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VOLVEREIS [da venerdì 13 giugno ore 21]

2025-06-16T22:01:46+02:0010 Maggio 2025|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 13 giugno: ore 21:00
Cinema Revolution: ingresso € 3,50
(IN LINGUA ORIGINALE)

Domenica 15 giugno: ore 21:00
Cinema Revolution: ingresso € 3,50
(IN LINGUA ORIGINALE)

Titolo originale: Volvereis
Nazione: Spagna
Anno: 2024
Genere: Commedia
Durata: 1 h 54 min
Regia: Jonás Trueba
Cast: Itsaso Arana, Vito Sanz, Fernando Trueba, Jon Viar, Andrés Gertrúdix, Ana Risueño, Francesco Carril, Isabelle Stoffel
Produzione: Los Ilusos Films, Les Films du Worso, Arte France Cinéma
Distribuzione: Wanted Cinema

Curiosità

Il film ha ottenuto 2 candidature ai premi Goya, 1 candidatura a Lumiere Awards.

Trama

Una coppia decide di lasciarsi dopo 15 anni di matrimonio. E allora organizza una festa. La commedia del rimatrimonio secondo Jonás Trueba con profondità metatestuale e travolgente leggerezza…

Trailer

Recensione

UNA COMMEDIA IRONICA E GARBATA SUL SENSO STESSO DELLO STARE INSIEME E SULLA NATURA CONTRADDITTORIA DELL’AMORE

Dopo quindici anni insieme, la regista Ale e l’attore Alex decidono di separarsi e organizzare una grande festa di separazione. L’idea, venuta al padre di lei, li esalta parecchio, tanto che iniziano a organizzare tutto insieme, ad avvisare gli amici e ad invitarli. Più ne parlano più sembrano convinti, per quanto la domanda ricorrente di tutti sia se davvero vogliano separarsi o se sia solo un modo come un altro per restare insieme. Nel frattempo i due stanno girando un film proprio su questo stesso tema.

Una commedia antiromantica agrodolce e, insieme, un gioco metacinematografico.

È Volveréis dell’autore spagnolo Jonàs Trueba, figlio d’arte di Fernando Trueba, che per questo suo nuovo lavoro sceglie di citare esplicitamente non solo Stanley Cavell, con la sua teoria secondo cui «il cinema può renderci migliori», ma anche Søren Kierkegaard. Ne “La ripetizione” il filosofo scriveva: «L’amore della ripetizione è l’unico amore felice. La sua peculiarità è la beata sicurezza dell’istante». È l’amore che mette in scena, attraverso la routine – mai noiosa – dei suoi protagonisti Ale e Alex, due artisti del cinema che mentre realizzano un film scelgono un gran finale per la loro (vera) storia d’amore: «Come un matrimonio, ma al contrario».

Firmando una commedia arricchita di citazioni e parecchio verbosa, il regista fa entrare subito il pubblico a casa dei protagonisti, i convincenti Itsaso Arana e Vito Sanz. Fa sorridere che il ruolo-chiave del padre di lei, che mette a disposizione la sua casa per l’attesa festa di separazione, sia stato affidato proprio a Fernando Trueba, cineasta noto per aver realizzato Belle Epoque che vinse l’Oscar come miglior film straniero nel 1993, nonché vero padre del regista.

Ad ogni modo, al centro della storia c’è una coppia che prima di cedere alla stanchezza dell’inevitabile decide di imbarcarsi in un’impresa bizzarra: mettere in piedi una festa di separazione amichevole, e il bello è che dagli inviti all’allestimento decideranno tutto insieme i due futuri ex, proprio come una coppia, la coppia che attualmente ancora sono. Restano coppia anche quando decidono di stare lontani, di separare spazi in casa e abitudini una volta condivise, di annunciare il loro progetto agli amici e ai parenti basiti, di invitarli a questo loro grande evento a cui tengono moltissimo. Restano coppia persino mentre lavorano, tanto che la vita dentro e fuori dal set in più sequenze sembra confondersi.

Ed è proprio questo continuo gioco metanarrativo che spiazza il pubblico, in positivo o in negativo a seconda dei gusti, la cui insistenza non sempre giova al ritmo e alla fluidità del film.

Un’opera decisamente curiosa, che tuttavia per tema e soggetto ricorderà agli spettatori italiani Una relazione di Stefano Sardo, che nel 2021 raccontava proprio la separazione di una coppia, Alice e Tommaso, dopo 15 anni di convivenza. Quella di Trueba, che ha già vinto come miglior opera europea al Festival di Cannes 2024, pur non essendo un’opera che spicca per originalità narrativa si rivela comunque una commedia ironica e garbata sul senso stesso dello stare insieme, sui sentimenti, sui dubbi e sulla natura spesso contraddittoria dell’amore, che promette agli spettatori esattamente tutto quello che preannuncia già dall’inizio. Ovvero, una grande e memorabile festa.

Claudia Catalli – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO UNICO € 3,50 Cinema Revolution

_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

IN VIAGGIO CON MIO FIGLIO [mercoledì 30 aprile – ore 21:00]

2025-04-30T22:07:01+02:0028 Aprile 2025|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 30 aprile: ore 21,00

Titolo originale: Ezra
Nazione: U.S.A.
Anno: 2025
Genere: Commedia
Durata: 1 h 41 min
Regia: Tony Goldwyn
Cast: Bobby Cannavale, Rose Byrne, William A. Fitzgerald, Robert De Niro, Vera Farmiga
Produzione: Bleecker Street, Closer Media, Wayfarer Studios, Wonderful Films, Rahway Road Productions
Distribuzione: Bim Distribuzione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Dopo aver recentemente distrutto la sua carriera e il suo matrimonio, Max (Bobby Cannavale) vive con suo padre Stan (Robert De Niro) ed è profondamente in disaccordo con la sua futura ex-moglie Jenna (Rose Byrne) su come affrontare le esigenze di loro figlio Ezra, undicenne autistico. Quando Ezra viene espulso da un’altra scuola, Max prende la decisione controversa di portarlo via nel cuore della notte, intraprendendo una divertente odissea attraverso gli Stati Uniti…

Trailer

Recensione

Un film con un grande cuore che racconta la complessità di essere genitore.

Max è un padre separato con un figlio autistico di undici anni di nome Ezra da gestire insieme alla sua ex moglie Jenna. Fa lo stand-up comedian, ma la sua carriera non sta andando tanto bene. Ezra viene espulso da scuola, poi scappa di casa, per Max è troppo: prende e lo porta via di notte senza dire niente a nessuno, in un viaggio improvvisato attraverso il Paese che diventerà per entrambi l’inizio di una nuova tenera avventura.

Un film commovente, ironico, con un cuore grande, sull’accettazione e la necessità di perdonarsi.

È In viaggio con mio figlio di Tony Goldwyn, che vanta una regia equilibrata, attenta a bilanciare costantemente il dramma famigliare con un’indispensabile dose di ironia, e un cast in stato di grazia, a partire dal suo protagonista Bobby Cannavale. Si cala nei panni di un padre sull’orlo di una crisi di nervi: separato da sua moglie (la convincente Rose Byrne), fa al meglio che può il genitore di un bambino autistico, Ezra, perfettamente interpretato dal misurato William Fitzgerald. Lo porta con sé anche nel locale dove si esibisce come stand up comedian, di fronte alla sua fedele amica e agente interpretata con spessore umano da Whoopi Goldberg.

Robert De Niro entra in scena per alleggerire i toni con un personaggio scorretto, inguaribile, drammatico ed esilarante insieme, il nonno ex chef rinomato, convinto che tutti vogliano rubargli qualcosa. Il focus è senz’altro il racconto delle complessità dell’essere genitore di un ragazzo autistico. Bisogna educarlo, seguirlo, sostenerlo ogni giorno, senza un manuale di istruzioni che indichi il “come”.

C’è molto da accogliere, da accettare, da perdonare e da perdonarsi, e questo film lo mostra bene, sviluppando in modo niente affatto banale il rapporto che ognuno dei familiari riesce a costruire con Ezra, madre apprensiva e nonno compresi.

Accanto alla storia di un padre che fatica ad accettare che suo figlio sia diverso dagli altri e a contenere la propria impulsività, la sceneggiatura approfondisce con intelligenza e garbo una serie di temi, tra cui la vulnerabilità dei padri, il senso di smarrimento di un maschile imperfetto che ha messo in discussione ogni modello e non può più indossare quello antico e tossico di eroe senza paura, per non ricadere nei secolari errori dei padri/patriarchi che impongono agli altri il proprio volere.

Come essere un buon padre per Ezra, allora? Il viaggio on the road che gli altri chiameranno fuga e rapimento sarà un modo per prendere tempo, per tentare di proteggere, di rimandare il momento della decisione. Sedare il figlio con gli psicofarmaci suggeriti dai dottori? Mandarlo alla scuola dei “ragazzi speciali”? Oppure prendere e portarlo via da tutto, lontano da chiunque possa ferirlo, e tenerlo disperatamente stretto a sé?

“Non voglio che sia nel mondo, voglio che sia nel mio” è una delle battute clou del film che Cannavale pronuncia con uno strazio trattenuto davvero commovente. Non c’è traccia di retorica, neanche quando si evidenzia come sia da combattere non tanto la realtà, quanto la rabbia che genera.

Occhi negli occhi, carezze sui lobi, cercando di riconoscersi il più possibile nel calore di una famiglia imperfetta che tenta di affrontare le cose guardandole per quelle che sono. Vera Formiga fa una piccola e preziosa parte di amica accogliente e disponibile, Jimmy Kimmel un cammeo delizioso da gustare ai titoli di coda.

 Claudia Catalli – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
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a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
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ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
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RITROVARSI A TOKYO [da giovedì 1 maggio – ore 16:30]

2025-05-13T18:32:08+02:0028 Aprile 2025|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 9 maggio: ore 21:00
Domenica 11 maggio: ore 16:30
Domenica 11 maggio: ore 21:00
ORIGINAL SUNDAY NIGHT
(in lingua originale con sottotitoli italiani)

 

Titolo originale: A missing part
Nazione: Francia, Belgio, Giappone, USA
Anno: 2024
Genere: Drammatico
Durata: 1 h 38 min
Regia: Guillaume Senez
Cast: Romain Duris, Judith Chemla, Mei Cirne-Masuki, Tsuyu, Shungiku Uchida
Produzione: Les Films Pelléas, Versus Production, Savage Film
Distribuzione: Teodora Film

 

 

 

 

 

 

Trama

Un padre separato alla ricerca della figlia che non vede da nove anni: un dramma struggente che conferma lo sguardo umanista di Guillaume Senez, con un magnifico Romain Duris.

Non bastasse il motivo che spinge il francese Jay a restare in una terra straniera, a commuovere in Ritrovarsi a Tokyo sono le modalità con cui resiste in una patria che non gli appartiene. Come fosse bloccato in un limbo, Jay ha imparato il giapponese, preso confidenza con i quartieri della metropoli, trovato un lavoro che non sta a noi definire simbolico. Fa il tassista, appunto, perché, a forza di guidare, girare, scoprire nuovi posti, spera di ritrovare Lily, la figlia ormai adolescente che non vede da nove anni, da quando si è lasciato in malo modo con una donna giapponese.

La legge non prevede l’affido congiunto e “tende” a favorire il genitore locale: l’altro, generalmente immigrato, non può vedere il figlio ma deve comunque occuparsi del mantenimento e sperare, una volta compiuta la maggiore età, che quel figlio abbia voglia di riallacciare un rapporto con una persona che non l’ha visto crescere. La situazione è così disgraziata che il protagonista si fa quasi convincere dal padre a tornare in Francia per avviare un’attività: ovviamente il destino ci mette il suo e, con la complicità di un collega, Jay riconosce sua figlia mentre sale sul taxi, senza che lei lo sappia chi sia quell’uomo alla guida…

Trailer

Recensione

Un dramma toccante sulla lotta per la paternità e la resistenza in un Paese ostile, con un Romain Duris in stato di grazia.

Jerome, detto Jay, è un tassista francese che vive a Tokyo, ma è soprattutto un padre separato che non vede l’ora di ritrovare sua figlia Lily. In Giappone la legge non prevede l’affido congiunto, così Jay spera almeno di rintracciarla girando con il taxi per tutta la città. Nel frattempo aiuta la sua amica Jessica, che si trova nella sua stessa situazione, a rivedere suo figlio. Nulla è facile come sembra, ai genitori europei la burocrazia nipponica appare come una barriera insormontabile, bisogna ricorrere a metodi più empirici, più umani, solo così l’impossibile “caccia al tesoro” filiale può trasformarsi in una concreta opportunità di incontro tra un genitore disperato e sua figlia.

È un commovente dramma sulla paternità e insieme un’opera di sottile denuncia sulla rigida legge nipponica in tema di affidamento, Ritrovarsi a Tokyo di Guillaume Senez.

Il titolo italiano già svela l’intento del protagonista, interpretato in modo profondamente umano, empatico e convincente dal francese Romain Duris, che a sette anni da Le nostre battaglie torna a farsi dirigere da Senez e per l’occasione ha imparato il giapponese. Ovvero ritrovare sua figlia in una metropoli di milioni di persone, tramite il suo taxi. Il titolo originale insisteva sul senso di questa ricerca, ritrovare “una parte mancante” di sé.

Vale la pena dirlo subito, non si tratta del solito film retorico di ricongiungimento padre-figli, ma di un’opera sensibile e struggente su come in certi Paesi, tipo appunto il Giappone, la genitorialità diventi una sfida sempre più ardua e a tratti crudele. Specie se, come in questo caso, non viene legislativamente previsto l’affido congiunto e si favorisce spudoratamente il genitore giapponese, dunque ad un europeo come Jay – e come la sua amica Jessica (l’ottima Judith Chemia) – non resta che occuparsi del mantenimento e sperare di rintracciare una figlia che non riesce a vedere da nove anni e su cui non può vantare nessun diritto, pena punizioni severe tra cui il rimpatrio in terra d’origine.

È un tema decisamente inedito, quello di cui sceglie di occuparsi Guillaume Senez, regista e cosceneggiatore di evidente sensibilità, che ci ha abituato a riflessioni sulla paternità ma anche sul senso di appartenenza. Con lo spessore umano che caratterizza le sue opere precedenti, finisce questa volta per firmare un’opera toccante e malinconica, un film sulla resistenza di un uomo, o meglio di un padre-coraggio, in un Paese che gli è ostile in tutto e per tutto nel nome dell’amore più alto, quello verso una figlia pressoché sconosciuta. Tutto raccontato senza retorica, con punte insperate di sottile ironia – la scena in cui si stappa una bottiglia di vino con una scarpa battuta a forza contro un muro resta impressa e strappa un sorriso – in un’atmosfera di continua ricerca che è al contempo disvelamento e ribaltamento di un’immagine stereotipata, quella del Giappone-zen dove tutto funziona a meraviglia.

Senza nulla togliere al fascino di una città come Tokyo che Senez riprende in modo suggestivo, qui emerge prepotentemente l’altra faccia del Giappone, quella nazionalista, severa, rigidamente chiusa in se stessa nel nome di norme autoprotettive che sfiorano il disumano e sanno di xenofobia. Il resto sta tutto nell’interpretazione magistrale di Romain Duris, che ricorda per lo spirito di battaglia sociopolitica contro l’ingiustizia di un intero sistema più grande di lui e, insieme, per la performance squisitamente in sottrazione fatta di sguardi laconici e di silenzi malinconici più che di scene madri, quella pluripremiata di Fernanda Torres in Io sono ancora qui. Che in effetti potrebbe essere un altro titolo perfetto per questo film.

 Claudia Catalli – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

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SOTTO LE FOGLIE [da sabato 19 aprile – ore 21]

2025-04-29T21:06:35+02:0022 Aprile 2025|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 23 aprile: ore 21,00
Giovedì 24 aprile: ore 21,00
Venerdì 25 aprile: ore 18,30
Domenica 27 aprile: ore 18,30

 

Titolo originale: Quand vient l’automne
Nazione: Francia
Anno: 2025
Genere: Drammatico, Giallo
Durata: 1 h 43 min
Regia: François Ozon
Cast: Josiane Balasko, Garlan Erlos, Hélène Vincent, Ludivine Sagnier.
Produzione:Mandarin & Compagnie
Distribuzione: Bim Distribuzione

 

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Una pensionata vive in un tranquillo villaggio della Borgogna. La donna condivide la sua vita con l’amica di lunga data Marie-Claude Perrin (Josiane Balasko) e si dedica alla cura del suo orto. La sua routine viene sconvolta dall’arrivo della figlia Valérie (Ludivine Sagnier) e del nipote Lucas (Garlan Erlos), per le vacanze di Ognissanti.

Valérie è distaccata e rancorosa verso la madre a causa di un passato difficile. Nel frattempo, Marie-Claude è preoccupata per il figlio Vincent (Pierre Lottin), da poco uscito dal carcere. Michelle, volendo aiutarlo a ricostruire una vita onesta, lo assume come giardiniere. Grato per il sostegno ricevuto, Vincent decide di parlare con Valérie, cercando di migliorare i rapporti tra madre e figlia.

La storia esplora legami familiari complessi, mettendo in luce la capacità di cambiamento nonostante le difficoltà…

Trailer

Recensione

François Ozon cambia genere (e generazione) e passa al polar rurale ficcato nella campagna borgognona.

Michelle ha tre passioni: suo nipote Lucas, la sua migliore amica Marie-Claude e i funghi che raccoglie nei boschi di un piccolo villaggio della Borgogna. La sua unica afflizione è Valérie, figlia ingrata che le rinfaccia il passato – Michelle è un’ex prostituta – e troppo amore per suo figlio. Un incidente a tavola e una quiche di funghi tossici dopo, un equilibrio già fragile si rompe. Valérie accusa Michelle di averla deliberatamente avvelenata e le impedisce d’ora in avanti di rivedere Lucas. A rimettere le cose a posto ci pensa Vincent, figlio di Marie-Claude appena uscito di prigione. Le sue intenzioni sono buone ma scatenano una tragica spirale.

Dopo l’esuberante commedia Mon crime, François Ozon cambia genere (e generazione) e passa al polar rurale ficcato nella campagna borgognona.

Una storia di ottuagenarie, di funghi, di omicidi e di fantasmi. Forme di vita brulicano in un ambiente umido e pulsioni feroci crescono nel cinema francese d’autore, che raccoglie funghi e registra nello stesso anno due film velenosi, crudeli ma soprattutto vitali: Sotto le foglie (François Ozon) e L’uomo nel bosco (Alain Guiraudie). Ozon e Guiraudie condividono un’identità generazionale, sono nati a metà degli anni Sessanta ed esplosi alla fine degli anni Novanta, e un’identità sessuale che infonde sia le loro storie (Gocce d’acqua su pietre roventi, Lo sconosciuto del lago…) che la loro estetica (la questione dello sguardo queer).

Ma potremmo dire al contrario che molto li distingue: il gusto di Ozon per l’eterogeneità, la varietà di generi e stili contro la creazione di un mondo altamente identificabile per Guiraudie, la capacità del primo di infiltrare tutti i livelli dell’industria, contro la permanenza del secondo nel cinema indipendente. Eppure le loro opere interagiscono. Ficcate nella Francia rurale (rispettivamente Borgogna o Aveyron) moltiplicano le corrispondenze: l’identità dei personaggi (una madre anziana e vedova che sposta il desiderio materno dal figlio a un’altra persona e un figlio adulto non amato che scompare brutalmente), l’identità di genere (una macabra commedia poliziesca, tranquillamente amorale, dove il crimine sfugge al giudizio e alla punizione umana) e l’identità di simboli (il fungo).

L’intera rete di significati dei due film, le emozioni che trasmettono e lo stato d’animo che li caratterizza si riassumono in un organismo vegetale che cresce dove vuole, non si coltiva e appartiene decisamente al mondo selvatico. Come il desiderio, i funghi possono curare, nutrire o uccidere. La prossimità tra varietà commestibili e letali diventa per Ozon il sintomo perfetto dell’ambiguità dei suoi personaggi, a partire dalla madre di Hélène Vincent, nutriente e tossica insieme, che quasi uccide la figlia avvelenandola con una torta salata.

Incidente o atto volontario, Sotto le foglie avvolge la sua eroina in un’aura di opacità, sollevando domande destabilizzanti sui legami di sangue. Un rapporto che François Ozon spingerà verso una sorta di riconciliazione profondamente commovente, iniettando una dose omeopatica di fantasia in una storia inverosimile ma a suo modo realistica.

Sul muschio umido della foresta, che diventa il letto di segreti indicibili, l’autore pianta una cronaca familiare interrogando apertamente e senza morale genitori e figli. Mette in discussione il concetto di famiglia, scomponendola e ricomponendola in una forma mista (dis)funzionale. Perché i personaggi di Ozon, come quelli di Guiraudie, sono infedeli alle leggi degli uomini e di dio ma fedeli a quelle del loro cuore. Con un gioco sapiente di ellissi, Ozon chiede allo spettatore di riempire emotivamente gli spazi vuoti e di comporre con tutto quello che resta fuori campo, di considerare tutti i punti di vista e di dubitarne costantemente.

In breve, spetta al pubblico decidere se i nostri eroi hanno commesso un crimine o sono stati solo (s)fortunati, spetta a noi fare luce su un mistero che Ozon si diverte a offuscare, conducendo il suo film verso l’onirismo realistico di Sotto la sabbia. A questo punto solo una cosa è certa: non guarderemo più allo stesso modo la quiche aux champignons della nonna.

 Marzia Gandolfi – www.mymovies.it

Prezzi

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LA CASA DEGLI SGUARDI [da mercoledì 16 aprile – ore 21]

2025-04-22T21:59:31+02:0028 Marzo 2025|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 16 aprile: ore 21,00
Domenica 20 aprile: ore 18,30
Lunedì 21 aprile: ore 18,30

Titolo originale: La casa degli sguardi
Nazione: Italia
Anno: 2024
Genere: Drammatico
Durata: 1 h 49 min
Regia: Luca Zingaretti
Cast: Gianmarco Franchini, Cristian Di Sante, Federico Tocci, Chiara Celotto.
Produzione:Bibi Film, Clemart, Stand by Me, Rai Cinema
Distribuzione:Lucky Red

 

Il film è trattato dall’omonimo romanzo di Daniele Mencarelli

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Marco ha 20 anni e una grande capacità di sentire, avvertire ed empatizzare con il dolore del mondo, scrive poesie, e cerca nell’alcool e nelle droghe “la dimenticanza”, quello stato di incoscienza impenetrabile anche all’angoscia di esistere e di vivere.
Beve tanto Marco, beve troppo. È in fuga dal dolore ma soprattutto da se stesso. Per vivere si deve anestetizzare, dice. È incapace di “stare” nelle cose, a meno che il tasso alcolico del suo sangue non sia altissimo, e si è allontanato da tutti, amici e fidanzata, spaventati dalla sua voglia di distruggersi.

Anche il padre, testimone di questo lento suicidio, è incapace di gestire tanta sofferenza ma tenta almeno di “esserci”, la madre è mancata da qualche anno lasciato un grande vuoto…

Trailer

Recensione

Luca Zingaretti esordisce alla regia con pudore affidando tutto il pathos al suo giovane protagonista.

Marco è un poeta 23enne alcolizzato che ha abbandonato la scuola, ha perso tutti i suoi amici ed è stato lasciato dalla sua ragazza. L’unico a rimanergli ostinatamente accanto è il padre, un tranviere che lo sorveglia come un cane da guardia, togliendogli il respiro (o almeno così lo percepisce il ragazzo). Una sera Marco sta recandosi ad un reading di poesie ma in preda alla tensione si ubriaca, e fa un incidente d’auto che lo spedisce dritto in ospedale. Suo padre e il suo editore lo spingono a trovarsi un lavoro, nel caso saltino fuori le analisi del suo stato di ebbrezza alla guida, che al momento dell’incidente la polizia ha trascurato. Farà l’addetto alle pulizie all’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, e si unirà ad una squadra che a poco a poco diventerà per lui come una seconda famiglia.

Se questa trama suona familiare è perché ricorda da vicino quella di Tutto chiede salvezza, e non è un caso: “La casa degli sguardi” era il romanzo d’esordio di Daniele Mencarelli che raccontava il suo passato in maniera fortemente autobiografica, come lo farà poi in “Tutto chiede salvezza”, descrivendo il suo TSO.

Dunque il protagonista è di fatto lo stesso: soprattutto ha le stesse caratteristiche caratteriali e comportamentali, il che fa il curioso effetto di renderlo protagonista di una sorta di minisaga, considerato anche che Tutto chiede salvezza è già una serie alla sua seconda stagione.

Questa similitudine purtroppo è un problema per il film d’esordio alla regia di Luca Zingaretti, che in La casa degli sguardi si ritaglia il ruolo del padre interpretandolo con la sua magnifica duttilità di attore. L’impressione infatti è di “già visto”, anche perché non solo il protagonista, ma l’ambiente ospedaliero (che in Tutto chiede salvezza era un struttura psichiatrica) è simile e soprattutto è quasi identica la dinamica attraverso cui Marco si relaziona al suo gruppetto involontario, là di pazienti, qui di addetti alle pulizie.

Quel che distingue Zingaretti da Francesco Bruni, il regista di Tutto chiede salvezza, è il ritmo di narrazione, che in Bruni è più veloce e a tratti più sopra le righe, e qui è rallentato, quasi dilatato: il che è una scelta che rispetta profondamene l’afflato poetico di Marco (ovvero di Daniele Mencarelli), che si muove con un passo e un respiro diversi da quelli del resto del mondo, perché assorbe e restituisce ogni cosa in maniera più profonda, e dunque anche più lenta e sofferta.

Zingaretti regista ha un pudore che ce lo rende caro, ma che rischia di tenerlo al di fuori della narrazione per immagini: non mostra l’unica scena di sesso disponibile, non indugia nell’intimità delle relazioni fra i colleghi e, cosa ancora più insolita per un narratore (e che discosta il film dal libro sul quale è basato), non approfitta del fatto che Marco si trovi in un ospedale pediatrico per raccontare il suo rapporto con i piccoli degenti, che avrebbe un enorme potenziale melodrammatico. Questo è da una parte encomiabile e lo rende un unicum nel panorama cinematografico, dall’altra va inevitabilmente a scapito della riuscita drammaturgica della storia.

In La casa degli sguardi tutto il pathos è affidato a Marco, e per fortuna Zingaretti ha trovato in Gianmarco Franchini, solo al suo secondo ruolo cinematografico dopo Adagio, una perfetta cartina di tornasole. Marco è senza pelle, tutto lo attraversa, e leggiamo sul viso di Franchini anche la più piccola emozione, nonché tutta la paura di vivere del suo personaggio. Franchini, più ancora che recitare, vibra, e rende “empatizzabile” un ruolo di per sé potenzialmente respingente. Intorno a lui Zingaretti, da grande attore, sceglie altri grandi attori di profonda umanità come Federico Tocci (Giovanni), Alessio Moneta, Chiara Celotto e Riccardo Lai (peccato per lo spazio ridotto dato a Cristian Di Sante).

La sceneggiatura di Gloria Malatesta e Stefano Rulli insieme al regista resta però un po’ troppo convenzionale, con siparietti a volte televisivi: visto il contesto cinematografico si poteva osare di più, ed esplorare più a fondo la componente oscura che fa parte della scrittura di Mencarelli, e dell’esperienza durissima che le persone più sensibili attraversano in un mondo homo homini lupus

 Paola Casella – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

NONOSTANTE [mercoledì 28 marzo – ore 21]

2025-04-09T23:41:40+02:0026 Marzo 2025|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 9 aprile: ore 21,00

Titolo originale: Nonostante
Nazione: Italia
Anno: 2024
Genere: Drammatico
Durata: 92 min
Regia: Valerio Mastandrea
Cast: Valerio Mastandrea, Dolores Fonzi, Lino Musella, Laura Morante, Giorgio Montanini
Produzione:Tenderstories, HT Film, Rai
Distribuzione:BiM Distribuzione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Un uomo vaga dentro e fuori un ospedale, divertendosi ad interagire con i suoi occupanti – medici, infermieri, pazienti – senza esserne visto. Quell’uomo è in coma, e mentre il suo corpo giace in un letto ospedaliero la sua essenza va in giro e parla con altri pazienti al momento separati dai loro corpi mortali. Ma quando la vittima di un incidente automobilistico entra in stato comatoso e viene ricoverata in quella che era stata la sua stanza tutto cambia per quell’uomo che prendeva la propria solitudine come un gioco. E che ora dovrà cominciare a porsi qualche domanda in più su quanto, e come, ognuno di noi desidera stare al mondo…

Trailer

Recensione

Un film visceralmente personale che esprime attraverso la leggerezza la paura della morte.

Un uomo vaga dentro e fuori un ospedale, divertendosi ad interagire con i suoi occupanti – medici, infermieri, pazienti – senza esserne visto. Quell’uomo è in coma, e mentre il suo corpo giace in un letto ospedaliero la sua essenza va in giro e parla con altri pazienti al momento separati dai loro corpi mortali. Ma quando la vittima di un incidente automobilistico entra in stato comatoso e viene ricoverata in quella che era stata la sua stanza tutto cambia per quell’uomo che prendeva la propria solitudine come un gioco. E che ora dovrà cominciare a porsi qualche domanda in più su quanto, e come, ognuno di noi desidera stare al mondo.

Una delle chiavi di lettura della seconda regia di Valerio Mastandrea dopo Ride è proprio il titolo, perché per un attore che ha fatto del proprio atteggiamento laconico e apparentemente disincantato la sua cifra prendere in considerazione la possibilità di un “nonostante” è già una piccola rivoluzione: sappiamo di dover morire ma nonostante questo viviamo; non sappiamo nulla dell’amore ma nonostante questo amiamo.

La parabola del film è surreale e onirica, ma affonda palpabilmente le sue radici in un dolore autentico e lacerante che riguarda la paura della morte propria e delle persone amate, e che colpisce un cinquantenne per cui questo rischio è diventato improvvisamente più tangibile: non sorprende che Nonostante sia dedicato ad Alberto Mastandrea, il padre di Valerio scomparso nel 2023.

Una parte del protagonista pensa che niente serva a niente, l’altra reagisce con un “non è detto”; da un lato l’uomo sa che tutti prima o poi dobbiamo “lasciare la stanza”, dall’altra afferra le mani di un amico e abbraccia una donna recuperando in quell’attimo un anelito all’eternità.

Nonostante inizia con un funerale ma coltiva la speranza in qualche forma di infinito, ponendosi gli stessi quesiti esistenziali rispetto alla morte e all’amore di Il paradiso può attendere di Warren Beatty (la donna di cui il protagonista si innamora ricorda il personaggio interpretato da Julie Christie) e di Ghost (con tanto di ruolo-tramite fra i vivi e i morti), ma ci sono dentro anche lavori interpretati in precedenza da Mastandrea, come Non pensarci e La linea verticale.

Nonostante è un film visceralmente personale, che si esprime attraverso una leggerezza quasi naif, attenta più a veicolare lo straniamento rispetto al dolore che le capacità autoriali del regista: più a concentrarsi sul salto in lungo che sul salto in alto. La mano solida di scrittura e la sensibilità dello sceneggiatore Enrico Audenino accompagnano bene l’espressività di Mastandrea, rispettandone le peculiarità e l’intimità segreta.

Non poteva che essere lo stesso Mastandrea ad interpretare l’uomo al centro di questa storia, e l’attrice argentina Dolores Fonzi ha grande intensità e una bellezza seducente ma allo stesso tempo “normale”: una donna vera con una sensualità matura e un broncio ribelle che ricordano Jeanne Moraeau. Intorno a loro, in piccoli ritratti ben centrati, si muovono con grazia Laura Morante, Lino Musella, e una galleria di cammei ben selezionati, da Justin Korovkin a Barbara Ronchi, da Luca Lionello all’immancabile (accanto a Mastandrea) Raffaele Vannoli. Le musiche del compositore islandese Tóti Guðnason sono molto belle, come sono emozionanti le canzoni che le intervallano, ma potrebbero essere dosate in modo più discreto.

 Paola Casella – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

TIZIANO TERZANI: il vaggio della vita [3 aprile ore 21]

2025-04-04T22:34:28+02:0021 Marzo 2025|Archivio|

 

 

Una rassegna di Documentari su figure di speranza per questo nostro tempo dal titolo “Il coraggio di osare. Tre vie di speranza
dell’uomo nell’uomo”. Abbiamo il desiderio che il Carmine sia nuovamente un punto di riferimento spirituale e culturale non solo per la Chiesa locale ma anche per la nostra Città. La proposta di tre serate non ha la pretesa di essere esaustiva né di attendere un vasto pubblico; al contempo, però, vuole rivolgersi anche alla cittadinanza con quelle provocazioni che scuotono il torpore in cui molti si trovano a vivere. A partire dalle proiezioni dei documentari e con l’aiuto degli ospiti che abbiamo invitato, proveremo ad indagare dove si trova il coraggio
e la libertà di seguire la propria autenticità a partire dalle vite di:

FRANCO BASAGLIA: psichiatra direttore dell’Ospedale Psichiatrico di Gorizia e poi Trieste.
Eliminò la contenzione fisica e l’elettroshock; si deve a lui la chiusura dei manicomi e la legge 180/1978
“Legge Basaglia”. Da allora, al centro della cura del disagio mentale c’è la persona e la sua dignità

Liliana Vivoli interverrà raccontandoci la storia delle strutture psichiatriche imolesi e di come,
soprattutto in ambito infantile, certe scelte avessero anticipato la riforma di Basaglia.

TIZIANO TERZANI: giornalista e scrittore, inviato di guerra ed infine uomo di pace.
Alcuni tra i suoi scritti: “Lettere contro la guerra”, “Un indovino mi disse”, “Fine/Inizio”.

Il giornalista ed editorialista Alen Loreti (biografo di Terzani) intervisterà il regista Mario Zanot.

PAOLO DALL’OGLIO: il padre gesuita che ha creduto fortemente al dialogo e alla reciproca
compenetrazione della spiritualità islamica e cristiana a partire dalla ricostruzione del monastero
di Mar Musa in Siria. Incarcerato da DAESH e mai più tornato.

Francesca dall’Oglio, sorella di padre Paolo, e padre Jihad Youssef dal Monastero
di Mar Musa ci forniranno una chiave di lettura inedita.

 


27/03/2025 – ore 21,00

ingresso € 7,00

TIZIOANO TERZANI: Il viaggio della vita

scarica il pressbook ufficiale in pdf]

E TU SLEGALO [giovedì 27 marzo – ore 21]

2025-03-28T09:27:12+01:0020 Marzo 2025|Archivio|

 

 

Una rassegna di Documentari su figure di speranza per questo nostro tempo dal titolo “Il coraggio di osare. Tre vie di speranza
dell’uomo nell’uomo”. Abbiamo il desiderio che il Carmine sia nuovamente un punto di riferimento spirituale e culturale non solo per la Chiesa locale ma anche per la nostra Città. La proposta di tre serate non ha la pretesa di essere esaustiva né di attendere un vasto pubblico; al contempo, però, vuole rivolgersi anche alla cittadinanza con quelle provocazioni che scuotono il torpore in cui molti si trovano a vivere. A partire dalle proiezioni dei documentari e con l’aiuto degli ospiti che abbiamo invitato, proveremo ad indagare dove si trova il coraggio
e la libertà di seguire la propria autenticità a partire dalle vite di:

FRANCO BASAGLIA: psichiatra direttore dell’Ospedale Psichiatrico di Gorizia e poi Trieste.
Eliminò la contenzione fisica e l’elettroshock; si deve a lui la chiusura dei manicomi e la legge 180/1978
“Legge Basaglia”. Da allora, al centro della cura del disagio mentale c’è la persona e la sua dignità

Liliana Vivoli interverrà raccontandoci la storia delle strutture psichiatriche imolesi e di come,
soprattutto in ambito infantile, certe scelte avessero anticipato la riforma di Basaglia.

TIZIANO TERZANI: giornalista e scrittore, inviato di guerra ed infine uomo di pace.
Alcuni tra i suoi scritti: “Lettere contro la guerra”, “Un indovino mi disse”, “Fine/Inizio”.

Il giornalista ed editorialista Alen Loreti (biografo di Terzani) intervisterà il regista Mario Zanot.

PAOLO DALL’OGLIO: il padre gesuita che ha creduto fortemente al dialogo e alla reciproca
compenetrazione della spiritualità islamica e cristiana a partire dalla ricostruzione del monastero
di Mar Musa in Siria. Incarcerato da DAESH e mai più tornato.

Francesca dall’Oglio, sorella di padre Paolo, e padre Jihad Youssef dal Monastero
di Mar Musa ci forniranno una chiave di lettura inedita.

 


27/03/2025 – ore 21,00

ingresso € 7,00

E TU SLEGALO

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PADRE DALL’OGLIO [martedì 8 aprile – ore 21]

2025-04-09T23:42:14+02:0018 Marzo 2025|Archivio|

PAOLO DALL’OGLIO: il padre gesuita che ha creduto fortemente al dialogo e alla reciproca
compenetrazione della spiritualità islamica e cristiana a partire dalla ricostruzione del monastero
di Mar Musa in Siria. Incarcerato da DAESH e mai più tornato.

Francesca dall’Oglio, sorella di padre Paolo, e padre Jihad Youssef dal Monastero
di Mar Musa ci forniranno una chiave di lettura inedita.

08/04/2025 – ore 21,00

ingresso € 7,00

PADRE DALL’OGLIO

 


Una rassegna di Documentari su figure di speranza per questo nostro tempo dal titolo “Il coraggio di osare. Tre vie di speranza
dell’uomo nell’uomo”. Abbiamo il desiderio che il Carmine sia nuovamente un punto di riferimento spirituale e culturale non solo per la Chiesa locale ma anche per la nostra Città. La proposta di tre serate non ha la pretesa di essere esaustiva né di attendere un vasto pubblico; al contempo, però, vuole rivolgersi anche alla cittadinanza con quelle provocazioni che scuotono il torpore in cui molti si trovano a vivere. A partire dalle proiezioni dei documentari e con l’aiuto degli ospiti che abbiamo invitato, proveremo ad indagare dove si trova il coraggio
e la libertà di seguire la propria autenticità a partire dalle vite di:

FRANCO BASAGLIA: psichiatra direttore dell’Ospedale Psichiatrico di Gorizia e poi Trieste.
Eliminò la contenzione fisica e l’elettroshock; si deve a lui la chiusura dei manicomi e la legge 180/1978
“Legge Basaglia”. Da allora, al centro della cura del disagio mentale c’è la persona e la sua dignità

Liliana Vivoli interverrà raccontandoci la storia delle strutture psichiatriche imolesi e di come,
soprattutto in ambito infantile, certe scelte avessero anticipato la riforma di Basaglia.

TIZIANO TERZANI: giornalista e scrittore, inviato di guerra ed infine uomo di pace.
Alcuni tra i suoi scritti: “Lettere contro la guerra”, “Un indovino mi disse”, “Fine/Inizio”.

Il giornalista ed editorialista Alen Loreti (biografo di Terzani) intervisterà il regista Mario Zanot.

PAOLO DALL’OGLIO: il padre gesuita che ha creduto fortemente al dialogo e alla reciproca
compenetrazione della spiritualità islamica e cristiana a partire dalla ricostruzione del monastero
di Mar Musa in Siria. Incarcerato da DAESH e mai più tornato.

Francesca dall’Oglio, sorella di padre Paolo, e padre Jihad Youssef dal Monastero
di Mar Musa ci forniranno una chiave di lettura inedita.

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