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SOTTO LE FOGLIE [da sabato 19 aprile – ore 21]

2025-04-29T21:06:35+02:0022 Aprile 2025|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 23 aprile: ore 21,00
Giovedì 24 aprile: ore 21,00
Venerdì 25 aprile: ore 18,30
Domenica 27 aprile: ore 18,30

 

Titolo originale: Quand vient l’automne
Nazione: Francia
Anno: 2025
Genere: Drammatico, Giallo
Durata: 1 h 43 min
Regia: François Ozon
Cast: Josiane Balasko, Garlan Erlos, Hélène Vincent, Ludivine Sagnier.
Produzione:Mandarin & Compagnie
Distribuzione: Bim Distribuzione

 

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Una pensionata vive in un tranquillo villaggio della Borgogna. La donna condivide la sua vita con l’amica di lunga data Marie-Claude Perrin (Josiane Balasko) e si dedica alla cura del suo orto. La sua routine viene sconvolta dall’arrivo della figlia Valérie (Ludivine Sagnier) e del nipote Lucas (Garlan Erlos), per le vacanze di Ognissanti.

Valérie è distaccata e rancorosa verso la madre a causa di un passato difficile. Nel frattempo, Marie-Claude è preoccupata per il figlio Vincent (Pierre Lottin), da poco uscito dal carcere. Michelle, volendo aiutarlo a ricostruire una vita onesta, lo assume come giardiniere. Grato per il sostegno ricevuto, Vincent decide di parlare con Valérie, cercando di migliorare i rapporti tra madre e figlia.

La storia esplora legami familiari complessi, mettendo in luce la capacità di cambiamento nonostante le difficoltà…

Trailer

Recensione

François Ozon cambia genere (e generazione) e passa al polar rurale ficcato nella campagna borgognona.

Michelle ha tre passioni: suo nipote Lucas, la sua migliore amica Marie-Claude e i funghi che raccoglie nei boschi di un piccolo villaggio della Borgogna. La sua unica afflizione è Valérie, figlia ingrata che le rinfaccia il passato – Michelle è un’ex prostituta – e troppo amore per suo figlio. Un incidente a tavola e una quiche di funghi tossici dopo, un equilibrio già fragile si rompe. Valérie accusa Michelle di averla deliberatamente avvelenata e le impedisce d’ora in avanti di rivedere Lucas. A rimettere le cose a posto ci pensa Vincent, figlio di Marie-Claude appena uscito di prigione. Le sue intenzioni sono buone ma scatenano una tragica spirale.

Dopo l’esuberante commedia Mon crime, François Ozon cambia genere (e generazione) e passa al polar rurale ficcato nella campagna borgognona.

Una storia di ottuagenarie, di funghi, di omicidi e di fantasmi. Forme di vita brulicano in un ambiente umido e pulsioni feroci crescono nel cinema francese d’autore, che raccoglie funghi e registra nello stesso anno due film velenosi, crudeli ma soprattutto vitali: Sotto le foglie (François Ozon) e L’uomo nel bosco (Alain Guiraudie). Ozon e Guiraudie condividono un’identità generazionale, sono nati a metà degli anni Sessanta ed esplosi alla fine degli anni Novanta, e un’identità sessuale che infonde sia le loro storie (Gocce d’acqua su pietre roventi, Lo sconosciuto del lago…) che la loro estetica (la questione dello sguardo queer).

Ma potremmo dire al contrario che molto li distingue: il gusto di Ozon per l’eterogeneità, la varietà di generi e stili contro la creazione di un mondo altamente identificabile per Guiraudie, la capacità del primo di infiltrare tutti i livelli dell’industria, contro la permanenza del secondo nel cinema indipendente. Eppure le loro opere interagiscono. Ficcate nella Francia rurale (rispettivamente Borgogna o Aveyron) moltiplicano le corrispondenze: l’identità dei personaggi (una madre anziana e vedova che sposta il desiderio materno dal figlio a un’altra persona e un figlio adulto non amato che scompare brutalmente), l’identità di genere (una macabra commedia poliziesca, tranquillamente amorale, dove il crimine sfugge al giudizio e alla punizione umana) e l’identità di simboli (il fungo).

L’intera rete di significati dei due film, le emozioni che trasmettono e lo stato d’animo che li caratterizza si riassumono in un organismo vegetale che cresce dove vuole, non si coltiva e appartiene decisamente al mondo selvatico. Come il desiderio, i funghi possono curare, nutrire o uccidere. La prossimità tra varietà commestibili e letali diventa per Ozon il sintomo perfetto dell’ambiguità dei suoi personaggi, a partire dalla madre di Hélène Vincent, nutriente e tossica insieme, che quasi uccide la figlia avvelenandola con una torta salata.

Incidente o atto volontario, Sotto le foglie avvolge la sua eroina in un’aura di opacità, sollevando domande destabilizzanti sui legami di sangue. Un rapporto che François Ozon spingerà verso una sorta di riconciliazione profondamente commovente, iniettando una dose omeopatica di fantasia in una storia inverosimile ma a suo modo realistica.

Sul muschio umido della foresta, che diventa il letto di segreti indicibili, l’autore pianta una cronaca familiare interrogando apertamente e senza morale genitori e figli. Mette in discussione il concetto di famiglia, scomponendola e ricomponendola in una forma mista (dis)funzionale. Perché i personaggi di Ozon, come quelli di Guiraudie, sono infedeli alle leggi degli uomini e di dio ma fedeli a quelle del loro cuore. Con un gioco sapiente di ellissi, Ozon chiede allo spettatore di riempire emotivamente gli spazi vuoti e di comporre con tutto quello che resta fuori campo, di considerare tutti i punti di vista e di dubitarne costantemente.

In breve, spetta al pubblico decidere se i nostri eroi hanno commesso un crimine o sono stati solo (s)fortunati, spetta a noi fare luce su un mistero che Ozon si diverte a offuscare, conducendo il suo film verso l’onirismo realistico di Sotto la sabbia. A questo punto solo una cosa è certa: non guarderemo più allo stesso modo la quiche aux champignons della nonna.

 Marzia Gandolfi – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

LA CASA DEGLI SGUARDI [da mercoledì 16 aprile – ore 21]

2025-04-22T21:59:31+02:0028 Marzo 2025|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 16 aprile: ore 21,00
Domenica 20 aprile: ore 18,30
Lunedì 21 aprile: ore 18,30

Titolo originale: La casa degli sguardi
Nazione: Italia
Anno: 2024
Genere: Drammatico
Durata: 1 h 49 min
Regia: Luca Zingaretti
Cast: Gianmarco Franchini, Cristian Di Sante, Federico Tocci, Chiara Celotto.
Produzione:Bibi Film, Clemart, Stand by Me, Rai Cinema
Distribuzione:Lucky Red

 

Il film è trattato dall’omonimo romanzo di Daniele Mencarelli

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Marco ha 20 anni e una grande capacità di sentire, avvertire ed empatizzare con il dolore del mondo, scrive poesie, e cerca nell’alcool e nelle droghe “la dimenticanza”, quello stato di incoscienza impenetrabile anche all’angoscia di esistere e di vivere.
Beve tanto Marco, beve troppo. È in fuga dal dolore ma soprattutto da se stesso. Per vivere si deve anestetizzare, dice. È incapace di “stare” nelle cose, a meno che il tasso alcolico del suo sangue non sia altissimo, e si è allontanato da tutti, amici e fidanzata, spaventati dalla sua voglia di distruggersi.

Anche il padre, testimone di questo lento suicidio, è incapace di gestire tanta sofferenza ma tenta almeno di “esserci”, la madre è mancata da qualche anno lasciato un grande vuoto…

Trailer

Recensione

Luca Zingaretti esordisce alla regia con pudore affidando tutto il pathos al suo giovane protagonista.

Marco è un poeta 23enne alcolizzato che ha abbandonato la scuola, ha perso tutti i suoi amici ed è stato lasciato dalla sua ragazza. L’unico a rimanergli ostinatamente accanto è il padre, un tranviere che lo sorveglia come un cane da guardia, togliendogli il respiro (o almeno così lo percepisce il ragazzo). Una sera Marco sta recandosi ad un reading di poesie ma in preda alla tensione si ubriaca, e fa un incidente d’auto che lo spedisce dritto in ospedale. Suo padre e il suo editore lo spingono a trovarsi un lavoro, nel caso saltino fuori le analisi del suo stato di ebbrezza alla guida, che al momento dell’incidente la polizia ha trascurato. Farà l’addetto alle pulizie all’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, e si unirà ad una squadra che a poco a poco diventerà per lui come una seconda famiglia.

Se questa trama suona familiare è perché ricorda da vicino quella di Tutto chiede salvezza, e non è un caso: “La casa degli sguardi” era il romanzo d’esordio di Daniele Mencarelli che raccontava il suo passato in maniera fortemente autobiografica, come lo farà poi in “Tutto chiede salvezza”, descrivendo il suo TSO.

Dunque il protagonista è di fatto lo stesso: soprattutto ha le stesse caratteristiche caratteriali e comportamentali, il che fa il curioso effetto di renderlo protagonista di una sorta di minisaga, considerato anche che Tutto chiede salvezza è già una serie alla sua seconda stagione.

Questa similitudine purtroppo è un problema per il film d’esordio alla regia di Luca Zingaretti, che in La casa degli sguardi si ritaglia il ruolo del padre interpretandolo con la sua magnifica duttilità di attore. L’impressione infatti è di “già visto”, anche perché non solo il protagonista, ma l’ambiente ospedaliero (che in Tutto chiede salvezza era un struttura psichiatrica) è simile e soprattutto è quasi identica la dinamica attraverso cui Marco si relaziona al suo gruppetto involontario, là di pazienti, qui di addetti alle pulizie.

Quel che distingue Zingaretti da Francesco Bruni, il regista di Tutto chiede salvezza, è il ritmo di narrazione, che in Bruni è più veloce e a tratti più sopra le righe, e qui è rallentato, quasi dilatato: il che è una scelta che rispetta profondamene l’afflato poetico di Marco (ovvero di Daniele Mencarelli), che si muove con un passo e un respiro diversi da quelli del resto del mondo, perché assorbe e restituisce ogni cosa in maniera più profonda, e dunque anche più lenta e sofferta.

Zingaretti regista ha un pudore che ce lo rende caro, ma che rischia di tenerlo al di fuori della narrazione per immagini: non mostra l’unica scena di sesso disponibile, non indugia nell’intimità delle relazioni fra i colleghi e, cosa ancora più insolita per un narratore (e che discosta il film dal libro sul quale è basato), non approfitta del fatto che Marco si trovi in un ospedale pediatrico per raccontare il suo rapporto con i piccoli degenti, che avrebbe un enorme potenziale melodrammatico. Questo è da una parte encomiabile e lo rende un unicum nel panorama cinematografico, dall’altra va inevitabilmente a scapito della riuscita drammaturgica della storia.

In La casa degli sguardi tutto il pathos è affidato a Marco, e per fortuna Zingaretti ha trovato in Gianmarco Franchini, solo al suo secondo ruolo cinematografico dopo Adagio, una perfetta cartina di tornasole. Marco è senza pelle, tutto lo attraversa, e leggiamo sul viso di Franchini anche la più piccola emozione, nonché tutta la paura di vivere del suo personaggio. Franchini, più ancora che recitare, vibra, e rende “empatizzabile” un ruolo di per sé potenzialmente respingente. Intorno a lui Zingaretti, da grande attore, sceglie altri grandi attori di profonda umanità come Federico Tocci (Giovanni), Alessio Moneta, Chiara Celotto e Riccardo Lai (peccato per lo spazio ridotto dato a Cristian Di Sante).

La sceneggiatura di Gloria Malatesta e Stefano Rulli insieme al regista resta però un po’ troppo convenzionale, con siparietti a volte televisivi: visto il contesto cinematografico si poteva osare di più, ed esplorare più a fondo la componente oscura che fa parte della scrittura di Mencarelli, e dell’esperienza durissima che le persone più sensibili attraversano in un mondo homo homini lupus

 Paola Casella – www.mymovies.it

Prezzi

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NONOSTANTE [mercoledì 28 marzo – ore 21]

2025-04-09T23:41:40+02:0026 Marzo 2025|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 9 aprile: ore 21,00

Titolo originale: Nonostante
Nazione: Italia
Anno: 2024
Genere: Drammatico
Durata: 92 min
Regia: Valerio Mastandrea
Cast: Valerio Mastandrea, Dolores Fonzi, Lino Musella, Laura Morante, Giorgio Montanini
Produzione:Tenderstories, HT Film, Rai
Distribuzione:BiM Distribuzione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Un uomo vaga dentro e fuori un ospedale, divertendosi ad interagire con i suoi occupanti – medici, infermieri, pazienti – senza esserne visto. Quell’uomo è in coma, e mentre il suo corpo giace in un letto ospedaliero la sua essenza va in giro e parla con altri pazienti al momento separati dai loro corpi mortali. Ma quando la vittima di un incidente automobilistico entra in stato comatoso e viene ricoverata in quella che era stata la sua stanza tutto cambia per quell’uomo che prendeva la propria solitudine come un gioco. E che ora dovrà cominciare a porsi qualche domanda in più su quanto, e come, ognuno di noi desidera stare al mondo…

Trailer

Recensione

Un film visceralmente personale che esprime attraverso la leggerezza la paura della morte.

Un uomo vaga dentro e fuori un ospedale, divertendosi ad interagire con i suoi occupanti – medici, infermieri, pazienti – senza esserne visto. Quell’uomo è in coma, e mentre il suo corpo giace in un letto ospedaliero la sua essenza va in giro e parla con altri pazienti al momento separati dai loro corpi mortali. Ma quando la vittima di un incidente automobilistico entra in stato comatoso e viene ricoverata in quella che era stata la sua stanza tutto cambia per quell’uomo che prendeva la propria solitudine come un gioco. E che ora dovrà cominciare a porsi qualche domanda in più su quanto, e come, ognuno di noi desidera stare al mondo.

Una delle chiavi di lettura della seconda regia di Valerio Mastandrea dopo Ride è proprio il titolo, perché per un attore che ha fatto del proprio atteggiamento laconico e apparentemente disincantato la sua cifra prendere in considerazione la possibilità di un “nonostante” è già una piccola rivoluzione: sappiamo di dover morire ma nonostante questo viviamo; non sappiamo nulla dell’amore ma nonostante questo amiamo.

La parabola del film è surreale e onirica, ma affonda palpabilmente le sue radici in un dolore autentico e lacerante che riguarda la paura della morte propria e delle persone amate, e che colpisce un cinquantenne per cui questo rischio è diventato improvvisamente più tangibile: non sorprende che Nonostante sia dedicato ad Alberto Mastandrea, il padre di Valerio scomparso nel 2023.

Una parte del protagonista pensa che niente serva a niente, l’altra reagisce con un “non è detto”; da un lato l’uomo sa che tutti prima o poi dobbiamo “lasciare la stanza”, dall’altra afferra le mani di un amico e abbraccia una donna recuperando in quell’attimo un anelito all’eternità.

Nonostante inizia con un funerale ma coltiva la speranza in qualche forma di infinito, ponendosi gli stessi quesiti esistenziali rispetto alla morte e all’amore di Il paradiso può attendere di Warren Beatty (la donna di cui il protagonista si innamora ricorda il personaggio interpretato da Julie Christie) e di Ghost (con tanto di ruolo-tramite fra i vivi e i morti), ma ci sono dentro anche lavori interpretati in precedenza da Mastandrea, come Non pensarci e La linea verticale.

Nonostante è un film visceralmente personale, che si esprime attraverso una leggerezza quasi naif, attenta più a veicolare lo straniamento rispetto al dolore che le capacità autoriali del regista: più a concentrarsi sul salto in lungo che sul salto in alto. La mano solida di scrittura e la sensibilità dello sceneggiatore Enrico Audenino accompagnano bene l’espressività di Mastandrea, rispettandone le peculiarità e l’intimità segreta.

Non poteva che essere lo stesso Mastandrea ad interpretare l’uomo al centro di questa storia, e l’attrice argentina Dolores Fonzi ha grande intensità e una bellezza seducente ma allo stesso tempo “normale”: una donna vera con una sensualità matura e un broncio ribelle che ricordano Jeanne Moraeau. Intorno a loro, in piccoli ritratti ben centrati, si muovono con grazia Laura Morante, Lino Musella, e una galleria di cammei ben selezionati, da Justin Korovkin a Barbara Ronchi, da Luca Lionello all’immancabile (accanto a Mastandrea) Raffaele Vannoli. Le musiche del compositore islandese Tóti Guðnason sono molto belle, come sono emozionanti le canzoni che le intervallano, ma potrebbero essere dosate in modo più discreto.

 Paola Casella – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
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_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

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POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

TIZIANO TERZANI: il vaggio della vita [3 aprile ore 21]

2025-04-04T22:34:28+02:0021 Marzo 2025|Archivio|

 

 

Una rassegna di Documentari su figure di speranza per questo nostro tempo dal titolo “Il coraggio di osare. Tre vie di speranza
dell’uomo nell’uomo”. Abbiamo il desiderio che il Carmine sia nuovamente un punto di riferimento spirituale e culturale non solo per la Chiesa locale ma anche per la nostra Città. La proposta di tre serate non ha la pretesa di essere esaustiva né di attendere un vasto pubblico; al contempo, però, vuole rivolgersi anche alla cittadinanza con quelle provocazioni che scuotono il torpore in cui molti si trovano a vivere. A partire dalle proiezioni dei documentari e con l’aiuto degli ospiti che abbiamo invitato, proveremo ad indagare dove si trova il coraggio
e la libertà di seguire la propria autenticità a partire dalle vite di:

FRANCO BASAGLIA: psichiatra direttore dell’Ospedale Psichiatrico di Gorizia e poi Trieste.
Eliminò la contenzione fisica e l’elettroshock; si deve a lui la chiusura dei manicomi e la legge 180/1978
“Legge Basaglia”. Da allora, al centro della cura del disagio mentale c’è la persona e la sua dignità

Liliana Vivoli interverrà raccontandoci la storia delle strutture psichiatriche imolesi e di come,
soprattutto in ambito infantile, certe scelte avessero anticipato la riforma di Basaglia.

TIZIANO TERZANI: giornalista e scrittore, inviato di guerra ed infine uomo di pace.
Alcuni tra i suoi scritti: “Lettere contro la guerra”, “Un indovino mi disse”, “Fine/Inizio”.

Il giornalista ed editorialista Alen Loreti (biografo di Terzani) intervisterà il regista Mario Zanot.

PAOLO DALL’OGLIO: il padre gesuita che ha creduto fortemente al dialogo e alla reciproca
compenetrazione della spiritualità islamica e cristiana a partire dalla ricostruzione del monastero
di Mar Musa in Siria. Incarcerato da DAESH e mai più tornato.

Francesca dall’Oglio, sorella di padre Paolo, e padre Jihad Youssef dal Monastero
di Mar Musa ci forniranno una chiave di lettura inedita.

 


27/03/2025 – ore 21,00

ingresso € 7,00

TIZIOANO TERZANI: Il viaggio della vita

scarica il pressbook ufficiale in pdf]

E TU SLEGALO [giovedì 27 marzo – ore 21]

2025-03-28T09:27:12+01:0020 Marzo 2025|Archivio|

 

 

Una rassegna di Documentari su figure di speranza per questo nostro tempo dal titolo “Il coraggio di osare. Tre vie di speranza
dell’uomo nell’uomo”. Abbiamo il desiderio che il Carmine sia nuovamente un punto di riferimento spirituale e culturale non solo per la Chiesa locale ma anche per la nostra Città. La proposta di tre serate non ha la pretesa di essere esaustiva né di attendere un vasto pubblico; al contempo, però, vuole rivolgersi anche alla cittadinanza con quelle provocazioni che scuotono il torpore in cui molti si trovano a vivere. A partire dalle proiezioni dei documentari e con l’aiuto degli ospiti che abbiamo invitato, proveremo ad indagare dove si trova il coraggio
e la libertà di seguire la propria autenticità a partire dalle vite di:

FRANCO BASAGLIA: psichiatra direttore dell’Ospedale Psichiatrico di Gorizia e poi Trieste.
Eliminò la contenzione fisica e l’elettroshock; si deve a lui la chiusura dei manicomi e la legge 180/1978
“Legge Basaglia”. Da allora, al centro della cura del disagio mentale c’è la persona e la sua dignità

Liliana Vivoli interverrà raccontandoci la storia delle strutture psichiatriche imolesi e di come,
soprattutto in ambito infantile, certe scelte avessero anticipato la riforma di Basaglia.

TIZIANO TERZANI: giornalista e scrittore, inviato di guerra ed infine uomo di pace.
Alcuni tra i suoi scritti: “Lettere contro la guerra”, “Un indovino mi disse”, “Fine/Inizio”.

Il giornalista ed editorialista Alen Loreti (biografo di Terzani) intervisterà il regista Mario Zanot.

PAOLO DALL’OGLIO: il padre gesuita che ha creduto fortemente al dialogo e alla reciproca
compenetrazione della spiritualità islamica e cristiana a partire dalla ricostruzione del monastero
di Mar Musa in Siria. Incarcerato da DAESH e mai più tornato.

Francesca dall’Oglio, sorella di padre Paolo, e padre Jihad Youssef dal Monastero
di Mar Musa ci forniranno una chiave di lettura inedita.

 


27/03/2025 – ore 21,00

ingresso € 7,00

E TU SLEGALO

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PADRE DALL’OGLIO [martedì 8 aprile – ore 21]

2025-04-09T23:42:14+02:0018 Marzo 2025|Archivio|

PAOLO DALL’OGLIO: il padre gesuita che ha creduto fortemente al dialogo e alla reciproca
compenetrazione della spiritualità islamica e cristiana a partire dalla ricostruzione del monastero
di Mar Musa in Siria. Incarcerato da DAESH e mai più tornato.

Francesca dall’Oglio, sorella di padre Paolo, e padre Jihad Youssef dal Monastero
di Mar Musa ci forniranno una chiave di lettura inedita.

08/04/2025 – ore 21,00

ingresso € 7,00

PADRE DALL’OGLIO

 


Una rassegna di Documentari su figure di speranza per questo nostro tempo dal titolo “Il coraggio di osare. Tre vie di speranza
dell’uomo nell’uomo”. Abbiamo il desiderio che il Carmine sia nuovamente un punto di riferimento spirituale e culturale non solo per la Chiesa locale ma anche per la nostra Città. La proposta di tre serate non ha la pretesa di essere esaustiva né di attendere un vasto pubblico; al contempo, però, vuole rivolgersi anche alla cittadinanza con quelle provocazioni che scuotono il torpore in cui molti si trovano a vivere. A partire dalle proiezioni dei documentari e con l’aiuto degli ospiti che abbiamo invitato, proveremo ad indagare dove si trova il coraggio
e la libertà di seguire la propria autenticità a partire dalle vite di:

FRANCO BASAGLIA: psichiatra direttore dell’Ospedale Psichiatrico di Gorizia e poi Trieste.
Eliminò la contenzione fisica e l’elettroshock; si deve a lui la chiusura dei manicomi e la legge 180/1978
“Legge Basaglia”. Da allora, al centro della cura del disagio mentale c’è la persona e la sua dignità

Liliana Vivoli interverrà raccontandoci la storia delle strutture psichiatriche imolesi e di come,
soprattutto in ambito infantile, certe scelte avessero anticipato la riforma di Basaglia.

TIZIANO TERZANI: giornalista e scrittore, inviato di guerra ed infine uomo di pace.
Alcuni tra i suoi scritti: “Lettere contro la guerra”, “Un indovino mi disse”, “Fine/Inizio”.

Il giornalista ed editorialista Alen Loreti (biografo di Terzani) intervisterà il regista Mario Zanot.

PAOLO DALL’OGLIO: il padre gesuita che ha creduto fortemente al dialogo e alla reciproca
compenetrazione della spiritualità islamica e cristiana a partire dalla ricostruzione del monastero
di Mar Musa in Siria. Incarcerato da DAESH e mai più tornato.

Francesca dall’Oglio, sorella di padre Paolo, e padre Jihad Youssef dal Monastero
di Mar Musa ci forniranno una chiave di lettura inedita.

BERLINO, ESTATE ’42 [da sabato 22 – ore 18,30]

2025-03-25T18:52:41+01:0018 Marzo 2025|Archivio|

Proiezioni

Sabato 22 marzo: ore 18,30
Domenica 23 marzo: ore 16,00

Titolo originale: In Liebe, Eure Hilde
Nazione: Germania
Anno: 2024
Genere: Storico, Drammatico
Durata: 2 h 4 min
Regia: Andreas Dresen
Cast: Liv Lisa Fries, Johannes Hegemann, Lisa Wagner, Alexander Scheer, Emma Bading
Produzione: Pandora Film Produktion GmbH, Leuchtstoff
Distribuzione: Teodora Film

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Nel 1942, mentre l’esercito tedesco sta già affrontando le prime capitolazioni, a Berlino una giovane assistente medica Hilde Rake entra in un gruppo di oppositori al nazismo poi conosciuto come l'”Orchestra rossa”. Qui, in un’oasi di pace e felicità idealmente lontana dall’oppressione del regime, Hilde s’innamora di Hans Coppi e lo sposa. Dopo un’estate passata a fare attività clandestina (per lo più volantinaggio e tentativi di inviare lettere alle forze alleate), Hilde viene arrestata…

Trailer

Recensione

Un film necessario che ritrae un’esperienza di militanza dimenticata dalla storia. Ma rivivificata dal cinema.

Nel 1942, mentre l’esercito tedesco sta già affrontando le prime capitolazioni, a Berlino una giovane assistente medica Hilde Rake entra in un gruppo di oppositori al nazismo poi conosciuto come l'”Orchestra rossa”. Qui, in un’oasi di pace e felicità idealmente lontana dall’oppressione del regime, Hilde s’innamora di Hans Coppi e lo sposa. Dopo un’estate passata a fare attività clandestina (per lo più volantinaggio e tentativi di inviare lettere alle forze alleate), Hilde viene arrestata dalla Gestapo e interrogata. In carcere darà alla luce un figlio, e sarà giustiziata poco dopo. Cosa resta del suo esempio?

Non sono molti i film che trattano il tema della resistenza interna al nazismo, perduta nella repressione del regime hitleriano e, almeno qui da noi in Italia, nell’oblio a cui la storia l’ha condannata.

Anni fa in Italia uscì La rosa bianca, un buon film d’impegno civile sulla vita di Sophie Scholl e del suo gruppo di oppositori (a cui anche McEwan ha dedicato pagine splendide nel suo ultimo romanzo “Lezioni”), impegnati soprattutto a diffondere volantini per sensibilizzare la popolazione tedesca durante la guerra. A quella esperienza rimandano inevitabilmente gli eventi storici raccontati in Berlino, estate ’42, che ricostruisce la vita e l’attivismo della coppia di antifascisti Hilde Rake e Hans Coppi, membri della cosiddetta Orchestra rossa. A narrarne la vicenda è il veterano regista Andreas Dresen, nato e cresciuto nella Germania dell’Est, dove le vicende dell’Orchestra rossa erano circondate da un alone quasi mitologico, ma forse proprio in reazione a una simile narrazione capace di utilizzare il suo consueto stile impressionista (con immagini che del passato ricostruiscono soprattutto gli attimi, i dettagli, più che i grandi eventi) e raccontare in tono minore un’esperienza che vale soprattutto per il suo esempio, più che per i risultati raggiunti.

La sceneggiatura di Laila Stieler coglie bene, infatti, il divario fra la passione dei protagonisti (i coniugi Coppi e il loro gruppo) e il successo della loro azioni (di tutti i messaggi che il gruppo rischiò la vita di mandare all’estero, uno solo arrivò a destinazione, a Mosca), così come la paradossale spensieratezza dei membri dell’Orchestra rossa e l’effettivo pericolo criminale che affrontavano.

Nella prima parte del film, a partire dall’interrogatorio di Hilde che ripercorre liberamente il passato della donna, Dresen ricostruisce le azioni dell’Orchestra rossa e immerge il film in atmosfere dai toni idilliaci, quasi come se i personaggi non capissero in quale mondo vivano, tra l’incoscienza e la proiezione nel futuro, o il regista volesse intelligentemente accomunare la gente comune agli uomini di potere in una rappresentazione della realtà tedesca dell’epoca che aggira gli stereotipi sul nazismo e porta dentro un grande romanzo stratificato e ambiguo, in cui l’enormità del male è così pervasiva da farsi invisibile.

La qualità migliore del film (presentato a Berlino) è la finezza con cui mette in scena la “normalità” della vita sotto un regime, avvicinandosi alla complessità di anni fa, portata ai massimi livelli dal primo Heimat di Reitz. Di contro, con l’avvicinarsi dell’arresto dei Coppi, la fotografia da luminosa si fa cupa, addensando le ombre e i grigi, e porta a una parte finale che mostra in maniera classica soprattutto il destino tragico di Hilde, arrestata all’ottavo mese di gravidanza, costretta a partorire in prigione e poi decapitata nel 1943. Ma quando l’attrice Liv Lisa Fries si muove con un vestito rosso fuoco nel carcere in cui è detenuta, da una semplice apparizione si percepisce la forza della sua esistenza e di conseguenza la necessità di questo film.

Berlino, estate ’42 è un ritratto dolce e malinconico di un’esperienza di militanza dimenticata dalla storia ma rivivificata dal cinema. In particolare, Dresen trasforma la cronaca storica nell’elegia di una donna indomita, spaventata e per questo umanissima, confermandosi autore capace di comporre ritratti femminili di notevole impatto, dopo Una mamma contro G.W. Bush. Nell’incontro tra storia e finzione, il regista sa fare del solido cinema drammatico, trasformando un episodio minore in un monito universale sulla necessità di resistere contro un potere abnorme.

Roberto Manasserowww.mymovies.it

Prezzi

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BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

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_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

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BAMBINI fino a 3 anni
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IL SEME DEL FICO SACRO [da venerdì 21 febbraio – ore 21]

2025-03-03T21:22:54+01:0019 Febbraio 2025|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 26 febbraio: ore 21,00
Venerdì 28 febbraio: ore 21,00
Domenica 2 marzo: ore 15,30

Titolo originale: The Seed of the Sacred Fig
Nazione: Iran
Anno: 2024
Genere: Drammatico
Durata: 2 h 37 min
Regia: Mohammad Rasoulof
Cast: Soheila Golestani, Missagh Zareh, Setareh Maleki, Mahsa Rostami, Niousha Akhshi, Reza Akhlaghirad, Shiva Ordooie
Produzione: Run Way Pictures, Parallel45
Distribuzione: Lucky Red con Bim Distribuzione

 

 

 

 

 

 

Trama

Il Seme del Fico Sacro, film diretto da Mohammad Rasoulof, è ambientato a Teheran, dove i festeggiamenti per la promozione di Iman a giudice istruttore del Tribunale della Guardia Rivoluzionaria coincidono con il movimento di protesta popolare a seguito della morte di una giovane donna.
Iman è alle prese con il peso psicologico del suo nuovo ruolo. Mentre le sue figlie, Rezvan e Sana, sono scioccate e, allo stesso tempo, elettrizzate dagli eventi, la moglie Najmeh cerca di fare del suo meglio per tenere insieme la famiglia.
Quando Iman scopre che la sua pistola d’ordinanza è sparita, sospetta delle tre donne. Spaventato dal rischio di rovinare la sua reputazione e di perdere il lavoro, diventa sempre più paranoico e inizia, in casa propria, un’indagine in cui vengono oltrepassati tutti confini, uno dopo l’altro…

Curiosità

Candidato agli Oscar 2025 come Miglior Film internazionale e vincitore del Premio Speciale della giuria al Festival di Cannes 2024.

Il regista è stato attaccato dal governo della Repubblica Islamica dell’Iran, che l’anno scorso gli ha impedito di recarsi al Festival di Cannes, dove era stato invitato a far parte della giuria di Un certain Regard. Gli è stato confiscato il passaporto dalle autorità iraniane dopo aver presentato A Man of Integrity a Telluride Film Festival, negli USA, ed è stato condannato al carcere (è la terza pena detentiva che sconta in Iran). Dopo mesi di detenzione, è stato rilasciato a causa delle sue condizioni di salute.

Trailer

Recensione

Una famiglia alle prese con un sfaldamento della quiete domestica, proprio mentre l’Iran sta vivendo le proteste della rivoluzione femminile contro il regime. Niente più metafore, Rasoulof regala un dramma dritto contro il cuore della dittatura. La recensione di Mauro Donzelli.

Ormai non ci sono più metafore, si va dritti contro il regime iraniano, a sostengo di una rivoluzione che nasce dalle donne e all’interno di ogni nucleo familiare, con la speranza che travolga la cieca dittatura patriarcale dei mullah. Difficile prescindere da quanto accaduto al di fuori del suo ultimo set e del grande schermo a Mohammad Rasoulof, fra i migliori autori iraniani, che dopo aver concluso il montaggio di The Seed of the Sacred Fig è fuggito dal paese per presentarlo in concorso al Festival di Cannes, dopo una condanna folle a otto anni di prigione, con tanto di frustate annesse. Perché è da anni, da una carriera, che Rasoulof è un artista sul filo della vendetta del regime per i suoi film, come il precedente, Il male non esiste, splendido racconto in quattro episodi sulla pena di morte in Iran, per cui gli venne vietato di lasciare il paese, e quindi di ritirare l’Orso d’oro vinto a Berlino nel 2020.

Ma prima di tutto, The Seed of the Sacred Fig, è un ottimo esempio di cinema fra dramma e paranoia, lungo quel crinale scosceso in cui facilmente piccole situazioni apparentemente marginali possono portare una famiglia a deragliare completamente, portando con sé una figura patriarcale che evidentemente rappresenta anche il sistema di potere dei mullah, paranoico e chiuso all’esterno, lontano da ogni esigenza e richiesta di un popolo giovane e vitale, sempre più stufo di accettare imposizioni che restringono la sfera di ogni libertà, privata e ancora più pubblica. Se il nucleo di prima organizzazione di ogni società è la famiglia, Rasoulof racconta di un padre, di una madre e moglie e delle tre giovani figlie, impegnate fra scuola superiore e università.

Un’apparente lieta notizia, da festeggiare, come la promozione del patriarca a un ruolo da inquirente nel sistema giuridico iraniano, anticamera della promozione a giudice, coincide con l’esplosione della rivoluzione Donna, vita, libertà. Occasione per rendere partecipi le figlie del suo lavoro, prima tenuto segreto, mentre le giovani vivono la tensione per strada e nella loro quotidianità, sempre meno disposte a seguire le regole della casa rigide e perfettamente allineate con il regime. Basta la sparizione della pistola del padre per scatenare una paranoia sempre più irragionevole, mentre la svolta di carriera – con casa e benefit economici inclusi – sembra a rischio. Il suo ruolo pubblico, di fatto solo da imbratta carte e boia pronto a mettere una firma su condanne già altrove decise, sembra incrinarsi in una piccola rivolta domestica, fino a una resa dei conti da thriller pieno di suspence, in un contesto suggestivo e antico come la storia della Persia.

Rasoulof fa ampio uso delle immagini prese dai social delle tante dimostrazioni di immenso coraggio di donne in tutto l’Iran, pronte ad accompagnare una presa di consapevolezza delle due ragazze, nel momento in cui i fatti non vengono più rilanciati a cena o dalle televisioni del regime, ma sono sotto i loro occhi. Si rendono conto che chi viene picchiata e arrestata è la gioventù comune, non trattandosi certo di facinorose criminali. The Seed of the Sacred Fig prosegue come un viaggio a spirale, generando una tensione da thriller di classe, mentre si stringe lo stomaco a vedere un coraggio nella ribellione in cerca di libertà che non rimane certo confinata sullo schermo, ma genera un corto circuito emotivo con quanto accade nel dramma della realtà. Non è forse il miglior film di Rasoulof, ma sicuramente è il più politico e coraggioso.

Mauro Donzelli – www.comingsoon.it

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NOI E LORO [mercoledì 5 marzo – ore 21]

2025-03-05T22:44:12+01:0018 Febbraio 2025|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 5 marzo: ore 21,00

Titolo originale: Jouer avec le Feu
Nazione: Francia
Anno: 2024
Genere: Drammatico
Durata: 1 h 58 min
Regia: Delphine Coulin, Muriel Coulin
Cast: Vincent Lindon, Sophie Guillemin, Benjamin Voisin, Stefan Crepon, Édouard Sulpice, Franco Provenzano, Arnaud Rebotini
Produzione: Curiosa Films, Felicita Films
Distribuzione: I Wonder Pictures

 

 

 

 

 

Trama

Pierre, ferroviere cinquantenne, ha cresciuto i due figli da solo.
Louis e Fus sono molto diversi tra loro. Louis è il minore, ama studiare e dopo il diploma parte per frequentare la Sorbona di Parigi. Fus invece, non ha mai avuto grandi risultati a scuola ed è sempre stato affascinato dalla violenza e dal potere. Questa sua indole lo ha portato ad unirsi a gruppi di estrema destra, andando contro i valori di suo padre.
Il ragazzo tende a chiudersi in se stesso e tra lui e Pierre si crea una distanza che con il tempo si trasforma in conflitto e incomprensione…

Curiosità

Il film è stato presentato in concorso al Festival di Venezia 2024, vincendo il Premio Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Vincent Lindon, attore protagonista della pellicola.

Trailer

Recensione

Un’opera attuale sulla difficoltà, o addirittura impossibilità, di un dialogo. Vincent Lindon sempre una garanzia.

Pierre è un ferroviere cinquantenne che sta crescendo da solo, dopo la morte della moglie, i due figli. Louis, il minore, ha finito gli studi superiori e può lasciare Villerupt per studiare nella non economica Parigi. L’altro, Fus, gioca a calcio, ha una competenza da metalmeccanico e si sta pericolosamente avvicinando a gruppi di estrema destra dei quali condivide le idee e le modalità di azione. Pierre ha tutt’altri ideali e si trova in difficoltà a gestire il rapporto con il figlio.

Delphine e Muriel Coulin scrivono e dirigono un film in cui il femminile è solo apparentemente assente.

Non c’ è un solo personaggio femminile che abbia rilievo in questo film. Questo vale da un punto di vista relativo alle presenze. Perché invece c’è un’assenza che pesa sul nucleo familiare. È quella di una moglie/madre scomparsa prematuramente lasciando tre figure maschili (due delle quali in crescita) a convivere e a confrontarsi.

C’è un elemento che assume valore simbolico in un film in cui il protagonista viene mostrato più volte al lavoro. In particolare in un’immagine in cui avanza, con torcia in mano, di notte, sui binari dell’area ferroviaria presso cui è impiegato. Il buio ideologico che sta progressivamente avvolgendo Fus potrebbe essere vinto dalla fiamma degli ideali che il padre ha sempre sostenuto (anche se ora non è più in prima linea) offrendo ai propri figli dei binari che credeva potessero impedire deragliamenti. Non è andata così ed ora Pierre si trova a dover gestire la relazione con un figlio che continua ad amare ma del quale respinge amicizie e comportamenti.

Vincent Lindon (un nome che costituisce una garanzia di serietà di scelte nel cinema francese) dà al suo personaggio tutte le caratteristiche di un padre che scopre di essere impotente dinanzi a sirene ideologiche e a slogan di facile presa che aprono tra Pierre e Fus varchi sempre più incolmabili.

È un film sulla difficoltà, quando non è addirittura impossibilità, di un dialogo che vede entrare, nella naturale dinamica della necessità di distacco dalle figure parentali propria dell’adolescenza, il veleno di un’ideologizzazione pervasiva che vede l’altro non come avversario con cui dibattere ma piuttosto come nemico da sconfiggere. Anche quando si tratta del proprio genitore al quale non si è smesso, seppure in modo estremamente confuso, di voler bene.

In questo contesto la figura di Louis, il fratello minore, avrebbe potuto risultare di semplice contorno. Invece viene cesellata con cura mostrando al contempo vicinanze e distanze, sia con il fratello che con il padre, a cui è difficile offrire sempre una conciliazione.

Si tratta di un’ulteriore riprova della capacità del cinema d’Oltralpe di affrontare, con partecipazione non disgiunta da verosimiglianza, tematiche sociali di stretta attualità senza trasformarle in pamphlet o in melodrammi a tinte fosche.

Giancarlo Zappoli – www.mymovies.it

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IL CORAGGIO DI OSARE [rassegna di documentari 2025]

2025-04-15T22:23:20+02:0017 Febbraio 2025|Archivio, Rassegne|

 


Una rassegna di Documentari su figure di speranza per questo nostro tempo dal titolo “Il coraggio di osare. Tre vie di speranza
dell’uomo nell’uomo”. Abbiamo il desiderio che il Carmine sia nuovamente un punto di riferimento spirituale e culturale non solo per la Chiesa locale ma anche per la nostra Città. La proposta di tre serate non ha la pretesa di essere esaustiva né di attendere un vasto pubblico; al contempo, però, vuole rivolgersi anche alla cittadinanza con quelle provocazioni che scuotono il torpore in cui molti si trovano a vivere. A partire dalle proiezioni dei documentari e con l’aiuto degli ospiti che abbiamo invitato, proveremo ad indagare dove si trova il coraggio
e la libertà di seguire la propria autenticità a partire dalle vite di:

FRANCO BASAGLIA: psichiatra direttore dell’Ospedale Psichiatrico di Gorizia e poi Trieste.
Eliminò la contenzione fisica e l’elettroshock; si deve a lui la chiusura dei manicomi e la legge 180/1978
“Legge Basaglia”. Da allora, al centro della cura del disagio mentale c’è la persona e la sua dignità

Liliana Vivoli interverrà raccontandoci la storia delle strutture psichiatriche imolesi e di come,
soprattutto in ambito infantile, certe scelte avessero anticipato la riforma di Basaglia.

TIZIANO TERZANI: giornalista e scrittore, inviato di guerra ed infine uomo di pace.
Alcuni tra i suoi scritti: “Lettere contro la guerra”, “Un indovino mi disse”, “Fine/Inizio”.

Il giornalista ed editorialista Alen Loreti (biografo di Terzani) intervisterà il regista Mario Zanot.

PAOLO DALL’OGLIO: il padre gesuita che ha creduto fortemente al dialogo e alla reciproca
compenetrazione della spiritualità islamica e cristiana a partire dalla ricostruzione del monastero
di Mar Musa in Siria. Incarcerato da DAESH e mai più tornato.

Francesca dall’Oglio, sorella di padre Paolo, e padre Jihad Youssef dal Monastero
di Mar Musa ci forniranno una chiave di lettura inedita.

 


 

 

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