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THE ECHO CHAMBER [mercoledì 23/09]

2026-09-30T21:14:47+02:0021 Settembre 2026|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 23 settembre: ore 21:00

Titolo originale: The echo chamber
Nazione: Italia, Belgio
Anno: 2026
Genere: Drammatico
Durata: 1 ora 40 min
Regia: Andrea Pallaoro
Cast: Luca Marinelli, Alicia Vikander, Susan Sarandon
Produzione: Indigo Film
Distribuzione: 01 Distribution

 

Trama

Leo fa il produttore musicale e vive a Londra. Il suo progetto più importante lo vede collaborare con Ava, cantante e icona che si era ritirata dalle scene ma che lui ha saputo convincere a tornare per un nuovo album, sul quale i due lavorano dall’appartamento dell’uomo. A fargli visita c’è spesso anche Anne, infermiera a domicilio a cui si è rivolto per un mal di schiena debilitante. La frequentazione con la ragazza diventa però sentimentale oltre che professionale, e tra i due si fa strada un rapporto ambiguo che è ulteriormente complicato dal bisogno che Leo sviluppa per i farmaci antidolorifici prescritti da Anne….

Trailer

 

Recensione

“The Echo Chamber “di Andrea Pallaoro concentra pressoché l’intera vicenda nell’appartamento di Leo (Luca Marinelli), affermato produttore musicale segnato da un dolore fisico persistente e da una dipendenza farmacologica. Del mondo esterno rimangono poche tracce: un cortile intravisto dalla finestra, qualche passaggio, presenze percepite più che realmente incontrate. La città esiste, ma sembra essersi ritirata ai margini dell’inquadratura.

È in questo spazio chiuso che entra Anne (Alicia Vikander), fisioterapista chiamata a curarlo a domicilio. La relazione nasce dunque attraverso il corpo dolente di Leo e all’interno di una funzione di cura che progressivamente perde i propri confini. Anne gli procura farmaci senza prescrizione, diventa sua amante e partecipa a un legame nel quale attrazione, bisogno, accudimento e dipendenza diventano difficilmente separabili.

Su un altro versante compare Ava May (Susan Sarandon), cantante ritiratasi dalle scene che Leo cerca di riportare alla musica. Ava introduce nel film un’altra forma di presenza: quella della voce, capace di attraversare le stanze e il tempo, di permanere anche quando il corpo che l’ha prodotta è assente. La narrazione procede così meno per concatenazione di eventi che attraverso ritorni, avvicinamenti, separazioni e risonanze.

L’appartamento assume progressivamente la consistenza di uno spazio psichico. Leo vi si è ritirato insieme al proprio corpo sofferente, quasi restringendo il mondo alla misura del proprio disagio. Ma il dolore fisico sembra essere soltanto la parte più immediatamente nominabile di una sofferenza più diffusa. Sotto di esso affiora una rabbia scarsamente contenuta, che cerca differenti vie di scarica o sedazione: nella masturbazione, nell’uso di sostanze, nei rapporti sessuali con Anne, in esplosioni di violenza che gli procurano delle lesioni. Modi diversi di abbassare una tensione interna che sembra faticare a diventare esperienza pensabile.

Il concetto di ritiro psichico elaborato da John Steiner (1993) offre qui una possibile chiave di lettura. Nei Psychic Retreats il soggetto costruisce un rifugio mentale che lo protegge da angosce vissute come intollerabili, ma il prezzo della protezione è una progressiva sottrazione al contatto con la realtà interna ed esterna. L’appartamento di Leo sembra assumere precisamente questa ambivalenza: riparo e prigione, protezione dal mondo e spazio nel quale ciò da cui egli tenta di difendersi viene custodito e amplificato. Il fuori, intravisto dalla finestra, rimane visibile ma difficilmente raggiungibile.

E tuttavia Leo, dentro quelle stesse stanze, continua a lavorare alla musica: ascolta, compone, interviene sui suoni. Se il corpo cerca il sollievo immediato dalla tensione, la musica sembra conservare un’altra possibilità: trasformare, dare forma, rendere rappresentabile qualcosa dell’esperienza interna. Pallaoro costruisce così una topografia quasi psichica: un interno saturo di corpi, oggetti, suoni e tensioni e un esterno dal quale il soggetto sembra essersi ritirato.

Anne e Ava raggiungono Leo lungo due vie differenti: Anne attraverso il corpo, Ava attraverso la voce. La prima tocca il luogo del dolore ed entra progressivamente nel circuito della sua sedazione; la seconda appartiene al registro della musica e introduce la possibilità che qualcosa possa essere presente anche nell’assenza.

È forse qui che la “camera dell’eco” del titolo acquista la sua risonanza più profonda. L’eco presuppone infatti una distanza: perché una voce possa ritornare, deve essersi allontanata dalla propria fonte. Ma nell’universo di Leo proprio la distanza sembra difficile da tollerare. Il farmaco deve agire sul dolore, il corpo dell’altra deve essere disponibile, la voce deve poter essere trattenuta e riprodotta. La separazione viene continuamente contrastata dalla necessità di mantenere l’oggetto presente.

Si apre così la questione che Freud  (1917) pone in Lutto e melanconia: come può l’Io riconoscere la perdita dell’oggetto senza perdersi con esso? The Echo Chamber sembra sostare proprio sulla soglia di questo lavoro, là dove l’assenza non è ancora pienamente rappresentabile e l’oggetto deve continuare, in qualche modo, a essere presente.

Ma la voce possiede una qualità singolare: può sopravvivere alla presenza concreta dell’oggetto senza coincidere con esso. Registrata, riascoltata, trasformata dalla musica, può diventare traccia invece che sostituzione, memoria invece che possesso.

Non è forse casuale che l’ultima sceneggiatura alla quale Bernardo Bertolucci lavorò, insieme a Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi, sia diventata, dopo la sua morte, il film di un altro regista. Pallaoro ha trasformato in immagini le parole lasciate da un autore assente. Così, in un film che interroga la possibilità di tollerare la distanza dall’oggetto, risuona anche la voce di chi non c’è più.

Forse è questa l’eco più profonda del film: non cancellare l’assenza, ma riuscire ad ascoltare ciò che può restare di una presenza.

Riferimenti bibliografici

Freud S. (1917). Lutto e Melanconia, O.S.F., 8.

Steiner J. (1993).  I Rifugi della Mente. Torino, Boringhieri, 1996

Leonardo Resele– www.spiweb.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50

BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00
_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ ACCOMPAGNATORI PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

PORTATORI DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

CINEMA IN FESTA [al via la settima edizione]

2026-07-01T08:08:48+02:001 Giugno 2026|Archivio|

Al via l’ottava edizione di CINEMA IN FESTA, l’imperdibile occasione per vedere i film al cinema a un prezzo speciale. Un’iniziativa proposta al pubblico da parte di ANEC e ANICA, con il supporto del MiC e in collaborazione con il David di Donatello – Accademia del Cinema Italiano.

Quest’anno va da lunedì 15 a giovedì 18 giugno.

CINEMA IN FESTA è il progetto che ha visto il suo debutto nel 2022 e che proseguirà fino al 2026: ogni anno, nei mesi di giugno e settembre, per 5 giorni dalla domenica al giovedì, il biglietto sarà accessibile a soli 3,50€ per tutti i film e in tutta Italia.

Ispirato alla “Fête Du Cinéma” francese, il progetto è nato dalla collaborazione tra distributori e cinema per garantire agli spettatori italiani una stagione cinematografica lunga dodici mesi.

REGALA IL CINEMA – simpatico ed utile

2026-09-22T20:25:32+02:0021 Settembre 2023|Film in sala|

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5 INGRESSI a 30 €
valido per qualunque proiezione della stagione cinematografica in corso

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  • telefonare al 351.6465030(Carla)
    dal lunedì al sabato dalle ore 16,00 alle 18,30

Screenshot

 

JEANNE DU BARRY – La favorita del Re [dal 1 settembre]

2023-09-13T21:26:35+02:0012 Settembre 2023|Archivio|

Proiezioni

(CINEMA REVOLUTION – Prezzo unico 3,50)

Mercoledì 6 settembre: ore 21,00
Venerdì 8 settembre: ore 21,00
Sabato 9 settembre: ore 21,00
Domenica 10 settembre: ore 16,30 – 18,45 – 21,00
Mercoledì 13 settembre: ore 21,00

Titolo originale: Jeanne du Barry
Nazione: Francia
Anno: 2023
Genere: Drammatico, storico
Durata: 116 min
Regia: Maïwenn
Cast: Johnny Depp, Maïwenn, Melvil Poupaud, Pierre Richard, Pascal Greggory, Benjamin Lavernhe, Noémie Lvovsky, India Hair, Robin Renucci, Marianne Basler, Caroline Chaniolleau, Suzanne De Baecque, Capucine Valmary, Patrick d’Assumçao
Produzione: Why Not Productions, IN.2 Film, France Télévisions, La Petite Reine, Red Sea Film Festival Foundation
Distribuzione: Notorious Pictures

 

Trama

Film incentrato sulla vita di Jeanne Vaubernier, nata nel 1743 e figlia illegittima di una povera sarta. La donna, nonostante le sue umili origini, ha sempre avuto una forte predilezione per la cultura e, grazie alla sua intelligenza e al suo gran fascino, è riuscita a salire i gradini della scala sociale. Jeanne è stata in grado di entrare nelle grazie di re Luigi XV, che ignorava totalmente il suo status di cortigiana. Tramite lei, il re riacquista appetito per la vita, tanto da nominarla sua amante ufficiale e a ottenere il titolo di contessa du Barry.
La passionale storia d’amore tra i due porterà Luigi XV a infrangere le regole del decoro e dell’etichetta, permettendo a Jeanne du Barry di trasferirsi a Versailles e vivere sotto il suo stesso tetto. L’arrivo di Jeanne al palazzo, però, non fu ben visto dalla corte e portò a un vero e proprio scandalo.

Trailer

Recensione

Jeanne du Barry – La Favorita del Re: la recensione del film di Maïwenn con Johnny Depp che ha aperto il Festival di Cannes

In riva a un fiume, nel mezzo della campagna ben lontano dal centro da ogni forma di potere. I natali di Jeanne Vaubernier furono estremamente umili. Nella metà del Settecento in Francia la mobilità sociale era davvero ridotta, ma per elevarsi socialmente la bella Jeanne mise a frutto ogni suo talento, l’arguzia e il fascino, l’eleganza e la malizia. Per il suo sesto film, Maïwenn cambia decisamente stile e ambientazione, allontanandosi dal realismo contemporaneo, spesso metropolitano se non di strada, per andare indietro di alcuni secoli affrontando un genere a se stante come l’affresco di corte, anche grazie a un budget particolarmente importante. Quello che non è molto diverso da altri suoi lavori, pur raccontando di Jeanne du Barry, arrampicatrice sociale e favorita del re di Francia Luigi XV, è il punto di partenza molto personale, in passato talvolta ombelicale.

Si ritrova molto in Jeanne, Maïwenn, nata Le Besco, cognome stabilmente rinnegato per i pessimi rapporti con i genitori. Condividono una nascita periferica e umile, così come il complesso ambientamento in un contesto molto diverso. Per Jeanne la corte reale di Versailles, amante di re Luigi XV, per Maïwenn il mondo del cinema, fin da giovanissima legata per alcuni anni al re del cinema transalpino in quegli anni: Luc Besson.

È attraverso il passaggio di un legame con il Conte di Barry, che la giovane si avvicina ai palazzi della nobiltà, prima che Richelieu in persona lo presenti al sovrano. Proprio la scena del loro primo incontro, con l’avvertenza di non guardarlo negli occhi, pena un chiaro e malizioso messaggio, ovviamente sostenuto poi nei fatti da uno scambio libidinoso fra i due, sintetizza bene la voglia di emergere della cortigiana, capace di contagiare con la sua energia “scandalosa” il re, incupito dalla perdita della sua amante precedente, Madame de Pompadour.

Jeanne du Barry è esagerata, sorridente, inopportuna. Per raccontarla (e raccontarsi) l’autrice tratteggia un film posato, in cui qualche guizzo eccentrico non destabilizza l’impianto elegante scelto da Maïwenn, con rumori soffusi lontani un mucchio di decibel da Polisse o Mon roi. Una bellezza formale che esplode in alcune sequenze davvero ben costruite, in cui i colori pastello si alternano ai velluti di corte, con scene a tavola illuminate da luce di candela – valorizzate dalle riprese in 35mm – che strizzano un occhio al Kubrick di Barry Lyndon. Speravamo in qualche sberleffo in più, ma qui la regista e interprete trattiene la sua turbolenta visione del cinema, gli estremi narcisisti e auto referenziali, pur dopo alcune smorfie pericolose di troppo, grazie a qualche guizzo ironico piacevole e, ci sembra, non involontario.

La dimensione del gioco aiuta a sostenere i momenti migliori di un film che pecca di qualche rallentamento che rischia di far emergere un contesto polveroso come i tappeti dell’immenso palazzo, con Versailles a rappresentare contemporaneamente un labirinto e un terreno di giochi, che nella Maria Antonietta di Sofia Coppola – riferimento dichiarato – alimentava una malinconia capace di far emergere uno spaesamento esistenziale deliziosamente in contrasto con i colori pastello e gli anacronismi della messa in scena, mentre qui Maïwenn rimane più in superficie, sempre su Jeanne, senza riuscire a farla comunicare con quello splendido antagonista che avrebbe potuto essere Versailles.

Rimangono le invidie di corte, di sorelle perfide quasi quanto le sorellastre con Cenerentola, fra scandali e il tempo che passa implacabile, mentre Jeanne è stata così brava a far dimenticare i suoi umili natali di partenza, in un patto faustiano per la rivincita sociale, che pochi anni dopo subirà lo sberleffo di una rivoluzione al grido di “potere al popolo”, lei che veniva da quelle fila, con la ghigliottina pronta all’azione e una vendetta sociale dal senso dell’umorismo particolarmente affilato.

E Johnny Depp, nei panni di re Luigi XV, come se la cava? Alla sua prima prova in francese si impegna come uno scolaretto a ripetere con buon accento le sue (poche) battute, in verità con la roboticità degli annunci delle stazioni ferroviarie. Ma è funzionale a rappresentare uno degli ultimi eredi di un Antico regime imballato da generazioni di accoppiamenti fra consanguinei, chiusi a corte nei loro privilegi e presto ghigliottinati. Altro che croissant.

Mauro Donzelli – www.comingsoon.it

Prezzi

BIGLIETTO UNICO € 3,50
(CINEMA REVOLUTION)

• BAMBINI da 4 a 12 anni
• ADULTI oltre 60 anni
• PORTATORI DI HANDICAP
• GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
• MILITARI
• il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
• il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura del comune di Imola
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

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L’OMBRA DI CARAVAGGIO [da venerdì 4 novembre]

2022-11-21T15:06:31+01:003 Novembre 2022|Archivio|

 

Proiezioni

Mercoledì 16 novembre: ore 21,00
Venerdì 18 novembre: ore 21,00
Domenica 20 novembre: ore 16,15

Titolo originale: L’ombra di Caravaggio
Nazione: Italia/Francia
Anno: 2022
Genere: Drammatico, Storico
Durata: 120 min
Regia: Michele Placido
Cast: Riccardo Scamarcio, Louis Garrel, Isabelle Huppert, Micaela Ramazzotti, Mario Molinari
Produzione: Goldenart, Charlot, Le Pacte, Rai Cinema, Mact Productions, con il contributo del Ministero della Cultura, con il sostegno di Regione Lazio, Film Commission Regione Campania
Distribuzione: 01 Distribution

 

Trama

Napoli, 1609. Michelangelo Merisi, noto a tutti come Caravaggio, trova rifugio presso la famiglia Colonna in attesa della grazia papale che gli permetterebbe di sfuggire alla decapitazione come punizione esemplare per aver ucciso l’amico-rivale Ranuccio.
Il pittore e scultore sostiene di essersi semplicemente difeso da un agguato, poiché durante la sua vita “da avanzo di galera”, fatta di grandi bevute e di rapporti sessuali con “donne di malaffare” e ragazzi, le risse sono state all’ordine del giorno.
Del resto la sua “vita spericolata” è riflessa nei suoi dipinti, in cui una prostituta può diventare la Vergine Maria e un senzatetto San Pietro capovolto sulla croce.
Per questo la Chiesa gli mette alle calcagna una sorta di inquisitore che ha il compito di indagare sul suo passato e di mettersi in contatto con le persone a lui più vicine, quelle che malgrado tutto lo proteggono: in primis la marchesa Costanza Colonna e il nipote del Papa, Scipione Borghese…

Trailer

Recensione

L’ombra di Caravaggio, la recensione: Caravaggio, rockstar ante litteram
La recensione de L’ombra di Caravaggio: il film di Michele Placido con Riccardo Scamarcio racconta il grande pittore con la struttura dell’investigazione, raffigurandolo come un personaggio carismatico ed empatico con gli ultimi..

Tre secoli prima della sua invenzione, i quadri di Michelangelo Merisi da Caravaggio erano già cinema. Avevano dentro tutto quello che il cinema che amiamo ci regala: una storia forte, il movimento, le luci e le ombre, grandi protagonisti in primo piano e grandi comparse. E, ovviamente, grandi scenografie. È allora naturale che il cinema si occupi di Caravaggio, come vi raccontiamo nella recensione de L’ombra di Caravaggio, il film di Michele Placido con Riccardo Scamarcio, presentato alla Festa del Cinema di Roma e al cinema il 3 novembre. L’idea di Michele Placido è quella di raccontare il grande pittore con la struttura dell’investigazione, un po’ quella di Quarto Potere, creando un personaggio, l’Ombra, che effettua un’indagine per conto del Papa. È un’ottima idea e il film è riuscito. Non è un’opera d’arte, ma un film sulle opere d’arte, e in questo senso è funzionale e propedeutico: non fa innamorare del film stesso, ma dell’arte immensa di Caravaggio. E ci sembra un’ottima cosa.

Nella Roma del Seicento, si muove scaltro e inquietante l’Ombra (Louis Garrel), investigatore incaricato da Papa Paolo V di ricostruire la vita e le opere di Michelangelo Merisi da Caravaggio (Riccardo Scamarcio) e verificare la sua ortodossia, in vista di una grazia del Papa. Caravaggio infatti ha lasciato Roma dopo essere stato accusato dell’omicidio di Ranuccio Tomassoni. La sua arte è riconosciuta da tutti, la sua vita è considerata peccaminosa, ma tollerata. Quello che non gli viene perdonato è appunto il suo non volersi conformare ai canoni dell’arte sacra, decisi dal Concilio di Trento, ma il volerla sconvolgere completamente in nome della verità.

Caravaggio aveva ben chiaro quella che sarebbe dovuta essere la sua arte. Voleva dipingere il vero, il dolore dell’umanità, i miserabili. Così, mentre l’arte sacra dipingeva i cieli, gli angeli, i colori chiari, un mondo astratto e lontano dalla realtà, Caravaggio viveva nei bassifondi, nelle strade, tra il popolo, respirava quell’aria e se ne impregnava. Viveva a fianco delle prostitute, dei mendicanti, dei derelitti, e li raffigurava nei panni di Madonne, santi e creature mitiche. In questo modo elevava la povera gente a opera d’arte, li riscattava, idealmente li salvava. Mentre una Chiesa lontanissima da tutto e tutti non se ne occupava minimamente, con l’eccezione di preti illuminati come San Filippo Neri.

Michele Placido, allora, con L’ombra di Caravaggio, ci fa viaggiare davvero nella Roma del Seicento. Quella Roma che è giunta a noi, ed è ancora tra noi, con le chiese, con i dipinti e le opere d’arte, ormai puri, puliti, fissati nel tempo. Ma quella Roma, fuori dalle chiese e dai palazzi, pulsava di vita. E così viaggiamo nel mondo in cui era immerso Caravaggio: le osterie, le botteghe d’arte, i vicoli e le piazze. Un sottobosco, un mondo lascivo, peccaminoso, allo stesso tempio gioioso e doloroso. È qui che Caravaggio incontra delle prostitute, come Annuccia, che diventerà la sua Maria Maddalena dai capelli rossi, e poi il famoso quadro della Morte della Vergine. E come Lena (Micaela Ramazzotti), che sarebbe diventata l’ispirazione della Madonna della Serpe, e della Madonna dei Pellegrini. Le prostitute diventano Madonne: una vera rivoluzione, un vero ribaltamento di ruoli, che la Chiesa non poteva accettare.

Quello che fa bene il film di Michele Placido è proprio quello di far capire, in modo semplice, come sono nate quelle opere d’arte, che cosa possiamo vederci dentro, il loro senso più intimo. Non è una cosa da poco, perché il cinema, quando racconta un personaggio, tende a concentrarsi sulla sua vita, e raramente a farci capire il senso della sua arte, pensiamo a tutti i biopic su rockstar e cantanti. Per questo, come vi abbiamo detto, L’ombra di Caravaggio, come film, non è un’opera d’arte, ma è un film sulle opere d’arte. È un buon film, che ha il pregio di essere perfettamente funzionale, diremmo propedeutico, allo studio e alla comprensione dell’arte di Caravaggio. Uscirete dalla sala non con la voglia di rivedere questo film, ma con quella di andare a farvi ipnotizzare e abbagliare dalle opere di Caravaggio. Per chi vive a Roma, la città ne è piena: non fatevi sfuggire questa opportunità. Ma quel che conta è che Michele Placido, da regista, ha messo da parte il suo ego, e, con umiltà, si è messo al servizio di Caravaggio e ha voluto valorizzare la sua arte.

Certo, è un cinema a tinte forti, decise, come tutto il cinema di Placido. È un cinema crudo, brutale – ma era così la vita del tempo – che magari risulterà un po’ duro per chi è abituato a vedere Caravaggio solo attraverso i suoi quadri. Michele Placido prova a raccontare la storia immergendola nei colori tipici del Caravaggio, quelli che qualcuno vedeva come “solo nero, grigio, senza sfumature” e che invece sono diventati uno stile riconoscibile e immortale. La fotografia del film ha quella patina, quell’atmosfera, anche se non utilizza a pieno certi chiaroscuri e certe luci incidentali, marchio di fabbrica del pittore, che comunque ci sono in certe inquadrature. È un film che, a tratti, pecca di una recitazione troppo teatrale, troppo impostata, in alcuni attori. Ma non in quelli principali. Riccardo Scamarcio, ancora una volta sorprendente, si cala alla perfezione nel ruolo, bello e maledetto, e Isabelle Huppert è una dama che sembra uscita da un quadro, e Gianfranco Gallo è un Giordano Bruno straordinario.

Il Caravaggio che esce dal film è una rockstar ante litteram. I capelli lunghi, lo sguardo fiero, la furia iconoclasta e la voglia di rompere ogni schema e ogni conformismo sono quelli di un cantante rock. Caravaggio è sexy e carismatico come Jim Morrison, è sfrontato e “rovinato”, come Iggy Pop, è empatico verso gli ultimi come lo era il Lou Reed che cantava le persone che camminavano sul lato selvaggio della vita. Accanto a Scamarcio c’è un cast ricchissimo, dall’Ombra Louis Garrel, alle “madonne” Micaela Ramazzotti e Lolita Chammah, fino a Vinicio Marchioni e Alessandro Haber. È un film da vedere al cinema. Per poi immergersi nella visione di quei quadri immortali.

Maurizio Ermisino – movieplayer.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

• BAMBINI da 4 a 12 anni
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• il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura del comune di Imola
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

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LE BUONE STELLE – BROKER [da venerdì 14 ott]

2022-10-20T07:12:13+02:0012 Ottobre 2022|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 14 ottobre: ore 21,00
Sabato 15 ottobre: ore 21,00
Domenica 16 ottobre: ore 16,00 – 18,30 – 21,00
Mercoledì 19 ottobre: ore 21,00

 

 

 

 

 

Titolo originale: Beurokeo
Nazione: Corea del Sud
Anno: 2022
Genere: Drammatico
Durata: 129 min
Regia: Hirokazu Kore-Eda
Cast: Kang-ho Song, Doona Bae, Lee Ji-Eun, Dong-Won Gang, Joo-Young Lee
Produzione: Zip Cinema
Distribuzione: Lucky Red e Koch Media

Trama

A Busan, la giovane madre in difficoltà So-young decide di lasciare il figlio appena nato nella “baby box” di un ospedale. A intercettare il pargolo sono però Sang-hyun e Dong-soo, che gestiscono un’attività clandestina di contrabbando di bambini per i quali cercano i genitori giusti, nonché i migliori offerenti, in tutto il paese. Dopo aver convinto la madre che sia la scelta migliore per il futuro del piccolo Woo-sung, il gruppetto inizia il viaggio ignaro che sulle loro tracce ci siano la poliziotta Su-jin e la giovane collega Lee, determinate ad arrestare i criminali dopo averli colti sul fatto…

Trailer

Recensione

L’ottavo film in Selezione a Cannes e il sesto in Concorso per il cineasta giapponese Kore-Eda Hirokazu, vincitore della Palma d’Oro nel 2018 per Un affare di famiglia, Premio della Giuria nel 2013 per il suo capolavoro Like Father, Like Son, e in palmares anche con Nobody Knows, valso a Y?ya Yagira il premio come miglior attore nel 2004. Con Broker affronta l’impatto dell’abbandono di neonato, ambientando il film in Corea del Sud, la seconda volta dopo Truth del 2019.

La famiglia, nonché l’attenzione ai giovanissimi, è un Leitmotiv: in Nobody Knows c’erano quattro bambini abbandonati dalla madre, nella Palma Shoplifters il taccheggio familiare degli Shibata, qui si recede alla culla, esplorando il tema delle scatole per neonati, dove i bambini possono essere abbandonati, apparse per la prima volta a Seoul nel 2010 su iniziativa di un pastore.

L’inasprimento della legge coreana sull’adozione, che obbliga le madri single a identificarsi, ha potenziato il fenomeno, sicché Kore-eda s’è deciso per girare in Corea e, dunque, in coreano, complici Song Kang-ho, protagonista di Snowpiercer (2013) e Parasite (Palma d’Oro, 2019), e Bae Doo-na, che ha recitato nei film di Park Chan-wook e delle Wachowski.

Broker segue due “mediatori di buona volontà”, Sang-hyun (Song Kang Ho) e Dong-soo (Gang Dong Won), che collegano i bambini indesiderati con i nuovi genitori sul mercato nero. Quando l’ennesimo pargolo viene lasciato in una notte di pioggia, Sang-hyun e Dong-soo intraprendono un viaggio per incontrare potenziali mamme e papà, ma dovranno fare i conti con la madre biologica (Lee Ji Eun), che si presenta inaspettatamente per unirsi all’avventura.

La tragedia trova la grazia, il dramma l’umorismo, l’abbandono una famiglia allargata, disfunzionale ma piena di accudimento, in cui avrà residenza persino la polizia: accade nel mondo di Kore-eda, che non distoglie lo sguardo dai problemi e dalle miserie, ma nemmeno dalla solidarietà e dalla – possibile? – felicità. Volemose bene? Anche, ma con stile, pudicizia, rigore e, sì, grazia.

La realtà come medio proporzionale tra necessità e virtù, la fiducia nell’umano con il mondo per ipoteca, il cinema come possibilità di incontro e incanto: non è il suo miglior film, Broker, ma ha senso e ha pregio. Ancor più in questa deludente Cannes.

Kore-eda continua a ricordarci che tra nature e nurture maternità e peternità stanno nella seconda, che oltre alla legge e la biologia c’è di più, di meglio: la solidarietà umana, dalla culla e per sempre. E poi, facciamocela una domanda: un’omicida sta abbandonando o garantendo un  futuro migliore?
Kore-eda Hirokazu è stato insignito del Premio Robert Bresson a Venezia 2022.

Federico Pontiggia – www.cinematografo.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,00
BIGLIETTO RIDOTTO € 5,00

• BAMBINI da 4 a 12 anni
• ADULTI oltre 60 anni
• PORTATORI DI HANDICAP
• GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
• MILITARI
• il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
• il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura del comune di Imola
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

ASTOLFO [da venerdì 21 ottobre 2022]

2022-10-26T21:06:03+02:0018 Settembre 2022|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 21 ottobre: ore 21,00
Sabato 22 ottobre: ore 21,00
Domenica 23 ottobre: ore 16,30 – 18,30 – 21,00
Mercoledì 26 ottobre: ore 21,00

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: Astolfo
Nazione: Italia
Anno: 2022
Genere: Commedia
Durata: 97 min
Regia: Gianni Di Gregorio
Cast: Stefania Sandrelli, Gianni Di Gregorio, Simone Colombari, Agnese Nano, Alberto Testone
Produzione: BiBi Film con Rai Cinema
Distribuzione: Lucky Red

Trama

Gianni Di Gregorio lascia la città per un piccolo borgo e riscopre l’amore. La solita, riconoscibile commedia umana del regista trasteverino, dimensione entro cui ritrovarsi con il sorriso e la spensieratezza. In Grand Public alla Festa di Roma…

Trailer

Recensione

“E me lo dice così?”. Professore in pensione, Astolfo dall’oggi al domani si vede sfrattato dal suo appartamento in affitto a Roma.

Non ne fa un dramma, il professore, e dopo un naturale spaesamento iniziale ripiega nella vecchia casa di famiglia, un rudere in un paesino del centro Italia che un tempo era stato un palazzo nobiliare.

È l’incipit della quinta fatica registica di Gianni Di Gregorio, semplicemente Astolfo perché – ancora una volta, ma forse di più – il cinema del 73enne trasteverino fa di semplicità virtù, di leggerezza stile di vita e narrazione, di naturalezza nei rapporti marchio insindacabile.

Qualcuno (Alberto Testone) si è intrufolato da “sei, sette, ott’anni” in quella casa ormai disabitata? E che problema c’è, si va a fare la spesa e si rimane lì insieme. Al piccolo alimentari del borgo c’è chi si offre di fare la spesa per te e di portartela addirittura a casa? Oltre alla mancia resterà in quella casa pure lui (Gigio Morra), ripagando l’ospitalità con la preparazione di sughi prelibati.

Un vecchio cugino (Alfonso Santagata), poi, viveur indefesso, costringe Astolfo ad un pranzo a quattro: l’uomo incontra Stefania (Sandrelli), e si innamora. Ma a quell’età è possibile ripensarsi, felici, in due?

“Sicuramente il lungo isolamento dovuto alla pandemia e un acciacco di salute hanno scatenato una reazione straordinaria e incontrollata, considerando il fatto che mi sono messo a parlare d’amore alla mia età. Ma in effetti – spiega Di Gregorio – l’amore non ha età, e lasciare aperto uno spiraglio all’amore, all’empatia e all’amicizia è importante per la qualità della nostra vita”.

Astolfo si adegua senza colpo ferire e senza appesantirci con inutili spiegoni (che in altre circostanze certo cinema radical chic ci avrebbe inevitabilmente appioppato) ad una dimensione altra, ad una vita di provincia dove l’arte di arrangiarsi e vivacchiare, al netto delle problematiche con i vicini (“quelli so i preti”…) e con l’amministrazione comunale, restituisce anche la gioia di rimembranze che si pensavano dimenticate (la finocchiella nel sugo di pasta e fagioli) e lo slancio verso un domani da affrontare con il sorriso aperto, verso ignoti orizzonti.

Dopo Lontano, lontano Gianni Di Gregorio (di nuovo “professore”) ragiona ancora una volta sulle possibili traiettorie di vite in transito chiamate a ricalibrarsi ma senza stravolgimenti esistenziali: è questa, come sempre, la carta vincente di un cinema che non ha alcuna pretesa se non quella di regalare poco più di un’ora e mezza di commedia umana, spensierata e vitale. E che conferma la dimensione, quella dell’universo Di Gregorio, sempre piacevolmente riconoscibile, capace di generare la stessa sensazione che danno le persone, e i luoghi, con le quali e nei quali ci ritroviamo a nostro agio, felici, senza pensare di voler essere altrove.

Valerio Sammarco – www.cinematografo.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,00
BIGLIETTO RIDOTTO € 5,00

• BAMBINI da 4 a 12 anni
• ADULTI oltre 60 anni
• PORTATORI DI HANDICAP
• GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
• MILITARI
• il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
• il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura del comune di Imola
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

AMSTERDAM [da venerdì 28 ottobre 2022]

2022-11-03T20:48:33+01:0018 Settembre 2022|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 28 ottobre: ore 21,00
Sabato 29 ottobre: ore 21,00
Domenica 30 ottobre: ore 16,00 – 18,30 – 21,00
Lunedì 31 ottobre: ore 21,00
Martedì 1 novembre: ore 16,00 – 18,30 – 21,00
Mercoledì 2 novembre: ore 21,00

Titolo originale: Amsterdam
Nazione: U.S.A.
Anno: 2022
Genere: Drammatico, Giallo
Durata: 2 h 14 min
Regia: David O. Russell
Cast: Christian Bale, Margot Robbie, John David Washington, Anya Taylor-Joy Alessandro Nivola, Andrea Riseborough, Chris Rock, Matthias Schoenaerts, Michael Shannon, Mike Myers, Robert De Niro, Taylor Swift, Zoe Saldana, Rami Malek, Timothy Olyphant Produzione: 20 Century Fox, Forest Hill Entertainment, New Regency Productions
Distribuzione: The Walt Disney Cmpany Italia

Trama

La trama ruota attorno a un dottore, un avvocato e un’infermiera: si erano conosciuti in Europa, durante le fasi finali della prima guerra mondiale, e in quell’occasione avevano sviluppato un saldo e fraterno legame. Li ritroviamo negli Stati Uniti del 1933, quando restano coinvolti in un omicidio dai contorni misteriosi. Costretti a dimostrare la propria innocenza, scoperchiano un complotto ad altissimi livelli, che minaccia l’esistenza stessa della democrazia americana…

Trailer

Recensione

Esuberante, nel bene e nel male, David O. Russell fa lezione di storia in chiave di commedia.

Racconto affascinante e intricato che fonde brillantemente fatti storici e finzione per un’esperienza cinematografica attuale

New York, 1933. Il dottor Burt Berendsen e l’avvocato Harold Woodman sono amici fraterni e colleghi di lavoro, dal giorno in cui il generale Meekins li ha fatti conoscere, sul fronte europeo, durante la prima guerra mondiale. Ed è proprio al cospetto del cadavere di Meekins, con ogni probabilità dovuto ad avvelenamento, che i due si trovano a dover nuovamente guardarsi le spalle, perché qualcuno li vuole morti, o per lo meno al fresco. Determinati a vendicare il loro superiore, Burt e Harold finiscono nella ricca tenuta dei Voze, dove incontrano Valérie, ex infermiera di guerra e grande amore di Harold, sparita nel nulla dodici anni prima. Ad Amsterdam, a quel tempo, i tre avevano giurato di proteggersi a vicenda, e ora rinnovano la promessa, mentre si addentrano tra le maglie di una cospirazione che minaccia di far saltare le fondamenta della democrazia americana.

Il film di David O. Russell è un profluvio di parole, oggetti di scena, personaggi, che tutto impasta ed esibisce.

Nel film ci sono ‘Jules e Jim’ e ‘Chinatown’, Man Ray e Aldo Raine, la psicofarmacologia e il birdwatching, la commedia e l’antifascismo, a partire da una storia in buona parte vera e dal desiderio di metterci in guardia, in questi tempi senza amore e senza coscienza, sulla pericolosa tendenza della Storia (quella con la maiuscola) a ripetersi nonostante tutto.

Tre amici che promettono di prendersi cura l’uno dell’altro, in qualsiasi situazione, fungono da emblema di ciò che dovrebbe essere e non è, a livello di individui e di nazioni, e di uno stile di vita che crede nella condivisione di avventure e sofferenze (l’amore di Burt per i veterani, quello di Valérie per l’arte) e non mira soltanto all’arricchimento spasmodico e personale.

Tutto giusto, anzi sacrosanto. Non fosse che non c’è scena che non trasudi il suo messaggio. Se il punto d’arrivo del film è il discorso finale di De Niro al mondo libero, perché resti tale e resti vigile, tutto ciò che viene prima e dopo (un lungo e un po’ inutile dopo) di fatto dice lo stesso, prendendo un sentiero brillante che ad alcuni potrebbe anche apparire pretestuoso. A noi più che altro pare che David O. Russell non abbia grande fiducia nella capacità di ascolto del suo pubblico, tanto che ci ripete le cose mille volte per essere sicuri che la comunicazione giunga a destinazione.

Il divertimento e la convinzione che Christian Bale mette nel suo personaggio, il magnetismo di Margot Robbie, e in generale il modo in cui tutto il cast si presta a lasciarsi deformare dalla lente del grottesco, confermano che motivi di interesse e di intrattenimento ci sono. Il film pecca di logorrea e di entusiasmo, ma ci sono peccati peggiori.

Marianna Cappi – www.mymovies.it

Spigolature :-)

La trama di ‘Amsterdam’ trae spunto dal cosiddetto Business Plot, un tentativo avvenuto negli anni Trenta di rovesciare il presidente Franklin D. Roosevelt e instaurare una dittatura. Gli storici concordano nel ritenere che questo piano fu discusso e persino ipotizzato, ma non sono sicuri che sia davvero stato posto in essere.

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

• BAMBINI da 4 a 12 anni
• ADULTI oltre 60 anni
• PORTATORI DI HANDICAP
• GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
• MILITARI
• il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
• il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura del comune di Imola
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

MAIGRET [da venerdì 16 settembre]

2022-09-28T21:37:02+02:0012 Settembre 2022|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 21 settembre: ore 21,00
Venerdì 23 settembre: ore 21,00
Sabato 24 settembre: ore 21,00
Domenica 25 settembre: ore 16,30 – 18,30 – 21,00
Mercoledì 28 settembre: ore 21,00

 

 

 

 

 

Titolo originale: Maigret
Nazione: Francia
Anno: 2022
Genere: Drammatico, Giallo
Durata: 89 min
Regia: Patrice Leconte
Cast: Gérard Depardieu, Jade Labeste, Mélanie Bernier, Aurore Clément, André Wilms.
Produzione: Société nouvelle de distribution, F comme Film, SND Groupe M6, Scope Pictures, Ciné-@
Distribuzione: Adler Entertainment

Trama

Patrice Leconte dirige Depardieu nei panni di Maigret. Tratto dal romanzo di Georges Simenon “Maigret e la giovane morta”. A Parigi, una giovane ragazza viene trovata morta in una piazza parigina, con indosso un abito da sera. Il commissario Maigret cercherà di identificarlo e poi capire cosa è successo alla vittima…

Trailer

Recensione

UN ADATTAMENTO CHE RACCOGLIE IN SÉ LE TRE SPICCATE IDENTITÀ DI LECONTE, DEPARDIEU E SIMENON.

Una ragazza di provincia, giunta a Parigi piena di speranze, viene uccisa, e il commissario Maigret, che non conosce neppure l’identità della giovane, ha il compito di individuare il colpevole di quell’omicidio. Nel corso delle indagini il commissario, cui è stato impedito dal medico di fumare l’imprescindibile pipa per via di un problema non identificato ai polmoni, incontra un’altra ragazza di provincia che suscita in lui sentimenti di protezione, la cui vicenda verrà in qualche modo collegata a quella della sconosciuta uccisa. Saranno molti gli indizi da seguire, e porteranno non solo ad identificare il colpevole, ma anche a ricostruire il ritratto di un sottobosco ambiguo e predatorio nascosto dietro la sfavillante Ville Lumière.

Basato (molto liberamente) sul romanzo di Georges Simenon “Maigret e la giovane morta”, Maigret sembra un adattamento classico, al limite del convenzionale, ma può contare su tre grandi risorse portate in dote da altrettante figure maschili.

La prima è la presenza dietro la cinepresa di Patrice Leconte, che colora la narrazione della tenerezza e la malinconia che caratterizzano tutto il suo cinema, nonché di quella pietas che lo accomuna al leggendario commissario francese che “non giudica mai nessuno” e diffida dei giudici, pronti ad accontentarsi delle spiegazioni più ovvie. La seconda è la corpulenza di Gerard Depardieu, che regala al suo Maigret una gravitas fisica e morale, portando in dono la sua immagine pubblica di “peccatore” in affanno e regalando al commissario una dimensione crepuscolare. Infine, in filigrana, si intravvede la biografia tormentata di un altro “peccatore”, Georges Simenon, uomo di eccessi alimentari e sessuali, coprotagonista di una relazione ambigua con la figlia Marie-Jo sfociata nel suicidio della ragazza, poco più che ventenne.

A questa fecondazione incrociata fra identità maschili si aggiunge la caratteristica che con ogni probabilità ha contribuito all’enorme successo di pubblico che Maigret ha ottenuto oltralpe: l’evocazione visiva ed emotiva di una quintessenzialità francese fatta di quai, café chantant e fisarmoniche, rinvigorita dagli innesti della cultura belga di Simenon (deliziosa la citazione del celebre dipinto del conterraneo Magritte “Ceci n’est pas une pipe”). Questo Maigret inizia con una vestizione e mette a nudo un commissario, togliendogli la pipa e la possibilità di rimediare ad un dolore antico: un personaggio la cui iconica silhouette (con cappello) si staglia contro le brume parigine in forma tridimensionale, perché combina in sé lo chassis imponente di Depardieu, il sospiro sognante di Leconte, e la fallibilità umana di Simenon.

La regia si prende il suo tempo per dipanare una storia tutto sommato semplice, ma ricca di sottotesti e impreziosita da dialoghi letterari (che speriamo la traduzione italiana rispetterà), e si concede digressioni strazianti come il racconto del tappezziere di Vilnius che vede in ogni ragazza la propria figlia scomparsa (come forse lo stesso Simenon). Questo Maigret cerca di “scoprire la verità senza fare troppo male a nessuno”: un concetto utopistico simile a quello felliniano, il cui sogno di felicità era poter mentire senza causare ad alcuno sofferenza.

Paola Casella – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,00
BIGLIETTO RIDOTTO € 5,00
mercoledì 21 settembre FESTA DEL CINEMA € 3,50 Ingresso unico

• BAMBINI da 4 a 12 anni
• ADULTI oltre 60 anni
• PORTATORI DI HANDICAP
• GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
• MILITARI
• il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
• il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura del comune di Imola
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

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