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CINEMA REVOLUTION [dal 9/6 al 19/9]

2025-09-09T20:08:09+02:008 Settembre 2025|Approfondimenti|

“CINEMA REVOLUTION Estate 2025”: dal 9 giugno al 19 settembre tutti i film italiani ed europei al prezzo unico di €3,50

Dopo la prima edizione 2023 di “Cinema in festa” partita domenica 9 e terminata giovedì 13 giugno, entra nel vivo la campagna “Cinema Revolution – Che spettacolo l’estate“, iniziativa promossa dal Ministero della Cultura.

A partire dal 9 giugno tutti i film italiani ed europei in programmazione nelle sale aderenti all’iniziativa avranno un costo per gli utenti di soli 3,50 euro. La campagna durerà tutta l’estate e si concluderà con l’edizione autunnale di “Cinema in festa” da domenica 15 a giovedì 19 settembre, periodo durante il quale il prezzo ridotto permetterà la visione nelle sale aderenti di tutti i film.

“Un’iniziativa mirata alla piena ripartenza delle sale, un progetto pensato per ribadirne il ruolo cruciale per lo sviluppo dell’intera filiera nonché l’importanza per la crescita delle nostre comunità. Dopo lo straordinario successo dell’edizione 2023 sono certa che anche la risposta degli spettatori alla ricca stagione di film e promozioni che sta per cominciare regalerà grandi soddisfazioni” ha dichiarato il Sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni.

I film e le sale aderenti a Cinema Revolution sono disponibili su www.cinemarevolution.it.

Per le sale cinematografiche è attiva la piattaforma di rendicontazione degli ingressi registrati con la tariffa promozionale.

Ogni dettaglio e informazione circa la meccanica e gli adempimenti dell’iniziativa possono essere richiesti direttamente a: assistenza@rendicontazionecinemarevolution.it.

ELIO [da mercoledì 18 giugno – ore 21]

2025-07-02T09:26:38+02:0016 Giugno 2025|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 25 giugno: ore 21:00
Domenica 29 giugno: ore 18:30

Titolo originale: Elio
Nazione: USA
Anno: 2025
Genere: Animazione, Fantastico, Avventura
Durata: 1 h 39 min
Regia: Adrian Molina
Produzione: Pixar
Distribuzione: The Walt Disney Company Italia

 

 

 

Trama

Per secoli, le persone hanno guardato all’universo in cerca di risposte: nel nuovo film Disney e Pixar Elio, l’universo risponde! Il lungometraggio originale presenta Elio, un ragazzo di 11 anni con una fervida immaginazione che si ritrova inavvertitamente teletrasportato nel Comuniverso, un’organizzazione interplanetaria con rappresentanti di galassie lontane. Identificato per errore dal resto dell’universo come ambasciatore della Terra e completamente impreparato a questo tipo di pressione, Elio deve stringere nuovi legami con eccentriche forme di vita aliene, sopravvivere a una serie di prove straordinarie e scoprire in qualche modo chi è veramente destinato a essere…

Trailer

Recensione

Se seguite il mondo dell’animazione, il piccolo “giallo” che circonda Elio della Pixar dovrebbe essere entrato nei vostri radar: il film sarebbe dovuto uscire nella primavera del 2024, ma lo vedremo al cinema solo tra poco, dal 18 giugno. Il primo teaser che fu diffuso nel 2023 aveva un sapore diverso dagli ultimi trailer, e nel frattempo per ultimare il lungometraggio sono state affiancate due registe all’autore originale Adrian Molina, già coregista di Coco. Cosa sta succedendo dietro le quinte a Elio? Qualcosa che tempo addietro è in realtà capitata altre volte alla Pixar, ma con la diffidenza che ultimamente accoglie i lavori della casa, sono inciampi che pesano psicologicamente di più.

Elio della Pixar, vedremo al cinema la sua “versione 2.0”

Elio racconta di un ragazzino undicenne che sogna di essere rapito dagli alieni: detto fatto, perché parte per un’avventura attraverso l’universo, mentre diventa amico di una bizzarra creatura (a occhio un suo coetaneo) di nome Glordon, e mentre sua zia Olga – una militare – cerca di venire a capo della sua incredibile capacità di mettersi nei guai. Anche prima che World of Reel pubblicasse un suo dietro le quinte della lavorazione, citando fonti anonime, se ricordate l’anno scorso ex-dipendenti Pixar avevano discusso del clima difficile allo studio: dall’ansia per l’esito (poi fortunatamente trionfale) di Inside Out 2 alla “revisione” in corso proprio di Elio.

Corre voce – e si vede, confrontando il nuovo trailer in alto col primo in basso – che Elio abbia subito un’iniezione di vivacità, spostando il lungometraggio dalla regia di Adrian Molina a quella di Domee Shi (Red) e Madeline Sharafian (già storyboard artist su Red e Onward), pur mantenendo il primo accreditato. Nella vociferata “versione 1.0” dell’opera mancava il buffo Glordon, mentre nella “2.0” alle voci americane Zoe Saldana ha preso il posto di America Ferrera, nei panni della zia Olga. Sembra che la sceneggiatura e gran parte del film siano state rimaneggiate così tanto, da far lievitare il budget totale del progetto a 300 milioni di dollari (!), non si sa quanto facilmente recuperabili in sala: si tratta pur sempre di un soggetto originale, non di un marchio riconoscibile che attira al cinema il pubblico già affezionato.

Un simile percorso accidentato fu seguito da Il viaggio di Arlo, giunto in sala nel 2015 per la regia di Pete Sohn, che rivoltò il film come un calzino, sostituendo il dimissionario Bob Peterson. Anche per Cars 2 si raccontò che John Lasseter avesse avuto ripensamenti pesanti quando il lavoro era praticamente ultimato, costringendo lo studio a straordinari massacranti per rispettarne la data d’uscita. Ci furono tensioni anche per Ribelle – The Brave, quando una riluttante Brenda Chapman fu spinta a passare il timone a Mark Andrews. Persino Ratatouille non partì come progetto di Brad Bird, bensì di Jan Pinkawa. Non sempre questi problemi si sono riflessi in una performance difficile al boxoffice, per cui attendiamo per capire esattamente cosa ci troveremo di fronte tra un mese.

Domenico Misciagna – www.comingsoon.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
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DIVERTIMENTO [da venerdì 30 maggio – ore 21]

2025-06-04T21:37:29+02:0028 Maggio 2025|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 4 giugno: ore 21:00

 

Titolo originale: Divertimento
Nazione: Francia
Anno: 2025
Genere: Biografico, Drammatico, Musicale
Durata: 1 h 54 min
Regia: Marie-Castille Mention-Schaar
Cast: Oulaya Amamra, Lina El Arabi, Niels Arestrup, Zinedine Soualem, Nadia Kaci.
Produzione: Estello Films, France 2, Easy Tiger
Distribuzione: Europictures

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Dal cuore della banlieue parigina ai palcoscenici della musica classica: la vera storia delle sorelle Ziouani diventa un film che celebra talento, tenacia e il potere inclusivo dell’arte, con divertimento!

Zahia, ancora bambina, dirige un’orchestra immaginaria affacciata al balcone di casa, con le luci della banlieue parigina a fare da sfondo. Non c’è musica, ma nella sua mente ogni suono urbano (una sirena lontana, il passaggio di un treno) si trasforma in una sinfonia.

L’incredibile percorso delle sorelle Zahia e Fettouma Ziouani, due gemelle di origine algerina cresciute nei sobborghi di Parigi negli anni ‘90. In un mondo in cui la musica classica è ancora un territorio elitario, maschile e bianco, loro osano voler entrare dalla porta principale: Zahia come direttrice d’orchestra, Fettouma come violoncellista…

Trailer

Recensione

Un film accurato e quasi documentaristico sulla vera storia di Zahia Ziouani.

1995, sobborghi di Parigi. Zahia, 17 anni, sogna di diventare direttrice d’orchestra, mentre sua sorella gemella Fettouma è già un’affermata violoncellista. Cresciute immerse nella musica classica, entrambe desiderano condividerla con tutti, rendendola accessibile a chiunque, ovunque. Ma il loro sogno si scontra con le difficoltà di essere giovani donne di origine algerina ai margini della società. Da questa determinazione nasce “Divertimento”, un’orchestra che vuole abbattere ogni barriera e offrire a tutti l’opportunità di fare musica.

Ispirato alla storia di Zahia Ziouani, direttrice d’orchestra francese, Divertimento ripercorre con accuratezza quasi documentaria gli anni in cui la giovane coltiva il suo talento.

Con la sorella gemella violoncellista Fettouma, a 17 anni, viene infatti accettata alla prestigiosa scuola parigina Lycée Racine che ospita il fior fiore degli aspiranti musicisti, a volte dei veri talenti ma più spesso dei “figli di”. Mentre le due sorelle e il fratello vivono con il padre e la madre algerini in una banlieue a mezz’ora da Parigi (quando va bene e non ci sono manifestazioni e proteste nella Capitale). La sceneggiatura, scritta dalla stessa regista con Clara Bourreau, si sofferma molto sul racconto di questa diversità di provenienza che, nella scuola parigina di musica frequentata dalla classe medio-alta, trova il suo apice. Zahia, che aspira a diventare direttrice d’orchestra, trova subito un forte ostracismo nella sua classe che aveva già un compagno quasi predestinato a quella carriera in gran parte maschile.

Ma la ragazza ha dalla sua parte l’insegnante di musica che vede in lei un grande talento e la mette in competizione con il compagno. I contrasti tra le due parti della classe, i commenti malevoli, gli ammutinamenti dei musicisti sono però resi in maniera un po’ piatta sia dai dialoghi che dalla regia sempre molto attenta a non calcare mai la mano nella messa in scena degli aspetti più (melo)drammatici tipici invece, per intenderci, di un biopic all’americana. L’empatia dello spettatore con la sua eroina è però messa a dura prova da questa mancanza di profondità drammatica che, se da un lato, è vero, spesso rischia di risultare un furbo espediente narrativo, qui è proprio azzerata anche perché non c’è mai un vero confronto o scontro, magari ideologico o classista, tra i ragazzi.

Così come nel preciso racconto della famiglia algerina di lei, con il padre che accompagna le due figlie nella passione musicale e quasi dimentica il figlio maschio, alla fine non c’è una reale interazione con la sorella violoncellista. Anche qui la sceneggiatura sceglie di non creare un asse narrativo drammatico su loro due, magari sulle fatiche dei loro studi, sulla solidarietà nei momenti più difficili, lasciando agli sguardi, agli abbracci, ai non detti (la protagonista compulsa i suoi spartiti preferiti alla luce di una torcia sotto le lenzuola per non disturbare il sonno della sorella), più che alle parole, il racconto della loro sorellanza.

Quasi come contraltare a questa asciuttezza narrativa è invece tutta la lunga parte in cui Zahia entra nelle grazie del famoso direttore d’orchestra e compositore Sergiu Celibidache (ultimo film del grande attore francese Niels Arestrup) che cerca di formarla come direttrice d’orchestra con la tipica severità dei maestri. Il film scivola così tra lunghe chiacchierate tra i due e interi saggi di prova d’orchestra (la regista, che ha affidato la direzione musicale alle due ‘vere’ sorelle, dice di aver avuto in mente l’omonimo film di Fellini) che, seppur filologicamente impeccabili, non riescono a essere travolgenti per tutti gli spettatori per via di una messa in scena priva di originalità. A colmare questa distanza ci pensa la grande interpretazione di Oulaya Amamra che sa dare alla protagonista la giusta dose di determinazione ostinata alla stregua di Lina El Arabi nel ruolo della sorella che purtroppo, per scelta narrativa, non è determinante.

Grazie anche a loro la regia riesce a costruire momenti inventivi improvvisi come quando la protagonista si trova a isolare con l’ascolto suoni non strettamente musicali prodotti, ad esempio, dall’arrivo della metropolitana, dal sibilare del vento tra le foglie o, ancora, dallo sbattere delle uova… Meno felice la sequenza ripetuta in cui la protagonista che, non trova un’orchestra da dirigere, fa i movimenti di direttrice d’orchestra di notte sulla terrazza del suo palazzo con in lontananza la Capitale. Per sottolineare, ancora una volta e in maniera un po’ didascalica, la distanza della periferia dal centro con la conseguente differenza di classe che viene colmata dal valore universale della musica.

Pedro Armocida – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
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_ PORTATORI DI HANDICAP
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_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
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b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
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BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
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TRE AMICHE [da venerdì 27 giugno – ore 21:00]

2025-07-02T09:26:51+02:0023 Maggio 2025|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 27 giugno: ore 21:00
Cinema Revolution – ingresso unico € 3,50

Sabato 28 giugno: ore 21:00
Cinema Revolution – ingresso unico € 3,50

Domenica 29 giugno: ore 21:00
Cinema Revolution – ingresso unico € 3,50
ORIGINAL SUNDAY NIGHT
in lingua originale con sottotitoli italiani

Titolo originale: Trois amies
Nazione: Francia
Anno: 2025
Genere: Drammatico
Durata: 1 h 58 min
Regia: Emmanuel Mouret
Cast: Camille Cottin, Sara Forestier, India Hair, Damien Bonnard, Grégoire Ludig
Produzione: Frédéric Niedermayer
Distribuzione: Lucky Red

 

Trama

Tre amiche quarantenni, colleghe in una scuola superiore di Lione dove insegnano, si trovano alle prese con problemi di cuore. Joan sente di non amare più il suo premuroso marito Victor e lo confessa ad Alice. Alice la rassicura, rivelandole che nemmeno lei prova più trasporto per suo marito Éric e che, anzi, la chiave per un matrimonio stabile sia trovare un uomo affidabile che ami sua moglie più di quanto lei non ami lui, senza però che sospetti alcunché: contro il parere di Alice, Joan decide comunque di essere onesta con Victor. A loro insaputa, però, Éric in realtà ha da tempo una relazione clandestina…

Trailer

Recensione

Gli slittamenti del cuore affrontati con tutta la sensibilità e la maestria abituale al regista.

Joan non è più innamorata di Victor e si sente disonesta con lui. Alice, la sua migliore amica, la rassicura: lei stessa non prova alcuna passione per Eric eppure il loro rapporto va a meraviglia! Lei non sa che lui ha una relazione con Rebecca, la loro comune amica… Quando Joan decide finalmente di lasciare Victor e lui scompare, le vite dei tre amici e le loro storie vengono sconvolte.

La Francia, come è noto, è la patria del marivaudage, quella forma teatrale creata da Pierre de Marivaux nel Settecento in cui l’intreccio d’amore assumeva forme leggere, eleganti e al contempo anche molto raffinate.

Il cinema ha trovato tra i suoi profondi cultori Eric Rohmer e oggi ha in Mouret il più qualificato estimatore. La sua sceneggiatura, scritta insieme a Carmen Leroi, assume sin dall’apertura il carattere della narrazione con una voce off che ci guida a conoscere luoghi e personaggi dichiarando poi il proprio coinvolgimento nella vicenda.

È con grande sensibilità che vengono descritti e sviluppati i protagonisti legati da reciproca conoscenza che è data da legami di coppia, di amicizia oppure generati da nuovi incontri. Ognuno ha un mondo interiore ed affettivo che spesso si trattiene dal rendere noto, per i più diversi motivi, a chi è più vicino.

Mouret ne osserva i nascondimenti, le rivelazioni, le fughe in avanti e il bisogno di stabilità spesso in agguato e desideroso di vantare la propria sussistenza. Lo fa senza mai giudicare, piuttosto mettendosi a fianco di ognuno di loro disposto ad ascoltarne le ragioni e a comprenderne gli errori che sono dettati dal bisogno di dare un nuovo senso a quella parola (Amore) che si riteneva ormai definita e che invece presenta continuamente nuove possibili letture.

Letture che però si vorrebbero stabilizzare (magari una volta per sempre) e che invece si rivelano in preda delle sottili ma penetranti correnti del senso di colpa, o magari dell’avventura con qualcuno a cui non si è disposte/i a rivelare tutto.

Le convergenze e divergenze si succedono ma quelle che un tempo si chiamavano agnizioni non assumono mai (tranne che in un caso) la dimensione del dramma. Il dolore, i mutamenti che il sentimento e il procedere del tempo può comportare in uno dei due componenti della coppia mentre l’altro rimane ancorato alle fasi dell’innamoramento, vengono declinati senza didascalismi ma, ancora una volta, con estrema attenzione alle psicologie individuali.

Grazie a personaggi che si fanno persone e come tali agiscono. Con molte delle possibili contraddizioni che appartengono all’animo umano.

Giancarlo Zappoli – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 3,50 (CINEMA REVOLUTION)

_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

L’AMORE CHE NON MUORE [da venerdì 6 giugno – ore 21]

2025-06-11T23:59:11+02:0015 Maggio 2025|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 6 giugno: ore 21:00

Sabato 7 giugno: ore 21:00

Domenica 8 giugno: ore 18:00
Cinema in Festa: ingresso € 3,50

Domenica 8 giugno: ore 21:00

ORIGINAL SUNDAY NIGHT
(in lingua originale con sottotitoli italiani)
Cinema in Festa: ingresso € 3,50

Mercoledì 11 giugno: ore 21:00
Cinema in Festa: ingresso € 3,50

Titolo originale: L’amour ouf
Nazione: Francia, Belgio
Anno: 2024
Genere: Commedia, Drammatico, Musical
Durata: 2 h 41 min
Regia: Gilles Lellouche
Cast: Adèle Exarchopoulos, François Civil, Mallory Wanecques, Malik Frikah, Benoît Poelvoorde
Produzione: Chi-Fou-Mi Productions, Trésor Film, StudioCanal, France 2 Cinéma, Cool Industrie, Artemis Productions, VOO, BeTV, Proximus
Distribuzione: Lucky Red

 

Curiosità

Il film ha ottenuto 12 candidature e vinto un premio ai Cesar, 1 candidatura a Lumiere Awards.

Trama

Anni ’80, nord della Francia. Jackie e Clotaire crescono nella stessa città, nello stesso liceo, intorno alle stesse banchine del porto. Lei studia, lui sta in giro. I loro destini si incrociano e si innamorano perdutamente. La vita fa di tutto per tenerli lontani, ma sono come due metà dello stesso cuore pulsante…

Trailer

Recensione

Un grande romanzo criminale, intimo ed epico, che si abbandona all’amore e alla sua disfatta.

Al tempo della memoria magnetica e del Vogue Peugeot, dei Cure e di Prince, Jacqueline e Clotaire si incontrano davanti alla scuola ed è subito amore, amour ouf. Lei, piccola borghese e grande faccia tosta, è orfana di madre e cresce con un padre amorevole, lui, estrazione proletaria e famiglia numerosa, ha lasciato la scuola e fa a pugni con la vita. Lei brava studentessa, lui delinquente in erba. Lei intuisce la sensibilità dietro al machismo, lui il fuoco dietro il pudore. Non hanno niente in comune ma sono fatti l’uno per l’altra. A cavallo di un motorino avanzano a tutta velocità verso il tramonto, l’eclissi e l’ellissi carceraria, perché Clotaire si unisce a una rapina orchestrata dal boss locale, che ammira più del padre, e finisce in prigione per un omicidio che non ha mai commesso. Ne uscirà dieci anni dopo spezzato e con un chiodo fisso in testa: ritrovare Jackie, che ha scelto per sé un marito conformista e una vita nei ranghi. Ma la potenza di quel primo amore è rimasta intatta e Jackie e Clotaire bruciano ancora di mille fuochi.

Sei anni dopo 7 uomini a mollo, commedia sincronizzata che metteva ‘in costume’ un team di uomini depressi, Gilles Lellouche ritorna con un grande ‘romanzo criminale’, forse troppo grande per lui.

Un oggetto curioso e non identificato, un film sbagliato e chiassoso che ne contiene uno riuscito, immaginifico e audace. Guardando bene vediamo il secondo farsi largo e apparire dietro il delirante dispendio di energie e l’inestinguibile ricerca di intensità.

L’amour ouf è un jukebox a tutto volume, che ‘suona’ hit anni Ottanta e non osa abbordare il soggetto che gli sta a cuore, l’amore del titolo originale, forse eco di “L’amour fou” di André Breton. Lellouche trova soluzione e forma nell’azione, esaltata, eccessiva, almeno fino a quando il film non attiva il flashback e risale il tempo, donando tutto, lacrime, pugni, sorrisi, baci, schiaffi, carezze. Pachidermico e aereo, lotta, cade e si rialza correndo a perdifiato tra le fabbriche di mattoni e il mare blu di una cittadina portuale che potrebbe essere la Cherbourg di Demy.

A immagine dei suoi amanti adolescenti, L’amour ouf si abbandona completamente all’amore e alla sua disfatta che lo rende improvvisamente commovente. Lellouche ci mette un tale fervore e un tale appetito di cinema che viene voglia di lasciarsi andare e di perdonargli tutta l’ingenuità, il lirismo candido e quella caricatura del romanticismo, lanciato contro il muro a cento all’ora. E a cento all’ora va Clotaire per “trovar la bimba” sua come in una vecchia canzone del Morandi innamorato. Precipitati in pieni anni Ottanta, siamo completamente con lui, con loro, proviamo il piacere folle di vederli unirsi mentre un destino contrario si annuncia all’orizzonte: lui diventa un gangster, lei cerca di mantenere la rotta. Si perdono senza riuscire mai a smettere di amarsi.

Intanto il tempo passa e il film non si concede un’inquadratura sobria, carrellate laterali brutali hanno la meglio sulla semplicità di un campo-controcampo. Lellouche alza il tiro e salta senza rete all’età adulta di Jackie e Clotaire, belli, dannati e ostinati contro il determinismo sociale.

François Civil e Adèle Exarchopoulos fanno esplodere tutto al loro passaggio, ‘quadri’ e muri, fanno battere il cuore così forte da lasciare alta e vibrante la posta in gioco: si ritroveranno mai? Come? Quando? La risposta pop vale l’attesa. Gli amanti di Lellouche, quelli degli anni Ottanta di Malik Frikah, incandescente nel suo primo ruolo importante, e Mallory Wanecque, rivelazione pura in I peggiori di tutti), e quelli incendiari del Duemila (François Civil e Adèle Exarchopoulos), sono fatti della stessa pasta, sono fatti soprattutto della materia dei sogni. Fanno corpo (e cuore) con un regista che fa rimare colpo di fulmine e colpi in faccia.

Lellouche cambia genere e categoria, rimette in gioco il titolo meritato con 7 uomini a mollo e realizza un progetto che Benoît Poelvoorde, vilain del film, gli aveva servito quindici anni prima col romanzo di Neville Thompson, “Jackie loves Johnser OK?”, storia d’amore intrepido a Dublino, una storia di giovani amanti che tutto oppone ma niente riuscirà a separare. Affresco d’amore, furore e rumore, L’amour ouf è un idillio al passato che rifiuta di morire nel presente.

Parossistico e barocco, epico e intimo, è una sorta di ‘French Side Story’ che mantiene il focus empatico sui suoi protagonisti e si lancia in una ricerca di assoluto riconfigurata nell’ultimo atto e in un dialogo (scritto probabilmente da Audrey Diwan) che rifiuta la tradizionale ‘posa’ tragica. Perché di amore si può anche vivere, soprattutto quando le parole valgono più dei pugni.

Marzia Gandolfi – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO UNICO € 3,50 nel caso di

negli altri giorni:
BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
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LA GAZZA LADRA [mercoledì 14 maggio – ore 21:00]

2025-05-14T23:34:52+02:0013 Maggio 2025|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 14 maggio: ore 21:00

Titolo originale: La Pie voleuse
Nazione: Francia
Anno: 2024
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 1 h 41 min
Regia: Robert Guédiguian
Cast: Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Gérard Meylan, Grégoire Leprince-Ringuet
Produzione: Agat Films & Cie – Ex Nihilo
Distribuzione: Officine UBU

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Maria ha passato la vita ad aiutare con grande dedizione le persone anziane, instaurando con loro un forte legame di devozione e fiducia. La sua condizione precaria, tuttavia, la porta ogni tanto a rubare loro qualche Euro per togliersi alcuni sfizi. Quando per Maria si presenta l’occasione per esaudire il suo desiderio più grande, ovvero quello di vedere l’amato nipote diventare un grande pianista, la donna decide di spingersi oltre i limiti, innescando una serie di conseguenze che metteranno a dura prova gli equilibri della sua famiglia e di coloro ai quali ha dedicato la vita…

Trailer

Recensione

Un dramma giocoso, solare e morale che risplende di vita senza lasciare spazio alla disperazione.

Maria ama le ostriche, la musica classica e il suo nipotino, che dimostra un talento precoce per il pianoforte. Decisa a farne un pianista ad ogni costo, ha noleggiato un piano verticale e assoldato il maestro migliore di Marsiglia per dargli lezioni private. Ma Maria non ha i mezzi per sostenere queste spese e come la “gazza” di Rossini ruba la vita che luccica e fa la cresta sulla spesa dei suoi clienti, persone anziane di cui si occupa amorevolmente. La devozione la spinge però un po’ troppo lontana, firmando assegni che non potrà restituire. Un accidente scopre il suo gioco ma sotto il sole di L’Estaque qualcuno la ama e la solleva dai guai.

All’estremo nord di Marsiglia, in riva al mare, sorge come un sole il villaggio di L’Estaque, oggi 16° arrondissement della città.

Décor di molti film di Robert Guédiguian, l’autore resta indelebilmente legato alla città di Marsiglia, al suo cast di attori, che invecchiano davanti alla sua macchina da presa, e ai destini del peuple de gauche nell’inverno politico che ha seguito l’effervescenza degli anni ’70.

Ed è questo senso di lealtà incrollabile che rende la sua filmografia così avvincente. Anche i temi restano gli stessi, la precarietà economica e sociale, la solidarietà confrontata ai drammi della vita, la ricerca della luce in fondo al tunnel, l’umanesimo luminoso malgrado la violenza delle società umane.

La gazza ladra non fa eccezione ma come il film precedente, E la festa continua!, cede a una morbidezza mai conosciuta prima. Se Rosa (E la festa continua!) doveva decidere se perseverare nel suo impegno civico o iniziare il processo di disimpegno, votandosi a un nuovo amore, Maria rilancia aggiungendo a quell’esitazione una nota gaudente, quasi inedita in Guédiguian.

Dal principio il suo cinema si muove seguendo impulsi opposti, uno politico, l’altro lirico, non sempre conciliabili, da qui la malinconia che gli è consustanziale. Quella malinconia, che prende una piega tragica dentro melodrammi senza scampo (La casa sul mare, Gloria Mundi), infestati dalla morte, dal fallimento e da un senso di disastro sociale, si converte in una brezza leggera che soffia dal Mediterraneo, linea di fuga di ogni appartamento che lo scorge, anche il più modesto.

Fermamente intenzionato a non lasciare spazio alla disperazione, l’autore raddrizza la barra e dona a La gazza ladra la forma, affatto patetica o funerea, di una cronaca ordinaria che si sposta da un luogo e da una situazione all’altra, da un problema alla sua risoluzione. Una sorta di sfarfallamento della narrazione che svolge una sitcom marsigliese o addirittura un ‘dramma giocoso’ come quello rossiniano, mescolando elementi drammatici e buffi con esiti lieti.

Il cuore della storia è sempre Ariane Ascaride, nonna affettuosa e ‘attivista’ del quotidiano, eroina e compagna, musa e icona popolare che è stanca della fatica ma non smette di praticarla per godersi un piatto di ostriche e sognare il nipote concertista dentro un abito di gala. Intorno gravitano i volti familiari di Gérard Meylan e Jean-Pierre Darroussin, affiancati dalle nuove generazioni che navigano tra amori e intrighi familiari inciampando sulla lotta sociale. Guédiguian non è interessato a ricostruirla fedelmente e la rappresenta con la nobiltà di una grande narrazione.

La gazza ladra è il risultato della volontà di re-incantare la realtà, di filmare i cambiamenti sociali e lo scorrere del tempo, lasciando (grande) spazio al respiro e all’insignificanza. Il film assume volentieri il puro artificio e la scrittura tagliente che gli conferisce quell’aria da opera (quella del titolo) dove la ‘condannata’ viene sottratta in extremis alla ‘pena capitale’. Questo approccio apertamente svagato sfiora il carosello poetico e dimostra una volta ancora che il capitalismo e il ‘ciascuno per sé’ non hanno avuto la meglio sull’ottimismo dell’autore.

Coerente, morale e solare, La gazza ladra risplende di vita, di note, è pieno di cose familiari e di rotture di tono, mentre assistiamo all’eterna ridistribuzione delle carte tra gli stessi giocatori e all’aggiornamento di una cronaca, di uno sguardo. Circondato dai suoi indefettibili alleati, Guédiguian realizza un film su la forza dei legami, ripetendo che la lotta non è mai vana se è preziosa per qualcuno e si combatte per chi è prezioso al cuore. Robert Guédiguian sceglie la luce, in senso letterale e figurato. Il sole di Marsiglia magnifica e sembra stilizzare i suoi personaggi, che riposano su una complicità instaurata nel tempo con lo spettatore a colpi di umanesimo, cultura, solidarietà e tanta consolazione. Un solido programma di educazione popolare.

Marzia Gandolfi – www.mymovies.it

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IL QUADRO RUBATO [da venerdì 16 maggio – ore 21]

2025-05-21T21:19:28+02:0013 Maggio 2025|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 16 maggio: ore 21:00
Sabato 17 maggio: ore 21:00
Domenica 18 maggio: ore 16:45 – 18:30
Domenica 18 maggio: ore 21:00
ORIGINAL SUNDAY NIGHT
(in lingua originale con sottotitoli italiani)
Mercoledì 21 maggio: ore 21:00

 

Titolo originale: Le Tableau Volé
Nazione: Francia
Anno: 2024
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 1 h 31 min
Regia: Pascal Bonitzer
Cast: Alex Lutz, Léa Drucker, Nora Hamzawi, Louise Chevillotte, Arcadi Radeff
Produzione: SBS Productions
Distribuzione: Satine Film

 

 

 

 

 

 

Trama

Ispirato ad una storia reale.

André Masson, esperto d’arte moderna e banditore della rinomata casa d’aste Scottie’s, un giorno riceve una lettera che gli comunica il ritrovamento di un dipinto di Egon Schiele a Mulhouse, nell’Est della Francia, in casa di un giovane operaio.
Scettico e dubbioso, Masson si reca sul posto per verificare di persona, e si trova di fronte a una verità sconvolgente.

L’opera è autentica, si tratta di un capolavoro perduto dal 1939, saccheggiato dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Quella che inizialmente sembrava essere una semplice segnalazione si rivela un evento straordinario, che per Masson rappresenta l’apice della sua carriera.
Ma è anche l’inizio di una serie di eventi che metteranno in pericolo la sua vita.

Fortunatamente, André può contare sull’aiuto della sua ex moglie Bertina (Léa Drucker), che è anche una collega fidata, e sulla presenza di Aurore (Louise Chevillotte), una stagista eccentrica e brillante. I tre, insieme dovranno affrontare una dura lotta per proteggere il dipinto e fare luce su un mistero che rischia di travolgerli. Tra inganni e minacce, Masson dovrà fare i conti con un passato oscuro e con le insidie del presente, mentre cerca di salvaguardare il patrimonio artistico e la propria vita….

Trailer

Recensione

Un film elegante, dalla scrittura brillante e dalle interpretazioni di alto livello.

Un giorno André Masson, un esperto d’arte che lavora come banditore della celebre casa d’aste Scottie’s, riceve una lettera in cui gli viene comunicato il ritrovamento di “I girasoli”, un dipinto di Egon Schiele, scomparso dal 1939 dopo essere stato saccheggiato dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Si trova nell’abitazione di Martin, un giovane operaio chimico che abita a Mulhouse, nell’Est della Francia. Piuttosto scettico sulla sua autenticità, André si reca comunque sul posto per esaminare il quadro assieme a Bertina, una sua collega ed ex-moglie per valutarlo e, dopo un’attenta analisi, scopre che si tratta dell’originale.

Da questo momento la sua carriera può decollare definitivamente ma ci sono alcuni eventi che invece possono metterla in crisi. André punta ad avere per il dipinto il miglior prezzo possibile ma un potenziale acquirente gioca al ribasso. Potrà contare però sull’aiuto decisivo di Aurore, una stagista dal comportamento ambiguo con cui ha un rapporto conflittuale.

L’inganno dell’arte. Si muove lungo la dialettica tra vero e falso il film di Pascal Bonitzer, ispirato a un’incredibile storia realmente accaduta e il cui titolo rende dichiaratamente omaggio a L’hypothèse du tableau volé di Raúl Ruiz.

Non c’è l’unità di luogo del film del cineasta cileno che si svolgeva all’interno di una casa borghese, ma si avverte la sua stessa natura thriller, lì evidenziata dalla scomparsa di uno dei sette dipinti di Frédéric Tonnerre. Non c’è il quadro al centro della scena né il carattere illusionista/magico di Welles di F for Fake. Ma è indubbio che “I girasoli” di Schiele sia il vero protagonista nascosto di Il quadro rubato. Prima c’è la sua tenue luce che comunque illumina la parete in cui è appeso. Poi rivela gradualmente la sua identità, prima la sua autenticità e poi il suo valore.

Attorno al dipinto si muovono i destini dei protagonisti, da André Masson sempre sul filo dell’instabilità resa dalla recitazione volutamente disturbante di Alex Lutz, a Martin che ha quasi paura del cambiamento che può avere la sua vita fino ad Aurore che rappresenta quasi l’opposto di Bertina; le due protagoniste femminili sono anche in evidente contrapposizione, quasi in un continuo cortocircuito tra luce e ombra, sottolineata dalla rispettiva interpretazione di Louise Chevillot e Léa Drucker. Anche se diversissime, Bonitzer le mostra come due figure sfuggenti, apparentemente ai margini della storia, ma che poi diventano decisive ogni volta che agiscono. Oltre che sul quadro di Schiele, anche sulla caratterizzazione di Aurore il cineasta francese estende la sua riflessione sull’imbroglio, la truffa, evidente nelle bugie che la ragazza racconta sulla sua vita.

Il quadro rubato è un film che mostra non tanto il mondo della pittura ma chi ne trae profitto. Per questo sono tese ed incalzanti le scene delle aste, dove quella finale del quadro è già anticipata da quella di un libro. C’è nello sguardo del cineasta un’indiscutibile eleganza ma anche una tensione nascosta. In ogni immagine si possono rintracciare i misteri che si possono cogliere guardando “I girasoli”.

Ma Bonitzer non ne fa una dichiarazione di estetica. Ex-critico dei Cahiers du cinéma, il cineasta si interroga (stavolta dal punto di vista del cineasta) sulla bellezza e sul valore dell’arte. Al tempo stesso si collega con la sua filmografia come regista mettendo in evidenza come la vita del protagonista possa essere stravolta da un evento (come in Jean-Pierre Bacri in Cherchez Hortense) o si confronta con i generi come il giallo, come è già accaduto in Alibi e sospetti. In più, l’illusione di un’alternanza tra vita reale e rappresentazione lascia avvertire l’influenza dell’opera di Jacques Rivette con cui Bonitzer ha collaborato a più riprese come sceneggiatore.

Caratterizzato da uno stile classico ma efficace, Il quadro rubato è una commedia/thriller morale ed acida dalla scrittura brillante, un tableaux vivant dove i personaggi rivelano le loro ossessioni e la loro follia grazie anche alle prove di alto livello dei suoi attori. Un cinema sull’ambiguità vecchio stampo, controllato formalmente ma che sa essere anche intrigante.

 Simone Emiliani – www.mymovies.it

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MISSION: IMPOSSIBLE – The Final Reckoning [da ven 23 maggio]

2025-06-03T21:29:40+02:0010 Maggio 2025|Archivio|

Proiezioni

Domenica 1 giugno: ore 18:00
Lunedì 2 giugno: ore 18:00

Titolo originale: MISSION: IMPOSSIBLE – The Final Reckoning
Nazione: U.S.A.
Anno: 2025
Genere: Azione
Durata: 2 h 49 min
Regia: Christopher McQuarrie
Cast: Tom Cruise, Hayley Atwell, Ving Rhames, Simon Pegg, Vanessa Kirby
Produzione: Skydance Media, Cruise/Wagner Productions, Tom Cruise
Distribuzione: Eagle Pictures

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trama

L’agente dell’IMF Ethan Hunt (Tom Cruise) va in missione con la sua squadra per cercare di fermare un uomo di nome Gabriel. La missione è quella di fermarlo prima cje possa ottenere il controllo di un’intelligenza artificiale in grado di mettere in ginocchio il mondo intero…

Trailer

Recensione

La saga torna all’essenziale: corpo e gravità. Uno spettacolo che garantisce la longevità del cinema.

La fine del mondo è vicina ma Ethan Hunt non è lontano e riparte da dove aveva lasciato. Recuperata una preziosa chiave crociata, deve raggiungere adesso il Sevastopol, un sottomarino nucleare russo, distrutto dall’Intelligenza Artificiale, che giace sotto la calotta polare. La chiave gli permetterà di recuperare il ‘codice sorgente’ dell’IA e di disinnescarla. Ormai autonoma e ‘cosciente’, l’Entità accede a qualsiasi sistema operativo, manipola fatti, dati e persone ed è determinata a sterminare la razza umana. Mentre Hunt cerca una soluzione, l’IA prende progressivamente il controllo delle armi di distruzione di massa. Il tempo stringe, non resta che correre. Ancora e ancora.

Dopo aver salvato il cinema, Tom Cruise salva il mondo. Non stiamo esagerando, perché la sua nuova missione impossibile manifesta un (buon) senso di onnipotenza.

L’Entità vuole spingere l’umanità e i governi del mondo verso un’apocalisse nucleare, l’ultima linea di difesa sono naturalmente Ethan Hunt e il suo team. Dopo un’introduzione che ripercorre in montaggio parallelo i fondamentali della saga lanciata trent’anni fa, a partire dalla serie televisiva di Bruce Geller, Mission: Impossible – The Final Reckoning assume il peso della gravità, intesa come condizione e come forza che tiene il film incollato a terra. Per i primi cinquanta minuti, almeno, in cui respiriamo un’atmosfera da fine del mondo, che fa rima con la possibile fine della saga. La nota è funebre e in risonanza con gli eventi attuali: pericolo nucleare, democrazia minacciata…

Poi la musica cambia e il film decolla letteralmente col nostro eroe, preso in consegna da un elicottero militare e portato laddove si deciderà il suo destino e quello del mondo. Conosciamo la musica (pam pam, pam pam pam pam, pam pam pam pam) e la meccanica della saga, come Tom Cruise non rallenta e rilancia obbedendo alla logica collaudata e irrealistica dei film d’azione. Una tenacia pavloviana eretta a sistema da un attore che sfida ancora la morte e alza la posta in gioco, narrativa ed emozionale, convocando i precedenti capitoli ed esplorando a fondo il suo legame con Ethan Hunt.

Perché mai come in Mission: Impossible personaggio e uomo coincidono. Isolati dal sistema, è a loro che i servizi segreti come Hollywood ricorrono per garantire la longevità del pianeta o del cinema. E alla chiamata nessuna delle due star può resistere, offrendo lo struggente spettacolo di sé in due movimenti prodigiosi che rendono obbligatorio vedere The Final Reckoning sul grande schermo.

E convincerci ad acquistare un biglietto per la sala è sempre stata la vera missione di Tom Cruise e Christopher McQuarrie, che con la sequenza acquatica, variante della leggendaria ‘discesa’ di Hunt nel caveau della CIA, tocca il cuore del suo progetto estetico.

Autore e attore si immergono in profondità per raggiungere il relitto di un sottomarino e per concludere il loro progetto ‘in silenzio’ e lontano dal fracasso dei blockbuster. Venti minuti di cinema muto, di geometrie sofisticate, di suspense e di sospensione dove lavora una forma di azione quasi astratta, una sorta di logica onirica che culla Hunt e insinua la monumentalità del film.

Se Hunt va alla sorgente dell’IA, McQuarrie va all’origine del suo agente, spogliato della muta e con il corpo come unica dotazione. E quello di Cruise è sempre stato un corpo da ammirare, ieri e oggi mentre risale in superficie e conclude una ‘corsa indietro’, rannicchiandosi in posizione fetale, nudo, separato, forse morto ma di nuovo vivo nella sequenza aerea. Un inseguimento in biplano che segna una sorta di punto limite dello stunt di Cruise, dove i riferimenti spaziali si dissolvono gradualmente e lo sguardo dello spettatore non riesce più a comprendere la logica spaziale se non ancorandosi alla presenza del divo al centro dell’inquadratura.

Tom Cruise ribadisce sullo schermo la tangibilità del suo corpo, anche se questo significa deformarlo e imbruttirlo quando il vento gli spazza la faccia in alta quota o quando le profondità dell’oceano gli provocano tremori e spasmi muscolari. Il mondo oppone la sua resistenza al corpo dell’attore che non solo salta, corre, si batte, fa degli ostacoli un’arma e degli oggetti ordinari qualunque cosa ma salta sempre più in alto, corre ancora più forte, cade da un cielo ancora più grande per dire il suo sogno folle: prima degli algoritmi, dei droni, dell’IA, un uomo aveva già esplorato tutto e in tutte le direzioni, conquistato l’intero mondo avanzando, l’azione più pura all’origine del cinema (slapstick).

Correndo, Tom Cruise ci riporta ogni volta al mondo dell’infanzia, quando sentivamo il corpo, più cinegenico di un magma blu. Affamato di analogico, e in linea con un metodo promozionale che ha dato i suoi frutti con le acrobazie dell’attore, The Final Reckoning torna all’essenziale. Quello che conta, che è sempre contato, è la gravità e il fatto di trascrivere le sue conseguenze sulla silhouette di Ethan Hunt, negli abissi o tra le nuvole.

Marzia Gandolfi – www.mymovies.it

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LILO & STITCH [da sabato 14 giugno – ore 21]

2025-06-16T22:01:31+02:0010 Maggio 2025|Archivio|

Proiezioni

Sabato 14 giugno: ore 21:00

Domenica 15 giugno: ore 18:30

Titolo originale: Lilo & Stitch
Nazione: USA
Anno: 2025
Genere: Commedia, Fantastico, Avventura
Durata: 1 h 54 min
Regia: Dean Fleischer Camp
Cast: Maia Kealoha, Chris Sanders, Sydney Agudong, Zach Galifianakis
Produzione: Walt Disney Pictures, Rideback
Distribuzione: The Walt Disney Company Italia

Trama

Rivisitazione in live-action del classico d’animazione Disney del 2002, “Lilo & Stitch” è la storia divertente e commovente di una ragazza hawaiana solitaria e dell’alieno fuggitivo che l’aiuta a riparare la sua famiglia distrutta…

Trailer

Recensione

 UNO DEI PIÙ CONVINCENTI LIVE ACTION DISNEY, CHE RIAFFERMA UN MESSAGGIO MAI STUCCHEVOLE DI INCLUSIVITÀ E DI PACE.

Una solitaria bambina hawaiana di nome Lilo, sorellina di Nani, stringe un forte legame di amicizia con un alieno a cui dà il nome Stitch credendo si tratti di un cane. In realtà l’esperimento 626 è stato creato dallo strambo scienziato Jumba Jookiba come arma di distruzione. Ora che Stitch è giunto sulla terra per sfuggire al controllo del suo creatore dovrà vedersela sia con gli umani che con gli alieni che lo inseguono.

Disney prosegue il progetto di portare sul grande schermo, in live action, i suoi classici di animazione. Questo remake di Lilo & Stitch del 2002 risulta essere uno dei più convincenti.

Sarà la forza innovativa della storia già presente nell’originale animato, sarà la visione del regista Dean Fleischer Camp, già autore dello splendido lavoro in stop motion Marcel the Shell, sarà la scelta azzeccata delle interpreti delle due sorelle protagoniste, fatto sta che Lilo & Stitch in versione live action funziona soprattutto perché ancorato in un certo modo alla realtà. Certo c’è tutta la parte fantascientifica con Stitch che, in realtà, non ha un nome ma un codice – Esperimento 626 – che viene dal pianeta Turo, dove è stato creato per fare solo danni dallo scienziato pazzo Jumba Jookiba ed è in procinto di essere ‘alienato’ dalla Presidentessa (così nella versione italiana) della Federazione delle Galassie Unite. È insomma un alieno emarginato dalla sua comunità che, in fuga sulla terra, trova una famiglia un po’ “scassata”, con Lilo Pelekai che, dopo la tragica scomparsa dei genitori, vive con la sorella appena maggiorenne Nani. Lilo, sei anni, accoglierà quello che le sembra un cane anche se blu, dandogli il nome di Stitch e tenendolo in casa contro il volere della sorella che ha già un bel da fare con gli assistenti sociali pronti a valutare, negativamente, il loro vivere da sole.

Come nell’originale, la forza del racconto contemporaneo trova piena soddisfazione nell’ambientazione delle isole Hawaii che, nell’immaginario collettivo, richiamano gli echi di una cultura atavica, ora diventata troppo turistica (ma Lilo sa come approfittarsene ‘squattando’ nei lussuosi resort dove utilizza a sbafo i servizi), senza rinunciare a ricordare anche i miti più moderni come Elvis Presley che è stato un cantore e un interprete di quelle isole. C’è dunque un interessante commistione di passato, presente e futuro nella sceneggiatura di Chris Kekaniokalani Bright e Mike Van Waes che hanno all’attivo, curiosamente, solo un pugno di copioni. Su queste tre assi temporali e sugli elementi della natura delle Hawaii, in primis l’Oceano, si muove la regia di Dean Fleischer Camp che tiene insieme una messa in scena spesso vorticosa, per via del comportamento dell’irrefrenabile Stitch, ma anche per la creazione di complessi portali temporali utilizzati dai due antagonisti della storia, Pleakley e Jumba infiltrati sulla terra per riprendersi la creatura dispettosa. La scelta per i loro personaggi di due attori ben attrezzati, anche nella commedia, come Billy Magnussen e Zach Galifianakis risulta vincente per i tempi comici della strana coppia così come la scoperta della giovanissima protagonista Maia Kealoh, autoctona proprio come la sorella, interpretata da Sydney Agudong, dà verità e fluidità a tutta la storia.

In questa dimensione di accordo e di rispetto con il luogo che ospita la vicenda, ecco che il concetto di ‘ohana’, che nella cultura hawaiana significa ‘famiglia’ in senso esteso, diventa il fulcro di tutta la seconda parte del film declinato splendidamente, come nella più classica tradizione Disney, con l’affermazione dei buoni sentimenti che, alla fine, hanno sempre la meglio sulle avversità della vita qui rappresentate, in alcuni momenti, con un livello di drammaticità abbastanza inusuale. Perché è sempre il tempo di un film Disney in cui (ri)affermare un messaggio di inclusività e di pace che è naturale, e per questo mai stucchevole

Pedro Armocida – www.mymovies.it

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