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DENTI DA SQUALO [da venerdì 16 giugno]

2023-06-19T20:43:27+02:008 Maggio 2023|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 16 giugno: ore 21,00
(CINEMA REVOLUTION – Prezzo unico  3,50)
Sabato 17 giugno: ore 21,00
(CINEMA REVOLUTION – Prezzo unico  3,50)
Domenica 18 giugno: ore 18,30 – 21,00
(CINEMA REVOLUTION – Prezzo unico  3,50)

 Titolo originale: Denti da squalo

Nazione: Italia
Anno: 2023
Genere: Drammatico
Durata: 104 min
Regia: Davide Gentile
Cast: Tiziano Menichelli, Stefano Rossi Giordani, Virginia Raffaele, Edoardo Pesce
Produzione: Goon Films, Lucky Red, Ideacinema con Rai Cinema, in collaborazione con Prime Video.
Distribuzione: Lucky Red

 

 

Trama

Un’estate diversa dalle altre per il tredicenne Walter.
La prima estate che passerà senza suo padre che è morto da poco in un incidente sul lavoro.
Siamo sul litorale romano e la scuola è appena finita, sono rimasti da soli lui e sua madre Rita che difficilmente accetta questo terribile lutto. Rita si chiude sempre più in se stessa e i suoi silenzi la stanno allontanano da suo figlio.

Walter passa le sue giornate gironzolando senza meta e un giorno la sua attenzione viene catturata da un luogo misterioso, una villa con una grande piscina. L’acqua della piscina però è torbida e contrariamente a quello che pensa inizialmente, la villa non è abbandonata.
Ad occuparla c’è il criminale di zona conosciuto come Il Corsaro , e con lui a custodire la villa c’è anche Carlo, un teppistello.

Questo sarà l’inizio di un’avventura unica e poetica che Walter ricorderà per tutta la vita.

Trailer

Recensione

Denti da squalo: la recensione di un’opera prima convincente ed emozionante

Arriva al cinema l’8 giugno Denti da squalo, convincente storia di maturazione firmata alla regia da Davide Gentile al suo debutto e interpretata da un giovanissimo e intenso protagonista, ben coadiuvato da un bel cast. La recensione di Daniela Catelli.

Un’estate avventurosa, gli amici ed un evento memorabile – traumatico o meno – che cambia per sempre la vita facendo crescere il protagonista: sono questi gli elementi alla base di molte storie di formazione americane, un genere poco praticato da noi ma declinato in maniera egregia e originale da Denti da squalo, bella opera prima di Davide Gentile, sulla scorta di una sceneggiatura premio Solinas di Valerio Cilio e Gianluca Leoncini, a lungo rimasta chiusa in un cassetto e per fortuna recuperata, grazie anche alla collaborazione con Gabriele Mainetti, produttore artistico del progetto nonché coautore della bella colonna sonora.

Il film racconta la lunga estate di Walter, un tredicenne orfano di padre, un ex criminale che ha abbandonato la sua vita precedente ed è morto in un depuratore per salvare la vita di un collega. Siamo al mare, dove questo ragazzino che sembra più piccolo della sua età, pieno di rabbia, fissa l’acqua imbronciato e vestito, tra coetanei nuotanti e vocianti, in conflitto con la madre che, distrutta dal dolore, cerca di stargli vicino ma non riesce a dargli le risposte che cerca. E’ così che Walter si introduce nella villa immensa e sinistra del Corsaro, dove scopre uno squalo nella gigantesca piscina, una torre con un sotterraneo che ha assistito a fatti di sangue, e trova nel parco un ragazzo di poco più grande, Carlo, che dice di esserne il custode e lo introduce in un piccolo mondo criminale, che a Walter sembra l’unico modo per accogliere l’eredità paterna, rifiutandone il ravvedimento che considera responsabile della sua morte.

Potrebbe risolversi tutto in una semplice e in fondo scontata storia di educazione criminale, nata dalla ribellione di un bambino divorato dalla voglia di crescere e capire, che trova nell’emulazione dei comportamenti coatti e sopraffattori dei grandi la propria rivalsa sul mondo. Ma Denti da squalo è un piccolo film a più strati, tutt’altro che superficiale, nelle cui acque profonde nuotano sentimenti repressi e verità nascoste, un’Isola del Tesoro che è contemporaneamente l’Isolachenoncè, in cui il giovane protagonista trova sì i pirati, ma soprattutto riscopre Il bambino perduto che è dentro di lui. E tutto questo (e molto altro) il film lo fa senza strafare, con una leggerezza del tocco, sia in fase di scrittura che di regia e di recitazione, che riesce perfettamente a tenere in equilibrio le diverse anime e suggestioni di una storia che potrebbe accadere ovunque, dove ognuno potrà vedere e riconoscere i riferimenti cinematografici e non solo e soprattutto ritrovare l’adolescente ribelle che è stato (non lo siamo stati tutto, in fondo?).

Denti da squalo mette in scena il lutto, la perdita, la necessità di venire a patti con la sofferenza e il dolore che fanno a volte parte della vita, le leggende che ci aiutano a vivere e soprattutto la necessità di scegliere da che parte stare: se con il pescecane che mostra i denti (come si canta di Mackie Messer nell’Opera da tre soldi) o nel mare della trasparenza, dell’onestà, del gioco e della salvezza di chi è vittima e prigioniero. A contribuire alla riuscita di questo sorprendente e promettente debutto, condito di ironia e meraviglia, sono davvero tutti i reparti, dalla scelta delle suggestive location agli ottimi effetti speciali (non dubitiamo per un attimo che lo squalo sia vero) alle performance degli attori: Tiziano Menichelli, debuttante assoluto, ruba la scena e buca letteralmente lo schermo, sempre credibile e spontaneo, ben affiancato dal Carlo di Stefano Rosci e dagli adulti, Virginia Raffaele, brava nel ruolo per lei insolito di questa mamma amorosa e dolente e – in ruoli minori ma non meno importanti – Claudio Santamaria, proiezione di Walter della coscienza paterna, ed Edoardo Pesce, che aggiunge col cameo dell’irresistibile Corsaro un bellissimo ritratto alla sua galleria di minacciosi ma a volte anche amabili villain. Sui titoli di coda parte – una scelta logica ma che ci commuove ugualmente – una delle più belle canzoni del giovane Edoardo Bennato, “Quando sarai grande”, e anche se ancora oggi che lo siamo da un pezzo non sappiamo perché e le promesse dei grandi non si sono sempre avverate, scopriamo di nuovo con Walter come la vita sia un’avventura da vivere in una perenne estate dell’anima, senza sprecarla in recriminazioni e vendette.

Daniela Catelli – www.comingsoon.it

Prezzi

BIGLIETTO UNICO € 3,50
(CINEMA REVOLUTION)

• BAMBINI da 4 a 12 anni
• ADULTI oltre 60 anni
• PORTATORI DI HANDICAP
• GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
• MILITARI
• il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
• il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura del comune di Imola
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
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MON CRIME – LA COLPEVOLE SONO IO [dal 25 aprile]

2023-05-10T21:18:49+02:008 Maggio 2023|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 3 maggio: ore 21,00
Venerdì 5 maggio: ore 21,00
Sabato 6 aprile: ore 21,00
Domenica 7 aprile: ore 16,30 – 18,30 – 21,00
Mercoledì 10 maggio: ore 21,00

Titolo originale: Mon Crime
Nazione: Francia
Anno: 2023
Genere: Giallo, Commedia
Durata: 102 min
Regia: François Ozon
Cast: Nadia Tereszkiewicz, Rebecca Marder, Isabelle Huppert, Fabrice Luchini, Dany Boon Grasmug, Calixte Broisin-Doutaz, Eric Feldman, Raphaël Thiery, Zoé Bruneau, Mounir Margoum
Produzione: Mandarin Cinéma
Distribuzione: Bim Distribuzione

 

 

 

 

Trama

Madeleine Verdier, una giovane attrice senza un soldo e anche senza talento, viene accusata di omicidio: la vittima è un celebre produttore cinematografico. Grazie all’aiuto della sua migliore amica Pauline, un’avvocata senza impiego, riesce a dimostrare che l’uccisione è avvenuta per legittima difesa.
Una volta assolta, Madeleine inizia una nuova vita ricca di da gloria e successo, fino a quando la verità non viene a galla…

Trailer

Recensione

UNO SMAGLIANTE MANIFESTO FEMMINISTA, PIÙ SOVVERSIVO DI QUANTO LE SUE ‘BUONE MANIERE’ LASCINO INTENDERE.

Parigi, 1935. Madeleine Verdier, aspirante attrice convocata da un celebre produttore per un ruolo e poi aggredita, è accusata a torto del suo omicidio. Con la complicità di Pauline Mauléon, avvocato senza clienti che si incarica della sua difesa, si assume il crimine e accede alla gloria denunciando la misoginia della società e l’incompetenza della giustizia. Il tribunale diventa ‘teatro’ della sua performance. L’ingiustizia subita commuove l’opinione pubblico, il successo è immediato. Per Madeleine comincia una nuova vita, gli ingaggi piovono coi fiori e le proposte di matrimonio ma la vera colpevole bussa alla porta e reclama la sua parte…

Procedendo al ritmo di un film all’anno, François Ozon non smette di girare e di concimare i generi.

Soltanto ieri firmava Peter von Kant, evocazione impertinente del suo idolo, Rainer Werner Fassbinder, e otto mesi più tardi è di ritorno con una commedia che riconfigura il presente col sorriso aperto e la giusta dose di insolenza. Perché quella che avrebbe potuto essere una screwball comedy nostalgica dispiega, al contrario, una vitalità organica che ‘suona’ le note moderne delle protagoniste.

Con 8 donne e un mistero e Potiche – La bella statuina, Mon Crime – La colpevole sono io forma una sorta di trilogia ideale, inscrivendosi nella vena più popolare e leggera dell’autore. Un trittico scintillante che condivide lo stesso DNA e gli artifici della rappresentazione scenica, perché il teatro resta la sorgente d’ispirazione maggiore per Ozon, come se la teatralità gli permettesse di celebrare meglio il cinema. Ma Mon Crime è altrettanto ossessionato dalla storia del cinema e ritrova lo spirito delle commedie sofisticate dell’età dell’oro hollywoodiana. Una stagione glamour, sublimata tra gli altri da Ernst Lubitsch e Howard Hawks, dove i personaggi si affrontano a colpi di repliche e le donne portano volentieri i pantaloni.

Dopo aver ‘cantato’ la misoginia negli anni Cinquanta, con un vaudeville smisurato e barocco (8 donne e un mistero), dopo aver dato una lezione di femminismo sullo sfondo degli anni Settanta (Potiche), con una commedia ludica dai colori vintage, ribadisce la gioia insurrezionale di ‘eliminare’ la figura maschile abusante, o caricaturalmente maschile e arrogante, che nutre il suo cinema dagli esordi (Sitcom).

Comme d’habitude, Ozon va oltre il testo che lo ispira. Mentre le nostre eroine ‘prendono la parola’ (e la pistola), il film allude a una possibile deriva del potere femminile. Se in Potiche era l’avvento della ‘supermamma’, in Mon Crime è la possibilità di raggiungere un fine personale. Il femminismo ostentato non manca di ambiguità, l’emancipazione e la scalata sociale delle protagoniste passano di fatto per le bugie e la manipolazione. Perfidia intrigante di un film che dietro il divertissement e i virtuosismi verbali si rivela più sovversivo di quanto le sue ‘buone maniere’ lascino intendere.

La pièce de boulevard di Georges Berr e Louis Verneuil, scritta nel 1934 e aggiornata al 2023, ‘difende’ la necessità della violenza, qui estrema (l’omicidio come unico mezzo per proteggersi dagli uomini), e la riconquista del potere delle donne attraverso l’esercizio di questa violenza. L’aula di tribunale è un laboratorio di sperimentazione performativa per le protagoniste e per le loro interpreti che praticano la sorellanza e si divertono ad abbattere gli uomini e l’immagine che gli uomini hanno di loro.

Ma ancora più bella è la maniera generosa di Ozon di invitare due attrici in divenire, e tra le più promettenti della loro generazione, nello star system francese. Intorno a Nadia Tereszkiewicz (Forever Young), che incarna la ‘deliziosa’ colpevole che il pubblico, da convenzione, ama odiare, e Rebecca Marder (Une jeune fille qui va bien), novizia del foro che farà di lei un’icona femminista, ruotano come satelliti Fabrice Luchini, giudice conservatore che ha fretta di archiviare l’omicidio invece di chiarirlo, Dany Boon, affarista provenzale con accento di Marsiglia e baffo malandrino, e Isabelle Huppert, attrice del muto lanciata a pieno regime contro il privilegio maschile dominante.

In questo gioco di ruoli, di inganni e di massacro, la tentazione di mettere in competizione gli interpreti è grande ma è più appropriato constatare l’inarrestabile effetto comico che producono insieme generando un miracolo: la verità dietro tanto trucco.

Ancora una volta, Ozon fissa un punto di incontro tra un’attrice (senza tempo) e il suo personaggio. In Potiche Catherine Deneuve, star del passato che non smette di investire sul presente, è una creatura del futuro anteriore che modificherà la mentalità e la percezione delle donne in una società ancora patriarcale. In Mon Crime, Isabelle Huppert, che sullo schermo sembra ringiovanire con gli anni, incarna un’attrice obsoleta che pretende di rivalizzare con due giovani primizie. Anche questo fa di Mon Crime uno smagliante (e divertito) manifesto femminista.

Marzia Gandolfi www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

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L’AMORE SECONDO DALVA [mercoledì 17 maggio]

2023-05-17T22:53:05+02:008 Maggio 2023|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 12 maggio: ore 21,00
Sabato 13 maggio: ore 21,00
Domenica 14 maggio: ore 16,30 – 18,30 – 21,00
Mercoledì 17 maggio: ore 21,00

Titolo originale: Dalva
Nazione: Francia, Belgio
Anno: 2022
Genere: Drammatico
Durata: 83 min
Regia: Emmanuelle Nicot
Cast: Zelda Samson, Alexis Manenti, Fanta Guirassi, Marie Denarnaud, Jean-Louis Coulloc’h
Produzione: Hélicotronc, Tripode Productions
Distribuzione: Teodora Film

 

 

 

 

Trama

Dalva ha dodici anni e si sente una donna, non una bambina: è quanto ripete agli assistenti sociali dopo l’arresto del padre, di cui si dichiara innamorata malgrado l’uomo abbia a lungo abusato di lei. Sarà grazie a una casa famiglia e all’amicizia di una coetanea che Dalva lentamente imparerà a guardare il mondo da una prospettiva diversa e a riappropriarsi della propria infanzia…

Trailer

Recensione

UNA VISIONE CORAGGIOSA E ORIGINALE SU UN TEMA DIFFICILE CON PROTAGONISTA UN’OTTIMA GIOVANE INTERPRETE

Dalva, quando viene prelevata dai Servizi sociali e portata contro la sua volontà in un centro per minori, ha 12 anni, vive da sola con il padre, che lei chiama Jacques, ha sempre studiato in casa senza avere contatti con i suoi coetanei, e si veste e si trucca come una donna adulta. Al centro di accoglienza si sente sola, e vittima di una grande ingiustizia. Ma a poco a poco diventa evidente che l’ingiustizia è quella perpetrata contro di lei dal padre che, dopo la separazione dalla moglie, ha fatto di Dalva la sua compagna. La ragazzina non conosce altro affetto, e sente terribilmente la mancanza di “Jacques”. Saranno l’amicizia con Samia, la compagna di stanza che le è stata affiancata, e l’aiuto dell’assistente sociale Jayden a donarle una nuova prospettiva sulla realtà e ad insegnarle come possa essere la vita a 12 anni, così come quale possa essere l’amore autentico di un genitore verso un figlio.

La regista e sceneggiatrice belga Emmanuelle Nicot, al suo esordio nel lungometraggio, sceglie di raccontare una storia di incesto allineandosi totalmente al punto di vista della giovane vittima, tanto che nella parte iniziale del racconto viviamo anche noi ciò che le succede come una sgradita ingerenza e un abuso.

Solo gradualmente, per il pubblico come per la ragazzina, la verità comincerà a farsi strada, e piano piano Dalva riuscirà a recuperare la sua preadolescenza. La cinepresa scava nel silenzio smarrito del suo volto che a poco a poco cambia di segno, utilizzando primi piani indagatori ma sempre rispettosi dell’intimità della protagonista – quella che nella storia è stata ampiamente violata.

Nicot riesce a raccontare una vicenda potenzialmente scabrosa senza alcun compiacimento o voyeurismo, e contemporaneamente senza alcuna pruderie o imposizione di giudizio: persino il padre, intravisto in pochi istanti, viene raffigurato nella sua fallibilità umana più che nella sua colpevolezza criminale, che pure è chiaramente identificata. In L’amore secondo Dalva la posizione morale della regista è netta, e resta inequivocabilmente dalla parte dell’innocenza perduta della protagonista, ma c’è anche il coraggio di mostrare chiaramente la dualità che una minorenne abusata può provare verso chi ha un ruolo unico nella sua vita e sostiene di volerle bene. In gioco c’è la lealtà che i figli provano istintivamente verso un genitore amorevole, anche nel modo più terribilmente sbagliato.

L’amore secondo Dalva è la storia di una riconquista, e infatti finisce quando la seconda parte della vita della ragazza sta per cominciare ufficialmente. Questa riconquista passa attraverso piccoli gesti e piccole scelte che finalmente appartengono all’età anagrafica della protagonista, invece che al teatro delle apparenze impostole dal padre. La giovanissima protagonista, l’esordiente Zelda Samson, porta sulle sue spalle tutta la narrazione, in un percorso dal buio alla luce.

E gradualmente la sua visione soggettiva, che era in realtà l’oggettivizzazione dello sguardo del padre, coincide con la sua individualità di soggetto in grado di decidere per se stessa. La cinepresa la (e ci) accompagna lungo questo percorso senza forzare la mano, con grande rispetto della dignità di questa vita giovane il cui percorso percettivo è stato deviato fin dall’infanzia.

Molto azzeccata anche la scelta di Alexis Maneti nel ruolo dell’assistente sociale Jayden, che segue il caso della ragazzina con partecipazione ma anche con un certo grado di ruvidezza perfettamente comprensibile dato il carico emotivo del mestiere che ha scelto, e anche Fanta Guirassy nella parte della compagna di stanza di Dalva, Samia, è una presenza fresca e convincente. A conti fatti L’amore secondo Dalva porta una visione coraggiosa e originale non sul tema dell’incesto ma sulle risorse che un essere umano può ritrovare per mettere in salvo la propria esistenza.

Paola Casella www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

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LA QUATTORDICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO [dal 19/05]

2023-05-22T21:36:49+02:003 Maggio 2023|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 19 maggio: ore 21,00
Sabato 20 maggio: ore 21,00
Domenica 21 maggio: ore 16,30 – 18,30 – 21,00

Titolo originale: La quattordicesima domenica del tempo ordinario
Nazione: Italia
Anno: 2023
Genere: Drammatico
Durata: 98 min
Regia: Pupi Avati
Cast: Camilla Ciraolo, Lodo Guenzi, Nick Russo, Edwige Fenech, Gabriele Lavia, Cesare Bocci, Massimo Lopez, Cesare Cremonini, Jacopo Rampini, Fabrizio Buompastore, Sydne Rome, Anna Safroncik, Patrizia Pellegrino, Pilar Abella, Vincenzo Failla
Produzione: Duea Film, Minerva Pictures con Vision Distribution in collaborazione con Sky
Distribuzione: Vision Distribution

 

Trama

La quattordicesima domenica del tempo ordinario racconta la storia di Samuele Nascetti e Marzio Barreca (Massimo Lopez e Gabriele Lavia), due quindicenni che nella Bologna degli anni ’70, mentre sono seduti al tavolino di un chiosco di gelati, prendono una decisione: saranno amici per sempre, per tutta la vita. I due sono accomunati dalla passione per la musica e formano un duo, i Leggenda, con il quale iniziano a esibirsi per i vari teatri parrocchiali.
Un giorno, però, Marzio conosce una sua coetanea bellissima di nome Sandra (Camilla Ciraolo), di cui di innamora perdutamente. Il giovane decide di corteggiarla, determinato a farla innamorare di lui…

Trailer

Recensione

UNA SUMMA DEL CINEMA DI AVATI, INTRISO DI MUSICA, MALINCONIA E A CUI NON MANCA IL GUIZZO IRONICO DEL SUO AUTORE

Bologna oggi. Marzio incontra Samuele con cui negli anni ’70 aveva costituito il gruppo ‘I Leggenda’ con il sogno di sfondare nel mondo della musica e che aveva invece finito con il produrre un solo brano. I due vivono entrambi un momento difficile così come non facile aveva finito con il diventare il loro rapporto a causa di Sandra, che Marzio aveva sposato ma non aveva saputo comprendere fino in fondo. Sono passati 35 anni dalla quattordicesima domenica del tempo ordinario in cui si era celebrato il matrimonio. Ora tutti e tre si trovano dinanzi a una svolta della loro vita.

‘Il quarantatreesimo film del cinema avatiano’: questo potrebbe essere il titolo alternativo di un’opera che ha come spinta propulsiva il dono che alcuni Autori (e Avati indubbiamente lo è) scoprono di possedere interiormente raggiunta una fase avanzata della loro vita: il non dover essere costretti a dimostrare niente a nessuno.

Pupi Avati è sempre stato un uomo libero, lontano dagli ambienti ‘che contano’ nel mondo del cinema, ma ora lo è nel senso più ampio del termine. Lo aveva ulteriormente provato, ammesso che ce ne fosse bisogno, con i due film precedenti con il ritorno all’horror de Il signor diavolo e con un sogno accarezzato per vent’anni e finalmente realizzato, grazie a una rilettura al contempo classica ed originale: Dante rivisitato grazie a Boccaccio e mettendo la Divina Commedia sullo sfondo. Ora ci propone una summa del suo cinema mostrando in sottotraccia di avere condensato elementi che avrebbero potuto, se sviluppati ulteriormente, dare origine a una fiction di qualità come lo è stata Un matrimonio.

Perché da lì si torna a partire, da una data che dà il titolo al film e che è quella in cui lui si è sposato. Già il titolo costituisce una piccola provocazione. Non tanto per il dato biografico di cui sopra che, ovviamente, i più non conoscevano ma per quel ‘tempo ordinario’ di cui molti si devono essere chiesti in cosa consista non sapendo che è una modalità di datazione liturgica. Perché Avati è un cattolico praticante, distante anni luce dal bigottismo, che però non ha remore nell’affermarlo.

Quella data per il protagonista sembra segnare il raggiungimento del traguardo non rendendosi conto che invece costituisce l’inizio della corsa, con salite e discese, che sta alla base di un matrimonio. Ecco allora che diventa necessario, a Marzio come a Pupi, voltarsi indietro per cercare di capire cosa è accaduto, come sono stati messi in gioco e vissuti quei due stati fondamentali delle relazioni che sono l’amore e l’amicizia.

Come accade nel cinema di un autore che è rimasto un musicista nel profondo, la musica non è mai un elemento dello sfondo nei suoi film, un accompagnamento funzionale ma nulla di più. Qui l’unica canzone del duo viene riproposta in più di un’occasione e i malevoli potranno appiccicarle la definizione di ‘tormentone’. In effetti lo è ma con l’esclusione del ‘ne’ finale. Lo è per i tre protagonisti perché segna il punto più alto dell’unione così come quello del distacco.

Il personaggio di Sandra, accompagnato nelle diverse fasi della sua vita, mostra come Avati si sia, con il passare degli anni, allontanato da un cinema al maschile (con il gruppo degli attori fedeli) per scavare sempre più nell’animo e nelle esigenze delle sue protagoniste.

In un film in cui la morte (o il suo rischio) è presente in più occasioni, resta intatta l’esigenza di guardare avanti pur sapendo che alcuni difetti saranno sempre inemendabili. Insieme al bisogno di ottenere una risposta a domande che non si potranno mai porre se non in un’altra vita (se ci si crede) come quelle di Marzio al padre e di Pupi al suo, perso quando aveva 12 anni.

Al pessimismo della ragione Avati non rinuncia ma sa anche che questo può costituire un freno. Le stanze della vita possono tornare ad avere il colore giusto che integri in sé una molteplicità di attese e di progetti. Nonostante tutto. In un film intriso di malinconia in cui però non può mancare il guizzo ironico di Pupi. Edwige Fenech, come ha dovuto fare in tanto film degli anni ’70, va a fare una doccia. Non la si vede ma il getto dell’acqua dopo l’abluzione non si ferma. Lo ferma Marzio. Così come lo ha fermato Pupi offrendole questo ruolo.

Giancarlo Zappoli www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
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ELEMENTAL [fino a domenica 2 luglio]

2023-07-03T19:29:07+02:001 Maggio 2023|Archivio|

 

Proiezioni

Mercoledì 28 giugno: ore 21,00
Venerdì 30 giugno: ore 21,00
Sabato 1 luglio: ore 21,00
Domenica 2 luglio: ore 18,00 – 20,30

 

 

Titolo originale: Elemental
Nazione: U.S.A.
Anno: 2023
Genere: Avventura, animazione
Durata: 93 min
Regia: Peter Sohn
Voci: Valentina Romani, Stefano De Martino, Serra Yilmaz, Hal Yamanouchi, Leah Lewis
Produzione:  Disney Pixar
Distribuzione: Walt Disney Italia

 

 

 

 

 

 

Trama

“Elemental” è il nuovo lungometraggio targato Disney-Pixar e ambientato a Element City, popolata da cittadini appartenenti ai 4 elementi essenziali, ovvero fuoco, acqua, terra e aria. Ember è una giovane donna tenace, brillante e impetuosa la cui improvvisa amicizia con Wade, un ragazzo spiritoso, accomodante e ipersensibile, finisce per scardinare le certezze e i punti di riferimento del mondo in cui vivono…

Trailer

Recensione

DIETRO L’INCANTESIMO DEI COLORI, UNA STORIA D’AMORE PER TUTTE LE ETÀ CHE CELEBRA LA TOLLERANZA E L’INCLUSIONE

Ember Lumen, adolescente di temperamento, è cresciuta a Elemental City, città multietnica dove gli abitanti sono fatti di fuoco e di acqua, di terra e di aria. La città, a maggioranza acquatici, è insofferente ai migranti, soprattutto quelli ardenti come Ember, che non perdono occasione per umiliare e ‘raffreddare’. Completamente dedicata al suo vecchio padre a un passo dalla pensione, ha deciso di dargli il cambio nell’attività di famiglia, un negozio di prodotti ‘etnici’ frequentato da clienti esigenti che non mancano di indispettirla. Durante una crisi di collera, l’ennesima, che fa tremare muri e condotti, un’onda anomala recapita al suo indirizzo Wade Ripple, water gay timido e sentimentale, pieno di buoni propositi e lacrime che versa copiosamente alla prima emozione. Incompatibili per le leggi di Elemental, i due elementi antagonisti stabiliranno una connessione che volgerà presto in amore.

Da qualche parte tra Inside Out e Zootropolis, Elemental incontra il fuoco e l’acqua sullo sfondo dell’accettazione della differenza.

Dietro l’incantesimo dei colori, la Pixar non smette di inoltrare messaggi universali, celebrando la tolleranza e l’inclusione. Il nuovo prodotto si concentra allora sulla lotta dei figli degli immigrati per trovare un posto nella società e in una città controllata da una popolazione a maggioranza acquatica, dove i fiammanti sono emarginati dagli altri elementi, costretti nei quartieri più poveri e banditi da alcuni luoghi pubblici. Ma il sentimento nascente tra Ember (Leah Lewis) e Wade (Mamoudou Athie), lei fuoco, lui acqua, metterà in discussione il mondo in cui vivono.

Peter Sohn, regista e sceneggiatore di altri prodotti Pixar (Il viaggio di Arlo), fa tesoro del suo background e integra la sua storia personale al racconto. Figlio di immigrati coreani, mette la sua esperienza al servizio dei suoi personaggi, arrivati anni prima da Fireland, una terra lontana e abbandonata dove aver perso tutto. Proprietari di una piccola attività, i genitori di Ember sperano ‘ardentemente’ che la figlia possa prenderne le redini ma le cose andranno altrimenti, perché la nuova eroina Pixar brucia di mille fuochi e ha sogni da vendere. Contro ogni aspettativa ad accenderla sarà proprio una creatura d’acqua. Innamorare gli opposti rappresenta una nuova sfida per gli animatori della ‘lampada’.

Spingendo ancora più in là i limiti del realismo, senza rinunciare mai a una dose di umorismo, Elemental sviluppa progressivamente un sentimento che finisce per avere il sopravvento su tutto. Una storia d’amore ad altezza di bambino e di adulto, a cui il film parla più profondamente e in filigrana. La ‘doppia lettura’ attraversa maliziosamente i dialoghi, facendo sorridere i grandi e passando impercepita dai più piccoli.

La Pixar, che fino ad oggi aveva principalmente esplorato l’amicizia e la famiglia, affronta per la prima volta l’amore, evocato soltanto col romance platonico dei robot di WALL-E. Il sentimento amoroso è al centro dell’intrigo e cerca una via per realizzarsi, perché Ember e Wade si amano a distanza, restano prudenti e all’erta, evitano come possono il contatto, provano come possono a vincere la loro attrazione.

In attesa di trovare la strada, Elemental dialoga con le altre produzioni Pixar. Ci introduce in un mondo che ricorda quello ‘dentro’ di Inside Out, dove i personaggi principali erano pure emozioni, ed evoca frontalmente la questione del desiderio e della sensualità, sfiorato in Red, esilarante favola sulla trasmissione. Come l’adolescente di Red, che scopre con gli ‘ormoni’ la sua capacità di trasformarsi in un gigantesco panda rosso, Ember è travolta da un sentimento nuovo, che la destabilizza e la spinge a cercare un nuovo equilibrio, un posto diverso nella sua famiglia. Del resto, la difficoltà di crescere e cambiare è il tema centrale di quasi tutti i film Pixar, dal folgorante Inside Out a Coco, fino al recente Luca.

Fanciulla alle prese con un temperamento impulsivo e un’eredità familiare da proseguire, Ember disegna una nuova storia di iniziazione. Se ieri era la pubertà femminile, quell’allarme rosso che trasforma per sempre il corpo di una ragazza, oggi la delicata transizione è alle spalle. È la cotta per un ragazzo che Ember deve imparare a gestire. L’amore la infiamma ma non sa come ‘toccare’ l’oggetto amato senza farlo ‘evaporare’. Troverà la maniera e la sequenza è di una rara inventiva figurativa. Una sequenza lirica e impermeabile alla razionalità commerciale dell’Idra disneyana.

Lo studio, ostinato nel dare vita (e soprattutto a rendere familiari) tutte le cose inerti, automobili, giocattoli, robot, emozioni, oggetti vicini a noi e qualche volta resistenti all’antropomorfismo, aggiunge alla lista gli elementi primordiali. Da Vitruvio (“De Architectura”) a Sohn, i quattro elementi rappresentano una nuova sfida grafica per lo studio, che compie l’impresa, teorica ed estetica, e incarna acqua, aria, fuoco e terra.

La sfida riguarda soprattutto il design dei personaggi, smaterializzati e instabili, al punto da impedire una reale empatia. Praticamente ‘senza corpo’ e lontani dai tratti convenzionali della Pixar, i nostri eroi di acqua e fuoco, scorrono o ardono in un film che finisce per coprire la distanza emotiva. Perché lo spirito singolare della Pixar resiste ancora sotto la rapida successione delle immagini e un bell’oggetto industriale generato al computer. Forse per ingiunzione, i creatori si sono accontentati di soddisfare una serie di specifiche, quasi ansiosi di riempire tutte le caselle previste da un prodotto animato consensuale.

Elemental trova qualche momento di follia allegorica, su tutti l’omaggio ‘indovina chi viene a cena’, ma lascia la strana sensazione di essere stato riletto, rivisto e coretto da più persone nel corso della lunga catena di produzione.

Cosa resta alla fine? La narrazione di un idillio tra una ragazzina ‘focosa’, che scopre l’amore e un talento che modella il vetro (e il mondo), e Wade, bravo ragazzo associato alla acqua che la travolge senza spegnerla. Non è poco ma è solo un altro Pixar.

Marzia Gandolfi – www.mymovies.it

 

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ZONA MARCONI [13 giugno 2023 – ore 21]

2023-06-13T22:12:40+02:008 Aprile 2023|Archivio|

La squadra di calcio a 7 nasce nel 2018 per unire due questioni emerse dal lavoro sul campo della cooperativa Officina Immaginata in ambiti specifici: il centro giovanile al quartiere Marconi e le attività di animazione nel quartiere Pedagna.
Il calcio, come spesso accade, univa gli interessi delle due realtà. Il problema si presentava quando i ragazzi non erano più in età da centro giovanile e si voleva garantire la continuità del rapporto educativo e sociale instauratosi tra pari e con i relativi educatori.
Per questo si decise di formare la squadra e iscriverla al campionato di calcio a 7 di Forlì.
Oltre all’ambito sportivo e ludico, si continuano ad alimentare le relazioni e le figure di riferimento rimangono tali per ragazzi che iniziano a confrontarsi con il mondo degli adulti.
E’ un percorso in evoluzione che ha visto cambiare i protagonisti.
Il documentario presenta la stagione 2021-2022 con interviste ai ragazzi che hanno rappresentato l’ossatura della squadra durante i primi anni.
Oltre al percorso della squadra continua parallelamente l’esperienza “campo aperto” in cui il campo in sintetico della Casa del Fanciullo viene aperto liberamente ai ragazzi del quartiere nei periodi dell’anno contraddistinti da meno attività, scolastiche e sportive.

AS BESTAS – LA TERRA DELLA DISCORDIA [da ven 14 apr]

2023-04-23T21:44:32+02:001 Aprile 2023|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 19 aprile: ore 21,00
Sabato 22 aprile: ore 21,00
Domenica 23 aprile: ore 18,30 – 21,00

Titolo originale: As bestas
Nazione: Spagna, Francia
Anno: 2022
Genere: Thriller, Drammatico
Durata: 137 min
Regia: Rodrigo Sorogoyen
Cast: Denis Ménochet, Marina Foïs, Luis Zahera, Diego Anido, Machi Salgado
Produzione: Arcadia Motion Pictures, Caballo Films, Canal+, Cronos Entertainment, Eurimages, Instituto de la Cinematografía y de las Artes Audiovisuales, Le Pacte, Movistar+, Radio Televisión Española
Distribuzione:Movies Inspired con Lucky Red

 

Trama

L’arrivo di una coppia di francesi all’interno di un villaggio delle campagne spagnole sconvolge gli equilibri degli abitanti del posto. Gli ‘stranieri’ diventano bersaglio di insulti e poi di minacce sempre più temibili. Ha vinto un premio ai Cesar, Il film ha ottenuto 2 candidature e vinto un premio ai Lumiere Awards…

Trailer

Recensione

UN TRATTATO PER IMMAGINI SU OPPOSTE VISIONI DEL MONDO CHE SFOCIANO IN UNA LOTTA PER LA SOPRAVVIVENZA.

In un villaggio rurale in Spagna una coppia di francesi decide di riattare dei ruderi con la prospettiva di realizzare un agriturismo. La popolazione locale però non vede di buon occhio la loro presenza. In particolare due fratelli, proprietari di una piccola fattoria confinante con la loro, non sopportano il fatto che i due non votino a favore dell’installazione di impianti eolici nell’area circostante. Le irrisioni prima e le minacce esplicite poi si fanno sempre più temibili.

Rodrigo Sorogoyen si conferma come un regista abilissimo nel dirigere attori che diano corpo e vitalità ai personaggi loro affidati.

Nel vedere As bestas (letteralmente traducibile come “Le bestie”) lo spettatore italiano (e non solo) non può non andare con la memoria a Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti. Come in quel film del 2007 abbiamo una coppia che decide di andare a vivere in un paesino suscitando la profonda diffidenza degli autoctoni. In cosa consiste allora la differenza e l’originalità del film di Sorogoyen? Consiste in una serie di elementi che fanno di quest’opera un trattato per immagini su opposte visioni del mondo che si trasformano in una lotta per la sopravvivenza.

A partire dalla diffidenza atavica verso lo ‘straniero’ che trova in vaghe reminiscenze storiche la motivazione per tenere a distanza e dileggiare ‘il francese’ che si vuole allontanare al più presto da un contesto che è contraddittoriamente chiuso se non sprangato nei confronti di chi viene da fuori. Contraddittoriamente perché nei confronti dell’installazione delle pale eoliche, che portano con sé il miraggio di un facile arricchimento, questa chiusura non si manifesta ma anzi anche i più alieni da qualsiasi mutamento ne vorrebbero l’immediata approvazione. Che non arriva, con un voto che è determinante, proprio dalla coppia francese che, sulla base di principi di rispetto dell’ambiente, vede quell’intervento come una deturpazione del paesaggio.

Da qui nasce il conflitto che vede in due fratelli, legati da un profondo spirito di rivalsa, i ‘giustizieri’ che, in un crescendo carico di tensione, si adoperano affinché gli intrusi abbandonino il luogo e le coltivazioni che hanno iniziato ad attivare.

Nello stesso anno in cui Alcarràs ha vinto l’Orso d’Oro a Berlino con una vicenda che vede comunque al centro il mondo rurale, diventa ancor più interessante chiedersi cosa stia accadendo in questa Europa che dovrebbe essere dei popoli che però non solo non sembrano avere una visione unitaria del futuro ma sono al centro di diatribe localizzate.

Significativo è un dialogo che ‘il francese’ ha con gli agenti di polizia locali i quali, di fronte alla sua denuncia delle minacce ricevute, gli rinfacciano la sua cultura superiore quasi a giustificare, grazie a questa differenza, il comportamento dei suoi aggressori.

Un ulteriore elemento di interesse nasce poi, in un film che avrebbe potuto essere circoscritto a un confronto tutto al maschile, dalla figura della moglie del protagonista. Si tratta di una donna che con la sua silente ed amorevole presenza sostiene ma anche ammonisce il compagno di una vita e saprà, al momento giusto, caricarsi di gravi responsabilità con una dignità con la quale anche i più determinati avversari dovranno fare i conti.

Giancarlo Zappoli – www.mymovies.it


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PASSEGGERI DELLA NOTTE [da venerdì 21 aprile]

2023-04-26T12:47:55+02:0018 Marzo 2023|Archivio|

Proiezioni

Venerdì 21 aprile: ore 21,00
Domenica 23 aprile: ore 16,30
Lunedì 24 aprile: ore 21,00

Titolo originale: Les passagers de la nuit
Nazione: Francia
Anno: 2022
Genere: Drammatico
Durata: 111 min
Regia: Mikhaël Hers
Cast: Charlotte Gainsbourg, Quito Rayon Richter, Noée Abita, Megan Northam, Thibault Vinçon, Emmanuelle Béart, Laurent Poitrenaux, Didier Sandre, Lilith Grasmug, Calixte Broisin-Doutaz, Eric Feldman, Raphaël Thiery, Zoé Bruneau, Mounir Margoum
Produzione: Canal+, Ciné+, Arte, Nord-Ouest Films, Arte France Cinéma
Distribuzione: Wanted

 

 

 

Trama

Passeggeri della Notte, scheda del film di Mikhaël Hers, è ambientato a Parigi negli anni ’80 e racconta la storia di Elisabeth (Charlotte Gainsbourg), lasciata di recente dal marito, si ritrova da sola a occuparsi dei suoi due figli adolescenti, Matthias e Judith (Quito Rayon Richter e Megan Northam).La donna riesce a trovare lavoro in un programma radiofonico notturno. Qui incontra Talulah (Noée Abita), una giovane molto pigra che Elisabeth decide di prendere sotto la sua ala protettrice. È così che grazie a lei, Talulah scopre com’è vivere in una famiglia e con Matthias vive la dolcezza del primo amore.

Mentre Elisabeth cerca di trovare il suo percorso per realizzarsi, intorno a lei le persone vivono la loro esistenza tanto da portarla a chiedersi se la vita della sua famiglia sia ricominciata finalmente a scorrere come prima dell’addio di suo marito…

Trailer

Recensione

LA POESIA DELLA VITA ORDINARIA RACCONTATA PASSO DOPO PASSO DA UN REGISTA CON IL DONO DELLA SENSIBILITÀ.

La storia di una famiglia francese è raccontata in varie tappe attraverso gli anni ottanta. Subito dopo la storica elezione di Mitterrand nel 1981, Elisabeth si ritrova separata dal marito e in cerca di un lavoro per mantenere i due figli Matthias e Judith. Trova così impiego presso il programma radiofonico che ascolta durante le sue notti insonni, dopo aver scritto alla conduttrice Vanda Dorval. Tra esperienze quotidiane e nuovi amori la famiglia cresce, trovando anche il tempo di accogliere la giovane Talulah, ragazza dal passato difficile in cerca di un appoggio per qualche giorno.

Il cinema di Mikhaël Hers è fatto di momenti emozionanti, eppure rifugge il conflitto. Il trauma esiste, a volte è grande e fa da motore alla storia, ma i suoi film semplicemente si trovano meglio a raccontare l’intangibile: l’affetto, la malinconia, i piccoli gesti.

Ne dà riprova l’autore francese con Les passagers de la nuit, un’epopea quieta che corre indietro – e attraverso – gli anni ottanta, raccontando con delicatezza e incredibile sensibilità le cose semplici che fanno una famiglia.

Hers viene da un film precedente (Quel giorno d’estate, del 2018) che era un gioiello di naturalezza e introspezione. Qui sostituisce i colori vividi che lo animavano (il verde dei parchi, il blu del cielo e il sole pieno) con i toni più ambrati del classico décor dell’epoca in cui il regista è cresciuto, e rimpiazza il senso estemporaneo e fuggevole di Quel giorno d’estate con uno scorrere del tempo presente ma non crudele, che dà più opportunità di quante ne tolga. Specialmente per quei “passeggeri della notte” che magari non dormono e ne approfittano per scoprirsi pieni di risorse.

La cadenza temporale e i suoi effetti sui personaggi – principalmente Elisabeth e suo figlio Matthias, impegnati in due percorsi di crescita che si specchiano l’uno nell’altro – sono forse l’ingrediente segreto di Les passagers de la nuit, che però sa guardare non solo ai sentimenti ma anche al mood del periodo, ricreato con copiose incursioni nel mondo della musica (una scena sulle note di “Et si tu n’existais pas” di Joe Dassin regala un abbraccio catartico), del cinema e di una tradizione dell’intrattenimento radiofonico che ancora poteva legare le coscienze.

Tutt’attorno, Hers crea un ritratto granulare di Parigi attraverso immagini di repertorio che a volte sembrano casuali (c’è spazio anche per Jacques Rivette sulla metro, un passeggero della notte in mezzo a tanti, preso da un documentario di Claire Denis) ma che nel loro miscuglio di formati e di situazioni – treni in corsa, il lungo Senna, gente per strada – offrono un contraltare itinerante al sempre presente appartamento di Elisabeth. È un modo di planare sulla città di Parigi, altrimenti presa molto verticale dalla macchina da presa di Sébastien Buchmann, grazie anche all’ambientazione inusuale tra gli alti e imponenti complessi residenziali del quindicesimo arrondissement.

Da quella finestra sospesa ad altezza vertiginosa, una Charlotte Gainsbourg riflessiva si trova spesso a osservare il cielo e a scoprirsi orgogliosa, lei che a inizio film ci accoglieva in lacrime e convinta di non saper fare nulla. E noi con lei ci accorgiamo di averne fatta di strada, mentre i ragazzi adolescenti diventano grandi, si innamorano, faticano, vanno via di casa e iniziano a votare, riportando la mente a quel momento di infinite possibilità che aveva aperto il film, sulla storica vittoria socialista di Mitterrand.

Tommaso Tocci – www.mymovies.it

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EVERYTHING EVERYWHERE ALL AT ONCE [dal 12 marzo]

2023-03-30T09:29:35+02:0014 Marzo 2023|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 22 marzo: ore 21,00
Venerdì 24 marzo: ore 21,00
Sabato 25 marzo: ore 21,00
Domenica 26 marzo: ore 16,00 – 21,00
Mercoledì 29 marzo: ore 21,00

Titolo originale: Everything Everywhere All at Once
Nazione: USA
Anno: 2022
Genere: Commedia, Fantastico, Azione
Durata: 139 min
Regia: Dan Kwan, Daniel Scheinert
Cast: Michelle Yeoh, Stephanie Hsu, Ke Huy Quan, James Hong, Jamie Lee Curtis
Produzione: A24, AGBO, IAC Films, Year of the Rat
Distribuzione: I Wonder Pictures

 

 

 

 

Il film definitivo sul multiverso con le icone del cinema Michelle Yeoh e Jamie Lee Curtis dirette dal duo di registi visionari The Daniels.

Il film ha ottenuto 7 Premi Oscar su 11 candidature, 6 candidature e vinto 2 Golden Globes, 10 candidature a BAFTA, 13 candidature e vinto 5 Critics Choice Award, 4 candidature a SAG Awards, 7 candidature a Spirit Awards, 1 candidatura a Writers Guild Awards, 1 candidatura a CDG Awards, 1 candidatura a Producers Guild, Il film è stato premiato a AFI Awards.

Trama

Evelyn Quan Wang è un’immigrata cinese trapiantata negli Stati Uniti d’America che gestisce una lavanderia a gettoni insieme al marito Waymond. La tensione familiare è alta: la lavanderia a gettoni è tenuta sotto controllo dall’IRS (il Fisco USA), Waymond sta cercando di presentare le carte di divorzio a Evelyn, l’esigente padre di Evelyn, Gong Gong, è appena arrivato da Hong Kong e la figlia lesbica di Evelyn, Joy, cerca di convincere la madre ad accettare la sua ragazza Becky.

Durante un incontro con l’ispettore dell’IRS Deirdre Beaubeirdre, la personalità di Waymond cambia quando il suo corpo viene brevemente rilevato da Alpha Waymond, una versione di Waymond proveniente da un universo chiamato “Alphaverse”. Alpha Waymond spiega a Evelyn che esistono molti universi paralleli, poiché ogni scelta fatta crea un nuovo universo. Le persone dell’Alphaverse, guidate dalla defunta Alpha Evelyn, hanno sviluppato una tecnologia di “salto-verso” che consente alle persone di accedere alle abilità, ai ricordi e al corpo delle loro controparti dell’universo parallelo soddisfacendo condizioni specifiche…

Trailer

Recensione

Everything Everywhere, tutto sul film caso degli Oscar
Ben 11 nomination per l’indie movie sul metaverso

Ha sbancato alle nomination agli Oscar con ben 11 candidature dopo aver vinto due Golden Globe, protagonista come vada della notte delle stelle del 12 marzo, dopo aver avuto molti altri riconoscimenti e per questo torna in sala dal 2 febbraio con I Wonder Pictures, dopo un passaggio ‘pallido’ ad ottobre, il film sorpresa di cui tutti parlano: EVERYTHING EVERYWHERE ALL AT ONCE – La vita, il multiverso e tutto quanto.

Cosa ha di speciale e perchè è diventato il film must to watch della stagione con 179 vittorie e 283 candidature ai principali premi internazionali? Produzione e regia già dicono molto: è prodotto dai fratelli Russo e diretto da Daniel Kwan e Daniel Scheinert, noti collettivamente come i visionari Daniels, ossia la Hollywood più indipendente, il film è avventura, azione, fantascienza, dramma familiare con tematiche Lgbt, comedy e romance tutto frullato insieme e con lo sfondo di grandissima attrazione del metaverso, con protagonista una donna cinese americana (Michelle Yeoh) provata dalla crisi economica con la sua lavanderia al punto da non riuscire a pagare le tasse, pressata da una ispettrice implacabile (Jamiee Lee Curtis) e che invece diventa suo malgrado una wonderwoman, con molteplici versioni di se stessa dalla star del cinema a una chef giapponese.

Ce n’è abbastanza perchè tolte le arti marziali e i superpoteri Everything fa commuovere ed empatizzare con Michelle e la sua famiglia, il marito (Ke Huy Quan) e la figlia gay in cerca di riconoscimento (Stephanie Hsu). Si entra al cinema pensando ad un film leggero, divertente, caciarone e forse ‘stupido’ e si esce con le lacrime agli occhi.
In una parola spiazzante e forse questo ‘delirio’ originale è il segreto della strada che sta facendo. Poi c’è il cast tutti in nomination, protagonisti e non, a cominciare dalla candidata all’Oscar Michelle Yeoh, 60 anni, malese di origini cinesi, la fantastica attrice della Tigre e il dragone, la Bond girl del Domani non muore mai, di Memorie di una geisha e del film Marvel I guardiani della galassia, paladina dell’empowerment femminile asiatico. E la leggenda Jamie Lee Curtis, Leone d’oro alla carriera. Temi, citazioni, action, cuore, Everything è oltre i generi perchè li contiene tutti.

Dice Andrea Romeo, fondatore e direttore editoriale di I Wonder Pictures: “Il caos ha un suo ordine e una sua ciclicità.
E così è anche nel cinema. Ci sono film che arrivano al momento giusto. Spesso piccoli gusci di noce, indipendenti dalle major, sospinti in alto da un’onda che non hanno generato ma che sanno navigare al meglio”. È il caso di Everything Everywhere All at Once, prodotto della casa indipendente A24. Come fu per El Mariachi nella mia generazione cinefila e per Easy Rider in quella dei miei genitori, il Multiverso dei Daniels è cresciuto al Box office Usa settimana dopo settimana, ha ingrossato le fila dei suoi sostenitori statunitensi e globali superando i 10 milioni di spettatori. Everything Everywhere ha travolto con il suo immaginario i media e i social di mezzo mondo e ora si abbatte come uno tsunami sugli Oscar.

In Italia il film è arrivato per i più curiosi e per quanti lo conoscevano già ad ottobre scorso, ma adesso il 2 febbraio torna al cinema sospinto dalle nominations agli Oscar e dalla curiosità che ha generato in questi mesi”

Alessandra Magliaro – www.ansa.it

Riconoscimenti

2023 – Premio Oscar
Miglior film a Daniel Kwan, Daniel Scheinert e Jonathan Wang
Miglior regista a Daniel Kwan e Daniel Scheinert
Miglior attrice a Michelle Yeoh
Miglior attore non protagonista a Ke Huy Quan
Miglior attrice non protagonista a Jamie Lee Curtis
Miglior sceneggiatura originale a Daniel Kwan e Daniel Scheinert
Miglior montaggio a Paul Rogers
Candidatura per la miglior attrice non protagonista a Stephanie Hsu
Candidatura per i migliori costumi a Shirley Jurata
Candidatura per la migliore colonna sonora a Son Lux
Candidatura per la migliore canzone (This is a Life) a Ryan Lott, David Byrne e Mitski

2023 – Golden Globe

Migliore attrice in un film commedia o musicale a Michelle Yeoh
Miglior attore non protagonista a Ke Huy Quan
Candidatura per il miglior film commedia o musicale
Candidatura per il miglior regista a Daniel Kwan e Daniel Scheinert
Candidatura per la miglior sceneggiatura a Daniel Kwan e Daniel Scheinert
Candidatura per la miglior attrice non protagonista a Jamie Lee Curtis

2023 – Premi BAFTA

Miglior montaggio a Paul Rogers
Candidatura per il miglior film
Candidatura per il miglior regista a Daniel Kwan e Daniel Scheinert
Candidatura per la miglior sceneggiatura originale a Daniel Kwan e Daniel Scheinert
Candidatura per la miglior attrice protagonista a Michelle Yeoh
Candidatura per la miglior attrice non protagonista a Jamie Lee Curtis
Candidatura per il miglior attore non protagonista a Ke Huy Quan
Candidatura per la miglior colonna sonora a Son Lux
Candidatura per il miglior casting a Sarah Halley Finn
Candidatura per i miglior effetti speciali a Benjamin Brewer, Ethan Feldbau, Jonathan Kombrinck e Zak Stoltz

2023 – Screen Actors Guild Award

Miglior cast cinematografico a Jamie Lee Curtis, James Hong, Stephanie Hsu, Ke Huy Quan, Harry Shum Jr., Jenny Slate e Michelle Yeoh
Miglior attrice protagonista a Michelle Yeoh
Miglior attore non protagonista a Ke Huy Quan
Miglior attrice non protagonista a Jamie Lee Curtis
Candidatura per la miglior attrice non protagonista a Stephanie Hsu

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