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OCEANIA 2 [da mercoledì 27 novembre]

2024-12-18T21:53:55+01:0010 Ottobre 2024|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 11 dicembre: ore 21,00
Sabato 14 dicembre: ore  18.30
Domenica 15 dicembre: ore 16.30 – 18.30

Titolo originale: Oceania 2
Nazione: U.S.A.
Anno: 2024
Genere: Animazione, avventura, commedia
Durata: 1 ora 40 minuti
Regia:  David G. Derrick Jr., Jason Hand
Produzione: Walt Disney Pictures, Walt Disney Animation Studiose
Distribuzione: The Walt Disney Company Italia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Oceania 2, film diretto da David G. Derrick Jr., Jason Hand e Dana Ledoux Miller, vede Vaiana e Maui partire, dopo tre anni, insieme a un nuovo e improbabile equipaggio marittimo per affrontare un’ardua ed entusiasmante avventura, diversa da qualsiasi altra abbiano mai affrontato.
Dopo aver ricevuto una chiamata del tutto inaspettata da parte dei suoi antenati esploratori, Vaiana si mette in viaggio nei mari lontani dell’Oceania, tra acque piene di pericoli e perdute da tempo.

Trailer


Recensione


Oceania 2 Recensione: tranquilli! È un ottimo sequel

L’orizzonte chiama di nuovo Vaiana per un’avventura alla scoperta delle proprie radici, in un sequel meno impattante del predecessore ma molto solido.

A distanza di 8 anni dal primo, travolgente capitolo, Vaiana torna in Oceania 2 per un’avventura che si pone in aperta continuità con il suo predecessore. Il nuovo Classico Disney, diretto da Dana Ledoux Miller, Jason Hand e David Derrick Jr è infatti un ottimo sequel che ci riporta tra atmosfere rassicuranti e personaggi molto amati, ma non senza rinunciare a qualche interessante novità sull’universo narrativo composto da Maui e compagni.

Oceania 2, infatti, sembra voler pienamente bissare la scia di questo nuovo rinascimento, volta a spezzare la “maledizione dei sequel” ripetendo un’operazione in tutto e per tutto simile ai vari Frozen, Ralph Spaccatutto e via dicendo: quella di creare dei veri e propri franchise interni ai Walt Disney Animation Studios poggiando sulle solidissime basi di protagoniste e protagonisti che nell’ultimo decennio hanno coinvolto maggiormente il pubblico. Potremmo star qui a parlare per ore della lina editoriale della Casa di Topolino, ad oggi composta più da sequel che da nuove proposte, ma intanto è opportuno guardare ai fatti: sono storie, universi e personaggi che funzionano e hanno qualcosa da raccontare. E Vaiana, anche a questo giro, non è da meno.

Il futuro è nel passato

“Perdi ciò che tu hai più amato, è allora che lo avrai trovato”. Ricordate il brano “Il fiume del passato” di Frozen 2? Parlava di antiche memorie perdute, di verità nascoste tra acque misteriose, ma soprattutto della necessità di perdersi nell’ignoto per trovare la propria verità.

Oceania 2 parte da un assunto simile, tornando alla premessa iniziale del primo capitolo: perché la tribù di Vaiana ha smesso di navigare? E dove sono gli altri popoli? Possibile che nel vasto oceano non ci sia nessun altro? Ecco che Oceania 2 diventa una continuazione naturale della storia che 8 anni fa portò la giovane leader di Motunui a viaggiare per restituire a Te Fiti il suo cuore. Ma ci sono ancora tante verità da svelare: e perché il quadro sia completo, Vaiana deve nuovamente imbarcarsi e spingersi verso l’orizzonte, stavolta con l’obiettivo di percorrere le stesse orme dei suoi antenati. Ci troviamo di fronte ad un sequel che, in sostanza, ripete la formula di Frozen 2: quella di proseguire l’epopea della protagonista tornando alle sue origini per svelare i misteri sul suo passato e sul suo retaggio. Per fortuna Oceania 2 riesce a declinare questo tema in maniera diversa, adattandosi al percorso narrativo e psicologico della giovane Vaiana in quanto leader e punto di riferimento della sua tribù: l’eroina non è più l’avventuriera inesperta e sfrontata delle origini, ma è la persona in cui tutti gli abitanti di Motunui ripongono le proprie speranze per una vita migliore. Se Oceania del 2016 raccontava un processo di autoscoperta e di formazione, Oceania 2 sposta il focus sulla figura di Vaiana in quanto leader, e di conseguenza esplora il suo legame con gli altri.

La protagonista non è più sola in questo viaggio: ha dei compagni che decidono di salpare con lei (il ruolo di Maui è invece diverso da quel che si può pensare e non lo svelerò), di conseguenza il film ci trascina verso il suo epilogo con una storia dal sapore molto più corale. Il punto, questa volta, non è raggiungere l’orizzonte, ma attraversarlo, superando i propri limiti per raggiungere il proprio obiettivo a tutti i costi. Oceania 2 si pone quindi come un completamento del primo film, ed è a tutti gli effetti una seconda parte del percorso introspettivo di Vaiana, che si fa portatrice del prototipo di principessa Disney moderna: intraprendente, coraggiosa, carismatica, ma a suo modo ancora fragile e imperfetta.

Un’avventura tra pregi e difetti

Tutto questo porta ad un viaggio divertente ed epico, equamente diviso tra momenti più leggeri e sequenze spettacolari. In questa epopea, proprio come nel primo capitolo, la protagonista incontra tanti personaggi diversi per stile e caratterizzazione: ecco, se dovessi puntare il dito contro un difetto, ci sarebbe da dire che non tutti i comprimari sono modellati in modo del tutto soddisfacente.

Gran parte dei compagni di Vaiana appaiono un po’ stereotipati e, a tratti, poco approfonditi. Sono chiaramente posizionati sullo scacchiere narrativo in funzione dell’eroina e del suo percorso come leader, ma avrei gradito una maggiore introspezione per alcuni di essi. D’altronde, in un viaggio che ha come focus principale il legame tra la protagonista e i suoi amici, bisognava fare qualcosa in più rispetto alle varie macchiette che sono al suo fianco, sebbene il loro spirito di gruppo riesca ad emergere timidamente durante l’atto finale. La vera e più importante novità è che Oceania 2 presenta un vero e proprio villain, un nemico fisico e tangibile che si oppone a Vaiana per i propri scopi egoistici. Purtroppo quest’ultimo rimane sullo sfondo per larga parte del film, ma la sua introduzione ha il merito non soltanto di ampliare la mitologia del franchise, ma anche di accennare a possibili spunti futuri per altre avventure tra gli oceani polinesiani. Mi fermo qui per non incappare in ulteriori spoiler, soprattutto perché Oceania 2 è tutto fuorché un film di transizione: ha una storia di per sé perfettamente autoconclusiva, sebbene il mio consiglio per voi sia quello di rimanere seduti fino alla fine dei titoli di coda…

Un viaggio colorato e spettacolare

Il sequel firmato da Miller, Hand e Derrick Jr conferma anche le meraviglie visive del suo predecessore: Oceania 2 ha un respiro cinematografico importante, e non solo da un punto di vista tecnico (a tal proposito leggete come Oceania 2 vuole alzare l’asticella Disney, abbiamo intervistato un animatore del film!).

Questo sequel è ambizioso anche da un punto di vista registico, con le sue ampissime carrellate su panorami mozzafiato, arricchiti dai colori sgargianti di un oceano sconfinato e dalla natura selvaggia delle mete ignote verso cui si spinge la protagonista. Il film si rivela audace soprattutto in alcune sequenze oniriche, che uniscono ottime intuizioni visive al fascino della cultura mitologica polinesiana. Anche nella sua parte action, in risposta alle buone intuizioni del primo capitolo, Oceania 2 si difende molto bene: sia nelle sue fasi più slapstick, con minacce rappresentate da immensi mostri marini, sia nel combattimento puro, che coinvolge non soltanto il possente Maui con il cattivo di turno, ma vede stavolta persino Vaiana molto più centrale e “fisica”. Tutto ciò è coadiuvato da un comparto di animazioni di primissimo livello: certo, con i Classici Disney siamo ben lontani dalle più recenti sperimentazioni in campo animato (leggete la recensione di quel capolavoro generazionale di Arcane 2), ma il fulcro visivo delle produzioni della Casa di Topolino non è quello di innovare, bensì di consolidarsi. In tal senso è indubbio quanto Oceania 2 sia uno dei migliori film Disney del nuovo millennio per quanto concerne la cura nelle animazioni, dai movimenti dei personaggi alla fluidità di tanti micro-dettagli, come ad esempio i capelli.

Per finire, credo che da un punto di vista del sonoro Oceania 2 dia il meglio di sé soprattutto nella parte orchestrale. Le canzoni, curate sempre da Lin-Manuel Miranda, sono piacevoli ed orecchiabili, ma meno memorabili e impattanti rispetto a quelle del primo capitolo: sicuramente il brano “Perditi”, interpretato in italiano da Giorgia (che doppia il medesimo personaggio che lo canta) è il più rappresentativo e personale per inquadrare a fondo la tematica portante del film, ma forse in questo sequel troverete canzoni un po’ meno incisive rispetto alle splendide “Oltre l’orizzonte” e “Tranquilla!”.
Oceania 2 è, in definitiva, un ottimo sequel, che prosegue sulla scia tracciata da altri franchise Disney: continuare il percorso di crescita della propria protagonista e, al tempo stesso, ampliare la propria mitologia di partenza. Il risultato è un buon film d’avventura, con personaggi simpatici e divertenti, che tuttavia avrebbero necessitato di un maggiore approfondimento per risultare davvero memorabili. L’aspetto più piacevole è la presenza di un vero e proprio villain, che purtroppo rimane perlopiù sullo sfondo, ma ha il pregio di arricchire in modo interessante spunti di trama che potrebbero essere approfonditi in futuro. Il Classico Disney del 2024 risulta forse meno impattante rispetto al primo capitolo, e probabilmente Oceania 2 sta a Oceania esattamente come Frozen 2 sta a Frozen: rappresenta, in definitiva, una continuazione molto solida della propria storia di partenza.

Gabriele Laurino – cinema.everyeye.it

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_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
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FLOW – UN MONDO DA SALVARE [8/9 marzo]

2025-03-04T11:36:35+01:004 Ottobre 2024|Archivio|

Oscar 2025 – Migliore film di animazione

Proiezioni

Sabato 8 marzo: ore 18,30
Domenica 9 marzo: ore 18,30

Titolo originale: Flow
Nazione: Belgio, Lettonia, Francia
Anno: 2024
Genere: Animazione
Durata: 1 ora 24 minuti
Regia: Gints Zilbalodis
Produzione: Dream Well Studio, Sacrebleu Productions, Take Five
Distribuzione: Teodora Film

 

 

 

 

 

Trama

Flow, il film d’animazione diretto da Gints Zilbalodis, racconta di una terribile alluvione che devasta il mondo.
Il protagonista della storia è un gatto abituato a vivere per conto suo e che si vede improvvisamente costretto a mettere da parte la sua indipendenza per sopravvivere. In un mondo in cui gli esseri umani sembrano essere scomparsi, l’arrivo dell’inondazione lo costringe infatti a mettersi in salvo su una barca che deve però condividere con un variopinto gruppo di animali, tra cui un lemure, un cane labrador, un capibara e un uccello.
Gli animali imparano a collaborare, ma per il gatto è una sfida estremamente difficile. L’esito però sarà sorprendente. Tra paesaggi di abbagliante bellezza e pericoli imprevisti, il viaggio farà capire a tutti che l’unione è la loro vera forza…

Trailer

La stampa ed i media lo esaltano

Dopo aver incantato il Festival di Cannes e conquistato quattro premi ad Annecy, Flow – Un mondo da salvare uscirà al cinema in Italia con Teodora dal 7 novembre. Capace come pochi di parlare un linguaggio universale e osannato dalla critica di tutto il mondo, il film diretto dal giovanissimo Gints Zilbalodis è già dato da Variety tra i favoriti nella corsa all’Oscar e sarà presentato in anteprima italiana al festival Alice nella Città.

In un mondo in cui gli esseri umani sembrano essere scomparsi, l’arrivo di un’inondazione costringe un gatto a mettersi in salvo su una barca, insieme a un variopinto gruppo di animali. Tra paesaggi di abbagliante bellezza e pericoli imprevisti, il viaggio farà capire a tutti che l’unione è la loro vera forza.

Magnifico, lascia senza fiato. É il futuro dell’animazione‘ – Guillermo del Toro

Il gioiello che ha illuminato Cannes‘ – Cinematografo

Stupisce per maestria e altezza di visione‘ – Libération

Zilbalodis va annoverato tra i più grandi artisti dell’animazione mondiale‘ – The Hollywood Reporter

Un’odissea spettacolare‘ – Le Monde

Il film d’animazione sulla natura più innovativo dai tempi di Bambi‘ – IndieWire

Un grande film da Oscar’ – Movieplayer

Qualcosa di mai visto prima. Imperdibile‘ – Mashable

Recensione

Un’eccezionale film di animazione adatto a tutti. Un’universale ode alla solidarietà e alla cooperazione

Un gatto nero vede salire pericolosamente intorno a sé il livello dell’acqua, come per un diluvio universale che mira a sommergere il suo mondo. Il gatto comincia a saltellare di superficie in superficie, finché non zompa a bordo di un natante che è una sorta di arca biblica dove si raccoglierà un gruppetto di altri animali in fuga dall’inondazione: un labrador, un capibara, un lemure, e uno strano uccello gigante che potrebbe rivelarsi un predatore. Il gatto, indipendente e solitario per natura, e inizialmente preoccupato solo di salvare se stesso, dovrà imparare a fare squadra. Intorno a lui tanta natura sommersa e qualche manufatto, a indicare la presenza di un’umanità forse scomparsa in epoca precedente: perché il tempo e il luogo qui sono indefiniti, a indicare quell’eterno presente in cui vivono gli animali, intenti solo alla sopravvivenza giorno per giorno, e in questo caso attimo per attimo.

Flow è l’eccezionale film di animazione in grafica computerizzata 3D (ma dal sapore fortemente artigianale) del regista lèttone Gints Zilbalodis, che riesce a creare una metafora allo stesso tempo cinematograficamente avvincente e filosofica raccontando in purezza, e con andamento incalzante, il flusso (questo significa “flow”) della vita che gli animali assecondano con saggezza e sano opportuno.

Non ci sono dialoghi, solo immagini e suoni (eccezionale l’occasionale commento musicale dello stesso Zilbalodis insieme al compositore e connazionale Rihards Zalupe). Il tratto semplice e senza fronzoli risulta incantevole e quasi ipnotico nel trasportarci di sequenza in sequenza, e il fatto che rimandi in qualche modo al videogame non fa altro che aggiungere potenza metafisica alla storia.

Il gatto protagonista ricorda un po’ quello che insieme alla gabbianella animava il film culto di Enzo D’Alò, e ci identifichiamo in lui come in qualunque eroe umano di avventura: sentiamo la sua paura, ammiriamo il suo coraggio, comprendiamo i suoi dubbi circa i compagni di traversata. E lo vediamo compiere gesti di generosità e altruismo dei quali ci domanderemo se saremmo altrettanto capaci, imparando a dare e a ricevere fiducia.

L’acqua è ovunque, in fiumi, distese, cascate improvvise (e si sa quanto sia difficile rendere credibile l’acqua in animazione); sotto si intravvede un mondo arcaico e selvatico, impotente d fronte all’inondazione. Tutto scorre, come in Eraclito, perché questa è la vita, e gli animali lo intuiscono e lo accettano meglio di noi.

Flow non è un film solo per bambini: anche gli adulti ne seguiranno con meraviglia l’animazione in costante movimento e si appassioneranno alle vicende mozzafiato del gruppetto di animali di fronte a sempre nuovi imprevisti. Il film di Zilbalodis è una continua invenzione artistica e narrativa, un incalzare incessante di piccoli e grandi eventi che scorrono insieme assumendo la forma mutevole dell’acqua.

C’è qualcosa di universalmente riconoscibile, di nobile e profondo, in questa narrazione meno morbida e rassicurante del tratto di disegno francese (anche se il regista ha portato in squadra artisti francesi e belgi) e meno spigolosa e a tratti grottesca di quello giapponese. Qui l’animazione è rigorosa ed essenziale, forse anche a causa della matrice luterana lèttone, ma è spirituale senza operare scelte religiose.

Flow è anche una parabola ammonitrice di ispirazione ecologista, ma non diventa mai una lezioncina pedestre o un “catastrophy movie”. È invece un’ode alla solidarietà e alla cooperazione, necessarie per sopravvivere anche agli eventi che rischiano di annullarci per sempre.

Paola Casella – https://www.mymovies.it/film/2024/flow/

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IL PAZZO DI DIO [giovedì 12 dic. – ore 21:00]

2024-12-12T21:35:07+01:001 Ottobre 2024|Archivio|

Proiezioni

Giovedì 12 dicembre: ore 21.00

Titolo originale: Il pazzo di Dio – la strada di Don Oreste Benzi
Nazione: Italia
Anno: 2024
Genere: Documentario, biografico
Durata: 62 minuti
Regia:  Kristian Gianfreda
Produzione: Coffee Time Film
Distribuzione: Coffee Time Film

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Primi anni ’70: don Benzi è un sognatore visionario convinto di poter cambiare il mondo, ma nessuno gli dà credito. Con l’aiuto di un gruppo di volontari sgangherati realizza progetti e apre case di accoglienza in Italia e nel mondo. In particolare, negli anni ’90, don Oreste, nonostante le critiche e l’incredulità della gente, porta alla luce il dramma della prostituzione schiavizzata. Da quel momento fino alla sua morte, nel 2007, don Oreste non ha mai smesso di lottare per gli ultimi della società.

Il film vuole raccontare chi era don Benzi e come ha cambiato il modo di vedere le cose. Una rivoluzione politica, sociale e culturale, quella di don Oreste, che il documentario ripercorre nel tempo, soffermandosi in particolare sulla fine degli anni ‘90, anni in cui quest’uomo di fede e resistenza è particolarmente attivo, soprattutto nell’assistenza e dialogo con le sex workers coinvolte nella tratta dello sfruttamento della prostituzione.

Trailer


Recensione


Il doc-film racconta la vita e le battaglie di don Oreste Benzi, il “parroco dalla tonaca lisa”, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII.l

Don Oreste Benzi è stato un sacerdote che sin dagli anni’70 ha deciso di non restare chiuso nella propria parrocchia ma di andare per le strade di notte a cercare gli ultimi. In particolare avvicinava in particolare le prostitute provenienti dall’Africa (ma non solo) e ridotte in schiavitù per proporre loro la possibilità di una fuga e di una vita diversa.

Un documentario frutto di anni di raccolta e di realizzazione di materiali ricostruisce la personalità di un sacerdote fuori dagli schemi.

“A me non è mai dispiaciuto essere spregiudicato. Spregiudicato vuol dire non mettere i paletti davanti al Dio che viene, all’avventura. A me è piaciuta sempre l’avventura, nel senso etimologico del termine: un qualcosa che viene, e che quindi non c’era. A me piace andare verso ciò che viene, non rimanere fermo a ciò che c’era”. Non c’è niente di meglio di questa dichiarazione d’intenti di Don Benzi per far comprendere a chi non lo conoscesse che tipo di persona fosse. Kristian Gianfreda, che lo ha conosciuto e ha lavorato con lui, ce ne mostra diversi aspetti proponendo sue dichiarazioni e mostrandocelo all’opera.

Ne emerge il ritratto di un uomo fortemente legato alle esperienze dell’infanzia fatte di gioia ma anche intrise del profondo senso di disistima del padre verso se stesso causato dalla propria condizione economica. “Pensava di non valere niente” dice a un certo punto. Da questa considerazione è nata la scintilla che ha acceso il fuoco della sua azione. Non è retorica parlare di fuoco perché basta ascoltarlo per capire quanto la sua azione nascesse da una profonda vitalità che lo spingeva ad andare di notte (come testimoniano le immagini belle perché sfuocate) a cercare i fuochi dei copertoni con un mazzo di rosari in mano per trovare quelle donne portate con l’inganno in Italia dai loro Paesi di origine e poi costrette a prostituirsi.

Gianfreda mostra le molteplici iniziative portate avanti non solo in Italia a favore degli emarginati e degli sfruttati così come non nasconde prese di posizione sulla prostituzione su cui era possibile il dissenso. Ciò che conta però è l’assoluta disponibilità di quest’uomo a mettersi in gioco per sottrarre a un’effettiva schiavitù donne che in lui hanno visto la possibilità di un mutamento della loro condizione di vita. Tutto questo spinto dalla fede in Dio, un tipo di fede che non si ferma alle enunciazioni ma è pronta a immergersi nel dolore e nella sofferenza anche correndo dei rischi per la propria incolumità. Oggi gli sopravvive la Comunità Giovanni XXIII da lui fondata che continua l’opera che il ‘pazzo di Dio’ aveva iniziato senza una struttura alle spalle ma solo guidato dalle pagine del Vangelo. Soprattutto da quelle che ad altri potevano sembrare ‘scomode’

Giancarlo Zappoli – www.mymovies.it

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FREUD – L’ultima analisi [mercoledì 18 dicembre]

2024-12-18T21:54:17+01:001 Ottobre 2024|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 18 dicembre: ore 21,00

ULTIMA PROIEZIONE

Titolo originale: Freud’s Last Session
Nazione: Gran Bretagna
Anno: 2024
Genere: Drammatico
Durata: 108 minuti
Regia: Matt Brown
Cast: Anthony Hopkins, Matthew Goode, Liv Lisa Fries, Jodi Balfour, Stephen Campbell Moore, Jeremy Northam, Orla Brady, Pádraic Delaney, Aidan McArdle
Produzione: Last Session Productions, WestEnd Films, M.Y.R.A. Entertainment, Subotica
Distribuzione: Adler Entertainment

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Due giorni dopo l’invasione tedesca della Polonia, C.S. Lewis (autore de Le Cronache di Narnia e de le Lettere di Berlicche)si reca a Londra da Oxford per incontrare Sigmund Freud, costretto a fuggire dall’Austria l’anno prima in seguito all’Anschluss.

Durante il loro pomeriggio insieme i due discutono dei fatti salienti delle loro vite e Freud incalza Lewis per sapere di più sulla sua infanzia, la conversione al cattolicesimo incoraggiata da J. R. R. Tolkien, i traumi della prima guerra mondiale, la relazione con la madre di un suo commilitone e il rapporto con gli Inklings. La questione delle fede – fondamentale per Lewis, una nevrosi per Freud – li divide profondamente. Lo stesso Freud lascia trapelare le sue insicurezza…

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Trailer

Recensione

Un film sui massimi sistemi che non lascia spazio alle emozioni. Maestoso Anthony Hopkins

Freud, famoso psicanalista, discorre di massimi sistemi con C. S. Lewis, futuro autore di “Le cronache di Narnia”. Uno non crede e non ha fede, l’altro sì profondamente, entrambi si sforzano a battere l’altro esponendo e dibattendo ampiamente le proprie tesi. Nel frattempo intorno a loro tutto si disgrega, gli allarmi di bombardamento fanno tremare, a due giorni dell’invasione nazista della Polonia e dall’inizio di una guerra disastrosa si distribuiscono per strada le maschere antigas e si evacuano i bambini. C’è anche Anna Freud, figlia omosessuale di Sigmund Freud, con cui quest’ultimo ha un rapporto morboso e complesso. Sarà la pioniera della psicanalisi infantile.

Un film che si regge completamente sull’ennesima maestosa interpretazione di Anthony Hopkins.

Si tratta di Freud – L’ultima analisi, adattamento cinematografico dell’omonimo dramma di Mark St. Germain, tratto dal saggio “The Question of God” di Armand Nicholi. Vale la pena dirlo subito: l’incontro su cui si concentra il film, quello tra Sigmund Freud e C.S. Lewis, non è mai avvenuto. Spunto interessante che rende altrettanto curioso l’instancabile dibattito tra un grande maestro del pensiero del Novecento e un futuro scrittore che si presenta in tutto il suo afflato mistico e spirituale. Se dentro lo studio di Freud si dibatte di anima e interiorità, fuori tuttavia sta per scoppiare l’inferno: Londra è in pieno stato d’allerta, maschere antigas sono state distribuite, ci si rifugia nei bunker per i bombardamenti.

La scena dell’attacco di panico è forte e metaforica di una tensione costante in attesa della catastrofe, che arriverà di lì a due giorni con l’invasione della Polonia e lo scoppio della guerra mondiale. Una guerra che infuria «di nuovo», sottolinea il protagonista, un Hopkins ancora una volta in stato di grazia, capace di tenersi sulle spalle tutto il film interpretando un Freud ormai gravemente malato di tumore che si ostina a non arrendersi alle pene del corpo, ma resiste a colpi di morfina, in compagnia del suo inseparabile cane. Il confronto con il futuro scrittore di “Le cronache di Narnia” non è del tutto impari, colpisce la determinazione a rappresentarlo anche come incontro/scontro generazionale: da una parte uno degli uomini più influenti dell’epoca (e non solo), un maestro che ha segnato e rivoluzionato la storia della medicina e della filosofia, e che di lì a poco praticherà l’eutanasia su se stesso. Dall’altra un giovane professore saputello di Oxford che diventerà uno scrittore di fama mondiale.

Nel mezzo il racconto di un altro personaggio chiave nella vita di Freud, sua figlia Anna. Si racconta la sua relazione omosessuale e scandalosa per l’epoca con Dorothy Burlingham, il complesso di Edipo mai risolto con suo padre e l’irruzione della Gestapo per arrestarla. Neanche a dirlo, la performance di Hopkins ruba a tutti la scena, l’errore palese di base è stato non metterlo in condizione di duettare con un antagonista di pari spessore e carisma, per quanto Matthew Goode provi a difendersi.

Il film si attesta su un livello di didascalismo spinto, interessante giusto su un piano di puro approfondimento, e anche per delle chicche che riporta alla memoria dello spettatore, come la descrizione puntuale della curiosa collezione privata di reperti storici di Freud. Troppo ambizioso sulla carta, il film manca di coinvolgere davvero e finisce per sortire l’effetto di un compito senz’altro ben realizzato, studiato e curato in ogni minimo dettaglio, eppure irrimediabilmente senz’anima

Claudia Catalli – www.mymovies.it

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CONCLAVE [da sab 21 dicembre – ore 18:30]

2024-12-31T10:21:35+01:001 Ottobre 2024|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 25 dicembre: ora 21,00
Giovedì 26 dicembre: ore 21,00
Sabato 28 dicembre: ore 21,00
Domenica 29 dicembre: ore 21,00
in versione originale sottotitolata in italiano
Lunedì 30 dicembre: ore  21,00

 

Titolo originale: Conclave
Nazione: Regno Unito, Stati Uniti d’America
Anno: 2024
Genere: Thriller, drammatico
Durata: 120 minuti
Regia: Edward Berger
Cast: Isabella Rossellini, Ralph Fiennes, Stanley Tucci e Sergio Castellitto
Produzione: FilmNation Entertainment, Indian Paintbrush, House Productions
Distribuzione: Eagle Distribution

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Tratto dal libro best seller di Robert Harris Dal regista premio Oscar Edward Berger (Niente di nuovo sul fronte occidentale), CONCLAVE ci porta nel cuore di uno degli eventi più misteriosi e segreti del mondo: l’elezione di un nuovo Papa. Dopo la morte improvvisa dell’amato e compianto Papa, il Cardinale Lawrence (Ralph Fiennes) è incaricato di dirigere questo delicato processo. Una volta che i leader più potenti della Chiesa Cattolica si riuniscono e si chiudono nelle segrete sale del Vaticano, Lawrence si ritrova intrappolato in una rete di intrighi, tradimenti e giochi di potere. Un oscuro segreto viene alla luce, minacciando di scuotere le fondamenta stesse della Chiesa…

Trailer

Recensione

Un avvincente thriller ispirato all’omonimo romanzo di Robert Harris.

Conclave, basato sull’omonimo romanzo di Robert Harris e diretto dal regista premio Oscar Edward Berger (Niente di nuovo sul fronte occidentale), arriva al cinema dopo essere stato presentato oltreoceano al Telluride Film Festival e in Italia alla Festa del Cinema di Roma.

Dopo la morte improvvista dal Papa, il cardinale Lawrence (Ralph Fiennes), decano del collegio cardinalizio, si trova di fronte all’arduo compito di guidare l’elezione del nuovo pontefice. I rappresentanti più potenti della Chiesa cattolica si riuniscono in Vaticano e, isolati dal mondo esterno, dovranno fare i conti con intrighi, tradimenti e segreti.

Il film mostra l’affascinante dietro le quinte dell’elezione di un nuovo Papa, tra giochi di potere e colpi di scena.

Gli ecclesiastici, provenienti da varie parti del mondo, così come lo stesso Lawrence, sono pedine di un gioco di potere più grande di loro. Dal cardinale Bellini (Stanley Tucci), amico di Lawrence che ne sostiene la candidatura al papato, a tutti gli altri cardinali che puntano ad ottenere la nomina: Tremblay (John Lithgow), Adeyemi (Lucian Msamati) e il tradizionalista Tedesco (Sergio Castellitto). I possibili candidati nascondono dei segreti che, se svelati, potrebbero compromettere la loro elezione a nuovo Papa.

Ralph Fiennes rende magistralmente il conflitto di Lawrence, un uomo dai sani principi, che cerca di guidare il conclave nel migliore dei modi, nonostante le numerose difficoltà. Al suo fianco c’è un cast d’eccezione ma a spiccare su tutti è una splendida Isabella Rossellini nel ruolo di Suor Agnes, voce femminile quasi invisibile in un mondo prettamente maschile, che sebbene compaia in scena per una manciata di minuti, interpreta un personaggio fondamentale e decisivo.

Conclave ci mostra un’elezione del Papa in tempi moderni – i cardinali usano il cellulare e fumano sigarette elettroniche – dove a scontrarsi sono le diverse idee sull’orientamento che la Chiesa dovrebbe prendere. Da una parte il polo più progressista e aperto al cambiamento si contrappone ai più conservatori, ancorati a un’idea obsoleta di Chiesa e contrari ai passi in avanti compiuti dal defunto pontefice.

Dietro all’elezione del futuro pontefice c’è molto di più, si tratta infatti anche di dare inizio ad una nuova era per la Chiesa. L’immagine di una Chiesa corrotta mostra l’ambizione personale dei vari “candidati”, che dominano la scena e sono disposti a tutto pur di prevalere sui rivali e ottenere il potere.

Il dubbio e l’incertezza sono onnipresenti nel film: lo stesso Lawrence dubita, in primis di sé stesso e della sua fede. Tutto e tutti vengono messi in discussione, niente è come sembra. Alla fine, sarà proprio questa incertezza, nella sua accezione positiva, ad avere la meglio e ad unire tutti, lanciando un messaggio di speranza per il futuro.

Il film è ricco di colpi di scena e rivelazioni, la struttura è quella di un thriller politico e numerosi sono i riferimenti più o meno espliciti alla politica attuale e alla contemporaneità. Lo stesso conclave sembra diventare una guerra, che invece irrompe nel mondo esterno e che alcuni, come il cardinale di Kabul Vincent Benitez (Carlos Diehz), hanno vissuto in prima persona.

La musica dà ritmo al film, enfatizza i momenti chiave e ben rende la tensione che pervade lo svolgimento del conclave stesso. Fotografia e regia sono ben curate, ma il più grande punto di forza sono le interpretazioni dei protagonisti, oltre ad una solida sceneggiatura alla base.

In sintesi: Conclave – con un cast stellare e delle ottime interpretazioni, tra tutte quella di Ralph Fiennes – è un thriller ben strutturato, appassionante e intrigante, che offre diversi spunti di riflessione non solo sulla Chiesa ma anche sulla nostra contemporaneità.

 

Giulia Spadaro – www.madmass.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI da 4 a 12 anni
_ ADULTI oltre 60 anni
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
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XXV Rassegna teatro dialettale Don Romano Fiorentini

2025-03-19T21:37:57+01:001 Ottobre 2024|Archivio|

XXV RASSEGNA TEATRO AMATORIALE DIALETTALE

DON ROMANO FIORENTINI

Torna al donfiorentini, nel periodo gennaio – marzo 2025 con una singola serata (lunedì), la Rassegna dialettale Don Romano Fiorentini. Siamo giunti alla XXV edizione! Le Compagnie, con le consuete passione e verve, porteranno sul palco i loro testi per mantenere vivo il dialetto romagnolo che, con la sua espressività ed immediatezza nel descrivere le situazioni quotidiane, porterà sicuramente le persone a sorridere!


Ingresso € 9,00
La Rassegna verrà effettuata nella sola serata del Lunedì.

Sarà possibile l’acquisto dei biglietti, presso la biglietteria del Cinema – Teatro,
nelle sole serate della Rassegna e quindi a partire dal 13 gennaio 2025 (dalle ore 20.00). 

Sarà altresì possibile l’acquisto dei biglietti in prevendita online tramite
il sito www.donfiorentini.it o direttamente su www.liveticket.it/donfiorentini
a decorrere decorrere dal 6 gennaio 2025
(sull’acquisto online viene applicata la commissione del 10%


LUNEDÌ, 17 MARZO 2025 – ORE 20.45

Compagnia Amici del Teatro di Cassanigo APS

“CHE SGNURÓN…A D’CHE SGRAZIÉ, D’MÌ ZÈJ JUSAFÌ”

Tre atti farseschi 

 

 


CAMPO DI BATTAGLIA [mercoledì 18 settembre]

2024-09-18T23:41:47+02:0016 Settembre 2024|Archivio|

Proiezioni

CINEMA IN FESTA
€ 3,50 ingresso unico

Mercoledì 18 settembre: ore 21,00 

Titolo originale: Campo di battaglia
Nazione: Italia
Anno: 2023
Genere: Drammatico
Durata: 1 ora 43 minuti
Regia: Gianni Amelio
Cast: Alessandro Borghi, Gabriel Montesi, Federica Rosellini, Giovanni Scotti, Vince Vivenzio, Alberto Cracco, Luca Lazzareschi, Maria Grazia Plos, Rita Bosello
Produzione: Kavac Film , Ibc Movie, One Art Film con Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution

 

 

 

 

 

In concorso alla 81. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica – Venezia 2024

 

 

 

Trama

Liberamente ispirato al romanzo “La sfida” di Carlo Patriarca.

Sul finire della Prima guerra mondiale, due ufficiali medici amici d’infanzia lavorano nello stesso ospedale militare, dove ogni giorno arrivano dal fronte i feriti più gravi. Molti di loro però sono impostori che si sono procurati da soli le ferite e che farebbero di tutto per non tornare a combattere.
Stefano, di famiglia altoborghese, con un padre che sogna per lui un avvenire in politica, è ossessionato da questi autolesionisti e, oltre che il medico, fa a suo modo lo sbirro. Giulio, apparentemente più comprensivo e tollerante, è a disagio alla vista del sangue, è più portato per la ricerca e avrebbe voluto diventare un biologo. Anna, amica di entrambi dai tempi dell’università, fa la volontaria alla Croce Rossa: un duro lavoro che affronta con determinazione, consapevole che è il prezzo che sta pagando per il fatto di essere una donna. Laurearsi in medicina era infatti difficilissimo a quei tempi per una donna senza una famiglia influente alle spalle.
Qualcosa di strano accade intanto tra i malati: molti si aggravano misteriosamente. È possibile che qualcuno stia provocando di proposito complicazioni alle loro ferite, perché i soldati vengano mandati a casa, anche storpi, anche mutilati, pur di non farli tornare al campo di battaglia.
Nell’ospedale c’è dunque un sabotatore, di cui Anna è la prima a sospettare. Ma sul fronte di guerra, proprio verso la fine del conflitto, si diffonde una specie di infezione che colpisce più delle armi nemiche. E presto contagia anche la popolazione civile…

Trailer

Recensione

Amelio diluisce la tensione narrativa e riduce l’azione. Rimane la potenza del messaggio

Stefano e Giulio sono amici da sempre, si sono laureati insieme in medicina, ma hanno diverse concezioni della professione, se applicate ad una situazione di guerra. Quella in cui si trovano coinvolti entrambi come ufficiali medici è il primo conflitto mondiale, e mentre Stefano ha come obiettivo quello di rimandare al fronte tutti i feriti al primo accenno di guarigione – soprattutto i “miserabili simulatori” che si sono procurati da soli il modo di evitare il combattimento – Giulio arriva a contagiare, mutilare e privare (magari temporaneamente) della vista o dell’udito quei soldati che vorrebbero solo tornare a casa. Fra i due ufficiali c’è Anna, ex compagna di università che non ha potuto laurearsi con la lode solo perché non potevano dare il massimo dei voti ad una donna, e dunque ha “preferito” diventare infermiera. Nonostante l’affetto per Stefano e Giulio, Anna si troverà a scegliere quale delle loro visioni della medicina e del mondo seguire, soprattutto quando l’epidemia di febbre spagnola arriverà a colpire l’esercito e il Paese.

Campo di battaglia, liberamente ispirato al romanzo “La sfida” di Carlo Patriarca, mette a confronto due morali.

Quella di Stefano che “non festeggia i perdenti” e disprezza i “vigliacchi” intenti a togliere posti letto e assistenza ai “valorosi” lasciando “gli altri a morire per loro”, così che “a fare l’Italia rimarranno solo i furbi”; e quella di Giulio, che voleva fare il biologo ricercatore e finisce per essere soprannominato dai pazienti “La mano santa”, perché “strappa i feriti ad una guerra ingiusta” e si rifiuta di “obbedire alle circostanze”. In mezzo Anna ascolta entrambi, ritenendo “la guerra un dovere e combattere necessario”, ma esercitando una pietas istintiva verso quei soldati poveri e giovanissimi che si esprimono solo in dialetto e si sono ritrovati in mezzo ad un conflitto che non sembra riguardarli.

Gianni Amelio e Alberto Taraglio costruiscono una sceneggiatura minimalista all’interno di una regia (sempre di Amelio) sontuosa coadiuvata dalla bella fotografia di Luan Amelio Ujkaj, ma in qualche modo diluiscono lungo la durata del film la tensione narrativa e la potenza di un messaggio che contempla le ragioni di tutti, e che non può non riportare alla memoria, nella seconda parte, la recente pandemia.

Nessuno di questi due medici agisce per il proprio tornaconto, entrambi rivelano una genuina nobiltà d’animo che però segue percorsi opposti, ed entrambi agiscono in prima persona, assumendosi la responsabilità delle proprie azioni. Di qui un conflitto non manicheo che restituisce complessità alla storia, al contrario dell’appiattimento mediatico avvenuto durante il Covid.

Questo però crea una sorta di catenaccio che riduce l’azione al minimo, e il conflitto fra i due amici non esplode mai, limitandosi (si fa per dire) a seguire percorsi paralleli. Anche la figura di Anna resta a metà del guado, il che è coerente con il suo personaggio, ma non consente un adeguato sviluppo drammaturgico.

Tuttavia Campo di battaglia è una profonda riflessione su come il contesto di guerra estremizzi i caratteri e stritoli le coscienze, costringendole ad una disumanità per la quale non sarebbero naturalmente portati, e verso la quale non dovrebbero essere spinti.

Paola Casella – mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00
CINEMA REVOLUTION € 3,50

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_ ADULTI oltre 60 anni
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LA MISURA DEL DUBBIO [da venerdì 20 settembre]

2024-09-28T16:46:42+02:0014 Settembre 2024|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 20 settembre: ore 21,00
Sabato 21 settembre: ore 21,00
Domenica 22 settembre: ore 16,15 – 18,30
Domenica 22 settembre: ore 21,00
in lingua originale con sottotitoli italiani
Mercoledì 25 settembre: ore 21,00 

Titolo originale: Le fil
Nazione: Francia
Anno: 2024
Genere: Drammatico
Durata: 1 ora 55 minuti
Regia: Daniel Auteuil
Cast: Daniel Auteuil, Sidse Babett Knudsen, Isabelle Candelier, Suliane Brahim, Grégory Gadebois, Florence Janas, Gaëtan Roussel, Aurore Auteuil
Produzione: France 2 Cinéma, Zack Films, Zazi Films
Distribuzione: BIM Distribuzione

 

 

 

 

 

 

Trama

Da quando ha fatto assolvere un assassino recidivo, l’avvocato Jean Monier (Daniel Auteuil) non accetta più casi di giustizia penale. L’incontro con Nicolas Milik (Grégory Gadebois), padre di famiglia accusato dell’omicidio della moglie, lo tocca profondamente e fa vacillare le sue certezze. Convinto dell’innocenza del suo cliente, è disposto a tutto pur di fargli vincere il processo in corte d’assise, ritrovando in questo modo il senso della sua vocazione.

Trailer

Recensione

Auteuil sceglie con orgoglio uno stile vecchia scuola innestandosi nella tradizione della narrazione processuale.

Jean Monier è un avvocato di lungo corso, ma scottato dall’esperienza con l’ultimo cliente che ha difeso. Dopo qualche anno di assenza dai tribunali, per fare un favore alla moglie-collega, si trova a rappresentare un padre di famiglia in stato di fermo e accusato di aver ucciso la consorte. Sarà l’inizio di un caso che durerà anni, arrivando fino al processo, e che vedrà Jean approfondire il legame con Nicolas, uomo mite che giura di essere innocente e di non aver mai voluto fare del male a sua moglie.

Tanto prolifico e apprezzato come volto attoriale, Daniel Auteuil è spesso meno riconosciuto nella sua carriera di regista, nonostante con Le fil arrivi al quinto film dietro la macchina da presa e lavorando sempre anche alle sceneggiature.

Sarà perché i primi tre erano così legati agli adattamenti della produzione teatrale di Marcel Pagnol, ma ora Auteuil cerca qualcosa di diverso; guarda infatti alla cronaca giudiziaria, traducendo per il grande schermo una delle storie vere pubblicate dall’avvocato Jean-Yves Moyart.

Il cambiamento più forte è nello spostare l’ambientazione dal nord della Francia al sud che Auteuil conosce bene, essendoci cresciuto. Un sud atipico, tra le paludi e i tori della Camarga, attraverso cui il regista “si appropria” di questa storia che confina con il polar, tutta vissuta dal punto di vista dell’avvocato protagonista, e incentrata sul rapporto tra l’imputato e il suo rappresentante.

Rapporto fatto di fiducia e confidenza, perfino di affetto, ma che può muoversi esclusivamente entro i limiti della sincerità reciproca. Da regista concreto e pragmatico nel ritagliarsi un ruolo ricco – di ascolto, reazione, oratoria – Auteuil sceglie poi un volto intrigante con cui dialogare: quello di Grégory Gadebois, prolifico caratterista bravo a incarnare la mite indecifrabilità di Nicolas.

Il suo è il ruolo chiave in un’opera che fin dal titolo gioca con la percepita linearità della vicenda e con le aspettative del pubblico. La sfida è rendere particolare un caso che all’apparenza sembra generico, con l’orgoglio di uno stile certamente “vecchia scuola” e dotato di solida caparbietà.

Risultato raggiunto, che diventa ancor più interessante per come si posiziona in un’era di boom del genere “true crime” e soprattutto innestandosi in una rigogliosa tradizione francese della narrazione processuale.

Un fenomeno che va ben al di là del cinema, e che per limitarsi al grande schermo ha prodotto negli ultimi anni titoli come Saint OmerAnatomia di una caduta e Il processo Goldman. Se quei film facevano dell’aula di tribunale un campo di ricerca per l’eccezionalità più ambigua, Auteuil risponde con l’idea che è nella dimensione del normale che si trova l’oscurità più spaventosa.

Tommaso Tocci – mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

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VERMIGLIO [da venerdì 27 settembre – ore 21]

2024-10-21T22:12:46+02:006 Settembre 2024|Archivio|

Proiezioni

Sabato 19 ottobre: ore 21,00
Domenica 20 ottobre: ore 18,15

 

 

Titolo originale: Vermiglio
Nazione: Italia, Francia, Belgio
Anno: 2024
Genere: Drammatico
Durata: 1 ora 59 minuti
Regia: Maura Delpero
Cast: Tommaso Ragno, Giuseppe De Domenico, Roberta Rovelli, Martina Scrinzi.
Produzione: Cinedora con Rai Cinema, in coproduzione con Charades production (Francia) e Versus production (Belgio)
Distribuzione: Lucky Red

 

 

 

 

 

Vincitore del Gran Premio della Giuria – Leone d’argento a Venezia

Candidato per l’Italia a Migliore film straniero agli Academy Awards 2024
titolo indicato dal comitato di selezione che si è riunito all’Anica per scegliere il titolo per il nostro Paese che concorrerà con gli altri film internazionali, il riconoscimento che in passato veniva indicato come Oscar al film straniero. Il piccolo grande film ha avuto la meglio su altri 18 titoli, tra cui il favorito Parthenope di Paolo Sorrentino. Che ha commentato: “Sono molto contento che l’Italia abbia scelto Vermiglio e lo dico con assoluta sincerità. Vermiglio è un ottimo film e io auguro a Maura Delpero un lungo e bel cammino in questa avventura memorabile che è la corsa all’Oscar”.

 

Trama

Ambientato nel 1944, ultimo anno della Seconda guerra mondiale, ha per protagoniste Lucia (Martina Scrinzi), Ada (Rachele Potrich) e Flavia (Anna Thaler), le tre figlie femmine della famiglia Graziadei. Il nucleo familiare vive nella frazione trentina di Vermiglio, in una casetta in mezzo ai campi e immersa quasi sempre dalla neve dei lunghi inverni di montagna che sembrano non finire mai.

Il capofamiglia Cesare (Tommaso Ragno) è un maestro elementare che si sforza di insegnare ai suoi studenti non solo ad esprimersi in un italiano corretto, invece del dialetto, ma anche ad aspirare a qualcosa di più bello e più alto della fatica quotidiana della vita di montagna. Un giorno, però, in paese arriva un giovane soldato siciliano di nome Pietro (Giuseppe De Domenico) che porta con sé il suo compagno ferito, Attilio, verso la casa di montagna del ragazzo.

Pietro viene acclamato come un vero eroe dalla comunità e tutti lo festeggiano ma il nuovo arrivato è anche trattato con leggera diffidenza, visto che nella piccola Vermiglio arrivano ben pochi forestieri, specialmente dal Sud. La situazione peggiora quando Pietro e Lucia, la figlia maggiore del maestro, si innamorano, scatenando una serie di eventi che scuoteranno sia il villaggio di montagna che una piccola città in Sicilia…

Trailer

Recensione

Il racconto di un mondo antico osservato con grande attenzione e restituito con commovente naturalezza.

Lucia, Ada e Flavia sono le tre figlie femmine della famiglia Graziadei che ha contato dieci nascite, non tutte purtroppo andate a buon fine, come succedeva nell’Italia rurale all’epoca della Seconda Guerra Mondiale. I Graziadei vivono nella frazione trentina di Vermiglio, in una casetta in mezzo ai campi e alla neve dei lunghi inverni di montagna. Il capofamiglia è un maestro elementare che si sforza di insegnare ai suoi studenti non solo ad esprimersi in un italiano corretto invece del dialetto che tutti (compresi i Graziadei) parlano a casa, ma anche ad aspirare a qualcosa di più bello e più alto della fatica quotidiana. Quando i Graziadei ospitano un soldato siciliano che ha disertato l’esercito si innesca una reazione a catena che l’unità famigliare dovrà gestire, e che si svilupperà lungo le quattro stagioni dell’ultimo anno di guerra.

Vermiglio è l’opera seconda di Maura Delpero, dopo il suo notevole debutto con Maternal, e dà già prova di una sorprendente maturità espressiva che affonda le sue radici nel cinema di Ermanno Olmi, ma ancor di più in una realtà osservata con grande attenzione e restituita con commovente naturalezza.

Delpero e i suoi personaggi (si) raccontano con la calma e l’apparente semplicità di un tempo e uno schema di relazioni domestiche ben codificate dal costume sociale e dall’abitudine, ma sempre in procinto di aprire il fianco al nuovo, e non sempre al meglio.

Così Lucia, la bella figlia maggiore dei Graziadei, catturerà le attenzioni di Piero il disertore, Ada cercherà di controllare pulsioni sessuali segrete che la indirizzano verso Agata, la ribelle di Vermiglio, e Dino, il figlio maggiore osteggiato dal padre, alternerà la dolcezza verso i fratelli e la madre allo scarso impegno a scuola e alla propensione ad affogare le sue frustrazioni nel vino.

Quello che Delpero descrive è un piccolo mondo antico ancora riconoscibile ma già lontano nella sua gentilezza, nel suo calore famigliare e nell’afflato educativo del padre, pur condito di eccessiva severità e di quel pragmatismo che gli fa escludere dal proseguimento degli studi Ada, volenterosa ma non “portata”.

Delpero sa sempre dove posizionare la cinepresa per catturare in modo pudico e olistico la vita di questo microcosmo domestico e agreste, ottenendo da tutti gli interpreti (sotto il coaching sapiente di Alessia Barela), compresi i bambini più piccoli, recitazioni spontanee e profondamente credibili (un unicum nel cinema italiano contemporaneo), e uniformando la maggiore esperienza di Tommaso Ragno (efficacissimo nel ruolo del padre) o Sara Serraiocco con quella del resto di un cast scovato fra le montagne del Trentino Alto Adige.

Al centro di Vermiglio spiccano le figure femminili la cui scarsità di opzioni è manifesta e tangibile, ma che, come dirà Ada, non vorrebbero “essere uomini”, solo avere le loro stesse possibilità. Delpero racconta la loro storia, e quella delle figure maschili loro vicine, senza manicheismi e con grande fedeltà al contesto storico e sociale in cui si muovono: nessuno qui è un prevaricatore o una vittima predestinata, tutti sono esseri umani che vivono la loro condizione come possono, commettendo errori ma anche scelte etiche individuali, messi a dura prova da una guerra che – quella sì – priva tutti di dignità umana e di futuro.

Ognuno a Vermiglio “ha bisogno del suo cielo” anche quando le circostanze non sembrano dargliene diritto, e cerca un po’ di “cibo per l’anima”, che sia un disco o un mazzo di fiori, un bacio rubato o uno sguardo carico di desiderio; ognuno incontra ostacoli e dinieghi ingiusti; ognuno trasgredisce un poco, e un poco accetta il proprio destino e quei limiti, invece delle possibilità, che la società e persino la scuola ti “insegnano”.

Delpero restituisce centralità ai corpi e ad una sessualità che sfugge al controllo sociale e che si esprime soprattutto attraverso le donne, anche se gli uomini restano “il timone del carro”. E agli spettatori riserva il privilegio di seguire passo passo il suo racconto, assaporandone il gusto e annusandone gli odori, godendosi la musicalità di un dialetto montanaro e i suoi vocaboli desueti, il calore di una tazza di latte fra due mani giunte o di tanti corpi giovani assembrati in una sola stanza e un letto, anche posizionandosi testa e piedi.

Un racconto che si dipana con una comprensione autentica di chi sono i suoi protagonisti e qual è il mondo e l’orizzonte entro il quale si muovono, con la maggiore o minore libertà consentita loro dalle circostanze.

Paola Casella – mymovies.it

Prezzi

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