Archivio

MARIA [continua da mercoledì 8 gennaio]

2025-01-15T22:16:25+01:0031 Ottobre 2024|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 8 gennaio: ore 21,00
Venerdì 10 gennaio: ore 21,00
Sabato 11 gennaio: ore 21,00
Domenica 12 gennaio: ore 16,00 – 18,30
Domenica 12 gennaio: ore 21,00
in versione originale sottotitolata in italiano
Mercoledì 15 gennaio: ore 21,00

Titolo originale: Maria
Nazione: Germania, Stati Uniti d’America, Italia
Anno: 2024
Genere: Biografico, drammatico
Durata: 124 minuti
Regia: Pablo Larraín
Cast: Angelina Jolie, Pierfrancesco Favino, Alba Rohrwacher, Kodi Smit-McPhee, Valeria Golino, Haluk Bilginer, Caspar Phillipson, Alessandro Bressanello, Jeremy Wheeler
Produzione: partment Pictures, Fabula Pictures, Fremantle Media Company e Komplizen Film
Distribuzione: 01 Distribution

 

 

Trama

Gli ultimi anni di vita di una diva del Novecento, la più straordinaria voce della lirica, ma anche regina del jet set, mediaticamente sempre in prima pagina, con la sua vita magnifica eppure dolorosa, e i suoi amori tragici e sofferti. Larrain chiude in gloria la sua trilogia su alcune grandi donne del secolo scorso con il capitolo più compiuto: quello su Maria Callas, la Divina.

Trailer

Recensione

La tormentata storia degli ultimi giorni di Maria Callas è al centro del nuovo racconto biografico di una donna che ha segnato il Novecento secondo Pablo Larrain, dopo Jackie e Spencer. Presentato in concorso a Venezia e al cinema dal 1 gennaio 2025, regala la performance della carriera ad Angelina Jolie.

Le ha raccontate tutte in un periodo circoscritto, chiuse nel proprio smarrimento se non dolore, in una casa diventata eremo di serenità e di limitata comunicazione con un esterno, una società e i media con cui hanno spesso combattuto, cercando di controllarli. Tutte e tre presentate in concorso a Venezia, le tre donne del Novecento – prima Jackie e Spencer e ora Maria – Pablo Larrain le ha raccontate sempre in maniera personale, cercando di proiettare una luce inconsueta sulla proiezione personale di figure dall’enorme rilevanza pubblica. In questo ultimo caso fa quasi incontrare due di loro, con una (intensa) scena in cui Maria Callas si trova sul letto di morte del suo amore sconfinato e dannato, Aristotele Onassis, interrotta dall’arrivo della moglie, la “ufficiale” Jackie, finendo ancora una volta per essere la donna di scorta, costretta a svignarsela segretamente dall’uscita secondaria.

Sono gli ultimi giorni di vita, ormai rinchiusa nella sua casa di Parigi, quelli raccontati in Maria. Si trova con la sua famiglia non ufficiale, la sua corte, sedotta e sinceramente affezionata alla regina della musica, più che personale di servizio. Bruna, la cuoca (Alba Rohrwacher) e Ferruccio come autista e domestico tuttofare (Pierfrancesco Favino). Le giornate passano tra le troppe medicine assunte da anni, lenitivo clinico ma anche esistenziale per i mal di cuore di una vita bellissima e piena di amori, ma anche tragica e tumultuosa. La salute è quella che è, ma mantiene come filo di speranza il sogno di tornare sul palco per cantare, anche se da anni ha dichiarato di voler smettere.

Occasione in realtà per alimentare un’ulteriore conflitto insanabile, uno dei tanti con cui Callas ha vissuto senza freni la sua vita e le sue passioni. Quella fra la voce di una donna ormai malata, anche se poco più che cinquantenne, logorata dalla generosità senza precedenti con cui si è sempre offerta al suo pubblico, non sempre capita, e quella degli anni d’oro, rievocata come fantasma, più che in registrazioni, nei lunghi pomeriggi trascorsi guardando al passato. È l’unica direzione che accompagna, con flashback e momenti quasi onirici, lo sviluppo narrativo di Maria. Scritto con maestria da Steven Knight (Spencer, La promessa dell’assassino), ci porta a fugaci momenti, per lo più il primo e l’ultimo incontro, con Onassis, grande amore e tormento della sua vita amorosa. Come dice lei stessa, è impossibile distinguere l’opera lirica dalla (sua) vita, tanto che alcune esibizioni tra le più memorabili della sua carriera, tutte interpretando scene dolorose, sembrano lentamente trasformare la protagonista nella somma delle tragedie che ha cantato.

Impossibile anche solo pensare a un biopic del genere senza la Maria Callas giusta. Angelina Jolie è evidentemente entrata totalmente in empatia con lei, riconoscendo un’altra diva costretta a vivere in pubblico i suoi tormenti amorosi, desiderata e adorata a livello globale senza però “poter fuggire”, come dice in un fugace incontro con John Kennedy. Jolie riesce a rendere gli inconfondibili occhi di Maria Callas, capaci di passare in un attimo dalla spensieratezza di una fanciulla sognante all’abisso disperato senza consolazione. È davvero l’interpretazione della carriera per l’attrice americana, che ha anche contribuito alle parti canore grazie a sette mesi intensi di studio di canto lirico. Il cinema in generale ha sempre più bisogno di grandi interpretazioni da parte dei pochi divi rimasti in circolazione, per portarli anche al di fuori dalle pagine gossip.

Maria è una splendida celebrazione della musica lirica, del suo potere evocativo, della voce più bella e personale. Un melodramma che con i suoi eccessi fuori dal tempo e dalle stagioni della vita e della nostra società rimane sempre attuale nel rappresentare i ricordi di una vita vissuta senza compromessi. Commuove spesso e travolge con un ritmo implacabile senza perdere eleganza nella messa in scena.

Mauro Donzelli – www.comingsoon.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
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Parthenope [da venerdì 25 ottobre]

2024-11-14T11:06:53+01:0024 Ottobre 2024|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 6 novembre: ore 21,00
Venerdì 8 novembre: ore 21,00
Sabato 9 novembre: ore 21,00
Domenica 10 novembre: ore 18,30 – 21,00
Mercoledì 13 novembre: ore 21,00

Titolo originale: Parthenope
Nazione: Italia
Anno: 2024
Genere: Drammatico
Durata: 136 minuti
Regia: Paolo Sorrentino
Cast: Celeste Dalla Porta, Stefania Sandrelli, Gary Oldman, Silvio Orlando, Luisa Ranieri.
Produzione: Fremantle, The Apartment Pictures, Saint Laurent, Numero 10 e Pathé
Distribuzione: PiperFilm

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Parthenope, il film diretto da Paolo Sorrentino, racconta il lungo viaggio della vita di Parthenope, dal 1950, quando nasce, fino a oggi. Un’epica del femminile senza eroismi, ma abitata dalla passione inesorabile per la libertà, per Napoli e gli imprevedibili volti dell’amore. I veri, gli inutili e quelli indicibili, che ti condannano al dolore. E poi ti fanno ricominciare. La perfetta estate di Capri, da ragazzi, avvolta nella spensieratezza. E l’agguato della fine. Le giovinezze hanno questo in comune: la brevità.
E poi tutti gli altri, i napoletani, vissuti, osservati, amati, uomini e donne, disillusi e vitali, le loro derive malinconiche, le ironie tragiche, gli occhi un po’ avviliti, le impazienze, la perdita della speranza di poter ridere ancora una volta per un uomo distinto che inciampa e cade in una via del centro. Sa essere lunghissima la vita, memorabile o ordinaria. Lo scorrere del tempo regala tutto il repertorio di sentimenti. E lì in fondo, vicina e lontana, questa città indefinibile, Napoli, che ammalia, incanta, urla, ride e poi sa farti male…

Trailer

Recensione

In Parthenope la vita scappa da tutte le parti, come le nostre lacrime mentre cantano Cocciante o Gino Paoli, la giovinezza è sperperata come si deve (e Sorrentino non ne ruba nemmeno un minuto). Paolo Sorrentino trova la bellezza, e il sublime, nelle sue immagini (che partano dall’idea del bello tradizionalmente inteso, o che invece affondino le loro radici nel grottesco, del deforme, nella miseria o nell’osceno) e in un a vicenda che mette assieme e intrecciando la storia di una giovane donna che “si è lasciata andare” per combattere il dolore, quella di una città (Napoli), e una riflessione generale sull’esistenza.
Dentro una forma inconfondibile, studiata, a tratti così esplicitamente pittorica ma sempre spontaneamente e puramente cinematografica, il regista napoletano cristallizza un sentimento potentissimo, riuscendo nel miracolo di farlo liquefare. Gocce di una malinconia e una nostalgia struggenti che rigano le guance del film e dello spettatore, che squarciano il cuore, e che riescono a riguardare contemporaneamente una storia universale e legata al sentimento umano, e una più particolare sul legame con un luogo, una terra. (Federico Gironi – Comingsoon.it)

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La storia di Souleymane [Venerdì 18 ottobre]

2024-10-24T18:02:17+02:0016 Ottobre 2024|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 18 ottobre: ore 21,00
Domenica 20 ottobre: ore 16,30 – 21,00(vers. originale sottotitolata in italiano)
Mercoledì 23 ottobre: ore 21,00

Titolo originale: L’histoire de Souleymane
Nazione: Francia
Anno: 2024
Genere: Drammatico
Durata: 93 minuti
Regia: Boris Lojkine
Cast: Abou Sangare, Nina Meurisse, Alpha Oumar Sow, Emmanuel Yovanie, Younoussa Diallo
Produzione: Unité, Ciné+, Fonds Images de la Diversité, Agence Nationale pr Cohésion des Territoires
Distribuzione: Academy Two

 

 

 

 

 

 

 

Trama

La storia di Souleymane, il film diretto da Boris Lojkine, si svolge a Parigi e il protagonista è Souleymane (Abou Sangare), un fattorino che fa consegne a domicilio sulla sua bici.
Originario della Guinea e richiedente asilo in Francia, Souleymane ha solo due giorni per preparare il colloquio che gli permetterà di rimanere a vivere a Parigi. Per ottenere il permesso di residenza, dovrà raccontare la sua storia al funzionario dell’ufficio rifugiati, ma lui ha deciso di raccontare una storia che non è la sua…

Trailer

Recensione

Immigrato a Parigi dalla Guinea, il giovane Souleymane attende con ansia il colloquio con l’ufficio immigrazione locale per ottenere asilo e regolarizzare la presenza in Francia. Nel frattempo sbarca il lunario sfrecciando per la città in bicicletta e facendo consegne, subaffittando il profilo su un’app da un conoscente. Per dormire, deve prenotare ogni giorno un posto letto nella sistemazione provvisoria statale e presentarsi in tempo la sera alla partenza del pullman, schivando i vari ostacoli umani e istituzionali che cercano di mettergli i bastoni tra le ruote.

Seppur non illuminante dal punto di vista strettamente cinematografico, il terzo film di Lojkine trova ampiamente un motivo di esistere nella capacità di aprire gli occhi di un assonnato pubblico europeo, che troppo spesso fa finta di non vedere cosa succede per strada agli ordini di delivery.

L’esordiente Abou Sangare dona a Souleymane un pathos controllato e quasi inscalfibile, intento a tenere insieme in qualche modo i pezzi di una routine impossibile. Lojkine, che viene dal documentario, gli sta addosso con la macchina da presa e ne mette in fila le vicende in modo cronachistico, coprendo ogni aspetto del suo quotidiano: le consegne, sì – con tanto di periodica corsa contro il tempo per rispondere alle verifiche d’identità di una app non a suo nome – ma anche la situazione abitativa precaria e la ripetizione scolastica di una storia inventata, da imparare a memoria per assicurarsi la residenza tramite l’aiuto di un’industria di “facilitatori” ben poco affidabile.

In mezzo un caleidoscopio di personaggi, chi messo meglio e chi peggio, che mandano in scena un’umanità variabile, dagli sfruttati che sfruttano a loro volta fino ai piccoli momenti di gentilezza che sembrano oasi nel deserto di una società ostile. Apparizioni fugaci, perché nel film tutto si muove veloce e frenetico, e infatti il montaggio a cura di Xavier Sirven è il vero valore aggiunto.

Lojkine riserva poi nel finale un ruolo piccolo ma significativo – perché è lì che tutto va a parare – a Nina Meurisse, che per lui era già stata protagonista nella storia vera e tragica del precedente Camille. È in qualche modo il simbolo del suo cinema, che crede al valore del reale a costo di risultare didascalico; La storia di Souleymane è però il migliore dei suoi tre film, perché limita lo sguardo al terreno di casa, e attraverso quella componente didascalica costringe lo spettatore a fare i conti con le urgenti contraddizioni del loro mondo.

Prezzi

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IL GLADIATORE II [da venerdì 15 novembre]

2024-11-26T10:17:27+01:0015 Ottobre 2024|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 20 novembre: ore 21,00
Venerdì 22 novembre: ore 21,00
Sabato 23 novembre: ore 21,00
Domenica 24 novembre: ore 15,30 – 18,15

Titolo originale: The gladiator II
Nazione: Gran Bretagna, U.S.A.
Anno: 2024
Genere: Azione, avventura, drammatico
Durata: 148 minuti
Regia: Ridley Scott
Cast: Paul Mescal, Pedro Pascal, Connie Nielsen, Denzel Washington, Djimon Hounsou
Produzione: Paramount Pictures, Scott Free Productions, Red Wagon Entertainment, P + M Image Nation
Distribuzione: Eagle Pictures

 

 

 

 

Trama

200 d.C. Vent’anni dopo la morte di Massimo Decimo Meridio, il giovane Lucio, nipote di Marco Aurelio e figlio di Lucilla, viene ridotto in schiavitù in seguito alla conquista della Numidia, dove viveva con la moglie e il figlio, ad opera delle centurie di Marco Acacio. Ispirandosi a Massimo, Lucio decide di combattere come gladiatore e sfidare il potere degli imperatori Caracalla e Geta….

Trailer

Recensione

Ci sono due categorie di film di Ridley Scott: quelli che iniziano con cartelli che spiegano l’antefatto e quelli senza i cartelli. I primi sono la categoria più numerosa, solitamente o di fantascienza o di ambientazione storica, tutto ciò che ha bisogno di un po’ di scritte bianche su sfondo nero per introdurre l’ambientazione. E sono i più ambiziosi. Il Gladiatore II (anche scritto: Il GladIIatore, sul serio) non poteva che appartenere a questa prima categoria, quella della grande introduzione storica. Ci troviamo circa venti anni dopo gli eventi del primo film e non c’è nessun riferimento a Massimo Decimo Meridio, il gladiatore interpretato da Russell Crowe. Almeno all’inizio.

Il protagonista (Paul Mescal) è Lucio, romano che vive nel Nord Africa e lì viene fatto prigioniero, passando per la medesima odissea del primo film: dalle arene di provincia fino al Colosseo, in rotta con l’imperatore. Che stavolta sono due imperatori: i fratelli Geta e Caracalla. Un agente di gladiatori (Denzel Washington) usa questo suo eccezionale prigioniero/guerriero per arrivare a Roma e cercare di prendere il potere. Il gladiatore vince confronti, uccide animali e rivali, e le sue gesta e la sua fama lo portano all’interesse della corte, nei salotti che contano. Anche se non vorrebbe, anzi è restio a questa violenza e odia Roma e l’impero (non senza ragioni). Intanto, lì a Roma, un generale dell’esercito (Pedro Pascal) assiste alla decadenza della corte e finirà coinvolto nella trama.

L’attesa per Il Gladiatore II è l’attesa per un nuovo Russell Crowe, cioè un nuovo protagonista dotato di quel carisma naturale e quella capacità di occupare lo spazio scenico incarnando un guerriero indefesso che stia lì a dar vita ai valori virili più alti. Non è così. Non solo Paul Mescal (che è un attore bravissimo e qui dimostra lati di sé che non avevamo di certo visto in Normal People o Aftersun) non ha quel tipo di personalità, ma nemmeno il suo personaggio ce l’ha. Non ha nessun onore, nessun senso dell’etica, è solo qualcuno pieno di rancore che combatte per vendetta e odia gli imperatori e il governo centrale di Roma. È semmai Pedro Pascal, in tutt’altra parte e minore, a incarnare il carisma militare che aveva Crowe. Il nuovo gladiatore Lucio, non crede alla mitologia gladiatoria, non si beve la bugia della libertà da conquistare nell’arena. Sa che si muore e basta e ha un piano.

L’attesa per Il Gladiatore II è l’attesa per un nuovo Russell Crowe, cioè un nuovo protagonista dotato di quel carisma naturale e quella capacità di occupare lo spazio scenico incarnando un guerriero indefesso che stia lì a dar vita ai valori virili più alti. Non è così. Non solo Paul Mescal (che è un attore bravissimo e qui dimostra lati di sé che non avevamo di certo visto in Normal People o Aftersun) non ha quel tipo di personalità, ma nemmeno il suo personaggio ce l’ha. Non ha nessun onore, nessun senso dell’etica, è solo qualcuno pieno di rancore che combatte per vendetta e odia gli imperatori e il governo centrale di Roma. È semmai Pedro Pascal, in tutt’altra parte e minore, a incarnare il carisma militare che aveva Crowe. Il nuovo gladiatore Lucio, non crede alla mitologia gladiatoria, non si beve la bugia della libertà da conquistare nell’arena. Sa che si muore e basta e ha un piano.

In questo suo volersi modernizzare, il film è riuscito e ben fatto, ma non conquista mai l’epica del suo originale, né ritrova un protagonista con la medesima statura e capacità mitopoietica. Questo è un gladiatore a disagio nel suo ruolo e non potrà mai essere come quell’altro, che pareva nato per esserlo ed è rimasto un mito per i suoi colleghi. E così questo film pare a disagio nel dover esistere: combattuto tra la necessità di ricalcare il precedente e la voglia di raccontare altro. Uno che insegue le mode del cinema (i fumetti, il bromance, l’anacronismo, il rivoluzionarismo giovanile…), invece che fondarle.

Più ancora che per il primo film (e per i film storici in generale), quell’epoca romana raccontata è in realtà il nostro tempo. Dopo Francis Ford Coppola e il suo Megalopolis, questo è il secondo film in meno di un mese a usare l’Impero Romano e la sua decadenza per parlare dell’America e della sua di decadenza. Lo capiamo soprattutto quando Denzel Washington ricicla il sogno americano in sogno romano dicendo: “Ero schiavo e ora controllo l’Impero. Dove se non a Roma può accadere tutto questo?“. Solo che, se Coppola alla fine del suo film immagina che per il cambiamento serva una pace tra le parti sociali all’insegna della creatività (e di una nuova nascita), per Ridley Scott serve di abbattere e radere al suolo tutto per poi ricostruire.

È questa la grande differenza: Il Gladiatore era un film sugli ideali, che affermava che ciò che facciamo in vita riecheggia nell’eternità, quindi si può anche morire sereni (come fa Massimo Decimo Meridio) per una grande impresa. Era il 2000, poi la cosa non è invecchiata granché bene con l’emergere del terrorismo. Questo invece è un film in cui una nuova generazione vuole rimpiazzare quella vecchia e corrotta. È un film sull’abbattere i titani, un film pieno di rabbia per quello che il potere fa alle persone. Un film che non crede più in niente se non nel retaggio del passato (da qui la celebrazione del precedente Gladiatore). E più della rabbia del gladiatore interpretato da Paul Mescal, a passare è la rabbia di Ridley Scott.

Gabriele Niola – www.wired.it

Prezzi

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OCEANIA 2 [da mercoledì 27 novembre]

2024-12-18T21:53:55+01:0010 Ottobre 2024|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 11 dicembre: ore 21,00
Sabato 14 dicembre: ore  18.30
Domenica 15 dicembre: ore 16.30 – 18.30

Titolo originale: Oceania 2
Nazione: U.S.A.
Anno: 2024
Genere: Animazione, avventura, commedia
Durata: 1 ora 40 minuti
Regia:  David G. Derrick Jr., Jason Hand
Produzione: Walt Disney Pictures, Walt Disney Animation Studiose
Distribuzione: The Walt Disney Company Italia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Oceania 2, film diretto da David G. Derrick Jr., Jason Hand e Dana Ledoux Miller, vede Vaiana e Maui partire, dopo tre anni, insieme a un nuovo e improbabile equipaggio marittimo per affrontare un’ardua ed entusiasmante avventura, diversa da qualsiasi altra abbiano mai affrontato.
Dopo aver ricevuto una chiamata del tutto inaspettata da parte dei suoi antenati esploratori, Vaiana si mette in viaggio nei mari lontani dell’Oceania, tra acque piene di pericoli e perdute da tempo.

Trailer


Recensione


Oceania 2 Recensione: tranquilli! È un ottimo sequel

L’orizzonte chiama di nuovo Vaiana per un’avventura alla scoperta delle proprie radici, in un sequel meno impattante del predecessore ma molto solido.

A distanza di 8 anni dal primo, travolgente capitolo, Vaiana torna in Oceania 2 per un’avventura che si pone in aperta continuità con il suo predecessore. Il nuovo Classico Disney, diretto da Dana Ledoux Miller, Jason Hand e David Derrick Jr è infatti un ottimo sequel che ci riporta tra atmosfere rassicuranti e personaggi molto amati, ma non senza rinunciare a qualche interessante novità sull’universo narrativo composto da Maui e compagni.

Oceania 2, infatti, sembra voler pienamente bissare la scia di questo nuovo rinascimento, volta a spezzare la “maledizione dei sequel” ripetendo un’operazione in tutto e per tutto simile ai vari Frozen, Ralph Spaccatutto e via dicendo: quella di creare dei veri e propri franchise interni ai Walt Disney Animation Studios poggiando sulle solidissime basi di protagoniste e protagonisti che nell’ultimo decennio hanno coinvolto maggiormente il pubblico. Potremmo star qui a parlare per ore della lina editoriale della Casa di Topolino, ad oggi composta più da sequel che da nuove proposte, ma intanto è opportuno guardare ai fatti: sono storie, universi e personaggi che funzionano e hanno qualcosa da raccontare. E Vaiana, anche a questo giro, non è da meno.

Il futuro è nel passato

“Perdi ciò che tu hai più amato, è allora che lo avrai trovato”. Ricordate il brano “Il fiume del passato” di Frozen 2? Parlava di antiche memorie perdute, di verità nascoste tra acque misteriose, ma soprattutto della necessità di perdersi nell’ignoto per trovare la propria verità.

Oceania 2 parte da un assunto simile, tornando alla premessa iniziale del primo capitolo: perché la tribù di Vaiana ha smesso di navigare? E dove sono gli altri popoli? Possibile che nel vasto oceano non ci sia nessun altro? Ecco che Oceania 2 diventa una continuazione naturale della storia che 8 anni fa portò la giovane leader di Motunui a viaggiare per restituire a Te Fiti il suo cuore. Ma ci sono ancora tante verità da svelare: e perché il quadro sia completo, Vaiana deve nuovamente imbarcarsi e spingersi verso l’orizzonte, stavolta con l’obiettivo di percorrere le stesse orme dei suoi antenati. Ci troviamo di fronte ad un sequel che, in sostanza, ripete la formula di Frozen 2: quella di proseguire l’epopea della protagonista tornando alle sue origini per svelare i misteri sul suo passato e sul suo retaggio. Per fortuna Oceania 2 riesce a declinare questo tema in maniera diversa, adattandosi al percorso narrativo e psicologico della giovane Vaiana in quanto leader e punto di riferimento della sua tribù: l’eroina non è più l’avventuriera inesperta e sfrontata delle origini, ma è la persona in cui tutti gli abitanti di Motunui ripongono le proprie speranze per una vita migliore. Se Oceania del 2016 raccontava un processo di autoscoperta e di formazione, Oceania 2 sposta il focus sulla figura di Vaiana in quanto leader, e di conseguenza esplora il suo legame con gli altri.

La protagonista non è più sola in questo viaggio: ha dei compagni che decidono di salpare con lei (il ruolo di Maui è invece diverso da quel che si può pensare e non lo svelerò), di conseguenza il film ci trascina verso il suo epilogo con una storia dal sapore molto più corale. Il punto, questa volta, non è raggiungere l’orizzonte, ma attraversarlo, superando i propri limiti per raggiungere il proprio obiettivo a tutti i costi. Oceania 2 si pone quindi come un completamento del primo film, ed è a tutti gli effetti una seconda parte del percorso introspettivo di Vaiana, che si fa portatrice del prototipo di principessa Disney moderna: intraprendente, coraggiosa, carismatica, ma a suo modo ancora fragile e imperfetta.

Un’avventura tra pregi e difetti

Tutto questo porta ad un viaggio divertente ed epico, equamente diviso tra momenti più leggeri e sequenze spettacolari. In questa epopea, proprio come nel primo capitolo, la protagonista incontra tanti personaggi diversi per stile e caratterizzazione: ecco, se dovessi puntare il dito contro un difetto, ci sarebbe da dire che non tutti i comprimari sono modellati in modo del tutto soddisfacente.

Gran parte dei compagni di Vaiana appaiono un po’ stereotipati e, a tratti, poco approfonditi. Sono chiaramente posizionati sullo scacchiere narrativo in funzione dell’eroina e del suo percorso come leader, ma avrei gradito una maggiore introspezione per alcuni di essi. D’altronde, in un viaggio che ha come focus principale il legame tra la protagonista e i suoi amici, bisognava fare qualcosa in più rispetto alle varie macchiette che sono al suo fianco, sebbene il loro spirito di gruppo riesca ad emergere timidamente durante l’atto finale. La vera e più importante novità è che Oceania 2 presenta un vero e proprio villain, un nemico fisico e tangibile che si oppone a Vaiana per i propri scopi egoistici. Purtroppo quest’ultimo rimane sullo sfondo per larga parte del film, ma la sua introduzione ha il merito non soltanto di ampliare la mitologia del franchise, ma anche di accennare a possibili spunti futuri per altre avventure tra gli oceani polinesiani. Mi fermo qui per non incappare in ulteriori spoiler, soprattutto perché Oceania 2 è tutto fuorché un film di transizione: ha una storia di per sé perfettamente autoconclusiva, sebbene il mio consiglio per voi sia quello di rimanere seduti fino alla fine dei titoli di coda…

Un viaggio colorato e spettacolare

Il sequel firmato da Miller, Hand e Derrick Jr conferma anche le meraviglie visive del suo predecessore: Oceania 2 ha un respiro cinematografico importante, e non solo da un punto di vista tecnico (a tal proposito leggete come Oceania 2 vuole alzare l’asticella Disney, abbiamo intervistato un animatore del film!).

Questo sequel è ambizioso anche da un punto di vista registico, con le sue ampissime carrellate su panorami mozzafiato, arricchiti dai colori sgargianti di un oceano sconfinato e dalla natura selvaggia delle mete ignote verso cui si spinge la protagonista. Il film si rivela audace soprattutto in alcune sequenze oniriche, che uniscono ottime intuizioni visive al fascino della cultura mitologica polinesiana. Anche nella sua parte action, in risposta alle buone intuizioni del primo capitolo, Oceania 2 si difende molto bene: sia nelle sue fasi più slapstick, con minacce rappresentate da immensi mostri marini, sia nel combattimento puro, che coinvolge non soltanto il possente Maui con il cattivo di turno, ma vede stavolta persino Vaiana molto più centrale e “fisica”. Tutto ciò è coadiuvato da un comparto di animazioni di primissimo livello: certo, con i Classici Disney siamo ben lontani dalle più recenti sperimentazioni in campo animato (leggete la recensione di quel capolavoro generazionale di Arcane 2), ma il fulcro visivo delle produzioni della Casa di Topolino non è quello di innovare, bensì di consolidarsi. In tal senso è indubbio quanto Oceania 2 sia uno dei migliori film Disney del nuovo millennio per quanto concerne la cura nelle animazioni, dai movimenti dei personaggi alla fluidità di tanti micro-dettagli, come ad esempio i capelli.

Per finire, credo che da un punto di vista del sonoro Oceania 2 dia il meglio di sé soprattutto nella parte orchestrale. Le canzoni, curate sempre da Lin-Manuel Miranda, sono piacevoli ed orecchiabili, ma meno memorabili e impattanti rispetto a quelle del primo capitolo: sicuramente il brano “Perditi”, interpretato in italiano da Giorgia (che doppia il medesimo personaggio che lo canta) è il più rappresentativo e personale per inquadrare a fondo la tematica portante del film, ma forse in questo sequel troverete canzoni un po’ meno incisive rispetto alle splendide “Oltre l’orizzonte” e “Tranquilla!”.
Oceania 2 è, in definitiva, un ottimo sequel, che prosegue sulla scia tracciata da altri franchise Disney: continuare il percorso di crescita della propria protagonista e, al tempo stesso, ampliare la propria mitologia di partenza. Il risultato è un buon film d’avventura, con personaggi simpatici e divertenti, che tuttavia avrebbero necessitato di un maggiore approfondimento per risultare davvero memorabili. L’aspetto più piacevole è la presenza di un vero e proprio villain, che purtroppo rimane perlopiù sullo sfondo, ma ha il pregio di arricchire in modo interessante spunti di trama che potrebbero essere approfonditi in futuro. Il Classico Disney del 2024 risulta forse meno impattante rispetto al primo capitolo, e probabilmente Oceania 2 sta a Oceania esattamente come Frozen 2 sta a Frozen: rappresenta, in definitiva, una continuazione molto solida della propria storia di partenza.

Gabriele Laurino – cinema.everyeye.it

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FLOW – UN MONDO DA SALVARE [8/9 marzo]

2025-03-04T11:36:35+01:004 Ottobre 2024|Archivio|

Oscar 2025 – Migliore film di animazione

Proiezioni

Sabato 8 marzo: ore 18,30
Domenica 9 marzo: ore 18,30

Titolo originale: Flow
Nazione: Belgio, Lettonia, Francia
Anno: 2024
Genere: Animazione
Durata: 1 ora 24 minuti
Regia: Gints Zilbalodis
Produzione: Dream Well Studio, Sacrebleu Productions, Take Five
Distribuzione: Teodora Film

 

 

 

 

 

Trama

Flow, il film d’animazione diretto da Gints Zilbalodis, racconta di una terribile alluvione che devasta il mondo.
Il protagonista della storia è un gatto abituato a vivere per conto suo e che si vede improvvisamente costretto a mettere da parte la sua indipendenza per sopravvivere. In un mondo in cui gli esseri umani sembrano essere scomparsi, l’arrivo dell’inondazione lo costringe infatti a mettersi in salvo su una barca che deve però condividere con un variopinto gruppo di animali, tra cui un lemure, un cane labrador, un capibara e un uccello.
Gli animali imparano a collaborare, ma per il gatto è una sfida estremamente difficile. L’esito però sarà sorprendente. Tra paesaggi di abbagliante bellezza e pericoli imprevisti, il viaggio farà capire a tutti che l’unione è la loro vera forza…

Trailer

La stampa ed i media lo esaltano

Dopo aver incantato il Festival di Cannes e conquistato quattro premi ad Annecy, Flow – Un mondo da salvare uscirà al cinema in Italia con Teodora dal 7 novembre. Capace come pochi di parlare un linguaggio universale e osannato dalla critica di tutto il mondo, il film diretto dal giovanissimo Gints Zilbalodis è già dato da Variety tra i favoriti nella corsa all’Oscar e sarà presentato in anteprima italiana al festival Alice nella Città.

In un mondo in cui gli esseri umani sembrano essere scomparsi, l’arrivo di un’inondazione costringe un gatto a mettersi in salvo su una barca, insieme a un variopinto gruppo di animali. Tra paesaggi di abbagliante bellezza e pericoli imprevisti, il viaggio farà capire a tutti che l’unione è la loro vera forza.

‘Magnifico, lascia senza fiato. É il futuro dell’animazione‘ – Guillermo del Toro

‘Il gioiello che ha illuminato Cannes‘ – Cinematografo

‘Stupisce per maestria e altezza di visione‘ – Libération

‘Zilbalodis va annoverato tra i più grandi artisti dell’animazione mondiale‘ – The Hollywood Reporter

‘Un’odissea spettacolare‘ – Le Monde

‘Il film d’animazione sulla natura più innovativo dai tempi di Bambi‘ – IndieWire

‘Un grande film da Oscar’ – Movieplayer

‘Qualcosa di mai visto prima. Imperdibile‘ – Mashable

Recensione

Un’eccezionale film di animazione adatto a tutti. Un’universale ode alla solidarietà e alla cooperazione

Un gatto nero vede salire pericolosamente intorno a sé il livello dell’acqua, come per un diluvio universale che mira a sommergere il suo mondo. Il gatto comincia a saltellare di superficie in superficie, finché non zompa a bordo di un natante che è una sorta di arca biblica dove si raccoglierà un gruppetto di altri animali in fuga dall’inondazione: un labrador, un capibara, un lemure, e uno strano uccello gigante che potrebbe rivelarsi un predatore. Il gatto, indipendente e solitario per natura, e inizialmente preoccupato solo di salvare se stesso, dovrà imparare a fare squadra. Intorno a lui tanta natura sommersa e qualche manufatto, a indicare la presenza di un’umanità forse scomparsa in epoca precedente: perché il tempo e il luogo qui sono indefiniti, a indicare quell’eterno presente in cui vivono gli animali, intenti solo alla sopravvivenza giorno per giorno, e in questo caso attimo per attimo.

Flow è l’eccezionale film di animazione in grafica computerizzata 3D (ma dal sapore fortemente artigianale) del regista lèttone Gints Zilbalodis, che riesce a creare una metafora allo stesso tempo cinematograficamente avvincente e filosofica raccontando in purezza, e con andamento incalzante, il flusso (questo significa “flow”) della vita che gli animali assecondano con saggezza e sano opportuno.

Non ci sono dialoghi, solo immagini e suoni (eccezionale l’occasionale commento musicale dello stesso Zilbalodis insieme al compositore e connazionale Rihards Zalupe). Il tratto semplice e senza fronzoli risulta incantevole e quasi ipnotico nel trasportarci di sequenza in sequenza, e il fatto che rimandi in qualche modo al videogame non fa altro che aggiungere potenza metafisica alla storia.

Il gatto protagonista ricorda un po’ quello che insieme alla gabbianella animava il film culto di Enzo D’Alò, e ci identifichiamo in lui come in qualunque eroe umano di avventura: sentiamo la sua paura, ammiriamo il suo coraggio, comprendiamo i suoi dubbi circa i compagni di traversata. E lo vediamo compiere gesti di generosità e altruismo dei quali ci domanderemo se saremmo altrettanto capaci, imparando a dare e a ricevere fiducia.

L’acqua è ovunque, in fiumi, distese, cascate improvvise (e si sa quanto sia difficile rendere credibile l’acqua in animazione); sotto si intravvede un mondo arcaico e selvatico, impotente d fronte all’inondazione. Tutto scorre, come in Eraclito, perché questa è la vita, e gli animali lo intuiscono e lo accettano meglio di noi.

Flow non è un film solo per bambini: anche gli adulti ne seguiranno con meraviglia l’animazione in costante movimento e si appassioneranno alle vicende mozzafiato del gruppetto di animali di fronte a sempre nuovi imprevisti. Il film di Zilbalodis è una continua invenzione artistica e narrativa, un incalzare incessante di piccoli e grandi eventi che scorrono insieme assumendo la forma mutevole dell’acqua.

C’è qualcosa di universalmente riconoscibile, di nobile e profondo, in questa narrazione meno morbida e rassicurante del tratto di disegno francese (anche se il regista ha portato in squadra artisti francesi e belgi) e meno spigolosa e a tratti grottesca di quello giapponese. Qui l’animazione è rigorosa ed essenziale, forse anche a causa della matrice luterana lèttone, ma è spirituale senza operare scelte religiose.

Flow è anche una parabola ammonitrice di ispirazione ecologista, ma non diventa mai una lezioncina pedestre o un “catastrophy movie”. È invece un’ode alla solidarietà e alla cooperazione, necessarie per sopravvivere anche agli eventi che rischiano di annullarci per sempre.

Paola Casella – https://www.mymovies.it/film/2024/flow/

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IL PAZZO DI DIO [giovedì 12 dic. – ore 21:00]

2024-12-12T21:35:07+01:001 Ottobre 2024|Archivio|

Proiezioni

Giovedì 12 dicembre: ore 21.00

Titolo originale: Il pazzo di Dio – la strada di Don Oreste Benzi
Nazione: Italia
Anno: 2024
Genere: Documentario, biografico
Durata: 62 minuti
Regia:  Kristian Gianfreda
Produzione: Coffee Time Film
Distribuzione: Coffee Time Film

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Primi anni ’70: don Benzi è un sognatore visionario convinto di poter cambiare il mondo, ma nessuno gli dà credito. Con l’aiuto di un gruppo di volontari sgangherati realizza progetti e apre case di accoglienza in Italia e nel mondo. In particolare, negli anni ’90, don Oreste, nonostante le critiche e l’incredulità della gente, porta alla luce il dramma della prostituzione schiavizzata. Da quel momento fino alla sua morte, nel 2007, don Oreste non ha mai smesso di lottare per gli ultimi della società.

Il film vuole raccontare chi era don Benzi e come ha cambiato il modo di vedere le cose. Una rivoluzione politica, sociale e culturale, quella di don Oreste, che il documentario ripercorre nel tempo, soffermandosi in particolare sulla fine degli anni ‘90, anni in cui quest’uomo di fede e resistenza è particolarmente attivo, soprattutto nell’assistenza e dialogo con le sex workers coinvolte nella tratta dello sfruttamento della prostituzione.

Trailer


Recensione


Il doc-film racconta la vita e le battaglie di don Oreste Benzi, il “parroco dalla tonaca lisa”, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII.l

Don Oreste Benzi è stato un sacerdote che sin dagli anni’70 ha deciso di non restare chiuso nella propria parrocchia ma di andare per le strade di notte a cercare gli ultimi. In particolare avvicinava in particolare le prostitute provenienti dall’Africa (ma non solo) e ridotte in schiavitù per proporre loro la possibilità di una fuga e di una vita diversa.

Un documentario frutto di anni di raccolta e di realizzazione di materiali ricostruisce la personalità di un sacerdote fuori dagli schemi.

“A me non è mai dispiaciuto essere spregiudicato. Spregiudicato vuol dire non mettere i paletti davanti al Dio che viene, all’avventura. A me è piaciuta sempre l’avventura, nel senso etimologico del termine: un qualcosa che viene, e che quindi non c’era. A me piace andare verso ciò che viene, non rimanere fermo a ciò che c’era”. Non c’è niente di meglio di questa dichiarazione d’intenti di Don Benzi per far comprendere a chi non lo conoscesse che tipo di persona fosse. Kristian Gianfreda, che lo ha conosciuto e ha lavorato con lui, ce ne mostra diversi aspetti proponendo sue dichiarazioni e mostrandocelo all’opera.

Ne emerge il ritratto di un uomo fortemente legato alle esperienze dell’infanzia fatte di gioia ma anche intrise del profondo senso di disistima del padre verso se stesso causato dalla propria condizione economica. “Pensava di non valere niente” dice a un certo punto. Da questa considerazione è nata la scintilla che ha acceso il fuoco della sua azione. Non è retorica parlare di fuoco perché basta ascoltarlo per capire quanto la sua azione nascesse da una profonda vitalità che lo spingeva ad andare di notte (come testimoniano le immagini belle perché sfuocate) a cercare i fuochi dei copertoni con un mazzo di rosari in mano per trovare quelle donne portate con l’inganno in Italia dai loro Paesi di origine e poi costrette a prostituirsi.

Gianfreda mostra le molteplici iniziative portate avanti non solo in Italia a favore degli emarginati e degli sfruttati così come non nasconde prese di posizione sulla prostituzione su cui era possibile il dissenso. Ciò che conta però è l’assoluta disponibilità di quest’uomo a mettersi in gioco per sottrarre a un’effettiva schiavitù donne che in lui hanno visto la possibilità di un mutamento della loro condizione di vita. Tutto questo spinto dalla fede in Dio, un tipo di fede che non si ferma alle enunciazioni ma è pronta a immergersi nel dolore e nella sofferenza anche correndo dei rischi per la propria incolumità. Oggi gli sopravvive la Comunità Giovanni XXIII da lui fondata che continua l’opera che il ‘pazzo di Dio’ aveva iniziato senza una struttura alle spalle ma solo guidato dalle pagine del Vangelo. Soprattutto da quelle che ad altri potevano sembrare ‘scomode’

Giancarlo Zappoli – www.mymovies.it

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FREUD – L’ultima analisi [mercoledì 18 dicembre]

2024-12-18T21:54:17+01:001 Ottobre 2024|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 18 dicembre: ore 21,00

ULTIMA PROIEZIONE

Titolo originale: Freud’s Last Session
Nazione: Gran Bretagna
Anno: 2024
Genere: Drammatico
Durata: 108 minuti
Regia: Matt Brown
Cast: Anthony Hopkins, Matthew Goode, Liv Lisa Fries, Jodi Balfour, Stephen Campbell Moore, Jeremy Northam, Orla Brady, Pádraic Delaney, Aidan McArdle
Produzione: Last Session Productions, WestEnd Films, M.Y.R.A. Entertainment, Subotica
Distribuzione: Adler Entertainment

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Due giorni dopo l’invasione tedesca della Polonia, C.S. Lewis (autore de Le Cronache di Narnia e de le Lettere di Berlicche)si reca a Londra da Oxford per incontrare Sigmund Freud, costretto a fuggire dall’Austria l’anno prima in seguito all’Anschluss.

Durante il loro pomeriggio insieme i due discutono dei fatti salienti delle loro vite e Freud incalza Lewis per sapere di più sulla sua infanzia, la conversione al cattolicesimo incoraggiata da J. R. R. Tolkien, i traumi della prima guerra mondiale, la relazione con la madre di un suo commilitone e il rapporto con gli Inklings. La questione delle fede – fondamentale per Lewis, una nevrosi per Freud – li divide profondamente. Lo stesso Freud lascia trapelare le sue insicurezza…

.

Trailer

Recensione

Un film sui massimi sistemi che non lascia spazio alle emozioni. Maestoso Anthony Hopkins

Freud, famoso psicanalista, discorre di massimi sistemi con C. S. Lewis, futuro autore di “Le cronache di Narnia”. Uno non crede e non ha fede, l’altro sì profondamente, entrambi si sforzano a battere l’altro esponendo e dibattendo ampiamente le proprie tesi. Nel frattempo intorno a loro tutto si disgrega, gli allarmi di bombardamento fanno tremare, a due giorni dell’invasione nazista della Polonia e dall’inizio di una guerra disastrosa si distribuiscono per strada le maschere antigas e si evacuano i bambini. C’è anche Anna Freud, figlia omosessuale di Sigmund Freud, con cui quest’ultimo ha un rapporto morboso e complesso. Sarà la pioniera della psicanalisi infantile.

Un film che si regge completamente sull’ennesima maestosa interpretazione di Anthony Hopkins.

Si tratta di Freud – L’ultima analisi, adattamento cinematografico dell’omonimo dramma di Mark St. Germain, tratto dal saggio “The Question of God” di Armand Nicholi. Vale la pena dirlo subito: l’incontro su cui si concentra il film, quello tra Sigmund Freud e C.S. Lewis, non è mai avvenuto. Spunto interessante che rende altrettanto curioso l’instancabile dibattito tra un grande maestro del pensiero del Novecento e un futuro scrittore che si presenta in tutto il suo afflato mistico e spirituale. Se dentro lo studio di Freud si dibatte di anima e interiorità, fuori tuttavia sta per scoppiare l’inferno: Londra è in pieno stato d’allerta, maschere antigas sono state distribuite, ci si rifugia nei bunker per i bombardamenti.

La scena dell’attacco di panico è forte e metaforica di una tensione costante in attesa della catastrofe, che arriverà di lì a due giorni con l’invasione della Polonia e lo scoppio della guerra mondiale. Una guerra che infuria «di nuovo», sottolinea il protagonista, un Hopkins ancora una volta in stato di grazia, capace di tenersi sulle spalle tutto il film interpretando un Freud ormai gravemente malato di tumore che si ostina a non arrendersi alle pene del corpo, ma resiste a colpi di morfina, in compagnia del suo inseparabile cane. Il confronto con il futuro scrittore di “Le cronache di Narnia” non è del tutto impari, colpisce la determinazione a rappresentarlo anche come incontro/scontro generazionale: da una parte uno degli uomini più influenti dell’epoca (e non solo), un maestro che ha segnato e rivoluzionato la storia della medicina e della filosofia, e che di lì a poco praticherà l’eutanasia su se stesso. Dall’altra un giovane professore saputello di Oxford che diventerà uno scrittore di fama mondiale.

Nel mezzo il racconto di un altro personaggio chiave nella vita di Freud, sua figlia Anna. Si racconta la sua relazione omosessuale e scandalosa per l’epoca con Dorothy Burlingham, il complesso di Edipo mai risolto con suo padre e l’irruzione della Gestapo per arrestarla. Neanche a dirlo, la performance di Hopkins ruba a tutti la scena, l’errore palese di base è stato non metterlo in condizione di duettare con un antagonista di pari spessore e carisma, per quanto Matthew Goode provi a difendersi.

Il film si attesta su un livello di didascalismo spinto, interessante giusto su un piano di puro approfondimento, e anche per delle chicche che riporta alla memoria dello spettatore, come la descrizione puntuale della curiosa collezione privata di reperti storici di Freud. Troppo ambizioso sulla carta, il film manca di coinvolgere davvero e finisce per sortire l’effetto di un compito senz’altro ben realizzato, studiato e curato in ogni minimo dettaglio, eppure irrimediabilmente senz’anima

Claudia Catalli – www.mymovies.it

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CONCLAVE [da sab 21 dicembre – ore 18:30]

2024-12-31T10:21:35+01:001 Ottobre 2024|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 25 dicembre: ora 21,00
Giovedì 26 dicembre: ore 21,00
Sabato 28 dicembre: ore 21,00
Domenica 29 dicembre: ore 21,00
in versione originale sottotitolata in italiano
Lunedì 30 dicembre: ore  21,00

 

Titolo originale: Conclave
Nazione: Regno Unito, Stati Uniti d’America
Anno: 2024
Genere: Thriller, drammatico
Durata: 120 minuti
Regia: Edward Berger
Cast: Isabella Rossellini, Ralph Fiennes, Stanley Tucci e Sergio Castellitto
Produzione: FilmNation Entertainment, Indian Paintbrush, House Productions
Distribuzione: Eagle Distribution

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Tratto dal libro best seller di Robert Harris Dal regista premio Oscar Edward Berger (Niente di nuovo sul fronte occidentale), CONCLAVE ci porta nel cuore di uno degli eventi più misteriosi e segreti del mondo: l’elezione di un nuovo Papa. Dopo la morte improvvisa dell’amato e compianto Papa, il Cardinale Lawrence (Ralph Fiennes) è incaricato di dirigere questo delicato processo. Una volta che i leader più potenti della Chiesa Cattolica si riuniscono e si chiudono nelle segrete sale del Vaticano, Lawrence si ritrova intrappolato in una rete di intrighi, tradimenti e giochi di potere. Un oscuro segreto viene alla luce, minacciando di scuotere le fondamenta stesse della Chiesa…

Trailer

Recensione

Un avvincente thriller ispirato all’omonimo romanzo di Robert Harris.

Conclave, basato sull’omonimo romanzo di Robert Harris e diretto dal regista premio Oscar Edward Berger (Niente di nuovo sul fronte occidentale), arriva al cinema dopo essere stato presentato oltreoceano al Telluride Film Festival e in Italia alla Festa del Cinema di Roma.

Dopo la morte improvvista dal Papa, il cardinale Lawrence (Ralph Fiennes), decano del collegio cardinalizio, si trova di fronte all’arduo compito di guidare l’elezione del nuovo pontefice. I rappresentanti più potenti della Chiesa cattolica si riuniscono in Vaticano e, isolati dal mondo esterno, dovranno fare i conti con intrighi, tradimenti e segreti.

Il film mostra l’affascinante dietro le quinte dell’elezione di un nuovo Papa, tra giochi di potere e colpi di scena.

Gli ecclesiastici, provenienti da varie parti del mondo, così come lo stesso Lawrence, sono pedine di un gioco di potere più grande di loro. Dal cardinale Bellini (Stanley Tucci), amico di Lawrence che ne sostiene la candidatura al papato, a tutti gli altri cardinali che puntano ad ottenere la nomina: Tremblay (John Lithgow), Adeyemi (Lucian Msamati) e il tradizionalista Tedesco (Sergio Castellitto). I possibili candidati nascondono dei segreti che, se svelati, potrebbero compromettere la loro elezione a nuovo Papa.

Ralph Fiennes rende magistralmente il conflitto di Lawrence, un uomo dai sani principi, che cerca di guidare il conclave nel migliore dei modi, nonostante le numerose difficoltà. Al suo fianco c’è un cast d’eccezione ma a spiccare su tutti è una splendida Isabella Rossellini nel ruolo di Suor Agnes, voce femminile quasi invisibile in un mondo prettamente maschile, che sebbene compaia in scena per una manciata di minuti, interpreta un personaggio fondamentale e decisivo.

Conclave ci mostra un’elezione del Papa in tempi moderni – i cardinali usano il cellulare e fumano sigarette elettroniche – dove a scontrarsi sono le diverse idee sull’orientamento che la Chiesa dovrebbe prendere. Da una parte il polo più progressista e aperto al cambiamento si contrappone ai più conservatori, ancorati a un’idea obsoleta di Chiesa e contrari ai passi in avanti compiuti dal defunto pontefice.

Dietro all’elezione del futuro pontefice c’è molto di più, si tratta infatti anche di dare inizio ad una nuova era per la Chiesa. L’immagine di una Chiesa corrotta mostra l’ambizione personale dei vari “candidati”, che dominano la scena e sono disposti a tutto pur di prevalere sui rivali e ottenere il potere.

Il dubbio e l’incertezza sono onnipresenti nel film: lo stesso Lawrence dubita, in primis di sé stesso e della sua fede. Tutto e tutti vengono messi in discussione, niente è come sembra. Alla fine, sarà proprio questa incertezza, nella sua accezione positiva, ad avere la meglio e ad unire tutti, lanciando un messaggio di speranza per il futuro.

Il film è ricco di colpi di scena e rivelazioni, la struttura è quella di un thriller politico e numerosi sono i riferimenti più o meno espliciti alla politica attuale e alla contemporaneità. Lo stesso conclave sembra diventare una guerra, che invece irrompe nel mondo esterno e che alcuni, come il cardinale di Kabul Vincent Benitez (Carlos Diehz), hanno vissuto in prima persona.

La musica dà ritmo al film, enfatizza i momenti chiave e ben rende la tensione che pervade lo svolgimento del conclave stesso. Fotografia e regia sono ben curate, ma il più grande punto di forza sono le interpretazioni dei protagonisti, oltre ad una solida sceneggiatura alla base.

In sintesi: Conclave – con un cast stellare e delle ottime interpretazioni, tra tutte quella di Ralph Fiennes – è un thriller ben strutturato, appassionante e intrigante, che offre diversi spunti di riflessione non solo sulla Chiesa ma anche sulla nostra contemporaneità.

 

Giulia Spadaro – www.madmass.it

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XXV Rassegna teatro dialettale Don Romano Fiorentini

2025-03-19T21:37:57+01:001 Ottobre 2024|Archivio|

XXV RASSEGNA TEATRO AMATORIALE DIALETTALE

DON ROMANO FIORENTINI

Torna al donfiorentini, nel periodo gennaio – marzo 2025 con una singola serata (lunedì), la Rassegna dialettale Don Romano Fiorentini. Siamo giunti alla XXV edizione! Le Compagnie, con le consuete passione e verve, porteranno sul palco i loro testi per mantenere vivo il dialetto romagnolo che, con la sua espressività ed immediatezza nel descrivere le situazioni quotidiane, porterà sicuramente le persone a sorridere!


Ingresso € 9,00
La Rassegna verrà effettuata nella sola serata del Lunedì.

Sarà possibile l’acquisto dei biglietti, presso la biglietteria del Cinema – Teatro,
nelle sole serate della Rassegna e quindi a partire dal 13 gennaio 2025 (dalle ore 20.00). 

Sarà altresì possibile l’acquisto dei biglietti in prevendita online tramite
il sito www.donfiorentini.it o direttamente su www.liveticket.it/donfiorentini
a decorrere decorrere dal 6 gennaio 2025
(sull’acquisto online viene applicata la commissione del 10%


LUNEDÌ, 17 MARZO 2025 – ORE 20.45

Compagnia Amici del Teatro di Cassanigo APS

“CHE SGNURÓN…A D’CHE SGRAZIÉ, D’MÌ ZÈJ JUSAFÌ”

Tre atti farseschi 

 

 


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