Archivio

DINOSAURI [ giovedì 28 settembre ore 21 ]

2023-09-29T10:01:29+02:0022 Settembre 2023|Archivio|

Nell’ambito del Festival calanchi argille azzurre 2023
Curatori: Matteo Zauli con Consuelo Battiston, Luigi Cicognani e Donato D’Antonio
Organizzazione: Museo Carlo Zauli

“DINOSAURI. Due amici, molte strade, una sfida tra i calanchi”
Cortometraggio di Gianni Farina e Riccardo Calamandrei
da un’idea di Massimo Solaroli e Matteo Zauli
Sceneggiatura Andrea Zauli
Con: Massimo Solaroli, Matteo Zauli, Paolo Banzola, Irene Dal Pozzo, Marco D’Ambrosio, Ilena Drei, Giorgia Erani, Silvio Focaccia, Gian Maria Manuzzi, Stefano Pini, Andrea Salvatori, Tania Zoffoli.
Riccardo Calamandrei, videomaker
Andrea Zauli, sceneggiatore
Produzione KAKIFilm

Info
www.museozauli.it
museocarlozauli@gmail.com
“Finanziato nell’ambito del progetto Atmosfere Faentine 2023 da Regione Emilia-Romagna e Unione della Romagna Faentina”
Mostra meno

 

 

 

JEANNE DU BARRY – La favorita del Re [dal 1 settembre]

2023-09-13T21:26:35+02:0012 Settembre 2023|Archivio|

Proiezioni

(CINEMA REVOLUTION – Prezzo unico 3,50)

Mercoledì 6 settembre: ore 21,00
Venerdì 8 settembre: ore 21,00
Sabato 9 settembre: ore 21,00
Domenica 10 settembre: ore 16,30 – 18,45 – 21,00
Mercoledì 13 settembre: ore 21,00

Titolo originale: Jeanne du Barry
Nazione: Francia
Anno: 2023
Genere: Drammatico, storico
Durata: 116 min
Regia: Maïwenn
Cast: Johnny Depp, Maïwenn, Melvil Poupaud, Pierre Richard, Pascal Greggory, Benjamin Lavernhe, Noémie Lvovsky, India Hair, Robin Renucci, Marianne Basler, Caroline Chaniolleau, Suzanne De Baecque, Capucine Valmary, Patrick d’Assumçao
Produzione: Why Not Productions, IN.2 Film, France Télévisions, La Petite Reine, Red Sea Film Festival Foundation
Distribuzione: Notorious Pictures

 

Trama

Film incentrato sulla vita di Jeanne Vaubernier, nata nel 1743 e figlia illegittima di una povera sarta. La donna, nonostante le sue umili origini, ha sempre avuto una forte predilezione per la cultura e, grazie alla sua intelligenza e al suo gran fascino, è riuscita a salire i gradini della scala sociale. Jeanne è stata in grado di entrare nelle grazie di re Luigi XV, che ignorava totalmente il suo status di cortigiana. Tramite lei, il re riacquista appetito per la vita, tanto da nominarla sua amante ufficiale e a ottenere il titolo di contessa du Barry.
La passionale storia d’amore tra i due porterà Luigi XV a infrangere le regole del decoro e dell’etichetta, permettendo a Jeanne du Barry di trasferirsi a Versailles e vivere sotto il suo stesso tetto. L’arrivo di Jeanne al palazzo, però, non fu ben visto dalla corte e portò a un vero e proprio scandalo.

Trailer

Recensione

Jeanne du Barry – La Favorita del Re: la recensione del film di Maïwenn con Johnny Depp che ha aperto il Festival di Cannes

In riva a un fiume, nel mezzo della campagna ben lontano dal centro da ogni forma di potere. I natali di Jeanne Vaubernier furono estremamente umili. Nella metà del Settecento in Francia la mobilità sociale era davvero ridotta, ma per elevarsi socialmente la bella Jeanne mise a frutto ogni suo talento, l’arguzia e il fascino, l’eleganza e la malizia. Per il suo sesto film, Maïwenn cambia decisamente stile e ambientazione, allontanandosi dal realismo contemporaneo, spesso metropolitano se non di strada, per andare indietro di alcuni secoli affrontando un genere a se stante come l’affresco di corte, anche grazie a un budget particolarmente importante. Quello che non è molto diverso da altri suoi lavori, pur raccontando di Jeanne du Barry, arrampicatrice sociale e favorita del re di Francia Luigi XV, è il punto di partenza molto personale, in passato talvolta ombelicale.

Si ritrova molto in Jeanne, Maïwenn, nata Le Besco, cognome stabilmente rinnegato per i pessimi rapporti con i genitori. Condividono una nascita periferica e umile, così come il complesso ambientamento in un contesto molto diverso. Per Jeanne la corte reale di Versailles, amante di re Luigi XV, per Maïwenn il mondo del cinema, fin da giovanissima legata per alcuni anni al re del cinema transalpino in quegli anni: Luc Besson.

È attraverso il passaggio di un legame con il Conte di Barry, che la giovane si avvicina ai palazzi della nobiltà, prima che Richelieu in persona lo presenti al sovrano. Proprio la scena del loro primo incontro, con l’avvertenza di non guardarlo negli occhi, pena un chiaro e malizioso messaggio, ovviamente sostenuto poi nei fatti da uno scambio libidinoso fra i due, sintetizza bene la voglia di emergere della cortigiana, capace di contagiare con la sua energia “scandalosa” il re, incupito dalla perdita della sua amante precedente, Madame de Pompadour.

Jeanne du Barry è esagerata, sorridente, inopportuna. Per raccontarla (e raccontarsi) l’autrice tratteggia un film posato, in cui qualche guizzo eccentrico non destabilizza l’impianto elegante scelto da Maïwenn, con rumori soffusi lontani un mucchio di decibel da Polisse o Mon roi. Una bellezza formale che esplode in alcune sequenze davvero ben costruite, in cui i colori pastello si alternano ai velluti di corte, con scene a tavola illuminate da luce di candela – valorizzate dalle riprese in 35mm – che strizzano un occhio al Kubrick di Barry Lyndon. Speravamo in qualche sberleffo in più, ma qui la regista e interprete trattiene la sua turbolenta visione del cinema, gli estremi narcisisti e auto referenziali, pur dopo alcune smorfie pericolose di troppo, grazie a qualche guizzo ironico piacevole e, ci sembra, non involontario.

La dimensione del gioco aiuta a sostenere i momenti migliori di un film che pecca di qualche rallentamento che rischia di far emergere un contesto polveroso come i tappeti dell’immenso palazzo, con Versailles a rappresentare contemporaneamente un labirinto e un terreno di giochi, che nella Maria Antonietta di Sofia Coppola – riferimento dichiarato – alimentava una malinconia capace di far emergere uno spaesamento esistenziale deliziosamente in contrasto con i colori pastello e gli anacronismi della messa in scena, mentre qui Maïwenn rimane più in superficie, sempre su Jeanne, senza riuscire a farla comunicare con quello splendido antagonista che avrebbe potuto essere Versailles.

Rimangono le invidie di corte, di sorelle perfide quasi quanto le sorellastre con Cenerentola, fra scandali e il tempo che passa implacabile, mentre Jeanne è stata così brava a far dimenticare i suoi umili natali di partenza, in un patto faustiano per la rivincita sociale, che pochi anni dopo subirà lo sberleffo di una rivoluzione al grido di “potere al popolo”, lei che veniva da quelle fila, con la ghigliottina pronta all’azione e una vendetta sociale dal senso dell’umorismo particolarmente affilato.

E Johnny Depp, nei panni di re Luigi XV, come se la cava? Alla sua prima prova in francese si impegna come uno scolaretto a ripetere con buon accento le sue (poche) battute, in verità con la roboticità degli annunci delle stazioni ferroviarie. Ma è funzionale a rappresentare uno degli ultimi eredi di un Antico regime imballato da generazioni di accoppiamenti fra consanguinei, chiusi a corte nei loro privilegi e presto ghigliottinati. Altro che croissant.

Mauro Donzelli – www.comingsoon.it

Prezzi

BIGLIETTO UNICO € 3,50
(CINEMA REVOLUTION)

• BAMBINI da 4 a 12 anni
• ADULTI oltre 60 anni
• PORTATORI DI HANDICAP
• GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
• MILITARI
• il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
• il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura del comune di Imola
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
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LA SIRENETTA [fino a mercoledì 24 maggio]

2023-06-14T21:55:40+02:009 Giugno 2023|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 7 giugno: ore 21,00
Venerdì 9 giugno: ore 21,00
Sabato 10 giugno: ore 21,00
Domenica 11 giugno: ore 17,30 – 21,00
(CINEMA IN FESTA – Prezzo unico  3,50)
Mercoledì 14 giugno: ore 21,00
(CINEMA IN FESTA – Prezzo unico  3,50)

Titolo originale: The Little Mermaid
Nazione: U.S.A.
Anno: 2023
Genere: Avventura, fantasy, musicale
Durata: 135 min
Regia: Rob Marshall
Cast: Halle Bailey, Jonah Hauer-King, Daveed Diggs, Jacob Tremblay, Melissa McCarthy, Javier Bardem, Awkwafina, Jude Akuwudike, Noma Dumezweni, Kajsa Mohammar, Lorena Andrea
Produzione: Lucamar Productions, Marc Platt Productions, Walt Disney Pictures, 5000 Broadway Productions
Distribuzione: Walt Disney Italia

 

Trama

La Sirenetta, film diretto da Rob Marshall, è la trasposizione in live-action del classico d’animazione Disney del 1989 e ispirato alla fiaba di Hans Christian Andersen. Racconta la storia di una sirena di nome Ariel (Halle Bailey), dotata di una bellissima e melodiosa voce. La ragazza è figlia più giovane di Re Tritone (Javier Bardem), nonché la più ribelle; infatti è incantata dal mondo terrestre e nutre un forte desiderio di scoprire cosa c’è al di là dell’acqua. Questa sua voglia di conoscenza della vita in superficie aumenta quando, durante una delle sue esplorazioni, si imbatte in un principe, Eric (Jonah Hauer-King), da cui rimane completamente affascinata.
Nonostante alle sirene sia proibito avere contatti con gli umani, Ariel spera di realizzare il suo sogno e di conquistare il suo amato. È così che la sirena stringe un patto con la strega del mare Ursula (Melissa McCarthy): scambierà la sua voce in cambio di un paio di gambe umane. La possibilità di sperimentare la vita sulla terraferma, però, metterà in pericolo la vita della stessa Ariel e la corona di suo padre…

Trailer

Recensione

Rob Marshall riporta sul grande schermo un classico del mondo Disney, la Sirenetta (1989), e lo definisce il “film più impegnativo che abbia mai girato”. E detto dal regista di Chicago (2002), Nine (2009) e Pirati dei Caraibi – Oltre i confini del mare (2011), non è affatto cosa da poco. “Non penso che qualcuno abbia mai fatto un musical sott’acqua prima d’ora. È stato necessario coreografare con largo anticipo ogni singola parte del film. Le attrezzature con cui abbiamo lavorato sono incredibili. Grazie a Dio abbiamo avuto tempo per fare delle prove” – ha spiegato. Ci sono voluti quasi cinque anni per realizzare il live-action, con l’utilizzo di tecniche complesse e strumenti all’avanguardia, come le diapason e le altalene. Anche la fase di post-produzione non è stata affatto facile, perché tutto doveva risultare credibile.

Halle Bailey è Ariel, al centro di numerose polemiche perché secondo i fan più fedeli il suo personaggio non rispecchierebbe quello del film originale. L’attrice, una volta uscito il trailer, ha rivelato che non era stupita di leggere commenti negativi: “Da persona nera, te li aspetti semplicemente. Non è neanche più uno shock. In tutta onestà, quando è uscito il primo teaser, ero alla D23 Expo ed ero incredibilmente felice. Non ho visto tutta questa negatività”. Al di là delle critiche, il ruolo l’ha resa particolarmente felice perché la star ha potuto conciliare le sue due più grandi passioni: il canto e la recitazione. E il suo entusiasmo si è tradotto in commozione subito dopo aver visto alcune scene montate: “Ho pianto per tutto il tempo. È stato molto strano guardarmi. Mi emoziono solo a pensarci” – ha aggiunto. Completano il cast del film Melissa McCarthy (Ursula), Daveed Diggs (Sebastian), Jonah Hauer-King (Eric) e Javier Bardem (Re Tritone).

La colonna sonora ripropone i brani del classico Disney, e si impreziosisce di alcuni inediti composti appositamente da Alan Menken e da Lin-Manuel Miranda (quest’ultimo ha già lavorato con Marshall ne Il ritorno di Mary Poppins).

Non penso che qualcuno abbia mai fatto un musical sott’acqua prima d’ora. È stato necessario coreografare con largo anticipo ogni singola parte del film (Rob Marshall).

www.comingsoon.it

Curiosità

È il remake in live-action de La Sirenetta (1989).

Le riprese esterne, ovvero quelle “fuori dall’acqua”, si sono svolte in Italia.

Durante le riprese, Halle Bailey ha trascorso fino a 13 ore al giorno in acqua.

L’attrice protagonista ha rivelato che l’interpretazione di Ariel l’ha aiutata a crescere, perché si è messa alla prova come mai fatto prima.

Il film introduce nuovi personaggi originali, non presenti ne La sirenetta del 1989, tra questi spicca la regina Selina, interpretata da Noma Dumezweni.

A differenza del film d’animazione, Sebastian ha il numero corretto di gambe, ovvero 10 (incluse due chele); il Sebastian animato, invece, ne aveva 8 (incluse le chele), perché all’epoca era molto più facile da animare.

Focus su La Sirenetta

Era il 1994 quando per la prima volta un cartone animato della Disney veniva trasformato in un live action: si tratta di Mowgli – Il libro della giungla, diretto da Stephen Sommers e interpretato da Jason Scott Lee. Due anni dopo esce un altro grande classico, La carica dei 101 – Questa volta la magia è vera (1996) di Stephen Herek, con un cast d’eccellenza: Glenn Close nei panni di Crudelia, Jeff Daniels e Joely Richardson nei ruoli di Rudy e Anita, con Joan Plowright nella parte di Nilla. Sebbene ci sia stata inizialmente qualche ostilità nel confronto con l’originale, la pellicola può essere considerata il remake di maggior successo di sempre. Per questo nel 2000 viene realizzato il sequel, La carica dei 102 – Un nuovo colpo di coda, diretto da Kevin Lima con l’aggiunta tra gli attori di Gérard Depardieu.

Nel 2010 è la volta di Alice in Wonderland, per la regia di Tim Burton, che nel 2019 realizza anche Dumbo, con Colin Farrell, Michael Keaton, Danny DeVito ed Eva Green. In quello stesso anno escono nelle sale Aladdin di Guy Ritchie, Il re leone di Jon Favreau, e Maleficent – Signora del male di Joachim Rønning. Recentissimi sono Mulan (2020) di Niki Caro, Crudelia (2021) di Craig Gillespi e Pinocchio (2022) di Robert Zemeckis. Dopo La Sirenetta (2023) diretto da Rob Marshall, sono previsti altri riadattamenti, tra cui Peter pan, Biancaneve e Mufasa.

 

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

• BAMBINI da 4 a 12 anni
• ADULTI oltre 60 anni
• PORTATORI DI HANDICAP
• GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
• MILITARI
• il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
• il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura del comune di Imola
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ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
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DENTI DA SQUALO [da venerdì 16 giugno]

2023-06-19T20:43:27+02:008 Maggio 2023|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 16 giugno: ore 21,00
(CINEMA REVOLUTION – Prezzo unico  3,50)
Sabato 17 giugno: ore 21,00
(CINEMA REVOLUTION – Prezzo unico  3,50)
Domenica 18 giugno: ore 18,30 – 21,00
(CINEMA REVOLUTION – Prezzo unico  3,50)

 Titolo originale: Denti da squalo

Nazione: Italia
Anno: 2023
Genere: Drammatico
Durata: 104 min
Regia: Davide Gentile
Cast: Tiziano Menichelli, Stefano Rossi Giordani, Virginia Raffaele, Edoardo Pesce
Produzione: Goon Films, Lucky Red, Ideacinema con Rai Cinema, in collaborazione con Prime Video.
Distribuzione: Lucky Red

 

 

Trama

Un’estate diversa dalle altre per il tredicenne Walter.
La prima estate che passerà senza suo padre che è morto da poco in un incidente sul lavoro.
Siamo sul litorale romano e la scuola è appena finita, sono rimasti da soli lui e sua madre Rita che difficilmente accetta questo terribile lutto. Rita si chiude sempre più in se stessa e i suoi silenzi la stanno allontanano da suo figlio.

Walter passa le sue giornate gironzolando senza meta e un giorno la sua attenzione viene catturata da un luogo misterioso, una villa con una grande piscina. L’acqua della piscina però è torbida e contrariamente a quello che pensa inizialmente, la villa non è abbandonata.
Ad occuparla c’è il criminale di zona conosciuto come Il Corsaro , e con lui a custodire la villa c’è anche Carlo, un teppistello.

Questo sarà l’inizio di un’avventura unica e poetica che Walter ricorderà per tutta la vita.

Trailer

Recensione

Denti da squalo: la recensione di un’opera prima convincente ed emozionante

Arriva al cinema l’8 giugno Denti da squalo, convincente storia di maturazione firmata alla regia da Davide Gentile al suo debutto e interpretata da un giovanissimo e intenso protagonista, ben coadiuvato da un bel cast. La recensione di Daniela Catelli.

Un’estate avventurosa, gli amici ed un evento memorabile – traumatico o meno – che cambia per sempre la vita facendo crescere il protagonista: sono questi gli elementi alla base di molte storie di formazione americane, un genere poco praticato da noi ma declinato in maniera egregia e originale da Denti da squalo, bella opera prima di Davide Gentile, sulla scorta di una sceneggiatura premio Solinas di Valerio Cilio e Gianluca Leoncini, a lungo rimasta chiusa in un cassetto e per fortuna recuperata, grazie anche alla collaborazione con Gabriele Mainetti, produttore artistico del progetto nonché coautore della bella colonna sonora.

Il film racconta la lunga estate di Walter, un tredicenne orfano di padre, un ex criminale che ha abbandonato la sua vita precedente ed è morto in un depuratore per salvare la vita di un collega. Siamo al mare, dove questo ragazzino che sembra più piccolo della sua età, pieno di rabbia, fissa l’acqua imbronciato e vestito, tra coetanei nuotanti e vocianti, in conflitto con la madre che, distrutta dal dolore, cerca di stargli vicino ma non riesce a dargli le risposte che cerca. E’ così che Walter si introduce nella villa immensa e sinistra del Corsaro, dove scopre uno squalo nella gigantesca piscina, una torre con un sotterraneo che ha assistito a fatti di sangue, e trova nel parco un ragazzo di poco più grande, Carlo, che dice di esserne il custode e lo introduce in un piccolo mondo criminale, che a Walter sembra l’unico modo per accogliere l’eredità paterna, rifiutandone il ravvedimento che considera responsabile della sua morte.

Potrebbe risolversi tutto in una semplice e in fondo scontata storia di educazione criminale, nata dalla ribellione di un bambino divorato dalla voglia di crescere e capire, che trova nell’emulazione dei comportamenti coatti e sopraffattori dei grandi la propria rivalsa sul mondo. Ma Denti da squalo è un piccolo film a più strati, tutt’altro che superficiale, nelle cui acque profonde nuotano sentimenti repressi e verità nascoste, un’Isola del Tesoro che è contemporaneamente l’Isolachenoncè, in cui il giovane protagonista trova sì i pirati, ma soprattutto riscopre Il bambino perduto che è dentro di lui. E tutto questo (e molto altro) il film lo fa senza strafare, con una leggerezza del tocco, sia in fase di scrittura che di regia e di recitazione, che riesce perfettamente a tenere in equilibrio le diverse anime e suggestioni di una storia che potrebbe accadere ovunque, dove ognuno potrà vedere e riconoscere i riferimenti cinematografici e non solo e soprattutto ritrovare l’adolescente ribelle che è stato (non lo siamo stati tutto, in fondo?).

Denti da squalo mette in scena il lutto, la perdita, la necessità di venire a patti con la sofferenza e il dolore che fanno a volte parte della vita, le leggende che ci aiutano a vivere e soprattutto la necessità di scegliere da che parte stare: se con il pescecane che mostra i denti (come si canta di Mackie Messer nell’Opera da tre soldi) o nel mare della trasparenza, dell’onestà, del gioco e della salvezza di chi è vittima e prigioniero. A contribuire alla riuscita di questo sorprendente e promettente debutto, condito di ironia e meraviglia, sono davvero tutti i reparti, dalla scelta delle suggestive location agli ottimi effetti speciali (non dubitiamo per un attimo che lo squalo sia vero) alle performance degli attori: Tiziano Menichelli, debuttante assoluto, ruba la scena e buca letteralmente lo schermo, sempre credibile e spontaneo, ben affiancato dal Carlo di Stefano Rosci e dagli adulti, Virginia Raffaele, brava nel ruolo per lei insolito di questa mamma amorosa e dolente e – in ruoli minori ma non meno importanti – Claudio Santamaria, proiezione di Walter della coscienza paterna, ed Edoardo Pesce, che aggiunge col cameo dell’irresistibile Corsaro un bellissimo ritratto alla sua galleria di minacciosi ma a volte anche amabili villain. Sui titoli di coda parte – una scelta logica ma che ci commuove ugualmente – una delle più belle canzoni del giovane Edoardo Bennato, “Quando sarai grande”, e anche se ancora oggi che lo siamo da un pezzo non sappiamo perché e le promesse dei grandi non si sono sempre avverate, scopriamo di nuovo con Walter come la vita sia un’avventura da vivere in una perenne estate dell’anima, senza sprecarla in recriminazioni e vendette.

Daniela Catelli – www.comingsoon.it

Prezzi

BIGLIETTO UNICO € 3,50
(CINEMA REVOLUTION)

• BAMBINI da 4 a 12 anni
• ADULTI oltre 60 anni
• PORTATORI DI HANDICAP
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a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura del comune di Imola
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MON CRIME – LA COLPEVOLE SONO IO [dal 25 aprile]

2023-05-10T21:18:49+02:008 Maggio 2023|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 3 maggio: ore 21,00
Venerdì 5 maggio: ore 21,00
Sabato 6 aprile: ore 21,00
Domenica 7 aprile: ore 16,30 – 18,30 – 21,00
Mercoledì 10 maggio: ore 21,00

Titolo originale: Mon Crime
Nazione: Francia
Anno: 2023
Genere: Giallo, Commedia
Durata: 102 min
Regia: François Ozon
Cast: Nadia Tereszkiewicz, Rebecca Marder, Isabelle Huppert, Fabrice Luchini, Dany Boon Grasmug, Calixte Broisin-Doutaz, Eric Feldman, Raphaël Thiery, Zoé Bruneau, Mounir Margoum
Produzione: Mandarin Cinéma
Distribuzione: Bim Distribuzione

 

 

 

 

Trama

Madeleine Verdier, una giovane attrice senza un soldo e anche senza talento, viene accusata di omicidio: la vittima è un celebre produttore cinematografico. Grazie all’aiuto della sua migliore amica Pauline, un’avvocata senza impiego, riesce a dimostrare che l’uccisione è avvenuta per legittima difesa.
Una volta assolta, Madeleine inizia una nuova vita ricca di da gloria e successo, fino a quando la verità non viene a galla…

Trailer

Recensione

UNO SMAGLIANTE MANIFESTO FEMMINISTA, PIÙ SOVVERSIVO DI QUANTO LE SUE ‘BUONE MANIERE’ LASCINO INTENDERE.

Parigi, 1935. Madeleine Verdier, aspirante attrice convocata da un celebre produttore per un ruolo e poi aggredita, è accusata a torto del suo omicidio. Con la complicità di Pauline Mauléon, avvocato senza clienti che si incarica della sua difesa, si assume il crimine e accede alla gloria denunciando la misoginia della società e l’incompetenza della giustizia. Il tribunale diventa ‘teatro’ della sua performance. L’ingiustizia subita commuove l’opinione pubblico, il successo è immediato. Per Madeleine comincia una nuova vita, gli ingaggi piovono coi fiori e le proposte di matrimonio ma la vera colpevole bussa alla porta e reclama la sua parte…

Procedendo al ritmo di un film all’anno, François Ozon non smette di girare e di concimare i generi.

Soltanto ieri firmava Peter von Kant, evocazione impertinente del suo idolo, Rainer Werner Fassbinder, e otto mesi più tardi è di ritorno con una commedia che riconfigura il presente col sorriso aperto e la giusta dose di insolenza. Perché quella che avrebbe potuto essere una screwball comedy nostalgica dispiega, al contrario, una vitalità organica che ‘suona’ le note moderne delle protagoniste.

Con 8 donne e un mistero e Potiche – La bella statuina, Mon Crime – La colpevole sono io forma una sorta di trilogia ideale, inscrivendosi nella vena più popolare e leggera dell’autore. Un trittico scintillante che condivide lo stesso DNA e gli artifici della rappresentazione scenica, perché il teatro resta la sorgente d’ispirazione maggiore per Ozon, come se la teatralità gli permettesse di celebrare meglio il cinema. Ma Mon Crime è altrettanto ossessionato dalla storia del cinema e ritrova lo spirito delle commedie sofisticate dell’età dell’oro hollywoodiana. Una stagione glamour, sublimata tra gli altri da Ernst Lubitsch e Howard Hawks, dove i personaggi si affrontano a colpi di repliche e le donne portano volentieri i pantaloni.

Dopo aver ‘cantato’ la misoginia negli anni Cinquanta, con un vaudeville smisurato e barocco (8 donne e un mistero), dopo aver dato una lezione di femminismo sullo sfondo degli anni Settanta (Potiche), con una commedia ludica dai colori vintage, ribadisce la gioia insurrezionale di ‘eliminare’ la figura maschile abusante, o caricaturalmente maschile e arrogante, che nutre il suo cinema dagli esordi (Sitcom).

Comme d’habitude, Ozon va oltre il testo che lo ispira. Mentre le nostre eroine ‘prendono la parola’ (e la pistola), il film allude a una possibile deriva del potere femminile. Se in Potiche era l’avvento della ‘supermamma’, in Mon Crime è la possibilità di raggiungere un fine personale. Il femminismo ostentato non manca di ambiguità, l’emancipazione e la scalata sociale delle protagoniste passano di fatto per le bugie e la manipolazione. Perfidia intrigante di un film che dietro il divertissement e i virtuosismi verbali si rivela più sovversivo di quanto le sue ‘buone maniere’ lascino intendere.

La pièce de boulevard di Georges Berr e Louis Verneuil, scritta nel 1934 e aggiornata al 2023, ‘difende’ la necessità della violenza, qui estrema (l’omicidio come unico mezzo per proteggersi dagli uomini), e la riconquista del potere delle donne attraverso l’esercizio di questa violenza. L’aula di tribunale è un laboratorio di sperimentazione performativa per le protagoniste e per le loro interpreti che praticano la sorellanza e si divertono ad abbattere gli uomini e l’immagine che gli uomini hanno di loro.

Ma ancora più bella è la maniera generosa di Ozon di invitare due attrici in divenire, e tra le più promettenti della loro generazione, nello star system francese. Intorno a Nadia Tereszkiewicz (Forever Young), che incarna la ‘deliziosa’ colpevole che il pubblico, da convenzione, ama odiare, e Rebecca Marder (Une jeune fille qui va bien), novizia del foro che farà di lei un’icona femminista, ruotano come satelliti Fabrice Luchini, giudice conservatore che ha fretta di archiviare l’omicidio invece di chiarirlo, Dany Boon, affarista provenzale con accento di Marsiglia e baffo malandrino, e Isabelle Huppert, attrice del muto lanciata a pieno regime contro il privilegio maschile dominante.

In questo gioco di ruoli, di inganni e di massacro, la tentazione di mettere in competizione gli interpreti è grande ma è più appropriato constatare l’inarrestabile effetto comico che producono insieme generando un miracolo: la verità dietro tanto trucco.

Ancora una volta, Ozon fissa un punto di incontro tra un’attrice (senza tempo) e il suo personaggio. In Potiche Catherine Deneuve, star del passato che non smette di investire sul presente, è una creatura del futuro anteriore che modificherà la mentalità e la percezione delle donne in una società ancora patriarcale. In Mon Crime, Isabelle Huppert, che sullo schermo sembra ringiovanire con gli anni, incarna un’attrice obsoleta che pretende di rivalizzare con due giovani primizie. Anche questo fa di Mon Crime uno smagliante (e divertito) manifesto femminista.

Marzia Gandolfi – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

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• ADULTI oltre 60 anni
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a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
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c) card Cultura del comune di Imola
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L’AMORE SECONDO DALVA [mercoledì 17 maggio]

2023-05-17T22:53:05+02:008 Maggio 2023|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 12 maggio: ore 21,00
Sabato 13 maggio: ore 21,00
Domenica 14 maggio: ore 16,30 – 18,30 – 21,00
Mercoledì 17 maggio: ore 21,00

Titolo originale: Dalva
Nazione: Francia, Belgio
Anno: 2022
Genere: Drammatico
Durata: 83 min
Regia: Emmanuelle Nicot
Cast: Zelda Samson, Alexis Manenti, Fanta Guirassi, Marie Denarnaud, Jean-Louis Coulloc’h
Produzione: Hélicotronc, Tripode Productions
Distribuzione: Teodora Film

 

 

 

 

Trama

Dalva ha dodici anni e si sente una donna, non una bambina: è quanto ripete agli assistenti sociali dopo l’arresto del padre, di cui si dichiara innamorata malgrado l’uomo abbia a lungo abusato di lei. Sarà grazie a una casa famiglia e all’amicizia di una coetanea che Dalva lentamente imparerà a guardare il mondo da una prospettiva diversa e a riappropriarsi della propria infanzia…

Trailer

Recensione

UNA VISIONE CORAGGIOSA E ORIGINALE SU UN TEMA DIFFICILE CON PROTAGONISTA UN’OTTIMA GIOVANE INTERPRETE

Dalva, quando viene prelevata dai Servizi sociali e portata contro la sua volontà in un centro per minori, ha 12 anni, vive da sola con il padre, che lei chiama Jacques, ha sempre studiato in casa senza avere contatti con i suoi coetanei, e si veste e si trucca come una donna adulta. Al centro di accoglienza si sente sola, e vittima di una grande ingiustizia. Ma a poco a poco diventa evidente che l’ingiustizia è quella perpetrata contro di lei dal padre che, dopo la separazione dalla moglie, ha fatto di Dalva la sua compagna. La ragazzina non conosce altro affetto, e sente terribilmente la mancanza di “Jacques”. Saranno l’amicizia con Samia, la compagna di stanza che le è stata affiancata, e l’aiuto dell’assistente sociale Jayden a donarle una nuova prospettiva sulla realtà e ad insegnarle come possa essere la vita a 12 anni, così come quale possa essere l’amore autentico di un genitore verso un figlio.

La regista e sceneggiatrice belga Emmanuelle Nicot, al suo esordio nel lungometraggio, sceglie di raccontare una storia di incesto allineandosi totalmente al punto di vista della giovane vittima, tanto che nella parte iniziale del racconto viviamo anche noi ciò che le succede come una sgradita ingerenza e un abuso.

Solo gradualmente, per il pubblico come per la ragazzina, la verità comincerà a farsi strada, e piano piano Dalva riuscirà a recuperare la sua preadolescenza. La cinepresa scava nel silenzio smarrito del suo volto che a poco a poco cambia di segno, utilizzando primi piani indagatori ma sempre rispettosi dell’intimità della protagonista – quella che nella storia è stata ampiamente violata.

Nicot riesce a raccontare una vicenda potenzialmente scabrosa senza alcun compiacimento o voyeurismo, e contemporaneamente senza alcuna pruderie o imposizione di giudizio: persino il padre, intravisto in pochi istanti, viene raffigurato nella sua fallibilità umana più che nella sua colpevolezza criminale, che pure è chiaramente identificata. In L’amore secondo Dalva la posizione morale della regista è netta, e resta inequivocabilmente dalla parte dell’innocenza perduta della protagonista, ma c’è anche il coraggio di mostrare chiaramente la dualità che una minorenne abusata può provare verso chi ha un ruolo unico nella sua vita e sostiene di volerle bene. In gioco c’è la lealtà che i figli provano istintivamente verso un genitore amorevole, anche nel modo più terribilmente sbagliato.

L’amore secondo Dalva è la storia di una riconquista, e infatti finisce quando la seconda parte della vita della ragazza sta per cominciare ufficialmente. Questa riconquista passa attraverso piccoli gesti e piccole scelte che finalmente appartengono all’età anagrafica della protagonista, invece che al teatro delle apparenze impostole dal padre. La giovanissima protagonista, l’esordiente Zelda Samson, porta sulle sue spalle tutta la narrazione, in un percorso dal buio alla luce.

E gradualmente la sua visione soggettiva, che era in realtà l’oggettivizzazione dello sguardo del padre, coincide con la sua individualità di soggetto in grado di decidere per se stessa. La cinepresa la (e ci) accompagna lungo questo percorso senza forzare la mano, con grande rispetto della dignità di questa vita giovane il cui percorso percettivo è stato deviato fin dall’infanzia.

Molto azzeccata anche la scelta di Alexis Maneti nel ruolo dell’assistente sociale Jayden, che segue il caso della ragazzina con partecipazione ma anche con un certo grado di ruvidezza perfettamente comprensibile dato il carico emotivo del mestiere che ha scelto, e anche Fanta Guirassy nella parte della compagna di stanza di Dalva, Samia, è una presenza fresca e convincente. A conti fatti L’amore secondo Dalva porta una visione coraggiosa e originale non sul tema dell’incesto ma sulle risorse che un essere umano può ritrovare per mettere in salvo la propria esistenza.

Paola Casella – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
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LA QUATTORDICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO [dal 19/05]

2023-05-22T21:36:49+02:003 Maggio 2023|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 19 maggio: ore 21,00
Sabato 20 maggio: ore 21,00
Domenica 21 maggio: ore 16,30 – 18,30 – 21,00

Titolo originale: La quattordicesima domenica del tempo ordinario
Nazione: Italia
Anno: 2023
Genere: Drammatico
Durata: 98 min
Regia: Pupi Avati
Cast: Camilla Ciraolo, Lodo Guenzi, Nick Russo, Edwige Fenech, Gabriele Lavia, Cesare Bocci, Massimo Lopez, Cesare Cremonini, Jacopo Rampini, Fabrizio Buompastore, Sydne Rome, Anna Safroncik, Patrizia Pellegrino, Pilar Abella, Vincenzo Failla
Produzione: Duea Film, Minerva Pictures con Vision Distribution in collaborazione con Sky
Distribuzione: Vision Distribution

 

Trama

La quattordicesima domenica del tempo ordinario racconta la storia di Samuele Nascetti e Marzio Barreca (Massimo Lopez e Gabriele Lavia), due quindicenni che nella Bologna degli anni ’70, mentre sono seduti al tavolino di un chiosco di gelati, prendono una decisione: saranno amici per sempre, per tutta la vita. I due sono accomunati dalla passione per la musica e formano un duo, i Leggenda, con il quale iniziano a esibirsi per i vari teatri parrocchiali.
Un giorno, però, Marzio conosce una sua coetanea bellissima di nome Sandra (Camilla Ciraolo), di cui di innamora perdutamente. Il giovane decide di corteggiarla, determinato a farla innamorare di lui…

Trailer

Recensione

UNA SUMMA DEL CINEMA DI AVATI, INTRISO DI MUSICA, MALINCONIA E A CUI NON MANCA IL GUIZZO IRONICO DEL SUO AUTORE

Bologna oggi. Marzio incontra Samuele con cui negli anni ’70 aveva costituito il gruppo ‘I Leggenda’ con il sogno di sfondare nel mondo della musica e che aveva invece finito con il produrre un solo brano. I due vivono entrambi un momento difficile così come non facile aveva finito con il diventare il loro rapporto a causa di Sandra, che Marzio aveva sposato ma non aveva saputo comprendere fino in fondo. Sono passati 35 anni dalla quattordicesima domenica del tempo ordinario in cui si era celebrato il matrimonio. Ora tutti e tre si trovano dinanzi a una svolta della loro vita.

‘Il quarantatreesimo film del cinema avatiano’: questo potrebbe essere il titolo alternativo di un’opera che ha come spinta propulsiva il dono che alcuni Autori (e Avati indubbiamente lo è) scoprono di possedere interiormente raggiunta una fase avanzata della loro vita: il non dover essere costretti a dimostrare niente a nessuno.

Pupi Avati è sempre stato un uomo libero, lontano dagli ambienti ‘che contano’ nel mondo del cinema, ma ora lo è nel senso più ampio del termine. Lo aveva ulteriormente provato, ammesso che ce ne fosse bisogno, con i due film precedenti con il ritorno all’horror de Il signor diavolo e con un sogno accarezzato per vent’anni e finalmente realizzato, grazie a una rilettura al contempo classica ed originale: Dante rivisitato grazie a Boccaccio e mettendo la Divina Commedia sullo sfondo. Ora ci propone una summa del suo cinema mostrando in sottotraccia di avere condensato elementi che avrebbero potuto, se sviluppati ulteriormente, dare origine a una fiction di qualità come lo è stata Un matrimonio.

Perché da lì si torna a partire, da una data che dà il titolo al film e che è quella in cui lui si è sposato. Già il titolo costituisce una piccola provocazione. Non tanto per il dato biografico di cui sopra che, ovviamente, i più non conoscevano ma per quel ‘tempo ordinario’ di cui molti si devono essere chiesti in cosa consista non sapendo che è una modalità di datazione liturgica. Perché Avati è un cattolico praticante, distante anni luce dal bigottismo, che però non ha remore nell’affermarlo.

Quella data per il protagonista sembra segnare il raggiungimento del traguardo non rendendosi conto che invece costituisce l’inizio della corsa, con salite e discese, che sta alla base di un matrimonio. Ecco allora che diventa necessario, a Marzio come a Pupi, voltarsi indietro per cercare di capire cosa è accaduto, come sono stati messi in gioco e vissuti quei due stati fondamentali delle relazioni che sono l’amore e l’amicizia.

Come accade nel cinema di un autore che è rimasto un musicista nel profondo, la musica non è mai un elemento dello sfondo nei suoi film, un accompagnamento funzionale ma nulla di più. Qui l’unica canzone del duo viene riproposta in più di un’occasione e i malevoli potranno appiccicarle la definizione di ‘tormentone’. In effetti lo è ma con l’esclusione del ‘ne’ finale. Lo è per i tre protagonisti perché segna il punto più alto dell’unione così come quello del distacco.

Il personaggio di Sandra, accompagnato nelle diverse fasi della sua vita, mostra come Avati si sia, con il passare degli anni, allontanato da un cinema al maschile (con il gruppo degli attori fedeli) per scavare sempre più nell’animo e nelle esigenze delle sue protagoniste.

In un film in cui la morte (o il suo rischio) è presente in più occasioni, resta intatta l’esigenza di guardare avanti pur sapendo che alcuni difetti saranno sempre inemendabili. Insieme al bisogno di ottenere una risposta a domande che non si potranno mai porre se non in un’altra vita (se ci si crede) come quelle di Marzio al padre e di Pupi al suo, perso quando aveva 12 anni.

Al pessimismo della ragione Avati non rinuncia ma sa anche che questo può costituire un freno. Le stanze della vita possono tornare ad avere il colore giusto che integri in sé una molteplicità di attese e di progetti. Nonostante tutto. In un film intriso di malinconia in cui però non può mancare il guizzo ironico di Pupi. Edwige Fenech, come ha dovuto fare in tanto film degli anni ’70, va a fare una doccia. Non la si vede ma il getto dell’acqua dopo l’abluzione non si ferma. Lo ferma Marzio. Così come lo ha fermato Pupi offrendole questo ruolo.

Giancarlo Zappoli – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
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ELEMENTAL [fino a domenica 2 luglio]

2023-07-03T19:29:07+02:001 Maggio 2023|Archivio|

 

Proiezioni

Mercoledì 28 giugno: ore 21,00
Venerdì 30 giugno: ore 21,00
Sabato 1 luglio: ore 21,00
Domenica 2 luglio: ore 18,00 – 20,30

 

 

Titolo originale: Elemental
Nazione: U.S.A.
Anno: 2023
Genere: Avventura, animazione
Durata: 93 min
Regia: Peter Sohn
Voci: Valentina Romani, Stefano De Martino, Serra Yilmaz, Hal Yamanouchi, Leah Lewis
Produzione:  Disney Pixar
Distribuzione: Walt Disney Italia

 

 

 

 

 

 

Trama

“Elemental” è il nuovo lungometraggio targato Disney-Pixar e ambientato a Element City, popolata da cittadini appartenenti ai 4 elementi essenziali, ovvero fuoco, acqua, terra e aria. Ember è una giovane donna tenace, brillante e impetuosa la cui improvvisa amicizia con Wade, un ragazzo spiritoso, accomodante e ipersensibile, finisce per scardinare le certezze e i punti di riferimento del mondo in cui vivono…

Trailer

Recensione

DIETRO L’INCANTESIMO DEI COLORI, UNA STORIA D’AMORE PER TUTTE LE ETÀ CHE CELEBRA LA TOLLERANZA E L’INCLUSIONE

Ember Lumen, adolescente di temperamento, è cresciuta a Elemental City, città multietnica dove gli abitanti sono fatti di fuoco e di acqua, di terra e di aria. La città, a maggioranza acquatici, è insofferente ai migranti, soprattutto quelli ardenti come Ember, che non perdono occasione per umiliare e ‘raffreddare’. Completamente dedicata al suo vecchio padre a un passo dalla pensione, ha deciso di dargli il cambio nell’attività di famiglia, un negozio di prodotti ‘etnici’ frequentato da clienti esigenti che non mancano di indispettirla. Durante una crisi di collera, l’ennesima, che fa tremare muri e condotti, un’onda anomala recapita al suo indirizzo Wade Ripple, water gay timido e sentimentale, pieno di buoni propositi e lacrime che versa copiosamente alla prima emozione. Incompatibili per le leggi di Elemental, i due elementi antagonisti stabiliranno una connessione che volgerà presto in amore.

Da qualche parte tra Inside Out e Zootropolis, Elemental incontra il fuoco e l’acqua sullo sfondo dell’accettazione della differenza.

Dietro l’incantesimo dei colori, la Pixar non smette di inoltrare messaggi universali, celebrando la tolleranza e l’inclusione. Il nuovo prodotto si concentra allora sulla lotta dei figli degli immigrati per trovare un posto nella società e in una città controllata da una popolazione a maggioranza acquatica, dove i fiammanti sono emarginati dagli altri elementi, costretti nei quartieri più poveri e banditi da alcuni luoghi pubblici. Ma il sentimento nascente tra Ember (Leah Lewis) e Wade (Mamoudou Athie), lei fuoco, lui acqua, metterà in discussione il mondo in cui vivono.

Peter Sohn, regista e sceneggiatore di altri prodotti Pixar (Il viaggio di Arlo), fa tesoro del suo background e integra la sua storia personale al racconto. Figlio di immigrati coreani, mette la sua esperienza al servizio dei suoi personaggi, arrivati anni prima da Fireland, una terra lontana e abbandonata dove aver perso tutto. Proprietari di una piccola attività, i genitori di Ember sperano ‘ardentemente’ che la figlia possa prenderne le redini ma le cose andranno altrimenti, perché la nuova eroina Pixar brucia di mille fuochi e ha sogni da vendere. Contro ogni aspettativa ad accenderla sarà proprio una creatura d’acqua. Innamorare gli opposti rappresenta una nuova sfida per gli animatori della ‘lampada’.

Spingendo ancora più in là i limiti del realismo, senza rinunciare mai a una dose di umorismo, Elemental sviluppa progressivamente un sentimento che finisce per avere il sopravvento su tutto. Una storia d’amore ad altezza di bambino e di adulto, a cui il film parla più profondamente e in filigrana. La ‘doppia lettura’ attraversa maliziosamente i dialoghi, facendo sorridere i grandi e passando impercepita dai più piccoli.

La Pixar, che fino ad oggi aveva principalmente esplorato l’amicizia e la famiglia, affronta per la prima volta l’amore, evocato soltanto col romance platonico dei robot di WALL-E. Il sentimento amoroso è al centro dell’intrigo e cerca una via per realizzarsi, perché Ember e Wade si amano a distanza, restano prudenti e all’erta, evitano come possono il contatto, provano come possono a vincere la loro attrazione.

In attesa di trovare la strada, Elemental dialoga con le altre produzioni Pixar. Ci introduce in un mondo che ricorda quello ‘dentro’ di Inside Out, dove i personaggi principali erano pure emozioni, ed evoca frontalmente la questione del desiderio e della sensualità, sfiorato in Red, esilarante favola sulla trasmissione. Come l’adolescente di Red, che scopre con gli ‘ormoni’ la sua capacità di trasformarsi in un gigantesco panda rosso, Ember è travolta da un sentimento nuovo, che la destabilizza e la spinge a cercare un nuovo equilibrio, un posto diverso nella sua famiglia. Del resto, la difficoltà di crescere e cambiare è il tema centrale di quasi tutti i film Pixar, dal folgorante Inside Out a Coco, fino al recente Luca.

Fanciulla alle prese con un temperamento impulsivo e un’eredità familiare da proseguire, Ember disegna una nuova storia di iniziazione. Se ieri era la pubertà femminile, quell’allarme rosso che trasforma per sempre il corpo di una ragazza, oggi la delicata transizione è alle spalle. È la cotta per un ragazzo che Ember deve imparare a gestire. L’amore la infiamma ma non sa come ‘toccare’ l’oggetto amato senza farlo ‘evaporare’. Troverà la maniera e la sequenza è di una rara inventiva figurativa. Una sequenza lirica e impermeabile alla razionalità commerciale dell’Idra disneyana.

Lo studio, ostinato nel dare vita (e soprattutto a rendere familiari) tutte le cose inerti, automobili, giocattoli, robot, emozioni, oggetti vicini a noi e qualche volta resistenti all’antropomorfismo, aggiunge alla lista gli elementi primordiali. Da Vitruvio (“De Architectura”) a Sohn, i quattro elementi rappresentano una nuova sfida grafica per lo studio, che compie l’impresa, teorica ed estetica, e incarna acqua, aria, fuoco e terra.

La sfida riguarda soprattutto il design dei personaggi, smaterializzati e instabili, al punto da impedire una reale empatia. Praticamente ‘senza corpo’ e lontani dai tratti convenzionali della Pixar, i nostri eroi di acqua e fuoco, scorrono o ardono in un film che finisce per coprire la distanza emotiva. Perché lo spirito singolare della Pixar resiste ancora sotto la rapida successione delle immagini e un bell’oggetto industriale generato al computer. Forse per ingiunzione, i creatori si sono accontentati di soddisfare una serie di specifiche, quasi ansiosi di riempire tutte le caselle previste da un prodotto animato consensuale.

Elemental trova qualche momento di follia allegorica, su tutti l’omaggio ‘indovina chi viene a cena’, ma lascia la strana sensazione di essere stato riletto, rivisto e coretto da più persone nel corso della lunga catena di produzione.

Cosa resta alla fine? La narrazione di un idillio tra una ragazzina ‘focosa’, che scopre l’amore e un talento che modella il vetro (e il mondo), e Wade, bravo ragazzo associato alla acqua che la travolge senza spegnerla. Non è poco ma è solo un altro Pixar.

Marzia Gandolfi – www.mymovies.it

 

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ZONA MARCONI [13 giugno 2023 – ore 21]

2023-06-13T22:12:40+02:008 Aprile 2023|Archivio|

La squadra di calcio a 7 nasce nel 2018 per unire due questioni emerse dal lavoro sul campo della cooperativa Officina Immaginata in ambiti specifici: il centro giovanile al quartiere Marconi e le attività di animazione nel quartiere Pedagna.
Il calcio, come spesso accade, univa gli interessi delle due realtà. Il problema si presentava quando i ragazzi non erano più in età da centro giovanile e si voleva garantire la continuità del rapporto educativo e sociale instauratosi tra pari e con i relativi educatori.
Per questo si decise di formare la squadra e iscriverla al campionato di calcio a 7 di Forlì.
Oltre all’ambito sportivo e ludico, si continuano ad alimentare le relazioni e le figure di riferimento rimangono tali per ragazzi che iniziano a confrontarsi con il mondo degli adulti.
E’ un percorso in evoluzione che ha visto cambiare i protagonisti.
Il documentario presenta la stagione 2021-2022 con interviste ai ragazzi che hanno rappresentato l’ossatura della squadra durante i primi anni.
Oltre al percorso della squadra continua parallelamente l’esperienza “campo aperto” in cui il campo in sintetico della Casa del Fanciullo viene aperto liberamente ai ragazzi del quartiere nei periodi dell’anno contraddistinti da meno attività, scolastiche e sportive.

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