pictures, Metro-Goldwyn-Mayer, Frenesy Film
Distribuzione: Warner Bros.

 

 

 

 

 

 

Trama

Tashi Duncan (Zendaya) è una tennista prodigio che deve abbandonare il campo per infortunio ma che, diventata allenatrice, ribadisce di essere una forza della natura che non ammette errori, sia dentro che fuori dal campo. La vedremo occuparsi della carriera sportiva del marito, il fuoriclasse Art (Mike Faist, già visto in West Side Story). Quest’ultimo, dopo una serie di sconfitte, si iscrive al Challenger, un torneo di basso livello nell’ambito del circuito professionistico, e qui si ritrova a dover gareggiare contro l’ex fidanzato della moglie Patrick (Josh O’Connor, il principe Carlo nelle stagioni 3 e 4 di The Crown). Questa era la strategia di Tashi: per la redenzione del marito serve uno scontro sul campo con Patrick, che un tempo era anche il suo migliore amico. Mentre passato e presente si scontrano, la tensione sale e Tashi dovrà chiedersi quale è il prezzo della vittoria…

Trailer

L’intervista

LUCA GUADAGNINO: «CHALLENGERS È UN FILM ANIMATO DALLA VOGLIA DI GIOCARE DI TUTTI NOI
Il regista e il cast di Challengers raccontano la genesi del film

lunedì 22 aprile 2024 – Incontri
“È veramente difficile, al giorno d’oggi, raccontare al cinema una storia di relazioni adulte e di sesso: e io ne avevo le scatole piene!”, esordisce durante un incontro con la stampa internazionale Amy Pascal, produttrice (insieme a Zendaya) di Challengers, il nuovo film di Luca Guadagnino. “E non riesco a pensare ad un regista migliore di Luca per far tornare di moda questo tipo di film”. Del resto è stata proprio Pascal a portare a Guadagnino il copione dello scrittore e drammaturgo Justin Kuritzkes, autore anche dell’adattamento del racconto “Queer” di William S. Burroughs, che sarà la prossima regia di Guadagnino.
“Io e Amy ci siamo corteggiati per anni sperando di poter lavorare insieme: fra noi c’è sempre stata una tacita storia d’amore”, dice il regista sorridendo. “Quando mi ha mandato la sceneggiatura di Challengers stavo lavorando ad un altro progetto e non avevo tempo per leggerlo, ma lei mi ha tempestato di telefonate, letteralmente ogni mezz’ora. Alla fine l’ho letto nelle pause di lavoro e l’ho trovato fantastico, con tre magnifici protagonisti e una struttura così cinematografica che ho chiamato Amy e le ho detto subito di sì. Il fatto poi che Zendaya abbia accettato il ruolo della tennista Tashi Duncan e si sia proposta anche come coproduttrice è stato decisivo. Infine hanno completato il quadro due grandi attori come Josh O’Connor e Mike Faist.”

“Anche io ero su un set quando Amy Pascal mi ha proposto Challengers: stavo girando la serie Euphoria, e tutti sanno che quando lavoro resto concentrata totalmente e non accetto distrazioni”, ricorda Zendaya. “Ma appena ho letto il copione me ne sono innamorata e allo stesso tempo spaventata a morte, perché non assomigliava a nient’altro che avessi interpretato prima: faceva ridere ma non era una commedia, c’erano momenti drammatici ma non era un dramma, si parlava di tennis ma non era uno sport movie. E quando qualcosa mi spaventa in quel modo mi dico: forse è il caso di interpretarlo.”
Il fatto che fosse Luca Guadagnino a dirigerlo è stato per Zendaya un altro forte incentivo. “Sono una sua superfan da molto tempo e ci eravamo già incontrati ad una cena in cui era stato gentilissimo con me, aiutandomi a trovare un’opzione vegetariana in un ristorante italiano, dato che non parlo la sua lingua. Per Challengers ci siamo rivisti via zoom, abbiamo chiacchierato a lungo e ho capito che aveva la mia stessa comprensione della storia e dei personaggi: siamo entrati subito nei dettagli del mio, fino a discutere di quale crema per il corpo Tashi avrebbe usato prima di andare a dormire!”

“Avevo conosciuto Luca tempo fa e avevamo parlato della possibilità di lavorare insieme”, le fa eco Josh O’Connor, che in Challengers ha il ruolo di Patrick, il tennista che contende all’amico Art le attenzioni di Tashi. “Avevo addirittura già letto il copione, perché lo sceneggiatore Justin Kuritzkes me l’aveva fatto vedere un paio di anni prima, quando ero appena arrivato a New York e la mia agente, dato che mi sentivo solo ed ero in cerca di amici, ci aveva presentati. All’inizio non sapevo se sarei stato in grado di interpretare il personaggio di Patrick, così sicuro di sé e così diretto. Patrick accetta fino in fondo le sue debolezze e i suoi difetti, le sue paure e le sue insicurezze – al contrario di me. Ma Luca è stato molto paziente, ha saputo mettermi a mio agio attraverso un lungo processo di preparazione in cui ho dovuto provare a tirare fuori da me le caratteristiche del ruolo senza nasconderle come farei io, perché Patrick non nasconde niente di sé”.

“La caratteristica di Art che mi aveva subito colpito era la paura di essersi disamorato della sua passione, e la sua intensa nostalgia per la purezza e la trascendenza che aveva provato agli inizi”, ricorda Mike Faist, che ha il ruolo del campione Art, sposato a Zendaya ma preoccupato di perderla, così come di aver perso l’interesse per il tennis. “Questo può succedere anche a noi attori, per questo andiamo sempre in cerca di progetti che possano farci provare qualcosa che non abbiamo mai espresso prima. Fin da subito ho capito perfettamente il personaggio di Art, e allo stesso tempo mi ha fatto paura: ma come sempre la paura è un ottimo motivatore. Non conoscevo Luca, ci siamo incontrati per la prima volta via zoom, lui in Italia e io in Ohio. E quando ho fatto il provino a Londra pensavo di non averlo superato, invece Luca mi ha richiamato e mi ha invitato a pranzo, convincendomi ad accettare”.
“Il cinema è fatto di rapporti umani, di relazioni, e così è stato con Zendaya, Josh e Mike”, dice Guadagnino. “Io sono un maniaco del controllo, per questo in genere non mi piace molto stare sui set: ma quello di Challengers è stato veramente divertente, perché animato dalla voglia di giocare di tutti noi”.
Zendaya ha avuto il ruolo più difficile, perché Tashi Duncan non è necessariamente simpatica, e alle anteprime molti l’hanno identificata come la cattiva della storia – anche se quel tipo di cattiva che il pubblico ama odiare. “Sapete una cosa? È stato piacevole interpretare un personaggio femminile cui non frega niente di piacere, e che non è interessata a chiedere perdono: è stata una delle caratteristiche che mi hanno spinta ad accettare il ruolo!”, afferma l’attrice. “La gente ama giudicare il prossimo, ma è difficile farlo con Tashi, perché io stessa ad ogni successiva visione – e da coproduttrice ho rivisto il film tante tante volte”! – ne avevo un’impressione diversa, così come cambiavo idea su chi fossero Patrick e Art.
Challengers ti fa vivere accanto a loro tre e ti consente di imparare qualcosa di nuovo su ognuno tramite ogni piccola svolta della storia. Ed è questa la bellezza del film: ti spinge a empatizzare con i personaggi, invece di limitarti a giudicarli”.

Paola Casella mymovies.it

Recensione

GUADAGNINO DIRIGE UN’ESPLORAZIONE – MALIZIOSAMENTE – SEDUTTIVA DEL DESIDERIO. CHE RIMBALZA COME UNA PALLINA DA TENNIS

Art e Patrick sono amici da quando avevano 12 anni, ed entrambi giocano a tennis sognando una carriera da professionisti. Ma quando in campo scende Tashi, la giocatrice più brillante della sua generazione, la loro amicizia viene messa alla prova dalla competizione per le sue attenzioni. Anni dopo, quando Art, che nel frattempo è diventato una star del tennis (ma sta ancora inseguendo il sogno di vincere gli US Open), partecipa a un challenger, ovvero un incontro di livello inferiore nel mondo dei tornei professionistici, si trova di fronte proprio Patrick, che nel frattempo si è perso per strada, riducendosi a dormire nella sua automobile. E sarà sempre Tashi l’ago della bilancia fra quei due sfidanti che “potrebbero essere contendenti”, parafrasando il Marlon Brando di Fronte del porto, ma potrebbero invece soccombere alla loro tendenza a tirarsi la zappa sui piedi.

In realtà gli sfidanti sono tre, perché comprendono Tashi, la giovane donna volitiva e carismatica che sente il bisogno di controllare tutti e tutto – in primis i propri desideri.

Challengers, scritto dal drammaturgo e romanziere Justin Kuritzkes e diretto da Luca Guadagnino, è una esplorazione geometrica del desiderio che rimbalza come una pallina da tennis e colpisce gli avversari a 200 chilometri all’ora, quasi la velocità del proiettile.

Il triangolo non è l’unica geometria possibile, perché le figure si compongono e ricompongono in modo diverso.

Si fa prima a dire quello che Challengers NON è, a cominciare da “un film sul tennis”, perché Guadagnino racconta lo sport da profano, cominciando col togliergli una delle sue caratteristiche primarie, ovvero il silenzio durante i match, che il regista invade di musica elettronica (firmata da Trent Reznor & Atticus Ross, quelli di The Social Network) pulsante come il battito del cuore di due amici-rivali che solo sul campo riescono a veicolare i propri impulsi più profondi: non a caso il primo riff in scena richiama quello di “I feel love” di Giorgio Moroder. Del resto, come dirà Tashi, “il tennis è una relazione”, e Guadagnino lo usa in questa valenza: il fatto stesso di scegliere quello sport supremamente solitario e isolante per raccontare le regole (scorrette) dell’attrazione è intenzionalmente sovversivo.

Anche le inquadrature – i primissimi piani, le riprese fortemente inclinate o dal basso, come se i giocatori corressero sul vetro, o infine le soggettive, persino quelle della pallina – escono dal tradizionale racconto visivo del match di tennis e sono molto lontane anche da altre interpretazioni cinematografiche come Borg McEnroe o John McEnroe – L’impero della perfezione, ma più vicine al cinema di Sergio Leone, in particolare ai suoi duelli western. Quello che è realistico è invece l’universo fortemente brandizzato in cui si muovono i tre challenger, inconsapevoli di essere usati da un marketing che fa di loro eroi da detronizzare al primo fallimento. In questo senso Challengers sta al tennis come The Dreamers stava al ’68: entrambi si muovono su sfondi apparentemente secondari rispetto alle tensioni fra i tre protagonisti, e in realtà determinanti nella costruzione dei loro destini futuri.

Tuttavia Challengers NON è neanche un romance, nel senso che non racconta i sentimenti ma, appunto, le pulsioni – sessuali, di rivalsa, di autoaffermazione – e i “pensieri stupendi” che animano tre individui intenti a definire il proprio ruolo in modi antitetici. Anche le scene più intime non raccontano infatti un abbandono emotivo ma l’affermazione di un rapporto di potere, come quello dei cani in un cortile: c’è chi domina e chi subisce, chi combatte per essere riconosciuto come top dog e chi china il capo (attenti a dove si trovano le teste dei personaggi dopo le scene di sesso) sottomettendosi simbolicamente al più forte, magari per non perderne le attenzioni. Il film di Guadagnino NON è nemmeno una celebrazione agiografica dell’omosessualità, che è invece continuamente ironizzata (vedi la citazione orale e visiva di banane, churros, manici di racchetta e membri maschili in situazioni beffarde).

Guadagnino tiene desta l’attenzione del pubblico non tanto attraverso la tensione erotica fra i tre quanto attraverso l’abilità con cui manipola le relazioni fra i personaggi, che oscillano fra il materno, il fraterno e il trasgressivo. Anche la più adamantina fra i tre, Tashi, si rivela fragile davanti a chi la confronta con la verità su se stessa: l’interpretazione di Zendaya, un’attrice di cui è “impossibile non innamorarsi”, la salva sul ciglio del baratro della misoginia, così come con la sua espressione finale – che dovrebbe durare qualche secondo più a lungo, o addirittura trasformarsi in un freeze frame – e il suo grido “come on” – che speriamo venga tradotto con la giusta comprensione del suo significato – fanno di lei la divinatrice della “morale” della storia.

Challengers ha fragilità strutturali di cui tenere conto, come una timeline che rischia di confondere gli spettatori con i suoi continui balzi avanti e indietro nel tempo (suggerimento per il pubblico: tenere il taglio di capelli di Zendaya come punto di riferimento temporale), o l’assenza del primo incontro a due fra Tashi e Patrick, che renderebbe più comprensibile ciò che accade più avanti. Ma nella sua voglia di giocare con la natura volubile e feroce del desiderio e con le dinamiche del dominio e della sottomissione, Challengers ha in sé qualcosa di ludicamente, e maliziosamente, seduttivo.

Paola Casella – mymovies.it

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IL CASO GOLDMAN [mercoledì 29 maggio]

2024-05-29T22:18:52+02:003 Maggio 2024|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 29 maggio: ore 21,00

Titolo originale: The Goldman Case
Nazione: Francia
Anno: 2023
Genere: Drammatico
Durata: 1 ora 55 minuti
Regia: Cédric Kahn
Cast: Arieh Worthalter, Arturo Harari, Stéphan Guérin-Tillié, Nicolas Briançon
Produzione: Moonshaker, Tropdebonheur Prods
Distribuzione: Movie Inspired

 

 

 

 

 

Premi

8 candidature e 1 premio ai Cesar

5 candidature e 1 premio Lumiere Awards

Trama

Nel novembre del 1975 inizia il secondo processo a Pierre Goldman, attivista di estrema sinistra condannato in primo grado all’ergastolo per quattro rapine a mano armata, una delle quali ha causato la morte di due farmacisti. In secondo appello, Goldman sostiene la sua innocenza e, in poche settimane, diventa un’icona della sinistra intellettuale. Alla difesa c’e? il giovane avvocato Georges Kiejman, ma il rapporto con il suo assistito presto si fa teso. Goldman, sfuggente e provocatorio, rischia la pena di morte e rende incerto l’esito del processo.

Attivista politico, autore di rapine a mano armata, icona letteraria, figlio dell’Olocausto… Il processo a Pierre Goldman e? un universo a se?, un caso molto piu? grande dell’aula di un tribunale…

Trailer

Recensione

UN’OPERA ASCIUTTA E TESA AFFIDATA ALLA FURIOSA E CARISMATICA INTERPRETAZIONE DEL SUO PROTAGONISTA

La storia vera del secondo processo a cui fu soggetto Pierre Goldman, militante della sinistra estrema francese nel 1975. Accusato di reati multipli, Goldman ammette tutti i capi d’accusa con la veemente eccezione di quelli per omicidio, per i quali non solo si proclama innocente ma si scaglia polemicamente contro tutto e tutti nell’aula di tribunale, rifiutando qualunque caratterizzazione moralistica della sua difficile vita.

Regista e attore ormai veterano del circuito francese, e spesso sensibile all’ispirazione letteraria, Cédric Kahn estrae dalla cronaca anni settanta uno dei suoi film più tesi e meglio riusciti, riportando in auge la figura dell’attivista Pierre Goldman e del suo processo per omicidio.

L’elemento letterario rimane comunque presente, visto che Goldman si fa conoscere (anche da Kahn stesso) per il libro “Memorie oscure di un ebreo polacco nato in Francia”; e del resto questo thriller serrato – intrappolato in modo asfissiante nell’aula giudiziaria – è soprattutto un’opera sul linguaggio e sulla meta-drammaturgia in cui l’universo legale spesso si rifugia.

Le procès Goldman arriva a breve distanza dal grande successo di Saint Omer di Alice Diop, titolo che gli è vicino per come testa i limiti tanto della forma del processo cinematografico quanto quella del processo tout court: in entrambi i casi non c’è in ballo solo l’esito legale, ma la narrativizzazione (a volte perniciosa, e sempre irresistibile) della persona come arma della contesa e come chiave interpretativa di ambigui temi sociali, razziali e politici. La cronaca giudiziaria in Francia è del resto un genere letterario e giornalistico di straordinaria longevità, ed è a questa tradizione che Goldman obietta quando, in apertura del processo, rifiuta di parlare di sé e della propria vita in cerca di pathos e di racconto. “Sono innocente perché sono innocente” dice, tautologia assoluta che dichiara guerra in un sol colpo all’apparato legale e culturale di un paese intero.

È l’inizio di un racconto fatto di sguardi incrociati in una stanza affollata (di poliziotti ma anche di sostenitori di Goldman, un coro greco di reazioni che testimoniano del valore politico del personaggio), che si chiuderà con il verdetto senza concedere nulla al mondo esterno, mentre la rabbia iconoclasta del protagonista non risparmia nemmeno il suo stesso avvocato. Alla figura di quest’ultimo (Georges Kiejman, interpretato da Arthur Harari) viene affidato un breve ma significativo incipit che mette da subito in tensione l’elemento dell’ebraismo di Goldman con il sistema da cui si sente perseguitato, arrivando a equiparare la popolazione ebrea con quella di colore in Francia (e creando così un altro ponte con Saint Omer, che a distanza di decenni riprende il discorso).

Un’opera dai risvolti tanto complessi – eppur così asciutta nel ritmo e nella struttura – si poggia naturalmente sulla furiosa e carismatica interpretazione di Arieh Worthalter, attore belga il cui talento camaleontico viene finalmente premiato con un ruolo di primo piano. Era il padre della protagonista in Girl di Lukas Dhont, e forniva una prova diametralmente opposta al suo Goldman in Rien à perdre al fianco di Virginie Efira. Ora è insieme mattatore e sabotatore, uomo animato dalla contraddizione, e personaggio cinematografico dal magnetismo innegabile.

Tommaso Tocci – mymovies.it

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ORIGINAL SUNDAY NIGHT [Domenica 26 maggio – ore 21]

2024-06-03T21:23:06+02:002 Maggio 2024|Archivio|

Proiezioni

Domenica 2 giugno: ore 21,00
in lingua originale con sottotitoli italiani

Titolo originale: La Passion de Dodin Bouffant
Nazione: Francia
Anno: 2023
Genere: Sentimentale
Durata: 2 ora 14 minuti
Regia: Tran Anh Hùng
Cast: Juliette Binoche, Benoît Magimel, Emmanuel Salinger, Patrick d’Assumçao, Galatéa Bellug
Produzione: Curiosa Films, Gaumont, France 2 Cinéma
Distribuzione: Lucky Red

 

 

 

 

 

Premi

Cannes 2023 – migliore regista
Cesar 2024 – migliore attore protagonista

Trama

Francia, 1885. Eugénie, cuoca eccezionale, lavora da 20 anni per il famoso gastronomo Dodin Bouffant. Col tempo, dal rapporto professionale e la reciproca ammirazione nasce un sentimento. Tuttavia, Eugénie è insicura se legarsi a Dodin, così quest’ultimo decide di fare qualcosa che non aveva mai fatto prima: cucinare per lei…

Curiosità

Lo chef Pierre Gagnaire, 14 stelle Michelin, è stato consulente gastronomico per i piatti presenti nel film.

Il personaggio di Dodin è ispirato sia al romanzo La Vie et la Passion de Dodin-Bouffant, gourmet (1924) dello scrittore svizzero Marcel Rouff che alla figura gastronomo francese Jean Anthelme Brillat-Savarin (1755–1826).

Si tratta del primo film in cui l’ex-coppia Binoche-Magimel recita assieme da I figli del secolo (1999).

Trailer

Recensione

UN FILM CHE SEGNA UNA SVOLTA NEL SOTTOGENERE CIBO-CINEMA: NON PIÙ COMPETIZIONE MA CONDIVISIONE DI SAPERE

Sul finire del XIX secolo in Francia Eugenie, cuoca sopraffina, e Dodin-Bouffant, famoso gastronomo, lavorano fianco a fianco da vent’anni. Il loro è un rapporto di reciproca fiducia che progressivamente si è trasformato in una relazione sentimentale. Eugenie però si ritrae dinanzi all’idea che si consolidi in un matrimonio. Lui però non ha intenzione di arrendersi e si muove, per ottenere il risultato desiderato, sul terreno che li accomuna: la cucina.

Il rapporto tra cinema e cibo è ormai di lunga data ma un film come quello diretto da Tran Anh Hung segna decisamente una svolta in quello che è diventato quasi un sottogenere.

Il modello storico di riferimento è, oltre al romanzo di Marcel Rouff “The Life and the Passion of Dodin-Bouffant, Gourmet”, Jean Anthelme Brillat-Savarin che nel 1825 pubblicò “La fisiologia del gusto” mettendo un punto fermo su quanto si dovesse fare o non fare nell’ambito della gastronomia e della presentazione del cibo a tavola. Dai giusti piatti e bicchieri fino agli accostamenti di certi sapori con certi altri, ogni elemento viene codificato e motivato.

Tran Ann Hung ha avuto poi, in fase di preproduzione, la collaborazione dello chef tristellato Pierre Gagnaire. Ne è nato un film che è distante anni luce da tutti i cooking game che la televisione ci propone perché il suo senso profondo non è la competizione ma la condivisione del sapere.

Fin dalle prime inquadrature, e per l’intera durata del film, vegetali, carni e tutto ciò che contribuisce alla riuscita di un piatto (ivi compreso un profluvio di pentole in rame) sono al centro dell’inquadratura e vengono portati sullo schermo grazie ad uno sguardo che è al contempo tecnicamente attento e sensorialmente partecipe.

Non stupisce venire a sapere che sul set, dopo lo stop di una ripresa, gli attori continuassero a mangiare perché anche le papille gustative dello spettatore, oltre che i succhi gastrici, entrano in attività. Si assiste davvero a una sorta di partitura in cui l’armonia degli elementi, dei colori degli stessi (immaginati) sapori si manifesta in tutta la sua delicata ma al contempo potente presenza.

Su questo pentagramma sensoriale si sviluppano le note di un autunno della vita che vede due persone (una delle due preferisce l’estate mentre l’altra finisce con l’amarle tutte) comunicarsi sentimenti attraverso l’attenzione che mettono nella preparazione dei piatti.

Mai, come si diceva, in competizione tra loro ma semmai con il desiderio di procurare all’altro (o ai commensali amici) un piacere particolare. Con, in più, un valore che si aggiunge e che completa il menu del film. Dodin e Eugenie hanno, come interessata collaboratrice, la piccola Pauline motivata dal desiderio di apprendere. Potrebbe diventare la futura Eugenie ma ha bisogno di qualcuno che condivida con lei non solo la passione per la cucina ma anche i segreti del mestiere. Qualcuno che sappia essere una guida che, come recita una massima zen ricca di saggezza, sia un vero maestro che “ti mostra la tua grandezza, non la sua”. Dodin Bouffant potrebbe essere quella persona?

Giancarlo Zappoli- mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI da 4 a 12 anni
_ ADULTI oltre 60 anni
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

Proiezioni

Domenica 26 maggio: ore 21,00
in lingua originale con sottotitoli italiani

Titolo originale: The Goldman Case
Nazione: Francia
Anno: 2023
Genere: Drammatico
Durata: 1 ora 55 minuti
Regia: Cédric Kahn
Cast: Arieh Worthalter, Arturo Harari, Stéphan Guérin-Tillié, Nicolas Briançon
Produzione: Moonshaker, Tropdebonheur Prods
Distribuzione: Movie Inspired

 

 

 

 

 

Premi

8 candidature e 1 premio ai Cesar

5 candidature e 1 premio Lumiere Awards

Trama

Nel novembre del 1975 inizia il secondo processo a Pierre Goldman, attivista di estrema sinistra condannato in primo grado all’ergastolo per quattro rapine a mano armata, una delle quali ha causato la morte di due farmacisti. In secondo appello, Goldman sostiene la sua innocenza e, in poche settimane, diventa un’icona della sinistra intellettuale. Alla difesa c’e? il giovane avvocato Georges Kiejman, ma il rapporto con il suo assistito presto si fa teso. Goldman, sfuggente e provocatorio, rischia la pena di morte e rende incerto l’esito del processo.

Attivista politico, autore di rapine a mano armata, icona letteraria, figlio dell’Olocausto… Il processo a Pierre Goldman e? un universo a se?, un caso molto piu? grande dell’aula di un tribunale…

Trailer

Recensione

UN’OPERA ASCIUTTA E TESA AFFIDATA ALLA FURIOSA E CARISMATICA INTERPRETAZIONE DEL SUO PROTAGONISTA

La storia vera del secondo processo a cui fu soggetto Pierre Goldman, militante della sinistra estrema francese nel 1975. Accusato di reati multipli, Goldman ammette tutti i capi d’accusa con la veemente eccezione di quelli per omicidio, per i quali non solo si proclama innocente ma si scaglia polemicamente contro tutto e tutti nell’aula di tribunale, rifiutando qualunque caratterizzazione moralistica della sua difficile vita.

Regista e attore ormai veterano del circuito francese, e spesso sensibile all’ispirazione letteraria, Cédric Kahn estrae dalla cronaca anni settanta uno dei suoi film più tesi e meglio riusciti, riportando in auge la figura dell’attivista Pierre Goldman e del suo processo per omicidio.

L’elemento letterario rimane comunque presente, visto che Goldman si fa conoscere (anche da Kahn stesso) per il libro “Memorie oscure di un ebreo polacco nato in Francia”; e del resto questo thriller serrato – intrappolato in modo asfissiante nell’aula giudiziaria – è soprattutto un’opera sul linguaggio e sulla meta-drammaturgia in cui l’universo legale spesso si rifugia.

Le procès Goldman arriva a breve distanza dal grande successo di Saint Omer di Alice Diop, titolo che gli è vicino per come testa i limiti tanto della forma del processo cinematografico quanto quella del processo tout court: in entrambi i casi non c’è in ballo solo l’esito legale, ma la narrativizzazione (a volte perniciosa, e sempre irresistibile) della persona come arma della contesa e come chiave interpretativa di ambigui temi sociali, razziali e politici. La cronaca giudiziaria in Francia è del resto un genere letterario e giornalistico di straordinaria longevità, ed è a questa tradizione che Goldman obietta quando, in apertura del processo, rifiuta di parlare di sé e della propria vita in cerca di pathos e di racconto. “Sono innocente perché sono innocente” dice, tautologia assoluta che dichiara guerra in un sol colpo all’apparato legale e culturale di un paese intero.

È l’inizio di un racconto fatto di sguardi incrociati in una stanza affollata (di poliziotti ma anche di sostenitori di Goldman, un coro greco di reazioni che testimoniano del valore politico del personaggio), che si chiuderà con il verdetto senza concedere nulla al mondo esterno, mentre la rabbia iconoclasta del protagonista non risparmia nemmeno il suo stesso avvocato. Alla figura di quest’ultimo (Georges Kiejman, interpretato da Arthur Harari) viene affidato un breve ma significativo incipit che mette da subito in tensione l’elemento dell’ebraismo di Goldman con il sistema da cui si sente perseguitato, arrivando a equiparare la popolazione ebrea con quella di colore in Francia (e creando così un altro ponte con Saint Omer, che a distanza di decenni riprende il discorso).

Un’opera dai risvolti tanto complessi – eppur così asciutta nel ritmo e nella struttura – si poggia naturalmente sulla furiosa e carismatica interpretazione di Arieh Worthalter, attore belga il cui talento camaleontico viene finalmente premiato con un ruolo di primo piano. Era il padre della protagonista in Girl di Lukas Dhont, e forniva una prova diametralmente opposta al suo Goldman in Rien à perdre al fianco di Virginie Efira. Ora è insieme mattatore e sabotatore, uomo animato dalla contraddizione, e personaggio cinematografico dal magnetismo innegabile.

Tommaso Tocci – mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI da 4 a 12 anni
_ ADULTI oltre 60 anni
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura del comune di Imola
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

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