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TRE AMICHE [da venerdì 27 giugno – ore 21:00]

2025-07-02T09:26:51+02:0023 Maggio 2025|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 27 giugno: ore 21:00
Cinema Revolution – ingresso unico € 3,50

Sabato 28 giugno: ore 21:00
Cinema Revolution – ingresso unico € 3,50

Domenica 29 giugno: ore 21:00
Cinema Revolution – ingresso unico € 3,50
ORIGINAL SUNDAY NIGHT
in lingua originale con sottotitoli italiani

Titolo originale: Trois amies
Nazione: Francia
Anno: 2025
Genere: Drammatico
Durata: 1 h 58 min
Regia: Emmanuel Mouret
Cast: Camille Cottin, Sara Forestier, India Hair, Damien Bonnard, Grégoire Ludig
Produzione: Frédéric Niedermayer
Distribuzione: Lucky Red

 

Trama

Tre amiche quarantenni, colleghe in una scuola superiore di Lione dove insegnano, si trovano alle prese con problemi di cuore. Joan sente di non amare più il suo premuroso marito Victor e lo confessa ad Alice. Alice la rassicura, rivelandole che nemmeno lei prova più trasporto per suo marito Éric e che, anzi, la chiave per un matrimonio stabile sia trovare un uomo affidabile che ami sua moglie più di quanto lei non ami lui, senza però che sospetti alcunché: contro il parere di Alice, Joan decide comunque di essere onesta con Victor. A loro insaputa, però, Éric in realtà ha da tempo una relazione clandestina…

Trailer

Recensione

Gli slittamenti del cuore affrontati con tutta la sensibilità e la maestria abituale al regista.

Joan non è più innamorata di Victor e si sente disonesta con lui. Alice, la sua migliore amica, la rassicura: lei stessa non prova alcuna passione per Eric eppure il loro rapporto va a meraviglia! Lei non sa che lui ha una relazione con Rebecca, la loro comune amica… Quando Joan decide finalmente di lasciare Victor e lui scompare, le vite dei tre amici e le loro storie vengono sconvolte.

La Francia, come è noto, è la patria del marivaudage, quella forma teatrale creata da Pierre de Marivaux nel Settecento in cui l’intreccio d’amore assumeva forme leggere, eleganti e al contempo anche molto raffinate.

Il cinema ha trovato tra i suoi profondi cultori Eric Rohmer e oggi ha in Mouret il più qualificato estimatore. La sua sceneggiatura, scritta insieme a Carmen Leroi, assume sin dall’apertura il carattere della narrazione con una voce off che ci guida a conoscere luoghi e personaggi dichiarando poi il proprio coinvolgimento nella vicenda.

È con grande sensibilità che vengono descritti e sviluppati i protagonisti legati da reciproca conoscenza che è data da legami di coppia, di amicizia oppure generati da nuovi incontri. Ognuno ha un mondo interiore ed affettivo che spesso si trattiene dal rendere noto, per i più diversi motivi, a chi è più vicino.

Mouret ne osserva i nascondimenti, le rivelazioni, le fughe in avanti e il bisogno di stabilità spesso in agguato e desideroso di vantare la propria sussistenza. Lo fa senza mai giudicare, piuttosto mettendosi a fianco di ognuno di loro disposto ad ascoltarne le ragioni e a comprenderne gli errori che sono dettati dal bisogno di dare un nuovo senso a quella parola (Amore) che si riteneva ormai definita e che invece presenta continuamente nuove possibili letture.

Letture che però si vorrebbero stabilizzare (magari una volta per sempre) e che invece si rivelano in preda delle sottili ma penetranti correnti del senso di colpa, o magari dell’avventura con qualcuno a cui non si è disposte/i a rivelare tutto.

Le convergenze e divergenze si succedono ma quelle che un tempo si chiamavano agnizioni non assumono mai (tranne che in un caso) la dimensione del dramma. Il dolore, i mutamenti che il sentimento e il procedere del tempo può comportare in uno dei due componenti della coppia mentre l’altro rimane ancorato alle fasi dell’innamoramento, vengono declinati senza didascalismi ma, ancora una volta, con estrema attenzione alle psicologie individuali.

Grazie a personaggi che si fanno persone e come tali agiscono. Con molte delle possibili contraddizioni che appartengono all’animo umano.

Giancarlo Zappoliwww.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 3,50 (CINEMA REVOLUTION)

_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

L’AMORE CHE NON MUORE [da venerdì 6 giugno – ore 21]

2025-06-11T23:59:11+02:0015 Maggio 2025|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 6 giugno: ore 21:00

Sabato 7 giugno: ore 21:00

Domenica 8 giugno: ore 18:00
Cinema in Festa: ingresso € 3,50

Domenica 8 giugno: ore 21:00

ORIGINAL SUNDAY NIGHT
(in lingua originale con sottotitoli italiani)
Cinema in Festa: ingresso € 3,50

Mercoledì 11 giugno: ore 21:00
Cinema in Festa: ingresso € 3,50

Titolo originale: L’amour ouf
Nazione: Francia, Belgio
Anno: 2024
Genere: Commedia, Drammatico, Musical
Durata: 2 h 41 min
Regia: Gilles Lellouche
Cast: Adèle Exarchopoulos, François Civil, Mallory Wanecques, Malik Frikah, Benoît Poelvoorde
Produzione: Chi-Fou-Mi Productions, Trésor Film, StudioCanal, France 2 Cinéma, Cool Industrie, Artemis Productions, VOO, BeTV, Proximus
Distribuzione: Lucky Red

 

Curiosità

Il film ha ottenuto 12 candidature e vinto un premio ai Cesar, 1 candidatura a Lumiere Awards.

Trama

Anni ’80, nord della Francia. Jackie e Clotaire crescono nella stessa città, nello stesso liceo, intorno alle stesse banchine del porto. Lei studia, lui sta in giro. I loro destini si incrociano e si innamorano perdutamente. La vita fa di tutto per tenerli lontani, ma sono come due metà dello stesso cuore pulsante…

Trailer

Recensione

Un grande romanzo criminale, intimo ed epico, che si abbandona all’amore e alla sua disfatta.

Al tempo della memoria magnetica e del Vogue Peugeot, dei Cure e di Prince, Jacqueline e Clotaire si incontrano davanti alla scuola ed è subito amore, amour ouf. Lei, piccola borghese e grande faccia tosta, è orfana di madre e cresce con un padre amorevole, lui, estrazione proletaria e famiglia numerosa, ha lasciato la scuola e fa a pugni con la vita. Lei brava studentessa, lui delinquente in erba. Lei intuisce la sensibilità dietro al machismo, lui il fuoco dietro il pudore. Non hanno niente in comune ma sono fatti l’uno per l’altra. A cavallo di un motorino avanzano a tutta velocità verso il tramonto, l’eclissi e l’ellissi carceraria, perché Clotaire si unisce a una rapina orchestrata dal boss locale, che ammira più del padre, e finisce in prigione per un omicidio che non ha mai commesso. Ne uscirà dieci anni dopo spezzato e con un chiodo fisso in testa: ritrovare Jackie, che ha scelto per sé un marito conformista e una vita nei ranghi. Ma la potenza di quel primo amore è rimasta intatta e Jackie e Clotaire bruciano ancora di mille fuochi.

Sei anni dopo 7 uomini a mollo, commedia sincronizzata che metteva ‘in costume’ un team di uomini depressi, Gilles Lellouche ritorna con un grande ‘romanzo criminale’, forse troppo grande per lui.

Un oggetto curioso e non identificato, un film sbagliato e chiassoso che ne contiene uno riuscito, immaginifico e audace. Guardando bene vediamo il secondo farsi largo e apparire dietro il delirante dispendio di energie e l’inestinguibile ricerca di intensità.

L’amour ouf è un jukebox a tutto volume, che ‘suona’ hit anni Ottanta e non osa abbordare il soggetto che gli sta a cuore, l’amore del titolo originale, forse eco di “L’amour fou” di André Breton. Lellouche trova soluzione e forma nell’azione, esaltata, eccessiva, almeno fino a quando il film non attiva il flashback e risale il tempo, donando tutto, lacrime, pugni, sorrisi, baci, schiaffi, carezze. Pachidermico e aereo, lotta, cade e si rialza correndo a perdifiato tra le fabbriche di mattoni e il mare blu di una cittadina portuale che potrebbe essere la Cherbourg di Demy.

A immagine dei suoi amanti adolescenti, L’amour ouf si abbandona completamente all’amore e alla sua disfatta che lo rende improvvisamente commovente. Lellouche ci mette un tale fervore e un tale appetito di cinema che viene voglia di lasciarsi andare e di perdonargli tutta l’ingenuità, il lirismo candido e quella caricatura del romanticismo, lanciato contro il muro a cento all’ora. E a cento all’ora va Clotaire per “trovar la bimba” sua come in una vecchia canzone del Morandi innamorato. Precipitati in pieni anni Ottanta, siamo completamente con lui, con loro, proviamo il piacere folle di vederli unirsi mentre un destino contrario si annuncia all’orizzonte: lui diventa un gangster, lei cerca di mantenere la rotta. Si perdono senza riuscire mai a smettere di amarsi.

Intanto il tempo passa e il film non si concede un’inquadratura sobria, carrellate laterali brutali hanno la meglio sulla semplicità di un campo-controcampo. Lellouche alza il tiro e salta senza rete all’età adulta di Jackie e Clotaire, belli, dannati e ostinati contro il determinismo sociale.

François Civil e Adèle Exarchopoulos fanno esplodere tutto al loro passaggio, ‘quadri’ e muri, fanno battere il cuore così forte da lasciare alta e vibrante la posta in gioco: si ritroveranno mai? Come? Quando? La risposta pop vale l’attesa. Gli amanti di Lellouche, quelli degli anni Ottanta di Malik Frikah, incandescente nel suo primo ruolo importante, e Mallory Wanecque, rivelazione pura in I peggiori di tutti), e quelli incendiari del Duemila (François Civil e Adèle Exarchopoulos), sono fatti della stessa pasta, sono fatti soprattutto della materia dei sogni. Fanno corpo (e cuore) con un regista che fa rimare colpo di fulmine e colpi in faccia.

Lellouche cambia genere e categoria, rimette in gioco il titolo meritato con 7 uomini a mollo e realizza un progetto che Benoît Poelvoorde, vilain del film, gli aveva servito quindici anni prima col romanzo di Neville Thompson, “Jackie loves Johnser OK?”, storia d’amore intrepido a Dublino, una storia di giovani amanti che tutto oppone ma niente riuscirà a separare. Affresco d’amore, furore e rumore, L’amour ouf è un idillio al passato che rifiuta di morire nel presente.

Parossistico e barocco, epico e intimo, è una sorta di ‘French Side Story’ che mantiene il focus empatico sui suoi protagonisti e si lancia in una ricerca di assoluto riconfigurata nell’ultimo atto e in un dialogo (scritto probabilmente da Audrey Diwan) che rifiuta la tradizionale ‘posa’ tragica. Perché di amore si può anche vivere, soprattutto quando le parole valgono più dei pugni.

Marzia Gandolfi – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO UNICO € 3,50 nel caso di

negli altri giorni:
BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

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LA GAZZA LADRA [mercoledì 14 maggio – ore 21:00]

2025-05-14T23:34:52+02:0013 Maggio 2025|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 14 maggio: ore 21:00

Titolo originale: La Pie voleuse
Nazione: Francia
Anno: 2024
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 1 h 41 min
Regia: Robert Guédiguian
Cast: Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Gérard Meylan, Grégoire Leprince-Ringuet
Produzione: Agat Films & Cie – Ex Nihilo
Distribuzione: Officine UBU

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Maria ha passato la vita ad aiutare con grande dedizione le persone anziane, instaurando con loro un forte legame di devozione e fiducia. La sua condizione precaria, tuttavia, la porta ogni tanto a rubare loro qualche Euro per togliersi alcuni sfizi. Quando per Maria si presenta l’occasione per esaudire il suo desiderio più grande, ovvero quello di vedere l’amato nipote diventare un grande pianista, la donna decide di spingersi oltre i limiti, innescando una serie di conseguenze che metteranno a dura prova gli equilibri della sua famiglia e di coloro ai quali ha dedicato la vita…

Trailer

Recensione

Un dramma giocoso, solare e morale che risplende di vita senza lasciare spazio alla disperazione.

Maria ama le ostriche, la musica classica e il suo nipotino, che dimostra un talento precoce per il pianoforte. Decisa a farne un pianista ad ogni costo, ha noleggiato un piano verticale e assoldato il maestro migliore di Marsiglia per dargli lezioni private. Ma Maria non ha i mezzi per sostenere queste spese e come la “gazza” di Rossini ruba la vita che luccica e fa la cresta sulla spesa dei suoi clienti, persone anziane di cui si occupa amorevolmente. La devozione la spinge però un po’ troppo lontana, firmando assegni che non potrà restituire. Un accidente scopre il suo gioco ma sotto il sole di L’Estaque qualcuno la ama e la solleva dai guai.

All’estremo nord di Marsiglia, in riva al mare, sorge come un sole il villaggio di L’Estaque, oggi 16° arrondissement della città.

Décor di molti film di Robert Guédiguian, l’autore resta indelebilmente legato alla città di Marsiglia, al suo cast di attori, che invecchiano davanti alla sua macchina da presa, e ai destini del peuple de gauche nell’inverno politico che ha seguito l’effervescenza degli anni ’70.

Ed è questo senso di lealtà incrollabile che rende la sua filmografia così avvincente. Anche i temi restano gli stessi, la precarietà economica e sociale, la solidarietà confrontata ai drammi della vita, la ricerca della luce in fondo al tunnel, l’umanesimo luminoso malgrado la violenza delle società umane.

La gazza ladra non fa eccezione ma come il film precedente, E la festa continua!, cede a una morbidezza mai conosciuta prima. Se Rosa (E la festa continua!) doveva decidere se perseverare nel suo impegno civico o iniziare il processo di disimpegno, votandosi a un nuovo amore, Maria rilancia aggiungendo a quell’esitazione una nota gaudente, quasi inedita in Guédiguian.

Dal principio il suo cinema si muove seguendo impulsi opposti, uno politico, l’altro lirico, non sempre conciliabili, da qui la malinconia che gli è consustanziale. Quella malinconia, che prende una piega tragica dentro melodrammi senza scampo (La casa sul mare, Gloria Mundi), infestati dalla morte, dal fallimento e da un senso di disastro sociale, si converte in una brezza leggera che soffia dal Mediterraneo, linea di fuga di ogni appartamento che lo scorge, anche il più modesto.

Fermamente intenzionato a non lasciare spazio alla disperazione, l’autore raddrizza la barra e dona a La gazza ladra la forma, affatto patetica o funerea, di una cronaca ordinaria che si sposta da un luogo e da una situazione all’altra, da un problema alla sua risoluzione. Una sorta di sfarfallamento della narrazione che svolge una sitcom marsigliese o addirittura un ‘dramma giocoso’ come quello rossiniano, mescolando elementi drammatici e buffi con esiti lieti.

Il cuore della storia è sempre Ariane Ascaride, nonna affettuosa e ‘attivista’ del quotidiano, eroina e compagna, musa e icona popolare che è stanca della fatica ma non smette di praticarla per godersi un piatto di ostriche e sognare il nipote concertista dentro un abito di gala. Intorno gravitano i volti familiari di Gérard Meylan e Jean-Pierre Darroussin, affiancati dalle nuove generazioni che navigano tra amori e intrighi familiari inciampando sulla lotta sociale. Guédiguian non è interessato a ricostruirla fedelmente e la rappresenta con la nobiltà di una grande narrazione.

La gazza ladra è il risultato della volontà di re-incantare la realtà, di filmare i cambiamenti sociali e lo scorrere del tempo, lasciando (grande) spazio al respiro e all’insignificanza. Il film assume volentieri il puro artificio e la scrittura tagliente che gli conferisce quell’aria da opera (quella del titolo) dove la ‘condannata’ viene sottratta in extremis alla ‘pena capitale’. Questo approccio apertamente svagato sfiora il carosello poetico e dimostra una volta ancora che il capitalismo e il ‘ciascuno per sé’ non hanno avuto la meglio sull’ottimismo dell’autore.

Coerente, morale e solare, La gazza ladra risplende di vita, di note, è pieno di cose familiari e di rotture di tono, mentre assistiamo all’eterna ridistribuzione delle carte tra gli stessi giocatori e all’aggiornamento di una cronaca, di uno sguardo. Circondato dai suoi indefettibili alleati, Guédiguian realizza un film su la forza dei legami, ripetendo che la lotta non è mai vana se è preziosa per qualcuno e si combatte per chi è prezioso al cuore. Robert Guédiguian sceglie la luce, in senso letterale e figurato. Il sole di Marsiglia magnifica e sembra stilizzare i suoi personaggi, che riposano su una complicità instaurata nel tempo con lo spettatore a colpi di umanesimo, cultura, solidarietà e tanta consolazione. Un solido programma di educazione popolare.

Marzia Gandolfi – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

IL QUADRO RUBATO [da venerdì 16 maggio – ore 21]

2025-05-21T21:19:28+02:0013 Maggio 2025|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 16 maggio: ore 21:00
Sabato 17 maggio: ore 21:00
Domenica 18 maggio: ore 16:45 – 18:30
Domenica 18 maggio: ore 21:00
ORIGINAL SUNDAY NIGHT
(in lingua originale con sottotitoli italiani)
Mercoledì 21 maggio: ore 21:00

 

Titolo originale: Le Tableau Volé
Nazione: Francia
Anno: 2024
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 1 h 31 min
Regia: Pascal Bonitzer
Cast: Alex Lutz, Léa Drucker, Nora Hamzawi, Louise Chevillotte, Arcadi Radeff
Produzione: SBS Productions
Distribuzione: Satine Film

 

 

 

 

 

 

Trama

Ispirato ad una storia reale.

André Masson, esperto d’arte moderna e banditore della rinomata casa d’aste Scottie’s, un giorno riceve una lettera che gli comunica il ritrovamento di un dipinto di Egon Schiele a Mulhouse, nell’Est della Francia, in casa di un giovane operaio.
Scettico e dubbioso, Masson si reca sul posto per verificare di persona, e si trova di fronte a una verità sconvolgente.

L’opera è autentica, si tratta di un capolavoro perduto dal 1939, saccheggiato dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Quella che inizialmente sembrava essere una semplice segnalazione si rivela un evento straordinario, che per Masson rappresenta l’apice della sua carriera.
Ma è anche l’inizio di una serie di eventi che metteranno in pericolo la sua vita.

Fortunatamente, André può contare sull’aiuto della sua ex moglie Bertina (Léa Drucker), che è anche una collega fidata, e sulla presenza di Aurore (Louise Chevillotte), una stagista eccentrica e brillante. I tre, insieme dovranno affrontare una dura lotta per proteggere il dipinto e fare luce su un mistero che rischia di travolgerli. Tra inganni e minacce, Masson dovrà fare i conti con un passato oscuro e con le insidie del presente, mentre cerca di salvaguardare il patrimonio artistico e la propria vita….

Trailer

Recensione

Un film elegante, dalla scrittura brillante e dalle interpretazioni di alto livello.

Un giorno André Masson, un esperto d’arte che lavora come banditore della celebre casa d’aste Scottie’s, riceve una lettera in cui gli viene comunicato il ritrovamento di “I girasoli”, un dipinto di Egon Schiele, scomparso dal 1939 dopo essere stato saccheggiato dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Si trova nell’abitazione di Martin, un giovane operaio chimico che abita a Mulhouse, nell’Est della Francia. Piuttosto scettico sulla sua autenticità, André si reca comunque sul posto per esaminare il quadro assieme a Bertina, una sua collega ed ex-moglie per valutarlo e, dopo un’attenta analisi, scopre che si tratta dell’originale.

Da questo momento la sua carriera può decollare definitivamente ma ci sono alcuni eventi che invece possono metterla in crisi. André punta ad avere per il dipinto il miglior prezzo possibile ma un potenziale acquirente gioca al ribasso. Potrà contare però sull’aiuto decisivo di Aurore, una stagista dal comportamento ambiguo con cui ha un rapporto conflittuale.

L’inganno dell’arte. Si muove lungo la dialettica tra vero e falso il film di Pascal Bonitzer, ispirato a un’incredibile storia realmente accaduta e il cui titolo rende dichiaratamente omaggio a L’hypothèse du tableau volé di Raúl Ruiz.

Non c’è l’unità di luogo del film del cineasta cileno che si svolgeva all’interno di una casa borghese, ma si avverte la sua stessa natura thriller, lì evidenziata dalla scomparsa di uno dei sette dipinti di Frédéric Tonnerre. Non c’è il quadro al centro della scena né il carattere illusionista/magico di Welles di F for Fake. Ma è indubbio che “I girasoli” di Schiele sia il vero protagonista nascosto di Il quadro rubato. Prima c’è la sua tenue luce che comunque illumina la parete in cui è appeso. Poi rivela gradualmente la sua identità, prima la sua autenticità e poi il suo valore.

Attorno al dipinto si muovono i destini dei protagonisti, da André Masson sempre sul filo dell’instabilità resa dalla recitazione volutamente disturbante di Alex Lutz, a Martin che ha quasi paura del cambiamento che può avere la sua vita fino ad Aurore che rappresenta quasi l’opposto di Bertina; le due protagoniste femminili sono anche in evidente contrapposizione, quasi in un continuo cortocircuito tra luce e ombra, sottolineata dalla rispettiva interpretazione di Louise Chevillot e Léa Drucker. Anche se diversissime, Bonitzer le mostra come due figure sfuggenti, apparentemente ai margini della storia, ma che poi diventano decisive ogni volta che agiscono. Oltre che sul quadro di Schiele, anche sulla caratterizzazione di Aurore il cineasta francese estende la sua riflessione sull’imbroglio, la truffa, evidente nelle bugie che la ragazza racconta sulla sua vita.

Il quadro rubato è un film che mostra non tanto il mondo della pittura ma chi ne trae profitto. Per questo sono tese ed incalzanti le scene delle aste, dove quella finale del quadro è già anticipata da quella di un libro. C’è nello sguardo del cineasta un’indiscutibile eleganza ma anche una tensione nascosta. In ogni immagine si possono rintracciare i misteri che si possono cogliere guardando “I girasoli”.

Ma Bonitzer non ne fa una dichiarazione di estetica. Ex-critico dei Cahiers du cinéma, il cineasta si interroga (stavolta dal punto di vista del cineasta) sulla bellezza e sul valore dell’arte. Al tempo stesso si collega con la sua filmografia come regista mettendo in evidenza come la vita del protagonista possa essere stravolta da un evento (come in Jean-Pierre Bacri in Cherchez Hortense) o si confronta con i generi come il giallo, come è già accaduto in Alibi e sospetti. In più, l’illusione di un’alternanza tra vita reale e rappresentazione lascia avvertire l’influenza dell’opera di Jacques Rivette con cui Bonitzer ha collaborato a più riprese come sceneggiatore.

Caratterizzato da uno stile classico ma efficace, Il quadro rubato è una commedia/thriller morale ed acida dalla scrittura brillante, un tableaux vivant dove i personaggi rivelano le loro ossessioni e la loro follia grazie anche alle prove di alto livello dei suoi attori. Un cinema sull’ambiguità vecchio stampo, controllato formalmente ma che sa essere anche intrigante.

 Simone Emiliani – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
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MISSION: IMPOSSIBLE – The Final Reckoning [da ven 23 maggio]

2025-06-03T21:29:40+02:0010 Maggio 2025|Archivio|

Proiezioni

Domenica 1 giugno: ore 18:00
Lunedì 2 giugno: ore 18:00

Titolo originale: MISSION: IMPOSSIBLE – The Final Reckoning
Nazione: U.S.A.
Anno: 2025
Genere: Azione
Durata: 2 h 49 min
Regia: Christopher McQuarrie
Cast: Tom Cruise, Hayley Atwell, Ving Rhames, Simon Pegg, Vanessa Kirby
Produzione: Skydance Media, Cruise/Wagner Productions, Tom Cruise
Distribuzione: Eagle Pictures

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trama

L’agente dell’IMF Ethan Hunt (Tom Cruise) va in missione con la sua squadra per cercare di fermare un uomo di nome Gabriel. La missione è quella di fermarlo prima cje possa ottenere il controllo di un’intelligenza artificiale in grado di mettere in ginocchio il mondo intero…

Trailer

Recensione

La saga torna all’essenziale: corpo e gravità. Uno spettacolo che garantisce la longevità del cinema.

La fine del mondo è vicina ma Ethan Hunt non è lontano e riparte da dove aveva lasciato. Recuperata una preziosa chiave crociata, deve raggiungere adesso il Sevastopol, un sottomarino nucleare russo, distrutto dall’Intelligenza Artificiale, che giace sotto la calotta polare. La chiave gli permetterà di recuperare il ‘codice sorgente’ dell’IA e di disinnescarla. Ormai autonoma e ‘cosciente’, l’Entità accede a qualsiasi sistema operativo, manipola fatti, dati e persone ed è determinata a sterminare la razza umana. Mentre Hunt cerca una soluzione, l’IA prende progressivamente il controllo delle armi di distruzione di massa. Il tempo stringe, non resta che correre. Ancora e ancora.

Dopo aver salvato il cinema, Tom Cruise salva il mondo. Non stiamo esagerando, perché la sua nuova missione impossibile manifesta un (buon) senso di onnipotenza.

L’Entità vuole spingere l’umanità e i governi del mondo verso un’apocalisse nucleare, l’ultima linea di difesa sono naturalmente Ethan Hunt e il suo team. Dopo un’introduzione che ripercorre in montaggio parallelo i fondamentali della saga lanciata trent’anni fa, a partire dalla serie televisiva di Bruce Geller, Mission: Impossible – The Final Reckoning assume il peso della gravità, intesa come condizione e come forza che tiene il film incollato a terra. Per i primi cinquanta minuti, almeno, in cui respiriamo un’atmosfera da fine del mondo, che fa rima con la possibile fine della saga. La nota è funebre e in risonanza con gli eventi attuali: pericolo nucleare, democrazia minacciata…

Poi la musica cambia e il film decolla letteralmente col nostro eroe, preso in consegna da un elicottero militare e portato laddove si deciderà il suo destino e quello del mondo. Conosciamo la musica (pam pam, pam pam pam pam, pam pam pam pam) e la meccanica della saga, come Tom Cruise non rallenta e rilancia obbedendo alla logica collaudata e irrealistica dei film d’azione. Una tenacia pavloviana eretta a sistema da un attore che sfida ancora la morte e alza la posta in gioco, narrativa ed emozionale, convocando i precedenti capitoli ed esplorando a fondo il suo legame con Ethan Hunt.

Perché mai come in Mission: Impossible personaggio e uomo coincidono. Isolati dal sistema, è a loro che i servizi segreti come Hollywood ricorrono per garantire la longevità del pianeta o del cinema. E alla chiamata nessuna delle due star può resistere, offrendo lo struggente spettacolo di sé in due movimenti prodigiosi che rendono obbligatorio vedere The Final Reckoning sul grande schermo.

E convincerci ad acquistare un biglietto per la sala è sempre stata la vera missione di Tom Cruise e Christopher McQuarrie, che con la sequenza acquatica, variante della leggendaria ‘discesa’ di Hunt nel caveau della CIA, tocca il cuore del suo progetto estetico.

Autore e attore si immergono in profondità per raggiungere il relitto di un sottomarino e per concludere il loro progetto ‘in silenzio’ e lontano dal fracasso dei blockbuster. Venti minuti di cinema muto, di geometrie sofisticate, di suspense e di sospensione dove lavora una forma di azione quasi astratta, una sorta di logica onirica che culla Hunt e insinua la monumentalità del film.

Se Hunt va alla sorgente dell’IA, McQuarrie va all’origine del suo agente, spogliato della muta e con il corpo come unica dotazione. E quello di Cruise è sempre stato un corpo da ammirare, ieri e oggi mentre risale in superficie e conclude una ‘corsa indietro’, rannicchiandosi in posizione fetale, nudo, separato, forse morto ma di nuovo vivo nella sequenza aerea. Un inseguimento in biplano che segna una sorta di punto limite dello stunt di Cruise, dove i riferimenti spaziali si dissolvono gradualmente e lo sguardo dello spettatore non riesce più a comprendere la logica spaziale se non ancorandosi alla presenza del divo al centro dell’inquadratura.

Tom Cruise ribadisce sullo schermo la tangibilità del suo corpo, anche se questo significa deformarlo e imbruttirlo quando il vento gli spazza la faccia in alta quota o quando le profondità dell’oceano gli provocano tremori e spasmi muscolari. Il mondo oppone la sua resistenza al corpo dell’attore che non solo salta, corre, si batte, fa degli ostacoli un’arma e degli oggetti ordinari qualunque cosa ma salta sempre più in alto, corre ancora più forte, cade da un cielo ancora più grande per dire il suo sogno folle: prima degli algoritmi, dei droni, dell’IA, un uomo aveva già esplorato tutto e in tutte le direzioni, conquistato l’intero mondo avanzando, l’azione più pura all’origine del cinema (slapstick).

Correndo, Tom Cruise ci riporta ogni volta al mondo dell’infanzia, quando sentivamo il corpo, più cinegenico di un magma blu. Affamato di analogico, e in linea con un metodo promozionale che ha dato i suoi frutti con le acrobazie dell’attore, The Final Reckoning torna all’essenziale. Quello che conta, che è sempre contato, è la gravità e il fatto di trascrivere le sue conseguenze sulla silhouette di Ethan Hunt, negli abissi o tra le nuvole.

Marzia Gandolfi – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

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_ ADULTI da 65 anni in su
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_ MILITARI
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_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

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BAMBINI fino a 3 anni
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LILO & STITCH [da sabato 14 giugno – ore 21]

2025-06-16T22:01:31+02:0010 Maggio 2025|Archivio|

Proiezioni

Sabato 14 giugno: ore 21:00

Domenica 15 giugno: ore 18:30

Titolo originale: Lilo & Stitch
Nazione: USA
Anno: 2025
Genere: Commedia, Fantastico, Avventura
Durata: 1 h 54 min
Regia: Dean Fleischer Camp
Cast: Maia Kealoha, Chris Sanders, Sydney Agudong, Zach Galifianakis
Produzione: Walt Disney Pictures, Rideback
Distribuzione: The Walt Disney Company Italia

Trama

Rivisitazione in live-action del classico d’animazione Disney del 2002, “Lilo & Stitch” è la storia divertente e commovente di una ragazza hawaiana solitaria e dell’alieno fuggitivo che l’aiuta a riparare la sua famiglia distrutta…

Trailer

Recensione

 UNO DEI PIÙ CONVINCENTI LIVE ACTION DISNEY, CHE RIAFFERMA UN MESSAGGIO MAI STUCCHEVOLE DI INCLUSIVITÀ E DI PACE.

Una solitaria bambina hawaiana di nome Lilo, sorellina di Nani, stringe un forte legame di amicizia con un alieno a cui dà il nome Stitch credendo si tratti di un cane. In realtà l’esperimento 626 è stato creato dallo strambo scienziato Jumba Jookiba come arma di distruzione. Ora che Stitch è giunto sulla terra per sfuggire al controllo del suo creatore dovrà vedersela sia con gli umani che con gli alieni che lo inseguono.

Disney prosegue il progetto di portare sul grande schermo, in live action, i suoi classici di animazione. Questo remake di Lilo & Stitch del 2002 risulta essere uno dei più convincenti.

Sarà la forza innovativa della storia già presente nell’originale animato, sarà la visione del regista Dean Fleischer Camp, già autore dello splendido lavoro in stop motion Marcel the Shell, sarà la scelta azzeccata delle interpreti delle due sorelle protagoniste, fatto sta che Lilo & Stitch in versione live action funziona soprattutto perché ancorato in un certo modo alla realtà. Certo c’è tutta la parte fantascientifica con Stitch che, in realtà, non ha un nome ma un codice – Esperimento 626 – che viene dal pianeta Turo, dove è stato creato per fare solo danni dallo scienziato pazzo Jumba Jookiba ed è in procinto di essere ‘alienato’ dalla Presidentessa (così nella versione italiana) della Federazione delle Galassie Unite. È insomma un alieno emarginato dalla sua comunità che, in fuga sulla terra, trova una famiglia un po’ “scassata”, con Lilo Pelekai che, dopo la tragica scomparsa dei genitori, vive con la sorella appena maggiorenne Nani. Lilo, sei anni, accoglierà quello che le sembra un cane anche se blu, dandogli il nome di Stitch e tenendolo in casa contro il volere della sorella che ha già un bel da fare con gli assistenti sociali pronti a valutare, negativamente, il loro vivere da sole.

Come nell’originale, la forza del racconto contemporaneo trova piena soddisfazione nell’ambientazione delle isole Hawaii che, nell’immaginario collettivo, richiamano gli echi di una cultura atavica, ora diventata troppo turistica (ma Lilo sa come approfittarsene ‘squattando’ nei lussuosi resort dove utilizza a sbafo i servizi), senza rinunciare a ricordare anche i miti più moderni come Elvis Presley che è stato un cantore e un interprete di quelle isole. C’è dunque un interessante commistione di passato, presente e futuro nella sceneggiatura di Chris Kekaniokalani Bright e Mike Van Waes che hanno all’attivo, curiosamente, solo un pugno di copioni. Su queste tre assi temporali e sugli elementi della natura delle Hawaii, in primis l’Oceano, si muove la regia di Dean Fleischer Camp che tiene insieme una messa in scena spesso vorticosa, per via del comportamento dell’irrefrenabile Stitch, ma anche per la creazione di complessi portali temporali utilizzati dai due antagonisti della storia, Pleakley e Jumba infiltrati sulla terra per riprendersi la creatura dispettosa. La scelta per i loro personaggi di due attori ben attrezzati, anche nella commedia, come Billy Magnussen e Zach Galifianakis risulta vincente per i tempi comici della strana coppia così come la scoperta della giovanissima protagonista Maia Kealoh, autoctona proprio come la sorella, interpretata da Sydney Agudong, dà verità e fluidità a tutta la storia.

In questa dimensione di accordo e di rispetto con il luogo che ospita la vicenda, ecco che il concetto di ‘ohana’, che nella cultura hawaiana significa ‘famiglia’ in senso esteso, diventa il fulcro di tutta la seconda parte del film declinato splendidamente, come nella più classica tradizione Disney, con l’affermazione dei buoni sentimenti che, alla fine, hanno sempre la meglio sulle avversità della vita qui rappresentate, in alcuni momenti, con un livello di drammaticità abbastanza inusuale. Perché è sempre il tempo di un film Disney in cui (ri)affermare un messaggio di inclusività e di pace che è naturale, e per questo mai stucchevole

Pedro Armocida – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
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VOLVEREIS [da venerdì 13 giugno ore 21]

2025-06-16T22:01:46+02:0010 Maggio 2025|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 13 giugno: ore 21:00
Cinema Revolution: ingresso € 3,50
(IN LINGUA ORIGINALE)

Domenica 15 giugno: ore 21:00
Cinema Revolution: ingresso € 3,50
(IN LINGUA ORIGINALE)

Titolo originale: Volvereis
Nazione: Spagna
Anno: 2024
Genere: Commedia
Durata: 1 h 54 min
Regia: Jonás Trueba
Cast: Itsaso Arana, Vito Sanz, Fernando Trueba, Jon Viar, Andrés Gertrúdix, Ana Risueño, Francesco Carril, Isabelle Stoffel
Produzione: Los Ilusos Films, Les Films du Worso, Arte France Cinéma
Distribuzione: Wanted Cinema

Curiosità

Il film ha ottenuto 2 candidature ai premi Goya, 1 candidatura a Lumiere Awards.

Trama

Una coppia decide di lasciarsi dopo 15 anni di matrimonio. E allora organizza una festa. La commedia del rimatrimonio secondo Jonás Trueba con profondità metatestuale e travolgente leggerezza…

Trailer

Recensione

UNA COMMEDIA IRONICA E GARBATA SUL SENSO STESSO DELLO STARE INSIEME E SULLA NATURA CONTRADDITTORIA DELL’AMORE

Dopo quindici anni insieme, la regista Ale e l’attore Alex decidono di separarsi e organizzare una grande festa di separazione. L’idea, venuta al padre di lei, li esalta parecchio, tanto che iniziano a organizzare tutto insieme, ad avvisare gli amici e ad invitarli. Più ne parlano più sembrano convinti, per quanto la domanda ricorrente di tutti sia se davvero vogliano separarsi o se sia solo un modo come un altro per restare insieme. Nel frattempo i due stanno girando un film proprio su questo stesso tema.

Una commedia antiromantica agrodolce e, insieme, un gioco metacinematografico.

È Volveréis dell’autore spagnolo Jonàs Trueba, figlio d’arte di Fernando Trueba, che per questo suo nuovo lavoro sceglie di citare esplicitamente non solo Stanley Cavell, con la sua teoria secondo cui «il cinema può renderci migliori», ma anche Søren Kierkegaard. Ne “La ripetizione” il filosofo scriveva: «L’amore della ripetizione è l’unico amore felice. La sua peculiarità è la beata sicurezza dell’istante». È l’amore che mette in scena, attraverso la routine – mai noiosa – dei suoi protagonisti Ale e Alex, due artisti del cinema che mentre realizzano un film scelgono un gran finale per la loro (vera) storia d’amore: «Come un matrimonio, ma al contrario».

Firmando una commedia arricchita di citazioni e parecchio verbosa, il regista fa entrare subito il pubblico a casa dei protagonisti, i convincenti Itsaso Arana e Vito Sanz. Fa sorridere che il ruolo-chiave del padre di lei, che mette a disposizione la sua casa per l’attesa festa di separazione, sia stato affidato proprio a Fernando Trueba, cineasta noto per aver realizzato Belle Epoque che vinse l’Oscar come miglior film straniero nel 1993, nonché vero padre del regista.

Ad ogni modo, al centro della storia c’è una coppia che prima di cedere alla stanchezza dell’inevitabile decide di imbarcarsi in un’impresa bizzarra: mettere in piedi una festa di separazione amichevole, e il bello è che dagli inviti all’allestimento decideranno tutto insieme i due futuri ex, proprio come una coppia, la coppia che attualmente ancora sono. Restano coppia anche quando decidono di stare lontani, di separare spazi in casa e abitudini una volta condivise, di annunciare il loro progetto agli amici e ai parenti basiti, di invitarli a questo loro grande evento a cui tengono moltissimo. Restano coppia persino mentre lavorano, tanto che la vita dentro e fuori dal set in più sequenze sembra confondersi.

Ed è proprio questo continuo gioco metanarrativo che spiazza il pubblico, in positivo o in negativo a seconda dei gusti, la cui insistenza non sempre giova al ritmo e alla fluidità del film.

Un’opera decisamente curiosa, che tuttavia per tema e soggetto ricorderà agli spettatori italiani Una relazione di Stefano Sardo, che nel 2021 raccontava proprio la separazione di una coppia, Alice e Tommaso, dopo 15 anni di convivenza. Quella di Trueba, che ha già vinto come miglior opera europea al Festival di Cannes 2024, pur non essendo un’opera che spicca per originalità narrativa si rivela comunque una commedia ironica e garbata sul senso stesso dello stare insieme, sui sentimenti, sui dubbi e sulla natura spesso contraddittoria dell’amore, che promette agli spettatori esattamente tutto quello che preannuncia già dall’inizio. Ovvero, una grande e memorabile festa.

Claudia Catalli – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO UNICO € 3,50 Cinema Revolution

_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
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_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
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a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
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IN VIAGGIO CON MIO FIGLIO [mercoledì 30 aprile – ore 21:00]

2025-04-30T22:07:01+02:0028 Aprile 2025|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 30 aprile: ore 21,00

Titolo originale: Ezra
Nazione: U.S.A.
Anno: 2025
Genere: Commedia
Durata: 1 h 41 min
Regia: Tony Goldwyn
Cast: Bobby Cannavale, Rose Byrne, William A. Fitzgerald, Robert De Niro, Vera Farmiga
Produzione: Bleecker Street, Closer Media, Wayfarer Studios, Wonderful Films, Rahway Road Productions
Distribuzione: Bim Distribuzione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Dopo aver recentemente distrutto la sua carriera e il suo matrimonio, Max (Bobby Cannavale) vive con suo padre Stan (Robert De Niro) ed è profondamente in disaccordo con la sua futura ex-moglie Jenna (Rose Byrne) su come affrontare le esigenze di loro figlio Ezra, undicenne autistico. Quando Ezra viene espulso da un’altra scuola, Max prende la decisione controversa di portarlo via nel cuore della notte, intraprendendo una divertente odissea attraverso gli Stati Uniti…

Trailer

Recensione

Un film con un grande cuore che racconta la complessità di essere genitore.

Max è un padre separato con un figlio autistico di undici anni di nome Ezra da gestire insieme alla sua ex moglie Jenna. Fa lo stand-up comedian, ma la sua carriera non sta andando tanto bene. Ezra viene espulso da scuola, poi scappa di casa, per Max è troppo: prende e lo porta via di notte senza dire niente a nessuno, in un viaggio improvvisato attraverso il Paese che diventerà per entrambi l’inizio di una nuova tenera avventura.

Un film commovente, ironico, con un cuore grande, sull’accettazione e la necessità di perdonarsi.

È In viaggio con mio figlio di Tony Goldwyn, che vanta una regia equilibrata, attenta a bilanciare costantemente il dramma famigliare con un’indispensabile dose di ironia, e un cast in stato di grazia, a partire dal suo protagonista Bobby Cannavale. Si cala nei panni di un padre sull’orlo di una crisi di nervi: separato da sua moglie (la convincente Rose Byrne), fa al meglio che può il genitore di un bambino autistico, Ezra, perfettamente interpretato dal misurato William Fitzgerald. Lo porta con sé anche nel locale dove si esibisce come stand up comedian, di fronte alla sua fedele amica e agente interpretata con spessore umano da Whoopi Goldberg.

Robert De Niro entra in scena per alleggerire i toni con un personaggio scorretto, inguaribile, drammatico ed esilarante insieme, il nonno ex chef rinomato, convinto che tutti vogliano rubargli qualcosa. Il focus è senz’altro il racconto delle complessità dell’essere genitore di un ragazzo autistico. Bisogna educarlo, seguirlo, sostenerlo ogni giorno, senza un manuale di istruzioni che indichi il “come”.

C’è molto da accogliere, da accettare, da perdonare e da perdonarsi, e questo film lo mostra bene, sviluppando in modo niente affatto banale il rapporto che ognuno dei familiari riesce a costruire con Ezra, madre apprensiva e nonno compresi.

Accanto alla storia di un padre che fatica ad accettare che suo figlio sia diverso dagli altri e a contenere la propria impulsività, la sceneggiatura approfondisce con intelligenza e garbo una serie di temi, tra cui la vulnerabilità dei padri, il senso di smarrimento di un maschile imperfetto che ha messo in discussione ogni modello e non può più indossare quello antico e tossico di eroe senza paura, per non ricadere nei secolari errori dei padri/patriarchi che impongono agli altri il proprio volere.

Come essere un buon padre per Ezra, allora? Il viaggio on the road che gli altri chiameranno fuga e rapimento sarà un modo per prendere tempo, per tentare di proteggere, di rimandare il momento della decisione. Sedare il figlio con gli psicofarmaci suggeriti dai dottori? Mandarlo alla scuola dei “ragazzi speciali”? Oppure prendere e portarlo via da tutto, lontano da chiunque possa ferirlo, e tenerlo disperatamente stretto a sé?

“Non voglio che sia nel mondo, voglio che sia nel mio” è una delle battute clou del film che Cannavale pronuncia con uno strazio trattenuto davvero commovente. Non c’è traccia di retorica, neanche quando si evidenzia come sia da combattere non tanto la realtà, quanto la rabbia che genera.

Occhi negli occhi, carezze sui lobi, cercando di riconoscersi il più possibile nel calore di una famiglia imperfetta che tenta di affrontare le cose guardandole per quelle che sono. Vera Formiga fa una piccola e preziosa parte di amica accogliente e disponibile, Jimmy Kimmel un cammeo delizioso da gustare ai titoli di coda.

 Claudia Catalli – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

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RITROVARSI A TOKYO [da giovedì 1 maggio – ore 16:30]

2025-05-13T18:32:08+02:0028 Aprile 2025|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 9 maggio: ore 21:00
Domenica 11 maggio: ore 16:30
Domenica 11 maggio: ore 21:00
ORIGINAL SUNDAY NIGHT
(in lingua originale con sottotitoli italiani)

 

Titolo originale: A missing part
Nazione: Francia, Belgio, Giappone, USA
Anno: 2024
Genere: Drammatico
Durata: 1 h 38 min
Regia: Guillaume Senez
Cast: Romain Duris, Judith Chemla, Mei Cirne-Masuki, Tsuyu, Shungiku Uchida
Produzione: Les Films Pelléas, Versus Production, Savage Film
Distribuzione: Teodora Film

 

 

 

 

 

 

Trama

Un padre separato alla ricerca della figlia che non vede da nove anni: un dramma struggente che conferma lo sguardo umanista di Guillaume Senez, con un magnifico Romain Duris.

Non bastasse il motivo che spinge il francese Jay a restare in una terra straniera, a commuovere in Ritrovarsi a Tokyo sono le modalità con cui resiste in una patria che non gli appartiene. Come fosse bloccato in un limbo, Jay ha imparato il giapponese, preso confidenza con i quartieri della metropoli, trovato un lavoro che non sta a noi definire simbolico. Fa il tassista, appunto, perché, a forza di guidare, girare, scoprire nuovi posti, spera di ritrovare Lily, la figlia ormai adolescente che non vede da nove anni, da quando si è lasciato in malo modo con una donna giapponese.

La legge non prevede l’affido congiunto e “tende” a favorire il genitore locale: l’altro, generalmente immigrato, non può vedere il figlio ma deve comunque occuparsi del mantenimento e sperare, una volta compiuta la maggiore età, che quel figlio abbia voglia di riallacciare un rapporto con una persona che non l’ha visto crescere. La situazione è così disgraziata che il protagonista si fa quasi convincere dal padre a tornare in Francia per avviare un’attività: ovviamente il destino ci mette il suo e, con la complicità di un collega, Jay riconosce sua figlia mentre sale sul taxi, senza che lei lo sappia chi sia quell’uomo alla guida…

Trailer

Recensione

Un dramma toccante sulla lotta per la paternità e la resistenza in un Paese ostile, con un Romain Duris in stato di grazia.

Jerome, detto Jay, è un tassista francese che vive a Tokyo, ma è soprattutto un padre separato che non vede l’ora di ritrovare sua figlia Lily. In Giappone la legge non prevede l’affido congiunto, così Jay spera almeno di rintracciarla girando con il taxi per tutta la città. Nel frattempo aiuta la sua amica Jessica, che si trova nella sua stessa situazione, a rivedere suo figlio. Nulla è facile come sembra, ai genitori europei la burocrazia nipponica appare come una barriera insormontabile, bisogna ricorrere a metodi più empirici, più umani, solo così l’impossibile “caccia al tesoro” filiale può trasformarsi in una concreta opportunità di incontro tra un genitore disperato e sua figlia.

È un commovente dramma sulla paternità e insieme un’opera di sottile denuncia sulla rigida legge nipponica in tema di affidamento, Ritrovarsi a Tokyo di Guillaume Senez.

Il titolo italiano già svela l’intento del protagonista, interpretato in modo profondamente umano, empatico e convincente dal francese Romain Duris, che a sette anni da Le nostre battaglie torna a farsi dirigere da Senez e per l’occasione ha imparato il giapponese. Ovvero ritrovare sua figlia in una metropoli di milioni di persone, tramite il suo taxi. Il titolo originale insisteva sul senso di questa ricerca, ritrovare “una parte mancante” di sé.

Vale la pena dirlo subito, non si tratta del solito film retorico di ricongiungimento padre-figli, ma di un’opera sensibile e struggente su come in certi Paesi, tipo appunto il Giappone, la genitorialità diventi una sfida sempre più ardua e a tratti crudele. Specie se, come in questo caso, non viene legislativamente previsto l’affido congiunto e si favorisce spudoratamente il genitore giapponese, dunque ad un europeo come Jay – e come la sua amica Jessica (l’ottima Judith Chemia) – non resta che occuparsi del mantenimento e sperare di rintracciare una figlia che non riesce a vedere da nove anni e su cui non può vantare nessun diritto, pena punizioni severe tra cui il rimpatrio in terra d’origine.

È un tema decisamente inedito, quello di cui sceglie di occuparsi Guillaume Senez, regista e cosceneggiatore di evidente sensibilità, che ci ha abituato a riflessioni sulla paternità ma anche sul senso di appartenenza. Con lo spessore umano che caratterizza le sue opere precedenti, finisce questa volta per firmare un’opera toccante e malinconica, un film sulla resistenza di un uomo, o meglio di un padre-coraggio, in un Paese che gli è ostile in tutto e per tutto nel nome dell’amore più alto, quello verso una figlia pressoché sconosciuta. Tutto raccontato senza retorica, con punte insperate di sottile ironia – la scena in cui si stappa una bottiglia di vino con una scarpa battuta a forza contro un muro resta impressa e strappa un sorriso – in un’atmosfera di continua ricerca che è al contempo disvelamento e ribaltamento di un’immagine stereotipata, quella del Giappone-zen dove tutto funziona a meraviglia.

Senza nulla togliere al fascino di una città come Tokyo che Senez riprende in modo suggestivo, qui emerge prepotentemente l’altra faccia del Giappone, quella nazionalista, severa, rigidamente chiusa in se stessa nel nome di norme autoprotettive che sfiorano il disumano e sanno di xenofobia. Il resto sta tutto nell’interpretazione magistrale di Romain Duris, che ricorda per lo spirito di battaglia sociopolitica contro l’ingiustizia di un intero sistema più grande di lui e, insieme, per la performance squisitamente in sottrazione fatta di sguardi laconici e di silenzi malinconici più che di scene madri, quella pluripremiata di Fernanda Torres in Io sono ancora qui. Che in effetti potrebbe essere un altro titolo perfetto per questo film.

 Claudia Catalli – www.mymovies.it

Prezzi

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_ MILITARI
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