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TUTTO IL TEMPO CHE ABBIAMO [da venerdì 7 febbraio]

2025-02-17T13:56:56+01:0010 Febbraio 2025|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 12 febbraio: ore 21,00
Venerdì 14 febbraio: ore 21,00
Domenica 16 febbraio: ore 18,30

Titolo originale: We live in time
Nazione: Italia
Anno: 2025
Genere: Drammatico, Sentimentale
Durata: 1 h 48 min
Regia: John Crowley
Cast: Florence Pugh, Andrew Garfield, Adam James, Aoife Hinds, Marama Corlett, Nikhil Parmar, Heather Craney, Kevin Brewer
Produzione: Film4, StudioCanal, SunnyMarch
Distribuzione: Lucky Red

 

 

 

 

 

 

Trama

We Live in Time – Tutto il tempo che abbiamo, il film diretto da John Crowley, racconta una storia d’amore divertente, coinvolgente e ricca di emozioni tra Tobias e Almut (Andrew Garfield e Florence Pugh). Leii è un’aspirante chef che sta costruendo la sua carriere, lui è appena uscito da storia difficile, ma il loro incontro fortuito, un incidente, cambierà per sempre le loro vite. Si innamorando perdutamente, costruiscono la casa dei loro sogni e diventano una famiglia, ma dagli scatti di queste fasi del loro amore emerge una verità che metterà a dura prova la loro relazione. Tobias e Almut decidono di intraprendere un percorso…

Trailer

Recensione

Una storia romantica lungo dieci anni di vita fra l’innamoramento e una malattia che sconvolge la quotidianità. Senza perdere in leggerezza We Live in Time commuove anche grazie a due protagonisti splendidi come Florence Pugh e Andrew Garfield. Mauro Donzelli.

Una storia d’amore, in dieci anni. Una famiglia che si costruisce a partire da un primo sguardo, dopo un incontro casuale, sviluppandosi fra gli alti e bassi di una coppia alle prese con le sfide della vita. È questo il viaggio di un film che fin dal titolo sceglie una semplicità che non nega una rappresentazione onnicomprensiva. Visto che, come ha detto la protagonista, Florence Pugh, il film racconta della cosa più semplice, del fatto che “siamo qui per una ragione sola: amare ed essere amati”. E di amore ce n’è tanto, in questo film diretto dal regista che ama dividersi fra cinema e teatro, l’irlandese John Crowley, già narratore dell’emigrazione dal suo paese all’America in Brooklyn, con Saoirse Ronan. È un altro autore teatrale, Nick Payne, già candidato ai Tony e al Laurence Olivier Award, ad aver scritto la sceneggiatura, al tempo stesso molto classica e profondamente contemporanea, di We Live in Time.

Muovendosi costantemente e senza forzature fra tre momenti principali della storia d’amore fra Almut (Florence Pugh) e Tobias (Andrew Garfield), una chef giovane ma già molto apprezzata e in costante ascesa, dalla tempra e un carattere deciso, capace di condividere emozioni più con i suoi piatti, e un rappresentante di un colosso inglese dei cereali per la colazione, segnato da un divorzio, con una tenerezza schiva alimentata da un viso pronto ad aprirsi alla commozione e un forte desiderio di paternità. Un incontro casuale fa conoscere questi due personaggi, che sembrano assumere le caratteristiche con cui i due interpreti sono più conosciuti dal pubblico ed entrano dopo poche battute nel cuore di chi guarda. Due magnifici attori, non sappiamo se definirle star, ma sicuramente confermano come un genere spesso sottovalutato come la commedia romantica, seppure ibridata con il melodramma e il cancer movie, possa spiccare il volo solo se sostenuto da due interpreti di livello assoluto, come dimostrano di essere in We Live in Time Florence Pugh e Andrew Garfield.

Un genere di cui abbiamo o meglio avremmo bisogno, nobilitato per alcuni decenni dalla creatività britannica con arguzia e stile, ormai dalla linfa in via di esaurimento, a cui sembra che a Hollywood, ma anche nelle realtà indipendente, nessuno creda più. Eppure basti pensare quanti film diventati eterni evergreen, a cui tutti siamo legati, rispondano proprio a queste caratteristiche.

Sulla carta, e a una lettura della trama più o meno sbrigativa, sembrerebbe uno di quei film da affrontare con fazzoletti in quantità. E non c’è dubbio che l’emozione colpisca, ma lo fa senza scadere nel patetico e con una leggerezza diffusa che consente di interiorizzare gli scossoni senza danni superiori al consentito, senza sentirsi usati, anche grazie a una struttura narrativa molto efficace che alterna montagne russe emotive, una risata e il disincanto dopo un picco drammatico, pur con qualche momento più convenzionale verso la fine. Se ultimamente si tende a raccontare momenti di apparente normalità, evitando le cosiddette scene madri, qui il ricordo selettivo dell’ipotetica memoria di un amore vissuto propone momenti chiave che non sembrano esserlo, soprattutto per la natura timida e un po’ goffa di lui e superficialmente rigida e strafottente di lei.

Una struttura fra About Time e 500 giorni insieme, con un gioco di specchi fra eventi che rompono con la normalità precedente e le conseguenze sui personaggi, mantenendo un tono mai eccessivamente enfatico, nonostante la drammaticità nello scandirsi di tempo che scorre insieme alla malattia. Il tutto curando un’estetica piacevole, una morbidezza nei volti e nei toni, fra il ristorante di lei, l’appartamento in città con tipico bow-window e il casolare in campagna – so british – in cui la famiglia aumentata di numero con la nascita di una figlia, tanto discussa e poi attesa, finisce a vivere. We Live in Time riduce in frantumi fin dalla prima scena le nostre difese emozionali e ci coinvolge ai limiti dell’intontimento partecipato per buona parte del suo sviluppo, con tanto di sorrisetto partecipe. Due protagonisti di cui ti innamori e che ti entrano nel cuore, capaci di comunicare col viso più che con le parole un’amore puro e ostico, con una sincerità implacabile come la dittatura del tempo che segna le nostre vite.

Mauro Donzelliwww.comingsoon.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

AMICHE ALLE CICLADI [mercoledì 19 febbraio – ore 21]

2025-02-19T23:11:28+01:0010 Febbraio 2025|Archivio|

Proiezioni

Sabato 15 febbraio: ore 21,00
Domenica 16 febbraio: ore 16,30
Domenica 16 febbraio: ore 21,00
versione originale sottotitolata in italiano
Mercoledì 19 febbraio: ore 21,00

Titolo originale: Two Tickets To Greece
Nazione: Francia, Grecia, Belgio
Anno: 2022
Genere: Commedia
Durata: 1 h 51 min
Regia: Marc Fitoussi
Cast: Laure Calamy, Olivia Côte, Kristin Scott Thomas, Alexandre Desrousseaux
Produzione: Avenue B Productions, Vito Films, Blonde Audiovisual Productions
Distribuzione: Movies Inspired

 

 

 

 

 

Trama

Blandine e Magalie  quando erano adolescenti erano amiche inseparabili.
Con il passare del tempo, però, le due si sono perse di vista, ma il destino farà sì che le loro strade si incrocino di nuovo.
Dopo il loro incontro da adulte, le due donne decidono di fare insieme quel viaggio che hanno sempre sognato. La meta prescelta è la Grecia con le sue isole, il mare e i panorami soleggiati, ma di certo non tutto filerà liscio. Le due ex amiche, infatti, si renderanno conto che non solo il loro rispettivo approccio alle vacanze è cambiato, ma che adesso è diverso anche il loro modo di affacciarsi alla vita…

Trailer

Recensione

Amiche alle Cicladi, un road movie sopra le righe. Per trascorrere qualche ora con leggerezza.
Marc Fitoussi guarda alle sue protagoniste con gentilezza e affetto, pur rimando in superficie. Laure Calamy è l’anima del film. Da giovedì 13 febbraio al cinema.

La neocinquantenne Blandine è stata lasciata dal marito per una donna che ha quasi l’età di suo figlio, il ventenne Benji, che a sua volta sta andando a condividere un appartamento con dei coetanei. Benji è preoccupato per sua madre, che è appena riemersa da una fare depressiva durata già un paio d’anni, e quando scopre che Blandine aveva un’amica del cuore, Magali, durante gli anni dell’adolescenza, il ragazzo si adopera per far rincontrare le amiche, e addirittura si fa sostituire da Magali per un viaggio che lui e la madre avevano pianificato verso la Grecia. Quel che Benji non sa è che le due amiche avevano a suo tempo litigato a morte, e ora Blandine non sopporta Magali, troppo esuberante, sfacciata e rumorosa (tanto che il suo soprannome è “acufene”). Per di più Magali è senza un soldo e per risparmiare caccia Blandine in un mare di guai, proprio nel posto in cui il mare è uno spettacolo.

Amiche alle Cicladi è una sorta di road movie che attraversa la Grecia in barca, in traghetto e a piedi, saltellando fra Kerinos, Mikonos e Amorgos, le isole dell’arcipelago del titolo.

L’idea è quella della strana coppia, perché Blandine è timida, impacciata e un po’ bacchettona, una ex pattinatrice finita a fare il tecnico di radiologia, ovvero tutto l’opposto della vulcanica Magali, che invece vuole vivere da eterna freelance e fare la giornalista musicale, e rimorchia qualunque uomo le si palesi davanti. Ma poiché Blandine ha perso il sorriso forse la presenza di Magali, che invece ride sempre (anche quando non ha poi tanto da ridere) potrebbe servire a smuoverla dalla palude stagnante in cui rischia di annegare. L’incontro con una terza anima ribelle, l’inglese Bijou, completerà il terzetto di donne non più giovanissime ma molto vitali, compresa la non più sorridente Blandine.

La sceneggiatura è esile e piuttosto convenzionale, ma a poco a poco la storia trova una strada più interessante nel passare attraverso inaspettati momenti di malinconia e di paura delle protagoniste. Per il resto è tutto un po’ sopra le righe e già visto, e c’è una certa condiscendenza verso le donne single apparentemente sempre a caccia di avventure.

Marc Fitoussi, regista e autore della sceneggiatura, guarda però alle sue protagoniste con gentilezza e affetto, pur rimando in superficie nel tratteggiare personaggi femminili un po’ scontati. Laure Calamy è come sempre l’anima del film, anche se qui appare un po’ troppo fastidiosamente giuliva (ma si riscatterà in un finale davvero tenero). Ed è commovente assistere al ritorno sul grande schermo di Kristin Scott Thomas nei panni di Bijou, con una sontuosa chioma candida e i 64 anni portati senza ritocchi.

La parte più bella è naturalmente quella Grecia estiva incontaminata e miracolosamente non assediata dai turisti (che d’estate sappiamo essere ovunque, a Mykonos e dintorni). Per il resto Amiche alle Cicladi è una fantasia per il pubblico molto specifico delle coetanee delle protagoniste che potrebbero voler trascorrere un pomeriggio al cinema “scegliendo la leggerezza”.

Paola Casella – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
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_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
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_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

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IL MIO LUCA [giovedì 6 marzo ore 20:45]

2025-03-06T23:04:23+01:0010 Febbraio 2025|Archivio|

Sampdoria e Juventus unite nel ricordo di Gianluca Vialli. Tanti tifosi, amici, ex campioni, appassionati di calcio si daranno appuntamento alle 20:45 di mercoledì 5 al cinema in Pedagna (adiacente alla chiesa di Nostra Signora di Fatima) e giovedì 6 marzo al Teatro cinema Don Fiorentini per uno spettacolo unico nel suo genere.

L’attore Andrea Carlini, reduce dai successi di Zelig, genovese e sampdorianiano fin dalla nascita, metterà in scena un monologo in cui racconta le gesta calcistiche assieme ai valori umani e sportivi dell’indimenticato Gianluca Vialli, ex giocatore di Cremonese, Sampdoria, Juventus, Chelsea e Nazionale.

Biglietto unico per i due spettacoli a 20 euro. In Pedagna (via Vivaldi 70) sarà possibile comprare il biglietto solo la sera stessa, mentre per il Teatro cinema Don Fiorentini (via Marconi 31/a) è possibile acquistare il biglietto anche on line su www.liveticket.it/donfiorentini

Le serate sono organizzate dal Sampdoria Club Imola “Moreno Mannini” nel decimo anniversario della sua fondazione, dallo Juventus Club Imola giunto a festeggiare 60 anni di vita, dall’associazione Orgoglio imolese e dall’associazione Valori & Vita.

Gli organizzatori ringraziano di cuore gli sponsor Centro Copie Molinella e La Gioielleria per aver contribuito alla realizzazione della serata.

MICKEY 17 [da venerdì 7 marzo – ore 21]

2025-03-19T21:33:53+01:008 Febbraio 2025|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 12 marzo: ore 21,00

Sabato 15 marzo: ore 18,30
Domenica 16 marzo: ore 21,00
versione originale sottotitolata in italiano

Titolo originale: Mickey 17
Nazione: USA, Gran Bretagna
Anno: 2024
Genere: Sci-Fi, Avventura, Drammatico
Durata: 2 h 19 min
Regia: Bong Joon-ho
Cast: Robert Pattinson, Naomi Ackie, Steven Yeun, Toni Collette, Mark Ruffalo
Produzione: Warner Bros
Distribuzione: Warner Bros Italia

 

 

 

 

 

 

 

 

Trama

L’improbabile eroe Mickey Barnes si ritrova nella particolare circostanza di prestare servizio ad un titolare che esige l’impegno definitivo sul lavoro… ovvero morire, per vivere. E’ infatti un impiegato usa e getta, un “sacrificabile” della sua azienda, mandato in avanscoperta sul pianeta ghiacciato Niflheim per la futura colonizzazione. Ogni volta che una replica di Mickey muore, viene rigenerato un nuovo clone, attraverso una stampante 3D, che contiene i suoi ricordi intatti…

Trailer

Recensione

L’opera più imponente di Bong Joon-Ho che continua a non avere eguali nel saper creare grandi momenti di cinema.

Nel 2054, la mancanza di opportunità sulla Terra spinge le masse al pellegrinaggio interstellare, che inevitabilmente vuol dire sfruttamento da parte di potenti demagoghi al comando di queste spedizioni. Uno di loro è Kenneth Marshall, politico fallito in cerca di una nuova era per l’umanità su un pianeta inospitale abitato da strane creature. Per sfuggire a dei pericolosi usurai, Mickey Barnes accetta di imbarcarsi sull’astronave firmando un contratto da expendable, tuttofare destinati a morire ripetutamente grazie a una tecnologia che consente di “ristampare” un corpo all’infinito mantenendone la coscienza.

Tale era stato l’impatto culturale e cinematografico di Parasite che non sembrano sei gli anni che lo separano dal ritorno di Bong Joon-Ho con Mickey 17.

Nell’adattare un romanzo di Edward Ashton, Bong si confronta con la sua produzione finora più imponente, un’enorme giostra sci-fi che ha il merito di saper essere strana e bizzarra in un panorama sempre più omologato. Al tempo stesso, come accade per tanti maestri del cinema internazionale, il passaggio ai grandi budget e alle star anglosassoni finisce per creare un effetto “parco giochi” che attenua la verve originale del regista e lo porta a ripetersi.

C’è dunque tanto del Bong che conosciamo nella plastica e propulsiva baraonda spaziale di Mickey 17: le disuguaglianze sociali di Snowpiercer, le simpatiche creature digitali come in Okja, una galleria sempre più barocca di villain in pieno delirio di potere (stavolta Toni Collette e Mark Ruffalo, nei panni di un riuscito Trump di quart’ordine che si crede condottiero del nuovo mondo). C’è anche, ovviamente, Robert Pattinson che si sdoppia nei ruoli di Mickey 17 e 18, due delle sue tante copie sacrificabili che dovrebbero alternarsi in seguito alla morte ricorrente ma che qui si sovrappongono nella loro diversità – soprattutto la voce, con un lavoro notevole sul numero 17 non per la prima volta nella carriera dell’attore – e si troveranno al centro della rivoluzione.

Benché il gancio della storia risieda nella gag della “morte di routine” (il povero Mickey è così abituato a finire cadavere nel fuoco che i cruenti e fantasiosi decenni finiscono per venirgli a noia), il dispositivo non diventa mai un vero e proprio motivo filmico in stile Edge of Tomorrow. Bong è più interessato a rompere il sistema che ad ammirarlo in funzione, e i suoi temi abituali di ambientalismo, bene comune e ribellione di fronte alle ingiustizie richiedono esplosività sovversiva.

La capacità del regista di creare momenti di cinema, complici gli impeccabili valori produttivi degli effetti speciali e della fotografia di Darius Khondji, continua ad avere pochi eguali. Lo stesso può dirsi del suo gusto peculiare a livello di tono, sospeso tra il grottesco, la commedia e il drammatico in quella che è ormai una sorta di firma personale: mai troppo assurdo da minare il pathos, né pienamente addentro al linguaggio convenzionale del genere sci-fi declinato all’hollywoodiana.

Il problema casomai è Bong stesso e il suo universo già esistente, così ricco e vivido, che dopo Snowpiercer è sempre sembrato un po’ asfittico al di fuori del fenomeno Parasite. Chissà che la strada giusta non sia quella di un ritorno sulla Terra per uno dei registi sinonimi con l’epoca dorata del cinema coreano.

Tommaso Tocci – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

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BAMBINI fino a 3 anni
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L’ABBAGLIO [mercoledì 5 febbraio – ore 21]

2025-02-05T21:19:31+01:001 Febbraio 2025|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 5 febbraio: ore 21,00

Titolo originale: L’abbaglio
Nazione: Italia
Anno: 2025
Genere: Storico, Commedia
Durata: 131 minuti
Regia: Roberto Andò
Cast: Toni Servillo, Salvo Ficarra, Valentino Picone, Leonardo Maltese, Tommaso Ragno
Produzione: BiBi Film, Medusa Film, Netflix, Rai Cinema, Tramp Ltd.
Distribuzione: 01 Distribution

 

 

 

Trama

1860. Giuseppe Garibaldi inizia da Quarto l’avventura dei Mille circondato dall’entusiasmo dei giovani idealisti giunti da tutte le regioni d’Italia, e con il suo fedele gruppo di ufficiali, tra i quali si nota un profilo nuovo, quello del colonnello palermitano Vincenzo Giordano Orsini.

Trailer

Recensione

Un mix di riflessione e comicità in un film sincero che racconta una pagina fondamentale del passato italiano

5 maggio 1860. Giuseppe Garibaldi si prepara a compiere l’impresa dei Mille e affida al colonnello Vincenzo Giordano Orsini l’incarico di reclutare i volontari. Vanno bene un po’ tutti, anche i giovanissimi e gli sprovveduti. Fra questi ultimi ci sono Domenico, un siciliano claudicante specializzato in fuochi d’artificio, e Rosario, un palermitano emigrato al Nord che millanta un titolo nobiliare e un passato all’accademia militare: poco importa che sia un imbroglione e un giocatore d’azzardo con la tendenza a barare perché, data la pericolosità dell’impresa, “anche gli impostori possono esserci utili”.

Il manipolo di uomini provenienti da tutta Italia vuole liberare la Sicilia dai Borbone e unire il Paese, ma alla prima battaglia a Marsala Domenico e Rosario disertano e si imbarcano in un viaggio attraverso la Sicilia, il primo per ritrovare la donna che ha promesso di sposare, il secondo cercando riparo da chi al Nord ha scoperto i suoi trucchi.

L’abbaglio racconta il Risorgimento dalla prospettiva dei combattenti in alto grado ma anche da quella di due malcapitati che non vorrebbero farne parte.

La narrazione segue dunque, da un lato, l’impresa dei Mille nelle sue tappe fondamentali dietro il comando di Garibaldi e di Orsini, affiancato da un giovane tenente idealista e fumantino; dall’altro il peregrinare di Domenico e Rosario attraverso conventi e paesini di campagna. Anche l’accoglienza dei siciliani è divisa; la povera gente si schiera dalla parte dei combattenti, rischiando la vita e fornendo ospitalità e rifugio; i baroni, i preti pavidi e i mafiosi invece si terrebbero volentieri i Borbone, pur di non rischiare di perdere i loro privilegi.

Il film di Roberto Andò, scritto dal regista insieme ad Ugo Chiti e Massimo Gaudioso, dialoga virtualmente con Noi credevamo di Mario Martone, dove peraltro Toni Servillo, che qui incarna il colonnello Orsini, interpretava Giuseppe Mazzini. In entrambi c’è un gusto un po’ didascalico ma sincero di raccontare una pagina fondamentale del passato italiano, distinguendo fra chi si è messo dalla parte giusta della Storia, pagandone tutte le conseguenze, e chi invece ha preferito mantenersi in campana. Al centro della storia (e della Storia) è anche il popolo siciliano “che si rivela nei silenzi e nelle parole che non dice”, come ricorda Orsini.

A Ficarra e Picone, come già ne La stranezza, tocca fare da sollievo comico, mentre Servillo, Tommaso Ragno (Garibaldi) e Leonardo Maltese (il tenente Ragusin) delineano il percorso drammatico della vicenda che si concluderà nell’abbaglio storico del titolo. Giulia Andò, in un doppio ruolo che non sveliamo, aggiunge gentilezza e ironia ad una vicenda declinata al maschile.

L’impianto è più teatrale che cinematografico, soprattutto nei dialoghi fra Garibaldi e Orsini (che inspiegabilmente hanno una dizione perfetta, a fronte dei tanti accenti regionali in scena), ma Andò gestisce bene l’alternanza fra azioni e momenti di riflessione o di comicità, anche se il mix è meno riuscito che ne La stranezza. Le musiche incalzanti di Michele Braga e Emanuele Bossi aggiungono ritmo (e pathos) alla narrazione.

Il messaggio, come già in Noi credevamo, è che i giovani devono “tenere stretta la speranza di poter cambiare il mondo” anche se i fatti sembrano dire che il mondo, con sciasciano disincanto, non si può cambiare. Ma anche se le istanze possono essere tradite, “chi non spera non vive”, dunque meglio non cedere ad una rassegnazione programmatica.

Paola Caselli – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
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a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

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POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

ITACA. IL RITORNO [da venerdì 31 gennaio – ore 21]

2025-02-03T19:01:54+01:0028 Gennaio 2025|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 31 gennaio: ore 21,00
Domenica 2 febbraio: ore 18,30
Domenica 2 febbraio: ore 21,00
(in lingua originale e sottotitoli in italiano)

Titolo originale: The Return
Nazione: Italia, Gran Bretagna
Anno: 2025
Genere: Drammatico
Durata: 119 minuti
Regia: Uberto Pasolini
Cast: Ralph Fiennes, Juliette Binoche, Charlie Plummer, Marwan Kenzari, Claudio Santamaria, Ángela Molina, Amir Wilson, Jaz Hutchins, Chris Corrigan, Aaron Cobham, Amesh Edireweera, Tom Rhys Harries, Moe Bar-El, Hugh Quarshie
Produzione: Picomedia con Rai Cinema, Heretic, Ithaca Films, Kabo Films, Marvelous Productions
Distribuzione: 01 Distribution

 

Trama

Ulisse (Ralph Fiennes) fa ritorno nella propria patria, Itaca.
Partito per combattere la guerra di Troia vent’anni prima, il re, dopo aver affrontato varie peripezie, è giunto finalmente a casa.
Il questi lunghi decenni il suo regno, però, è cambiato molto e ancora di più la sua dimora, dove la sua amata Penelope (Juliette Binoche) si ritrova intrappolata, a causa dell’invasione dell’abitazione dei suoi pretendenti, decisi a farle pressione sulla scelta del nuovo marito, nonché nuovo re. Suo figlio Telemaco, lasciato bambino e divenuto ormai un uomo, convinto che suo padre sia morto, è costretto ad affrontare il lutto con la presenza ingombrante dei corteggiatori di Penelope, che lo vedono come un ostacolo tra loro e il trono.
Il tempo ha cambiato anche Ulisse, la guerra ha avuto un forte impatto su di lui e ora non è più il glorioso guerriero che il suo popolo ricorda. Per salvare la sua famiglia e il suo regno, però, il re deve affrontare il proprio passato e trovare la forza per combattere e riprendersi quello che in questi ultimi vent’anni gli è stato negato…

Trailer

Recensione

Una rilettura potente di una storia antichissima che oggi diventa una denuncia verso tutte le guerre.

Ulisse torna ad Itaca e trova una situazione in bilico: la residenza del re è circondata dai proci che vorrebbero sposare la regina per impossessarsi del trono, e Penelope prende tempo tessendo di giorno una tela che di notte disfa. Suo figlio Telemaco, convinto che il padre non tornerà ad Itaca e che abbia altrove un’altra donna e un’altra famiglia, vorrebbe che la madre scegliesse un pretendente e ponesse fine all’assedio dei proci. Ma Penelope è devota al marito, anche se le attenzioni di Antinoo, l’unico pretendente che sembra davvero innamorato di lei, non le sono del tutto indifferenti. Ulisse si traveste da mendicante per entrare nel palazzo reale e viene deriso dai proci e osteggiato dal figlio. Ma sarà lui a dire l’ultima parola, ristabilendo l’ordine non solo nel regno, ma anche nella propria famiglia.

Abbiamo potuto raccontare tutta la trama di Il ritorno, quarto film da regista di Uberto Pasolini, perché non si discosta da quella dell’Odissea che tutti conosciamo.

Ma Pasolini ha voluto raccontarla da un’angolazione diversa e molto adatta ai tempi: l’incapacità di un soldato a rientrare nella sua vita precedente al combattimento e ritrovare il suo vecchio sé, perché la guerra cambia gli uomini e può alienarli persino dagli affetti.

Di più: Pasolini si addentra in una riflessione sulla natura maschile e sul peso della sua assenza, delineando in Penelope una madre eccessivamente apprensiva nei confronti del figlio, e un Telemaco infantilmente attaccato alla madre, incapace di difendere il regno dai proci e di affermare la sua virilità.

Ulisse ci appare innanzitutto come corpo, abbandonato nudo sulla spiaggia di Itaca: un corpo virile, appunto, stanco di guerra, segnato dalle ferite, ma ancora possente. Un veterano che ne ha viste troppe e che non ricorda (o non vuole ricordare) il proprio posto nel mondo, prima ancora che nel suo regno.

Ralph Fiennes lo incarna con una fisicità più palestrata del solito ma anche istoriata dalle battaglie, e attraverso lo sguardo colpevole di un uomo che, a confitto terminato, non è tornato subito a riprendere il suo ruolo di marito, padre e sovrano, ma ha girovagato, forse perdendosi, forse procrastinando l’inevitabilità del suo recupero di una vita che non sembra più appartenergli.

Anche Penelope non è il simbolo di stoica pazienza e incrollabile fedeltà coniugale che ci hanno sempre raccontato: Juliette Binoche che la interpreta dà sfogo alla sua frustrazione e alla sua rabbia davanti a un mondo di uomini per cui lei è solo un trampolino verso il potere, e davanti a un marito che l’ha lasciata da sola ad arginarli, prendendosela comoda nel ripresentarsi a casa.

Pasolini dà spazio anche alla sensualità repressa della donna (mentre Ulisse, come sappiamo, non si era negato avventure extraconiugali durante il suo peregrinare per il Mediterraneo), e anche all’anziana madre di Ulisse riconosce una sensualità, nel momento in cui carezza il corpo del figlio ritrovato.

Il ritorno è una storia di sopravvissuti che hanno fatto il possibile per resistere, ma la cui fragilità umana è dolorosamente evidente. Su tutti aleggia lo spettro del tradimento: di un coniuge, di un sovrano, di un popolo, di un figlio, dei compagni di battaglia – perché se ad Ulisse non è rimasta altra identità che quella di soldato, anche quella è stata da lui tradita, non essendo riuscito a salvare i suoi commilitoni e a riportarli a casa.

Non è facile entrare nello spirito di questo ennesimo adattamento cinematografico dell’Odissea popolato da attori non mediterranei (particolarmente poco azzeccati Charlie Plummer nel ruolo di Telemaco e Tom Rhys Harries in quello di uno dei proci), ma le interpretazioni di Fiennes, di Binoche e Marwan Kenzari nei panni di Antinoo sono intense e convincenti.

Alla fine la storia si riallinea come le asce attraverso le quali Ulisse lancerà la sua freccia, e la denuncia di Pasolini verso tutte le guerre, che snaturano le persone e le privano della possibilità di evolversi come esseri umani, è una rilettura potente di una delle storie più antiche e più spesso riproposte. Nota di merito per le musiche di Rachel Postman, abile compositrice per il cinema, prima ancora che ex moglie del regista.

Paola Caselli – www.mymovies.it

Prezzi

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_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

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ORIGINAL SUNDAY NIGHT [Dom 9 febbraio – ore 21]

2025-02-05T21:19:49+01:0027 Gennaio 2025|Archivio|

Proiezioni

Domenica 9 febbraio: ore 21,00
(in lingua originale e sottotitoli in italiano)

Titolo originale: We live in time
Nazione: Italia
Anno: 2025
Genere: Drammatico, Sentimentale
Durata: 1 h 48 min
Regia: John Crowley
Cast: Florence Pugh, Andrew Garfield, Adam James, Aoife Hinds, Marama Corlett, Nikhil Parmar, Heather Craney, Kevin Brewer
Produzione: Film4, StudioCanal, SunnyMarch
Distribuzione: Lucky Red

 

 

 

 

Trama

We Live in Time – Tutto il tempo che abbiamo, il film diretto da John Crowley, racconta una storia d’amore divertente, coinvolgente e ricca di emozioni tra Tobias e Almut (Andrew Garfield e Florence Pugh). Leii è un’aspirante chef che sta costruendo la sua carriere, lui è appena uscito da storia difficile, ma il loro incontro fortuito, un incidente, cambierà per sempre le loro vite. Si innamorando perdutamente, costruiscono la casa dei loro sogni e diventano una famiglia, ma dagli scatti di queste fasi del loro amore emerge una verità che metterà a dura prova la loro relazione. Tobias e Almut decidono di intraprendere un percorso…

Trailer

Recensione

Una storia romantica lungo dieci anni di vita fra l’innamoramento e una malattia che sconvolge la quotidianità. Senza perdere in leggerezza We Live in Time commuove anche grazie a due protagonisti splendidi come Florence Pugh e Andrew Garfield. Mauro Donzelli.

Una storia d’amore, in dieci anni. Una famiglia che si costruisce a partire da un primo sguardo, dopo un incontro casuale, sviluppandosi fra gli alti e bassi di una coppia alle prese con le sfide della vita. È questo il viaggio di un film che fin dal titolo sceglie una semplicità che non nega una rappresentazione onnicomprensiva. Visto che, come ha detto la protagonista, Florence Pugh, il film racconta della cosa più semplice, del fatto che “siamo qui per una ragione sola: amare ed essere amati”. E di amore ce n’è tanto, in questo film diretto dal regista che ama dividersi fra cinema e teatro, l’irlandese John Crowley, già narratore dell’emigrazione dal suo paese all’America in Brooklyn, con Saoirse Ronan. È un altro autore teatrale, Nick Payne, già candidato ai Tony e al Laurence Olivier Award, ad aver scritto la sceneggiatura, al tempo stesso molto classica e profondamente contemporanea, di We Live in Time.

Muovendosi costantemente e senza forzature fra tre momenti principali della storia d’amore fra Almut (Florence Pugh) e Tobias (Andrew Garfield), una chef giovane ma già molto apprezzata e in costante ascesa, dalla tempra e un carattere deciso, capace di condividere emozioni più con i suoi piatti, e un rappresentante di un colosso inglese dei cereali per la colazione, segnato da un divorzio, con una tenerezza schiva alimentata da un viso pronto ad aprirsi alla commozione e un forte desiderio di paternità. Un incontro casuale fa conoscere questi due personaggi, che sembrano assumere le caratteristiche con cui i due interpreti sono più conosciuti dal pubblico ed entrano dopo poche battute nel cuore di chi guarda. Due magnifici attori, non sappiamo se definirle star, ma sicuramente confermano come un genere spesso sottovalutato come la commedia romantica, seppure ibridata con il melodramma e il cancer movie, possa spiccare il volo solo se sostenuto da due interpreti di livello assoluto, come dimostrano di essere in We Live in Time Florence Pugh e Andrew Garfield.

Un genere di cui abbiamo o meglio avremmo bisogno, nobilitato per alcuni decenni dalla creatività britannica con arguzia e stile, ormai dalla linfa in via di esaurimento, a cui sembra che a Hollywood, ma anche nelle realtà indipendente, nessuno creda più. Eppure basti pensare quanti film diventati eterni evergreen, a cui tutti siamo legati, rispondano proprio a queste caratteristiche.

Sulla carta, e a una lettura della trama più o meno sbrigativa, sembrerebbe uno di quei film da affrontare con fazzoletti in quantità. E non c’è dubbio che l’emozione colpisca, ma lo fa senza scadere nel patetico e con una leggerezza diffusa che consente di interiorizzare gli scossoni senza danni superiori al consentito, senza sentirsi usati, anche grazie a una struttura narrativa molto efficace che alterna montagne russe emotive, una risata e il disincanto dopo un picco drammatico, pur con qualche momento più convenzionale verso la fine. Se ultimamente si tende a raccontare momenti di apparente normalità, evitando le cosiddette scene madri, qui il ricordo selettivo dell’ipotetica memoria di un amore vissuto propone momenti chiave che non sembrano esserlo, soprattutto per la natura timida e un po’ goffa di lui e superficialmente rigida e strafottente di lei.

Una struttura fra About Time e 500 giorni insieme, con un gioco di specchi fra eventi che rompono con la normalità precedente e le conseguenze sui personaggi, mantenendo un tono mai eccessivamente enfatico, nonostante la drammaticità nello scandirsi di tempo che scorre insieme alla malattia. Il tutto curando un’estetica piacevole, una morbidezza nei volti e nei toni, fra il ristorante di lei, l’appartamento in città con tipico bow-window e il casolare in campagna – so british – in cui la famiglia aumentata di numero con la nascita di una figlia, tanto discussa e poi attesa, finisce a vivere. We Live in Time riduce in frantumi fin dalla prima scena le nostre difese emozionali e ci coinvolge ai limiti dell’intontimento partecipato per buona parte del suo sviluppo, con tanto di sorrisetto partecipe. Due protagonisti di cui ti innamori e che ti entrano nel cuore, capaci di comunicare col viso più che con le parole un’amore puro e ostico, con una sincerità implacabile come la dittatura del tempo che segna le nostre vite.

Mauro Donzelliwww.comingsoon.it

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MUFASA: Il Re Leone [mercoledì 31 dicembre – ore 21]

2025-01-01T15:12:04+01:001 Dicembre 2024|Archivio|

Proiezioni

Martedì 31 dicembre: ore  21,00

Titolo originale: Mufasa (The Lion King)
Nazione: U.S.A.
Anno: 2024
Genere: Drammatico, Avventura, Family
Durata: 1 ora 58 minuti
Regia:  Barry Jenkins
Produzione: Fairview Entertainment, Walt Disney Pictures
Distribuzione: The Walt Disney Company Italia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Mufasa: Il Re Leone, film diretto da Barry Jenkins, è il prequel in computer grafica fotorealistica  del classico Disney Il Re Leone (1994) e vede Rafiki, Timon e Pumbaa intenti a raccontare la storia di Mufasa, il padre di Simba, a un piccolo cucciolo di leone (Kiara, figlia di Simba e Nala), narrando l’ascesa di quello che è stato uno dei più grandi re delle Terre del Branco.

Attraverso flashback, riviviamo la storia di Mufasa, un cucciolo orfano, perso e solo fino a quando incontra un leone comprensivo di nome Taka, erede di una stirpe reale. L’incontro casuale dà il via al viaggio di uno straordinario gruppo di sventurati alla ricerca del proprio destino: i loro legami saranno messi alla prova mentre lavorano insieme per sfuggire a un nemico minaccioso e letale…

Trailer


Recensione


l prequel (nel sequel) del franchise forse più fortunato di casa Disney: funziona l’avventura sulle origini del papà di Simba, diretta dal premio Oscar Barry Jenkins. CGI e photo-real seducono, al netto delle solite (e comprensibili) inverosimiglianze faunistiche

Cinque anni dopo la prima versione live action del Re Leone diretta da Jon Favreau (1,6 miliardi di dollari incassati nel mondo) arriva l’attesissimo Mufasa, nuovo capitolo di uno dei franchise più fortunati di casa Disney, nato ormai 30 anni fa con il film d’animazione tradizionale che, ancora oggi, nella categoria detiene il record di maggior incasso cinematografico nella storia.

Diretto dal premio Oscar Barry Jenkins, Mufasa: Il re leone prosegue tecnicamente sulle orme del precedente, mescolando CGI e photo-real con risultati a tratti sorprendenti, e ci riporta nuovamente al cospetto di Simba e Nala: i due leoni si devono allontanare dalle Terre del Branco e lasciano la cucciola Kiara ai fidati Timon e Pumbaa.

Ad intrattenere la leoncina però, più del suricato e del facocero, ci penserà Rafiki, il saggio mandrillo amico di suo nonno, Mufasa. E la storia che le racconta è proprio quella di quel leone leggendario: rimasto orfano dopo una violenta inondazione, viene tratto in salvo dal giovane principe Taka e viene adottato dalla sua famiglia, nonostante la riluttanza del capobranco, re di quelle terre. I due leoni diventano inseparabili come fratelli e, una volta adolescenti, dovranno affrontare un lungo viaggio per fuggire dalla minaccia del malvagio Kiros, a capo di un branco di leoni bianchi, gli “emarginati”, e per tentare di raggiungere Milele, luogo mitologico e rigoglioso della savana.

L’avventura è avvincente, il film riesce con estrema naturalezza a posizionarsi all’interno di quella che ormai possiamo definire una saga a tutti gli effetti con questa doppia natura di sequel-prequel: sullo sfondo resta viva la matrice ispiratrice dell’Amleto shakespeariano (in fondo stavolta tutta la questione sarà quella di scoprire per quale motivo il deuteragonista, l’amato Taka, si trasformerà nel reietto Scar), si procede alternando la suggestione della tradizione orale (il racconto di Rafiki, che a un certo punto entrerà in prima persona nella storia che disvela) alla contaminazione di uno spettacolo tecnologicamente avanzato, tale da farci sembrare di essere sempre lì, al cospetto delle varie specie animali che popolano quelle incredibili terre.

Allo stesso tempo rimane viva la volontà di concedersi licenze “romantiche” che l’animazione tradizionale rendeva forse più digeribili (in due ore di film, oggettivamente troppe, ci fosse mai un leone che mangia qualche malcapitata preda…) e non può certo mancare tutto l’apparato musical-canterino che, già con il prototipo del 1994, fece la fortuna del prodotto: anche qui, un conto è credere al disegno animato di animali che cantano, un altro sospendere l’incredulità di fronte alla “ricostruzione” perfetta di animali feroci (o meno) che non solo parlano come noi, ma che di tanto in tanto iniziano pure a cantare.

D’altronde la destinazione ultima del film – cosa con cui avrà dovuto fare i conti lo stesso Jenkins, uno che finora tra Moonlight, Se la strada potesse parlare e la più recente serie sulla Ferrovia sotterranea, dubitiamo abbia perso tempo a ragionare su chi dovesse essere l’utente finale – resta sempre il grande pubblico delle famiglie.

La curiosità è quella di scoprire se Mufasa riuscirà a far meglio del precedente live action, uscito a fine agosto in era pre-Covid: superare 1,6 miliardi globali e i 37,5 milioni di euro incassati in Italia non sarà semplicissimo, ma è pur sempre Natale…

Valerio Sammarcohttps://www.cinematografo.it

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MARIA [continua da mercoledì 8 gennaio]

2025-01-15T22:16:25+01:0031 Ottobre 2024|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 8 gennaio: ore 21,00
Venerdì 10 gennaio: ore 21,00
Sabato 11 gennaio: ore 21,00
Domenica 12 gennaio: ore 16,00 – 18,30
Domenica 12 gennaio: ore 21,00
in versione originale sottotitolata in italiano
Mercoledì 15 gennaio: ore 21,00

Titolo originale: Maria
Nazione: Germania, Stati Uniti d’America, Italia
Anno: 2024
Genere: Biografico, drammatico
Durata: 124 minuti
Regia: Pablo Larraín
Cast: Angelina Jolie, Pierfrancesco Favino, Alba Rohrwacher, Kodi Smit-McPhee, Valeria Golino, Haluk Bilginer, Caspar Phillipson, Alessandro Bressanello, Jeremy Wheeler
Produzione: partment Pictures, Fabula Pictures, Fremantle Media Company e Komplizen Film
Distribuzione: 01 Distribution

 

 

Trama

Gli ultimi anni di vita di una diva del Novecento, la più straordinaria voce della lirica, ma anche regina del jet set, mediaticamente sempre in prima pagina, con la sua vita magnifica eppure dolorosa, e i suoi amori tragici e sofferti. Larrain chiude in gloria la sua trilogia su alcune grandi donne del secolo scorso con il capitolo più compiuto: quello su Maria Callas, la Divina.

Trailer

Recensione

La tormentata storia degli ultimi giorni di Maria Callas è al centro del nuovo racconto biografico di una donna che ha segnato il Novecento secondo Pablo Larrain, dopo Jackie e Spencer. Presentato in concorso a Venezia e al cinema dal 1 gennaio 2025, regala la performance della carriera ad Angelina Jolie.

Le ha raccontate tutte in un periodo circoscritto, chiuse nel proprio smarrimento se non dolore, in una casa diventata eremo di serenità e di limitata comunicazione con un esterno, una società e i media con cui hanno spesso combattuto, cercando di controllarli. Tutte e tre presentate in concorso a Venezia, le tre donne del Novecento – prima Jackie e Spencer e ora Maria – Pablo Larrain le ha raccontate sempre in maniera personale, cercando di proiettare una luce inconsueta sulla proiezione personale di figure dall’enorme rilevanza pubblica. In questo ultimo caso fa quasi incontrare due di loro, con una (intensa) scena in cui Maria Callas si trova sul letto di morte del suo amore sconfinato e dannato, Aristotele Onassis, interrotta dall’arrivo della moglie, la “ufficiale” Jackie, finendo ancora una volta per essere la donna di scorta, costretta a svignarsela segretamente dall’uscita secondaria.

Sono gli ultimi giorni di vita, ormai rinchiusa nella sua casa di Parigi, quelli raccontati in Maria. Si trova con la sua famiglia non ufficiale, la sua corte, sedotta e sinceramente affezionata alla regina della musica, più che personale di servizio. Bruna, la cuoca (Alba Rohrwacher) e Ferruccio come autista e domestico tuttofare (Pierfrancesco Favino). Le giornate passano tra le troppe medicine assunte da anni, lenitivo clinico ma anche esistenziale per i mal di cuore di una vita bellissima e piena di amori, ma anche tragica e tumultuosa. La salute è quella che è, ma mantiene come filo di speranza il sogno di tornare sul palco per cantare, anche se da anni ha dichiarato di voler smettere.

Occasione in realtà per alimentare un’ulteriore conflitto insanabile, uno dei tanti con cui Callas ha vissuto senza freni la sua vita e le sue passioni. Quella fra la voce di una donna ormai malata, anche se poco più che cinquantenne, logorata dalla generosità senza precedenti con cui si è sempre offerta al suo pubblico, non sempre capita, e quella degli anni d’oro, rievocata come fantasma, più che in registrazioni, nei lunghi pomeriggi trascorsi guardando al passato. È l’unica direzione che accompagna, con flashback e momenti quasi onirici, lo sviluppo narrativo di Maria. Scritto con maestria da Steven Knight (Spencer, La promessa dell’assassino), ci porta a fugaci momenti, per lo più il primo e l’ultimo incontro, con Onassis, grande amore e tormento della sua vita amorosa. Come dice lei stessa, è impossibile distinguere l’opera lirica dalla (sua) vita, tanto che alcune esibizioni tra le più memorabili della sua carriera, tutte interpretando scene dolorose, sembrano lentamente trasformare la protagonista nella somma delle tragedie che ha cantato.

Impossibile anche solo pensare a un biopic del genere senza la Maria Callas giusta. Angelina Jolie è evidentemente entrata totalmente in empatia con lei, riconoscendo un’altra diva costretta a vivere in pubblico i suoi tormenti amorosi, desiderata e adorata a livello globale senza però “poter fuggire”, come dice in un fugace incontro con John Kennedy. Jolie riesce a rendere gli inconfondibili occhi di Maria Callas, capaci di passare in un attimo dalla spensieratezza di una fanciulla sognante all’abisso disperato senza consolazione. È davvero l’interpretazione della carriera per l’attrice americana, che ha anche contribuito alle parti canore grazie a sette mesi intensi di studio di canto lirico. Il cinema in generale ha sempre più bisogno di grandi interpretazioni da parte dei pochi divi rimasti in circolazione, per portarli anche al di fuori dalle pagine gossip.

Maria è una splendida celebrazione della musica lirica, del suo potere evocativo, della voce più bella e personale. Un melodramma che con i suoi eccessi fuori dal tempo e dalle stagioni della vita e della nostra società rimane sempre attuale nel rappresentare i ricordi di una vita vissuta senza compromessi. Commuove spesso e travolge con un ritmo implacabile senza perdere eleganza nella messa in scena.

Mauro Donzelliwww.comingsoon.it

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IL GLADIATORE II [da venerdì 15 novembre]

2024-11-26T10:17:27+01:0015 Ottobre 2024|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 20 novembre: ore 21,00
Venerdì 22 novembre: ore 21,00
Sabato 23 novembre: ore 21,00
Domenica 24 novembre: ore 15,30 – 18,15

Titolo originale: The gladiator II
Nazione: Gran Bretagna, U.S.A.
Anno: 2024
Genere: Azione, avventura, drammatico
Durata: 148 minuti
Regia: Ridley Scott
Cast: Paul Mescal, Pedro Pascal, Connie Nielsen, Denzel Washington, Djimon Hounsou
Produzione: Paramount Pictures, Scott Free Productions, Red Wagon Entertainment, P + M Image Nation
Distribuzione: Eagle Pictures

 

 

 

 

Trama

200 d.C. Vent’anni dopo la morte di Massimo Decimo Meridio, il giovane Lucio, nipote di Marco Aurelio e figlio di Lucilla, viene ridotto in schiavitù in seguito alla conquista della Numidia, dove viveva con la moglie e il figlio, ad opera delle centurie di Marco Acacio. Ispirandosi a Massimo, Lucio decide di combattere come gladiatore e sfidare il potere degli imperatori Caracalla e Geta….

Trailer

Recensione

Ci sono due categorie di film di Ridley Scott: quelli che iniziano con cartelli che spiegano l’antefatto e quelli senza i cartelli. I primi sono la categoria più numerosa, solitamente o di fantascienza o di ambientazione storica, tutto ciò che ha bisogno di un po’ di scritte bianche su sfondo nero per introdurre l’ambientazione. E sono i più ambiziosi. Il Gladiatore II (anche scritto: Il GladIIatore, sul serio) non poteva che appartenere a questa prima categoria, quella della grande introduzione storica. Ci troviamo circa venti anni dopo gli eventi del primo film e non c’è nessun riferimento a Massimo Decimo Meridio, il gladiatore interpretato da Russell Crowe. Almeno all’inizio.

Il protagonista (Paul Mescal) è Lucio, romano che vive nel Nord Africa e lì viene fatto prigioniero, passando per la medesima odissea del primo film: dalle arene di provincia fino al Colosseo, in rotta con l’imperatore. Che stavolta sono due imperatori: i fratelli Geta e Caracalla. Un agente di gladiatori (Denzel Washington) usa questo suo eccezionale prigioniero/guerriero per arrivare a Roma e cercare di prendere il potere. Il gladiatore vince confronti, uccide animali e rivali, e le sue gesta e la sua fama lo portano all’interesse della corte, nei salotti che contano. Anche se non vorrebbe, anzi è restio a questa violenza e odia Roma e l’impero (non senza ragioni). Intanto, lì a Roma, un generale dell’esercito (Pedro Pascal) assiste alla decadenza della corte e finirà coinvolto nella trama.

L’attesa per Il Gladiatore II è l’attesa per un nuovo Russell Crowe, cioè un nuovo protagonista dotato di quel carisma naturale e quella capacità di occupare lo spazio scenico incarnando un guerriero indefesso che stia lì a dar vita ai valori virili più alti. Non è così. Non solo Paul Mescal (che è un attore bravissimo e qui dimostra lati di sé che non avevamo di certo visto in Normal People o Aftersun) non ha quel tipo di personalità, ma nemmeno il suo personaggio ce l’ha. Non ha nessun onore, nessun senso dell’etica, è solo qualcuno pieno di rancore che combatte per vendetta e odia gli imperatori e il governo centrale di Roma. È semmai Pedro Pascal, in tutt’altra parte e minore, a incarnare il carisma militare che aveva Crowe. Il nuovo gladiatore Lucio, non crede alla mitologia gladiatoria, non si beve la bugia della libertà da conquistare nell’arena. Sa che si muore e basta e ha un piano.

L’attesa per Il Gladiatore II è l’attesa per un nuovo Russell Crowe, cioè un nuovo protagonista dotato di quel carisma naturale e quella capacità di occupare lo spazio scenico incarnando un guerriero indefesso che stia lì a dar vita ai valori virili più alti. Non è così. Non solo Paul Mescal (che è un attore bravissimo e qui dimostra lati di sé che non avevamo di certo visto in Normal People o Aftersun) non ha quel tipo di personalità, ma nemmeno il suo personaggio ce l’ha. Non ha nessun onore, nessun senso dell’etica, è solo qualcuno pieno di rancore che combatte per vendetta e odia gli imperatori e il governo centrale di Roma. È semmai Pedro Pascal, in tutt’altra parte e minore, a incarnare il carisma militare che aveva Crowe. Il nuovo gladiatore Lucio, non crede alla mitologia gladiatoria, non si beve la bugia della libertà da conquistare nell’arena. Sa che si muore e basta e ha un piano.

In questo suo volersi modernizzare, il film è riuscito e ben fatto, ma non conquista mai l’epica del suo originale, né ritrova un protagonista con la medesima statura e capacità mitopoietica. Questo è un gladiatore a disagio nel suo ruolo e non potrà mai essere come quell’altro, che pareva nato per esserlo ed è rimasto un mito per i suoi colleghi. E così questo film pare a disagio nel dover esistere: combattuto tra la necessità di ricalcare il precedente e la voglia di raccontare altro. Uno che insegue le mode del cinema (i fumetti, il bromance, l’anacronismo, il rivoluzionarismo giovanile…), invece che fondarle.

Più ancora che per il primo film (e per i film storici in generale), quell’epoca romana raccontata è in realtà il nostro tempo. Dopo Francis Ford Coppola e il suo Megalopolis, questo è il secondo film in meno di un mese a usare l’Impero Romano e la sua decadenza per parlare dell’America e della sua di decadenza. Lo capiamo soprattutto quando Denzel Washington ricicla il sogno americano in sogno romano dicendo: “Ero schiavo e ora controllo l’Impero. Dove se non a Roma può accadere tutto questo?“. Solo che, se Coppola alla fine del suo film immagina che per il cambiamento serva una pace tra le parti sociali all’insegna della creatività (e di una nuova nascita), per Ridley Scott serve di abbattere e radere al suolo tutto per poi ricostruire.

È questa la grande differenza: Il Gladiatore era un film sugli ideali, che affermava che ciò che facciamo in vita riecheggia nell’eternità, quindi si può anche morire sereni (come fa Massimo Decimo Meridio) per una grande impresa. Era il 2000, poi la cosa non è invecchiata granché bene con l’emergere del terrorismo. Questo invece è un film in cui una nuova generazione vuole rimpiazzare quella vecchia e corrotta. È un film sull’abbattere i titani, un film pieno di rabbia per quello che il potere fa alle persone. Un film che non crede più in niente se non nel retaggio del passato (da qui la celebrazione del precedente Gladiatore). E più della rabbia del gladiatore interpretato da Paul Mescal, a passare è la rabbia di Ridley Scott.

Gabriele Niola – www.wired.it

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_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

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